Reviews: Never Rarely Sometimes Always

Never Rarely Sometimes Always, un viaggio amaro che traghetta un adolescente insicura nell’età adulta

Never Rarely Sometimes Always di Eliza Hittman, vincitore dello Special Jury Award all’ultimo Sundance Film Festival, offre uno sguardo sincero e viscerale sul tema assai discusso in America dell’accesso all’aborto. Il dramma personale della protagonista diventa simbolo di una intera generazione di giovani donne costrette a crescere troppo in fretta. Sulle sue spalle, sulla sua pelle, nei suoi occhi Autumn interpretata dalla rivelazione Sidney Flanigan, porta il peso di una gravidanza inaspettata, affrontata alternando momenti di ceca incoscienza ad istanti in cui l’assenza materna controbilancia il suo senso di responsabilità

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Autumn è determinata nella sua scelta, per quanto sia dolorosa e imbarazzante. Pensa che il vero egoismo sia mettere al mondo un figlio che non si ha il tempo di accudire. Non prova rimorso e nè tanto meno vuole prendersi del tempo per riflettere. La burocrazia ha i suoi tempi, e nell’attesa di completare la pratica dell’aborto c’è in gioco il suo futuro di donna nel mondo. Quello che è interessante è la rapidità con cui Autumn passa da adolescente insicura a donna consapevole. Il tutto nell’arco di due giorni, nel lento ma coinvolgente viaggio dalla sua piccola cittadina della Pennsylvania alla cosmopolita New York.

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Fortunatamente non è sola lungo questa spinosa strada, dato che con sè c’è la tenera Sylar, sua cugina (Talia Ryder) che pur supportando la sua scelta, sembra viaggiare su un binario parallelo, consapevole non solo del suo ruolo nel mondo ma anche del potere della sua femminilità riuscendo a gestire con disinvoltura l’attenzione indesiderata degli uomini. Il fulcro centrale del film non è semplicemente legato alla scelta di Autumn di abortire, ma è connesso con l’incapacità da parte della burocrazia di comprendere la portata di ogni singolo dramma personale. Così vediamo la protagonista costretta a rinchiudere il suo dolore in una delle 4 formule linguistiche previste dal regolamento per rispondere alle domande dell’operatore socio sanitario sulle cause che hanno portato alla decisione dell’aborto spesso frutto di coercizione sessuale: “Mai, raramente, a volte, sempre” come cita il titolo Never Rarely Sometimes Always, un mantra freddo e asettico in cui non c’è spazio nè per il rimorso e nè per il rimpianto.

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La Hittman, che con questo film ha emozionato la Berlinale 2020 vincendo il Gran Premio della Giuria, lavora in sottrazione riducendo al minimo i dialoghi: pensieri sintetici, parole che fungono da uncino per fermare nel tempo la dimensione interiore di una scelta. Tutto potrebbe accadere, ed ogni cosa potrebbe acquisire un senso diverso. Nel passaggio dalla piccola cittadina alla metropoli, un lungo tunnel traghetta Autumun nell’età adulta. Vediamo il suo volto, squarciato da una luce: le sue intenzioni da una parte, le sue paure dall’altra. In quell’istante comprende la portata della sua condizione: quanto può essere devastante per una donna vivere in un mondo in cui il suo corpo è considerato un oggetto tra pressioni esterne e conflitti interiori.

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