TRAILER: Saccharine – il body horror queer di Natalie Erika James presentato al Sundance

Presentato al Sundance 2026, Saccharine segue Hana, una studentessa di medicina che ingerisce ceneri umane per dimagrire. Mentre il suo corpo muta, un’entità sinistra cresce in forza. Natalie Erika James firma un body horror viscerale e queer sulle pressioni estetiche, la vergogna e le conseguenze distruttive dei disturbi alimentari

Dopo il successo di Relic e Apartment 7A, la regista australiano-americana Natalie Erika James torna dietro la macchina da presa con Saccharine, un’opera di body horror presentata in anteprima nella sezione Midnight del Sundance Film Festival 2026 e successivamente alla Berlinale. Distribuito da IFC Films, il film vede come protagonista Midori Francis (Hacks, Grey’s Anatomy) nei panni di una giovane donna intrappolata in un incubo soprannaturale legato all’ossessione per la forma fisica. Nonostante l’accoglienza della critica sia stata finora contrastante — tra chi ne loda l’aspetto visivo disturbante e chi ne critica il ritmo eccessivamente dilatato — la pellicola si preannuncia come uno dei titoli più discussi dell’estate horror 2026, con un debutto nelle sale americane previsto per il 22 maggio e l’approdo su Shudder a luglio.

TRAMA:Hana (Midori Francis) è una studentessa di medicina delusa dalla propria vita sentimentale e ossessionata dalla propria immagine corporea. Nella speranza di trovare una soluzione definitiva ai suoi complessi, Hana si lascia trascinare in una bizzarra e oscura tendenza per la perdita di peso: ingerire ceneri umane. Tuttavia, quello che sembrava un “segreto” miracoloso si trasforma rapidamente in un calvario orrifico. Mentre il suo girovita inizia a ridursi drasticamente, Hana viene perseguitata da una forza sinistra, un’entità spettrale che cresce in dimensioni e potenza man mano che lei diventa più magra, in una spirale di terrore che fonde il soprannaturale con il declino fisico.

Il peso della perfezione: vergogna e body horror in un’ottica queer

Saccharine propone una riflessione moderna e brutale sui messaggi tossici riguardanti il peso e l’aspetto estetico che saturano la cultura contemporanea. Natalie Erika James utilizza il genere body horror per esplorare l’intimità del trauma di una donna, indagando il senso di colpa, l’autostima infranta e le compulsioni dettate dalla vergogna. Filtrato attraverso una lente queer, il film trasforma la dismorfia corporea in un mostro tangibile e infestante, suggerendo che il “percorso scorciatoia” verso l’accettazione sociale possa trasformarsi in un cammino di autodistruzione. L’opera si configura dunque non solo come un racconto di fantasmi, ma come una metafora viscerale delle pressioni sociali che spingono l’individuo a consumare letteralmente se stesso (o gli altri) pur di conformarsi a uno standard irraggiungibile.

Sabrina Canzanella
Founder & Editor – Awards Season Blog

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