La corsa alla Miglior Attrice Non Protagonista agli Oscar 2027 sembra avere già individuato le sue prime grandi protagoniste, con una sfida al vertice che mette di fronte due interpreti già vincitrici della statuetta proprio in questa categoria. Penélope Cruz per La Bola Negra e Anne Hathaway per The Odyssey rappresentano due delle narrative più forti della stagione: la prima attraverso il prestigio di una veterana del cinema internazionale alla ricerca di un nuovo momento di consacrazione, la seconda grazie al peso culturale di un evento cinematografico firmato Christopher Nolan e alla possibilità di tornare protagonista nella categoria che le ha regalato l’Oscar per Les Misérables. A completare quello che potrebbe diventare il primo triangolo della race c’è Mariana Di Girolamo, la possibile rivelazione della stagione: l’attrice cilena, già applaudita per Ema di Pablo Larraín, incarna il classico profilo della breakout contender internazionale capace di trasformare una performance sorprendente in una candidatura da Oscar.
La forza di questa categoria, però, risiede proprio nella profondità della competizione. Alcune delle candidate più interessanti arrivano infatti con un vantaggio strategico particolare: la possibilità di giocare più di una carta durante la stagione. Sandra Hüller e Penélope Cruz sono gli esempi più evidenti, entrambe presenti con due potenziali veicoli nella corsa. Hüller, dopo la candidatura del 2024, può contare sia sul grande spettacolo commerciale di Project Hail Mary sia sull’ambizioso progetto di Alejandro González Iñárritu, Digger, mentre Cruz possiede il percorso internazionale di La Bola Negra e quello più indipendente targato A24 con The Invite. In una Awards Season dove il posizionamento può determinare il destino di una candidatura, avere più possibilità significa aumentare la capacità di rimanere al centro della conversazione.
Accanto alle grandi star già riconosciute dall’Academy emerge una seconda linea di contender costruita su narrative completamente diverse. Parker Posey rappresenta la classica overdue narrative: una vera icona del cinema indipendente americano, soprannominata negli anni ’90 la “Queen of the Indies”, che potrebbe finalmente ottenere la sua prima candidatura grazie al sostegno di Searchlight Pictures. Esmé Creed-Miles, invece, incarna la potenziale trasformazione generazionale: giovane talento britannico, figlia degli attori Samantha Morton e Charlie Creed-Miles, potrebbe trovare in Sense and Sensibility il ruolo capace di trasformarla da promessa a nuova presenza dell’Academy. Anche Tao Okamoto e Gemma Chan appartengono a questa categoria di interpreti in cerca del definitivo salto artistico, sostenute rispettivamente da una forte identità internazionale e da una possibile narrativa di trasformazione attraverso il cinema indipendente.
Il peso delle campagne sarà un elemento decisivo nella definizione degli equilibri. Focus Features è lo studio con il maggior numero di potenziali contender in questa categoria, poi Searchlight Pictures appare come uno degli studi più forti, grazie alla presenza di due possibili contender di grande profilo come Mariana Di Girolamo e Parker Posey, entrambe sostenute da film che potrebbero beneficiare del prestigio dello studio nelle campagne Oscar. Subito dopo troviamo Netflix, con il potenziale enorme di La Bola Negra e la possibilità di trasformare Penélope Cruz in una delle figure centrali della stagione, mentre Universal Pictures gioca la carta dell’evento globale con The Odyssey, un film che potrebbe portare nella conversazione non soltanto Hathaway ma anche Samantha Morton.
Proprio Morton rappresenta un’altra delle grandi narrative della categoria: una veterana rispettatissima, già due volte candidata all’Oscar, che potrebbe finalmente trovare una nuova occasione di consacrazione attraverso un ruolo iconico all’interno del progetto più atteso dell’anno. Allo stesso modo, interpreti come Wunmi Mosaku, Olivia Colman e Lola Dueñas arrivano con percorsi differenti ma accomunati da un elemento fondamentale: il riconoscimento dell’industria. Mosaku punta sul momentum generato dai recenti successi e su una possibile seconda candidatura consecutiva, Colman sulla forza di una prestige performance firmata Focus Features, mentre Dueñas rappresenta il fascino della European cinema veteran pronta a entrare nella conversazione americana.
Come sempre nella categoria Supporting Actress, il vero spartiacque arriverà con festival, precursor awards e consenso critico. Una performance può cambiare completamente status nel giro di poche settimane: una dark horse può diventare un frontrunner grazie a un festival buzz travolgente, mentre una candidata sulla carta forte può perdere terreno senza una narrativa capace di collegarla agli elettori dell’Academy. Tra ritorni attesi, prime candidature, doppie chance e interpretazioni destinate a ridefinire carriere, la Miglior Attrice Non Protagonista si prepara a essere una delle gare più strategiche e combattute degli Oscar 2027.
PREVISIONI LUGLIO 2025 VS OSCAR 2026
Lo scorso anno 4 performance su 5 che ho indicato nelle previsioni di luglio 2025 hanno ottenuto successivamente la nomination all’Oscar: Wunmi Mosaku (Sinners) (13°), Teyana Taylor (One Battle After Another) (11°), Inga Ibsdotter Lilleas (Sentimental Value) (8°), Elle Fanning (Sentimental Value) (1°).
Ecco di seguito una potenziale graduatoria sulle supporter che hanno più chance di entrare nella prossima Stagione dei Premi.
Allora, occhio alla lista!
15. Inde Navarrette – Obsession (Focus Features)
Attualmente inserita nella conversazione anche per la categoria della Miglior Attrice Protagonista, Inde Navarrette rappresenta uno dei casi strategicamente più interessanti della prossima Awards Season. La sua campagna potrebbe infatti dipendere non soltanto dalla forza della performance, ma anche dalla scelta di posizionamento da parte di Focus Features. Con una categoria Lead Actress che si preannuncia estremamente affollata, lo studio potrebbe valutare la possibilità di spingerla nella categoria della Miglior Attrice Non Protagonista, dove una candidatura potrebbe risultare più accessibile e aumentare le possibilità di ingresso nella corsa Oscar. La decisione, tuttavia, non è ancora definita: molto dipenderà dal peso effettivo del personaggio all’interno di Obsession e dalla strategia complessiva della campagna. Il ruolo di Nikki Freeman, un ruolo ad altissima tensione emotiva che le ha già fatto guadagnare la vittoria dell’Astra Midseason Movie Award e un travolgente consenso critico per un horror psicologico micro-budget trasformato da Focus Features in un potenziale fenomeno culturale, rappresenta comunque una grande opportunità per Navarrette, che potrebbe emergere come una delle nuove voci più interessanti del cinema drammatico americano.

La sua candidatura avrebbe una narrativa particolarmente forte: quella della breakout performance capace di trasformare un progetto inatteso in un momento da Awards Season. Se la critica dovesse sostenere il film e la campagna riuscisse a valorizzare la sua interpretazione come una prova intensa e trasformativa, Navarrette potrebbe diventare una vera sleeper contender. La sfida principale resta il confronto con interpreti più affermate e la necessità di convincere gli elettori che la sua performance superi i confini del genere horror. Ma proprio il fattore sorpresa potrebbe rappresentare il suo vantaggio: l’Academy ha spesso premiato candidature nate da film inizialmente considerati fuori dai radar.
PUNTI DI FORZA
- Lead Actress o Supporting Actress?
- Focus Features potrebbe costruire una campagna strategica per massimizzare le possibilità di nomination.
- Performance potenzialmente trasformativa in un ruolo complesso.
- Narrativa da breakout contender e nuova scoperta della stagione.
- Categoria Supporting Actress potrebbe offrire un percorso più favorevole rispetto alla corsa da protagonista.
14. Lola Dueñas – La Bola Negra (Netflix)
Lola Dueñas rappresenta una delle candidature più affascinanti e potenzialmente più “industry-driven” della corsa alla Miglior Attrice Non Protagonista. Attrice spagnola dalla carriera profondamente legata al cinema d’autore europeo, Dueñas arriva nella Awards Season con una narrativa diversa rispetto alla collega di cast Penélope Cruz: meno basata sullo status di star internazionale e più sul riconoscimento di una interprete da lungo tempo rispettata dalla critica e dagli addetti ai lavori.
Il suo percorso comprende alcune delle collaborazioni più prestigiose del cinema spagnolo contemporaneo, incluso il lavoro con Pedro Almodóvar, con cui ha recitato in diversi progetti, tra cui Volver, film che le ha garantito una forte esposizione internazionale e il premio per la migliore interpretazione femminile al Festival di Cannes insieme al cast femminile.

La Bola Negra, distribuito da Netflix, potrebbe rappresentare per Dueñas una rara occasione di entrare nella conversazione Oscar americana. La forza della sua candidatura dipenderà dalla ricezione del film, dal percorso festivaliero e dalla capacità della campagna Netflix di valorizzare il suo profilo internazionale. La sua narrativa sarebbe quella della European cinema veteran finalmente riconosciuta dall’Academy, una traiettoria simile a quella che negli anni ha favorito interpreti come Cruz: attrici con una lunga storia artistica alle spalle che trovano il momento giusto grazie a un ruolo significativo. In una categoria dove spesso le sorprese arrivano da performance sostenute dalla critica e dalla passione degli elettori internazionali, Dueñas potrebbe diventare una vera passion pick della stagione.
PUNTI DI FORZA
- Attrice con una lunga carriera nel cinema d’autore europeo.
- Collaborazioni prestigiose con Pedro Almodóvar.
- Forte credibilità presso la critica internazionale.
- Netflix offre una piattaforma globale per la campagna Oscar.
- Possibile narrativa da riconoscimento alla carriera.
- Potenziale sostegno della International Branch e degli elettori europei.
13. Wunmi Mosaku – The Social Reckoning (Sony Pictures/Columbia)
Wunmi Mosaku arriva nella corsa agli Oscar con il profilo di un’attrice immensamente rispettata e al culmine del suo momentum d’industria. La sua potenziale presenza nella conversazione per The Social Reckoning rappresenta la naturale prosecuzione di un percorso in costante ascesa: dopo aver conquistato il BAFTA per Sinners ed essere entrata di prepotenza nei pronostici della scorsa stagione, i votanti guardano a lei con un’attenzione del tutto nuova, pronti a ricompensare la sua continuità ad alti livelli. In questo sequel/companion piece di The Social Network diretto e scritto da Aaron Sorkin, Mosaku si inserisce in un cast corale di altissimo profilo affiancando Mikey Madison e Jeremy Allen White. In un racconto focalizzato sui Facebook Files e sulle denunce della whistleblower Frances Haugen, l’attrice interpreta un ruolo chiave nell’entourage e nel team legale/investigativo che ha supportato l’operazione di svelamento della verità.

Per la categoria Miglior Attrice Non Protagonista, la domanda fondamentale riguarda proprio l’efficacia del suo spazio scenico: la scrittura serrata e ritmata tipica di Sorkin potrebbe offrirle scene madre dal forte impatto drammatico, ideali per permettere al suo personaggio di stagliarsi oltre il puro messaggio civile e politico della pellicola. Una sua nomination avrebbe una narrativa particolarmente solida e affascinante: non più quella di una semplice rivelazione, ma la definitiva consacrazione nell’Academy di un’interprete dal talento viscerale. Se The Social Reckoning riuscirà a imporsi come uno dei principali eventi critici e culturali della stagione d’autunno, Wunmi Mosaku possiede tutte le carte in regola per affermarsi come una dark horse temibilissima, sostenuta dal forte affetto della critica e dei colleghi attori.
PUNTI DI FORZA
- Attrice molto apprezzata dalla critica.
- Narrativa da seconda candidatura consecutiva agli Oscar.
- Sony Pictures/Columbia offre una grande campagna.
- Potenziale ruolo con forte rilevanza tematica.
- Profilo da dark horse della stagione.
- Possibile sostegno dei gruppi di critica.
12. Gemma Chan – Josephine (Sumerian Pictures)
Gemma Chan entra nella corsa agli Oscar con il profilo di una potenziale breakout contender alla ricerca del definitivo salto artistico. Dopo una carriera eclettica costruita tra il circuito britannico, la televisione d’autore (Humans) e grandi franchise internazionali (Crazy Rich Asians, Eternals), l’attrice trova nell’opera della regista Beth de Araújo l’occasione ideale per mostrare una dimensione interpretativa inedita, drammatica e viscerale, perfettamente sintonizzata sul gusto dell’Academy. Trionfatore assoluto al Sundance Film Festival 2026 — dove ha conquistato sia il Gran Premio della Giuria che il Premio del Pubblico nella sezione U.S. Dramatic —, Josephine si attesta come il principale frontrunner indipendente della Awards Season. L’opera esplora le spaventose onde d’urto del trauma attraverso gli occhi dell’infanzia. L’esistenza di Josephine, una bambina di soli otto anni, viene brutalmente scardinata quando assiste per caso a un terribile atto di violenza nel Golden Gate Park di San Francisco. I suoi genitori, interpretati da Channing Tatum e Gemma Chan, si scoprono drammaticamente impreparati a gestire la dolorosa metamorfosi della figlia. Meno incline alla reazione protettiva e impulsiva del marito (Tatum), il personaggio di Chan tenta un approccio più sensibile, intimo e doloroso, muovendosi sul filo di una vulnerabilità familiare esposta al collasso.

In una categoria come quella della Miglior Attrice Non Protagonista, che premia con frequenza le performance capaci di ridefinire radicalmente la percezione pubblica di un’interprete, il fattore “trasformazione” ha un peso determinante. Josephine offre a Chan la possibilità di spogliarsi della sua patinata immagine di star per calarsi in una recitazione trattenuta, naturalistica ed emotivamente devastante. La sfida principale per l’attrice risiederà nel costruire un solido consenso critico attorno al suo ruolo, trasformando la spinta iniziale ricevuta dai festival invernali (il percorso al Sundance e la presenza alla Berlinale) in una campagna promozionale d’impatto coordinata da Sumerian Pictures. Se il film saprà confermarsi un evento emotivo per l’Academy, Gemma Chan potrà compiere il passaggio decisivo da “scommessa affascinante” a vera e propria candidata alla statuetta.
PUNTI DI FORZA
- Potenziale breakout contender
- Possibile narrativa da trasformazione artistica.
- Potenziale appeal presso un pubblico globale.
- Categoria favorevole alle sorprese.
- Possibile crescita durante la Awards Season.
11. Olivia Colman – Elsinore (Focus Features)
Olivia Colman rappresenta uno dei profili più solidi, amati e riconoscibili della corsa agli Oscar. Dopo aver conquistato la statuetta come Miglior Attrice per La favorita nel 2019 e aver collezionato successive candidature per The Father e La figlia oscura, l’attrice britannica è diventata una presenza costante nella conversazione dell’Academy, grazie a una combinazione rara di prestigio critico, versatilità e grande popolarità presso l’industria. Con Elsinore, diretto da Simon Stone e acquisito da Focus Features per la distribuzione internazionale, Colman trova un nuovo, fortissimo veicolo da Awards Season. Focus Features possiede una collaudata tradizione nel valorizzare il cinema britannico, i drammi biografici e le interpretazioni femminili di spessore, tutti elementi che storicamente spingono le pellicole fino alle fasi finali della race. Diretto da Simon Stone e scritto da Stephen Beresford, Elsinore racconta gli ultimi, drammatici e intensi mesi di vita del celebre attore scozzese Ian Charleson (interpretato da Andrew Scott), indimenticabile protagonista di Momenti di gloria.

Il film si concentra sulla complessa preparazione e messa in scena del suo storico Amleto al National Theatre di Londra nel 1989, affrontata mentre l’attore combatteva in gran segreto contro le complicazioni dell’AIDS.In questo contesto di profonda intimità e drammaticità, Olivia Colman interpreta la dottoressa di Charleson: la figura medica ed empatica che lo assiste con devozione, monitorando l’inesorabile declino della sua salute e diventando il suo baluardo emotivo. Si tratta di un ruolo da comprimaria di grande intensità trattenuta, perfetto per la categoria Miglior Attrice Non Protagonista, in cui l’attrice può offrire una prova di spiccata umanità e dolorosa compassione al fianco di Andrew Scott. Per Colman, il punto centrale sarà evitare che il suo status di vincitrice e pluricandidata giochi contro di lei in una categoria dove spesso gli elettori privilegiano nuove scoperte o interpreti ancora in attesa del primo riconoscimento. Tuttavia, quando la scrittura è solida e il ruolo emotivamente centrale, l’Academy ha dimostrato a più riprese di non escludere i grandi ritorni. La sua candidatura avrebbe il peso specifico della prestigious veteran performance, sorretta non tanto da una fame di consacrazione personale, quanto dall’incontestabile ed ennesima dimostrazione di eccellenza recitativa all’interno di un’opera destinata a far riflettere e commuovere.
PUNTI DI FORZA
- Già vincitrice di un 1 Oscar come Miglior Attrice.
- Grande consenso nell’industria.
- Focus Features è uno studio storico nelle campagne Oscar.
- Forte credibilità nel cinema britannico.
- Possibile ruolo da performance di prestigio.
- Sempre competitiva nella Awards Season.
10. Esmé Creed-Miles – Sense and Sensibility (Focus Features)
Esmé Creed-Miles rappresenta il perfetto profilo della giovane interprete britannica in costante ascesa che potrebbe trovare il suo definitivo momento di svolta nella Awards Season grazie a un classico letterario di altissimo prestigio. La nuova trasposizione di Ragione e sentimento (Sense and Sensibility), diretta da Georgia Oakley (acclamata regista di Blue Jean) e distribuita da Focus Features in collaborazione con Working Title, le offre una cornice di partenza eccezionalmente favorevole. Focus e Working Title vantano una lunghissima e vincente tradizione nell’accompagnare adattamenti di Jane Austen fino alla notte degli Oscar (come dimostrano i casi di Orgoglio e pregiudizio ed Emma.), ponendo le performance femminili al centro delle proprie strategie promozionali. Figlia d’arte degli attori Samantha Morton e Charlie Creed-Miles, Esmé ha saputo forgiare un percorso artistico del tutto personale e versatile. Si è fatta notare dal grande pubblico internazionale interpretando la protagonista titolare nella serie action-thriller di Prime Video Hanna, per poi confermare la sua sensibilità drammatica nel circuito indipendente con film come Pond Life e Silver Haze.

Nel film diretto da Georgia Oakley, Creed-Miles veste i panni dell’iconica Marianne Dashwood che incarna letteralmente la “Sensibilità” del titolo: è la sorella passionale, impetuosa, guidata dall’emozione e da un romanticismo privo di filtri razionali, il cui percorso attraverso l’invaghimento per Willoughby (Frank Dillane) e il dolore per il crepacuore rappresenta il vero motore emotivo dell’opera. Si tratta di un ruolo mitico che in passato ha già consacrato una giovanissima Kate Winslet nella storica versione del 1995 di Ang Lee (guadagnandole proprio una candidatura all’Oscar come Miglior Attrice Non Protagonista). Per Creed-Miles, una candidatura alla statuetta traccerebbe un salto di carriera straordinario. La sua sfida principale consisterà nel districarsi all’interno di un genere “in costume” spesso molto affollato e nel dimostrare di poter offrire una lettura di Marianne abbastanza fresca, moderna e viscerale da emergere con forza autonoma. Se la regia della Oakley saprà restituire una versione contemporanea e tagliente del testo di Austen, l’interpretazione vibrante ed emotiva di Esmé Creed-Miles potrebbe trasformarsi nel vero cuore pulsante della campagna di Focus Features.
PUNTI DI FORZA
- Giovane talento con possibilità di consacrazione.
- Focus Features ha grande esperienza nelle campagne Oscar.
- Materiale letterario con forte riconoscibilità.
- Possibile narrativa da breakout contender.
- Potenziale sostegno della critica britannica.
- Opportunità di entrare nella conversazione con una performance forte
9. Tao Okamoto – All of a Sudden (NEON)
Tao Okamoto entra nella corsa agli Oscar come una delle più affascinanti e forti sorprese internazionali della stagione. L’attrice giapponese rappresenta il profilo ideale per una potenziale nomination, pronta a beneficiare della crescente e ormai consolidata apertura dell’Academy verso interpretazioni provenienti da cinematografie e lingue diverse. Dopo un esordio esplosivo che l’ha vista passare dalle passerelle internazionali ai grandi franchise hollywoodiani — con il debutto nel ruolo di Mariko Yashida in Wolverine – L’immortale (2013) e la partecipazione a Batman v Superman: Dawn of Justice (2016) —, Okamoto ha saputo costruire un curriculum solido e variegato. Le sue interpretazioni in serie di culto come Hannibal, L’uomo nell’alto castello e Westworld l’hanno resa un volto globale, ma è il suo recente passaggio al cinema d’autore che le sta offrendo l’occasione per il definitivo salto di qualità drammatico. Il vero motore della sua campagna è il clamoroso trionfo all’ultimo Festival di Cannes, dove Okamoto è entrata nella storia diventando la prima attrice giapponese a vincere il premio come Miglior Attrice (in ex aequo con la co-protagonista francese Virginie Efira).

Il riconoscimento è arrivato grazie alla sua struggente interpretazione in All of a Sudden, il debutto in lingua francese del maestro Ryusuke Hamaguchi, che potrebbe essere la scelta del Giappone per la gara internazionale. Nel film, un dramma profondo e vitale sull’amicizia ai margini della mortalità, Okamoto offre una prova di straordinaria intensità e delicatezza, capace di generare fin da subito un fortissimo e unanime festival buzz tra la critica internazionale. A rendere la candidatura di Okamoto una possibilità concreta — e non solo un lusinghiero apprezzamento critico — è il coinvolgimento di NEON. Negli ultimi anni, lo studio ha costruito una reputazione inarrivabile nella Awards Season, specializzandosi proprio in campagne capaci di trasformare successi d’autore (come Parasite, Triangle of Sadness o Anatomia di una caduta) in pesantissimi contendenti per l’Academy. Per trasformare il nome di Tao Okamoto da scommessa a candidata effettiva, il fattore determinante sarà la forza intrinseca del suo ruolo emotivo e l’abilità di NEON nel presentare l’opera ai votanti. Una sua nomination godrebbe di una duplice e fortissima narrativa: la spinta per la necessaria rappresentanza internazionale e, soprattutto, la meritata consacrazione di un’interprete versatile che ha finalmente trovato l’opera capace di svelarne l’immenso talento all’industria che conta.
PUNTI DI FORZA
- Profilo internazionale.
- Possibile sostegno della International Branch.
- NEON ha grande credibilità nelle campagne Oscar.
- Opportunità di una candidatura sorpresa.
- Potenziale appeal presso i critici.
- Narrativa internazionale interessante.
8. Parker Posey – Wild Horse Nine (Searchlight Pictures)
Parker Posey incarna una delle narrative più affascinanti e sentite dell’intera categoria: quella del doveroso omaggio a un’icona del cinema indipendente che trova la parte perfetta per conquistare la sua prima, storica candidatura all’Oscar. Soprannominata negli anni ’90 dalla rivista Time la “Regina degli Indie”, Posey ha segnato un’epoca con le sue interpretazioni carismatiche, eclettiche, ironiche e sottilmente eccentriche. La critica l’ha amata in cult generazionali e capolavori del cinema indipendente come La vita è un sogno (Dazed and Confused) di Richard Linklater, Party Girl, Kicking and Screaming di Noah Baumbach, fino al fortunatissimo sodalizio con Christopher Guest nelle sue celebri commedie mockumentary come Speriamo che sia femmina (Waiting for Guffman) e Campioni di razza (Best in Show). Un capitale culturale immenso accumulato in oltre trent’anni di carriera, che tuttavia non si è mai tradotto in una nomination all’Academy, rendendo il suo nome un vero e proprio “credito aperto” presso i votanti. Con Wild Horse Nine, una dark comedy ad altissima tensione drammatica distribuita da Searchlight Pictures, Posey trova il veicolo ideale per inserirsi nella corsa.

Nel film, l’attrice interpreta un personaggio spietato e memorabile: un’eccentrica, calcolatrice e carismatica matriarca di una famiglia di provincia che cerca di coprire le tracce di un crimine locale prima che un’indagine federale ne distrugga l’impero. Si tratta del classico ruolo di supporto ad alto impatto: una presenza scenica magnetica e debordante che, pur con un minutaggio calibrato, ruba ogni singola scena in cui compare con battute fulminanti e una strisciante carica di minaccia. La campagna ideata per Posey poggia su una narrativa imbattibile: la riscoperta e la celebrazione tardiva di un’attrice di culto che l’industria desidera da tempo vedere riconosciuta ai massimi livelli (overdue/veteran recognition). A gestire questa corsa c’è Searchlight Pictures, uno studio con una reputazione infallibile nel trasformare performance eccentriche e viscerali provenienti dal circuito indie in nomination e vittorie trascinanti. Se Wild Horse Nine saprà affermarsi come critical darling durante i festival autunnali, il riscontro della critica e l’effetto “simpatia” dei colleghi attori potrebbero trasformare Parker Posey da suggestione nostalgica a una delle concorrenti più temibili per la statuetta.
PUNTI DI FORZA
- Forte reputazione nel cinema indipendente.
- Possibile narrativa da comeback.
- Searchlight è uno studio storicamente forte agli Oscar.
- Profilo amato da critica e industria.
- Opportunità di una prima candidatura Oscar.
- Potenziale overdue/veteran recognition della stagione.
7. Sandra Hüller – Project Hail Mary (Amazon MGM Studios)
La presenza di Sandra Hüller nella conversazione conferma quanto sia straordinariamente forte il suo momento professionale. Dopo essere diventata una delle attrici europee più celebrate della sua generazione e aver vissuto una memorabile “doppia chance” agli Oscar 2024 — dove fu candidata come protagonista per Anatomia di una caduta (Anatomy of a Fall) ed ebbe al contempo un ruolo centrale nel vincitore del premio al Miglior Film Internazionale La zona d’interesse (The Zone of Interest) —, l’attrice tedesca affronta la nuova stagione con uno scenario di potenziale “doppia candidatura” su entrambi i fronti. Tra le Protagoniste, Hüller è infatti già considerata tra le grandi favorite grazie a due prove d’autore di altissimo profilo: Fatherland di Paweł Pawlikowski (acclamato a Cannes) e il dramma austero Rose di Markus Schleinzer (che le è valso l’Orso d’Argento alla Berlinale). Sul fronte della Miglior Attrice Non Protagonista, la sua corsa offre ben due carte da giocare: se da un lato resta tra le favorite per il nuovo attesissimo film di Alejandro González Iñárritu (di cui parleremo più avanti), dall’altro trova una straordinaria occasione nel grande salto commerciale di Project Hail Mary diretto da Phil Lord e Christopher Miller).

In quest’ultimo kolossal fantascientifico, Hüller affianca Ryan Gosling interpretando Eva Stratt: la risoluta, pragmatica e inflessibile responsabile governativa a capo della missione spaziale destinata a salvare la Terra dall’estinzione. Si tratta di un marcato cambio di registro rispetto alle sue produzioni d’essai, ma la sua interpretazione ha già dimostrato di fare breccia nel circuito dei premi estivi, valendole la candidatura agli Astra Midseason Movie Awards e ai Critics Choice Super Awards. Una sua candidatura agli Oscar per un blockbuster sci-fi rappresenterebbe un caso particolarmente affascinante, considerando la storica riluttanza dell’Academy verso il genere nelle categorie attoriali. Tuttavia, il suo innegabile momentum e l’enorme rispetto di cui gode presso la Actors Branch la rendono una temibilissima sleeper contender: se Amazon MGM saprà valorizzare l’impatto emotivo della sua prova, Sandra Hüller potrebbe mettere a segno l’ennesimo colpo di una carriera ormai inarrestabile.
PUNTI DI FORZA
- 1 Nomination Oscar come Attrice Protagonista
- Forte consenso critico internazionale.
- Possibile nuova dimensione commerciale della carriera.
- Amazon MGM offre una piattaforma globale.
- Profilo interessante per una performance fuori dagli schemi.
6. Samantha Morton – The Odyssey (Universal Pictures)
Samantha Morton entra nella corsa agli Oscar con uno dei profili più prestigiosi e autorevoli dell’intera categoria. Attrice britannica dalla carriera pluridecennale, due volte candidata all’Oscar per le sue indimenticabili prove in Accordo e disaccordo (Sweet and Lowdown, 1999) di Woody Allen e In America – Il sogno che non c’era (2002) di Jim Sheridan, Morton incarna il tipo di interprete che gode di un immenso rispetto all’interno della comunità degli attori (Actors Branch), pur essendosi spesso tenuta ai margini dei circuiti promozionali più mainstream. La sua presenza nel colossale adattamento de The Odyssey, targato Universal Pictures, rappresenta un potenziale ed eccezionale veicolo per il suo ritorno ai vertici della Awards Season. I grandi kolossal epico-mitologici offrono storicamente ruoli di spiccato magnetismo capaci di catturare l’attenzione dell’Academy, specialmente quando vengono affidati a interpreti dotati di uno spessore artistico unico. Nel monumentale affresco, Samantha Morton veste i panni dell’iconica e ambigua figura della maga Circe, la divina incantatrice dell’isola di Eea capace di trasformare gli uomini in bestie e di ammaliare il viaggiatore Ulisse. All’interno di una produzione corale ad altissimo budget, il ruolo di Circe offre a Morton una vetrina scenica ad altissimo potenziale emotivo e drammatico: la sua è una presenza regale, enigmatica e ricca di sfumature, sospesa tra la minaccia sovrannaturale e la profonda vulnerabilità di un’entità immortale segnata dalla solitudine.

Questo tipo di caratterizzazione — forte, iconica e fortemente teatrale nella sua intensità — si adatta perfettamente ai canoni della categoria Miglior Attrice Non Protagonista, dove anche un minutaggio concentrato ma dal grande impatto visivo e recitativo può rubare la scena e lasciare un segno indelebile negli elettori. La candidatura di Samantha Morton poggerebbe su una narrativa di campagna estremamente chiara ed efficace: quella della respected industry veteran in attesa della definitiva consacrazione con la statuetta. Dopo decenni di performance viscerali celebrate dalla critica internazionale (da Under the Skin a Control, fino alle recenti incursioni televisive), Morton potrebbe beneficiare di una classica career recognition narrative. Se The Odyssey saprà imporsi come uno dei principali eventi cinematografici e critici della stagione, la sua complessa e magnetica Circe potrebbe trasformare l’ennesima prova d’autore di un’attrice straordinaria nella sua definitiva occasione da Oscar.
PUNTI DI FORZA
- Due candidature agli Oscar già ottenute.
- Forte rispetto dell’industria cinematografica.
- Presenza in un progetto Universal ad alto profilo.
- Possibile narrativa da career recognition.
- Esperienza nel cinema d’autore e mainstream.
- Potenziale sostegno dell’Academy per una veterana.
5. Penélope Cruz – The Invite (A24)
La doppia presenza di Penélope Cruz nella classifica evidenzia la straordinaria forza del suo profilo nella prossima Awards Season. Se La Bola Negra rappresenta il versante più internazionale ed europeo della sua candidatura, The Invite porta con sé il peso simbolico e strategico di A24, uno degli studi più influenti del cinema indipendente contemporaneo. Negli ultimi anni, A24 ha costruito una reputazione senza pari nella corsa agli Oscar, dimostrando un’abilità unica nel trasformare commedie drammatiche sofisticate e interpreti iconici in pesanti contender per la statuetta. In The Invite, commedia drammatica ad alta tensione psicologica e relazionale, Cruz interpreta Angela: una donna affascinante, enigmatica e spregiudicata che, insieme al marito, invita i vicini di casa per una cena apparentemente formale che si trasforma presto in un pericoloso gioco di provocazioni e verità taciute. In un ruolo da comprimaria brillante e manipolatoria, l’attrice spagnola fa sfoggio del suo travolgente carisma e di un tempismo comico-drammatico impeccabile.

La bontà della sua interpretazione ha già trovato un primo, importante riscontro ufficiale nel circuito dei premi estivi, dove si è aggiudicata il premio come Miglior Attrice Non Protagonista agli Astra Midseason Movie Awards. Per Penélope Cruz — già vincitrice dell’Oscar per Vicky Cristina Barcelona e quattro volte candidata —, un progetto firmato A24 rappresenta una strada complementare e potentissima verso la nomination: quella del cinema d’autore nordamericano sostenuto con forza dai gruppi di critici e dai circoli dell’industria. La sfida principale della stagione consisterà nel capire quale dei due film (il progetto d’autore internazionale o la graffiante produzione A24) catalizzerà la maggiore attenzione degli elettori. Qualora The Invite dovesse confermare l’ottima ricezione autunnale, Cruz entrerà nella conversazione come una delle concorrenti più temibili e difficili da ignorare dell’anno. La sua narrativa di fondo rimane d’altronde imbattibile: quella di un’interprete di culto, regina del cinema globale, ancora capace di reinventarsi e dominare la scena a ogni nuova apparizione.
PUNTI DI FORZA
- Attrice già premiata dall’Academy.
- Possibile forte sostegno di A24.
- Grande credibilità nel cinema d’autore.
- Narrativa da veterana internazionale.
- Due potenziali percorsi nella stessa stagione.
- Forte riconoscibilità presso critica e industria.
4. Sandra Hüller – Digger (Warner Bros.)
Digger, la commedia satirica ad altissima tensione e dalle proporzioni catastrofiche diretta dal premio Oscar Alejandro González Iñárritu e distribuita da Warner Bros., rappresenta il proseguimento di una fase professionale eccezionale per l’attrice tedesca. La sua recente consacrazione le garantisce un vantaggio competitivo enorme: Hüller non deve più essere “scoperta” o presentata all’Academy, ma deve solo confermare la sua grandezza attraverso il materiale scenico a disposizione. Nel film, Sandra Hüller affianca Tom Cruise, che interpreta il protagonista ed eccentrico magnate del petrolio Digger Rockwell, e John Goodman nei panni del Presidente degli Stati Uniti. L’intreccio ruota attorno alla minaccia di una catastrofe ecologica e geopolitica innescata proprio dalle operazioni della compagnia di Rockwell. In questo contesto di puro caos, Hüller interpreta una figura chiave del cerchio di potere politico e scientifico chiamato ad arginare la crisi, calandosi nei panni di una rigida, pragmatica ed eminenza grigia istituzionale che si scontra frontalmente con la condotta sconsiderata del protagonista. La sua prova vive del contrasto esilarante e drammatico tra la gravità controllata del suo personaggio e il delirio che la circonda.

La grande differenza strategica rispetto all’altro film per cui corre nella medesima categoria, il già citato Project Hail Mary, risiede proprio nella percezione pubblica e nella fase di campagna. Mentre Project Hail Mary è una certezza già arrivata al cinema e ampiamente apprezzata da pubblico e critica, Digger rimane un’incognita di cui si è visto finora soltanto un trailer. Tuttavia, proprio qui risiede la vera sorpresa: sebbene la portata complessiva della pellicola di Iñárritu debba ancora svelarsi del tutto, le primissime proiezioni descrivono la performance della Hüller in Digger come persino migliore, più incisiva e memorabile rispetto a quella offerta nel kolossal fantascientifico. Una sua candidatura tra le Non Protagoniste per Digger sarebbe sostenuta da una solida narrativa di definitivo consolidamento artistico ad Hollywood. In una categoria storicamente attratta dalle performance più intense, sfaccettate e capaci di rubare la scena in un contesto corale, Sandra Hüller possiede il profilo ideale per fare breccia tra i votanti: un’attrice di immenso prestigio, sostenuta dalla critica e dal blocco di elettori internazionali, pronta a confermare quanto le prime indiscrezioni sulla sua straordinaria prova siano ben fondate.
PUNTI DI FORZA
- Nomination Oscar recente per Anatomy of a Fall.
- Enorme prestigio internazionale.
- Forte sostegno della critica dopo gli ultimi successi.
- Profilo ideale per la International Branch.
- Possibile narrativa da consacrazione definitiva.
- Warner Bros. offre una piattaforma importante per la campagna.
3. Anne Hathaway – The Odyssey (Universal Pictures)
Anne Hathaway entra nella corsa agli Oscar sostenuta da uno dei fattori più travolgenti e d’impatto della Awards Season: il peso culturale e la risonanza di un grandissimo evento cinematografico. The Odyssey, diretto da Christopher Nolan e distribuito da Universal Pictures, rappresenta una produzione ad altissima visibilità che garantisce alla sua interpretazione una centralità assoluta nella conversazione dell’Academy. Il sodalizio con Nolan (con cui lavora per la terza volta dopo Il cavaliere oscuro – Il ritorno e Interstellar) e la potenza distributiva di Universal si integrano perfettamente in una campagna che promette di spingere il film tra i protagonisti assoluti della stagione. Nel monumentale adattamento del poema omerico, Anne Hathaway veste i panni di Penelope, la regina di Itaca, moglie di Ulisse (interpretato da Matt Damon) e madre di Telemaco (Tom Holland). Si tratta di uno dei ruoli femminili più iconici della letteratura mondiale, incarnato nel corso della storia del cinema e della televisione da leggendarie interpreti (come Silvana Mangano nella celebre versione del 1954 o Irene Papas nello sceneggiato del 1968). Lontana dall’immagine classica e passiva della donna rassegnata in attesa al telaio, la Penelope di Hathaway viene tratteggiata con una forza emotiva, un’astuzia strategica e un’intensità drammatica travolgenti.

Nel gestire l’assedio minaccioso dei Proci che invadono il suo palazzo, Hathaway restituisce la figura di un vero e proprio “vulcano trattenuto”: una regina regale, dal cuore spezzato ma guidata da una lucidità felina, capace di esplodere nei momenti di massimo scontro drammatico. Già vincitrice dell’Academy Award come Miglior Attrice Non Protagonista nel 2013 per la sua memorabile prova in Les Misérables, Hathaway torna nella medesima categoria con un capitale di posizionamento del tutto diverso. Non ha più bisogno di una narrativa di consacrazione o di “scoperta”, ma si presenta come una vera e propria star hollywoodiana affermata, forte di una straordinaria credibilità e popolarità presso la Actors Branch. I grandi kolossal e le opere epiche non sempre generano nomination nelle categorie attoriali; tuttavia, quando riescono a coniugare maestosità visiva, successo critico e momenti di altissimo livello interpretativo, diventano vettori d’impatto straordinario. Se The Odyssey saprà imporsi come il fenomeno culturale dell’anno, la profonda e intensa prova di Anne Hathaway nel ruolo di Penelope possiede tutti i requisiti per tradursi in una candidatura d’altissimo profilo.
PUNTI DI FORZA
- Già vincitrice dell’Oscar come Miglior Attrice Non Protagonista.
- Grande esposizione grazie a un film evento Universal.
- Forte riconoscibilità nell’Academy.
- Possibile narrativa da ritorno di una star premiata.
- Potenziale awards momentum
- Ruolo in un progetto ad alto profilo.
2. Mariana Di Girolamo – Wild Horse Nine (Searchlight Pictures)
Mariana Di Girolamo rappresenta uno dei profili più affascinanti e intriganti della classifica: quello della possibile breakout contender internazionale capace di trasformare un ruolo viscerale nel definitivo punto di svolta della propria carriera su scala globale. L’attrice cilena ha già ampiamente dimostrato di possedere un talento magnetico e fuori dagli schemi. A livello internazionale, la sua consacrazione critica è arrivata con il ruolo da protagonista in Ema (2019) di Pablo Larraín, dove la sua interpretazione graffiante, anticonformista e ricca di carica espressiva ha conquistato i festival di tutto il mondo. A spingere le sue possibilità ai massimi livelli della Awards Season c’è la distribuzione strategica di Searchlight Pictures. Lo studio vanta una tradizione inarrivabile nella costruzione di campagne per performance femminili provenienti dal cinema indipendente o d’autore internazionale, dimostrando una rara capacità nel trasformare film acclamati dalla critica in veri contendenti per la statuetta.

In Wild Horse Nine di Martin McDonagh, Mariana Di Girolamo interpreta una delle due studentesse ribelli cilene (al fianco dell’attrice Ailín Salas) che si trovano sull’Isola di Pasqua. All’interno dell’intreccio — ambientato nel 1973 subito prima del colpo di Stato in Cile —, il legame e la complicità che nasce tra le studentesse e l’agente della CIA Chris (interpretato da John Malkovich) finiscono per incrinare gli equilibri con il suo storico partner Lee (Sam Rockwell) e minacciare la riuscita della missione guidata dal loro capo di sezione (Steve Buscemi). In una categoria che ama accogliere volti nuovi e rivelazioni folgoranti, Mariana Di Girolamo si presenta con l’impatto della perfetta “scoperta”. Se il passaggio alla Mostra di Venezia saprà generare il calibro di entusiasmo e critical buzz che ci si aspetta, la spinta di Searchlight potrebbe trasformare la curiosità iniziale attorno al suo nome in un travolgente awards momentum, portandola dritta nel cuore della corsa agli Oscar.
PUNTI DI FORZA
- Profilo da possibile rivelazione internazionale.
- Supporto di Searchlight, studio storicamente forte agli Oscar.
- Potenziale narrativa da breakout performance.
- Categoria favorevole alle nuove scoperte.
- Possibile sostegno della critica se il film emerge.
- Potenziale sorpresa della stagione.
1. Penélope Cruz – La Bola Negra (Netflix)
Penélope Cruz apre la corsa agli Oscar come una delle candidate dotate della narrativa più forte dell’intera stagione. Dopo una carriera internazionale straordinaria e unicamente equilibrata tra il grande cinema d’autore europeo e i blockbuster americani, l’attrice spagnola incarna perfettamente il profilo della respected industry veteran che l’Academy tende a premiare quando incontra il ruolo e il veicolo artistico ideale. La Bola Negra, diretto dall’acclamato duo Javier Calvo e Javier Ambrossi (Los Javis) e prodotto tra gli altri da El Deseo dei fratelli Almodóvar, rappresenta un affresco epico ed emozionante che esplora l’universo del poeta Federico García Lorca e le vite intrecciate di tre uomini attraverso diverse epoche. Nel film, Penélope Cruz interpreta Nené, un ruolo scritto appositamente per lei dai registi: una figura magnetica, vibrante ed elegante che incarna l’anima artistica e la passione della Spagna dell’epoca. La sua performance, ricca di ironia, grazia e profonda sensibilità drammatica, si inserisce nel segmento musicale e teatrale dell’opera, regalando una sequenza travolgente che si erge a uno dei momenti più memorabili dell’intero film.

Come abbiamo già ricordato, Cruz vive un’eccellente “doppia chance” in questa categoria grazie alla commedia ad alta tensione The Invite (targata A24). Tuttavia, è La Bola Negra a possedere il peso politico e simbolico più imponente: la pellicola ha conquistato una travolgente standing ovation al Festival di Cannes ed è considerata la primissima e più forte candidata a rappresentare la Spagna nella corsa al Miglior Film Internazionale agli Oscar. In una categoria spesso dominata dalle performance più spigolose o urlate, Cruz potrebbe puntare sulla purezza della qualità interpretativa, sul suo carisma e sulla forza emotiva. Con il supporto di una campagna ad alto budget e il valore simbolico di un film fortemente legato all’identità culturale spagnola, la sua candidatura si trasformerebbe nella perfetta celebrazione di una grande interprete internazionale, pronta ad aggiungere un altro tassello d’oro a una carriera già leggendaria.
PUNTI DI FORZA
- Quattro candidature agli Oscar e una vittoria nella categoria.
- Forte riconoscibilità internazionale.
- Supporto potenziale di Netflix nella campagna Awards.
- Profilo da attrice veterana rispettata dall’Academy.
- Possibile narrativa da “career recognition”.
- Potenziale appeal presso la International Branch.
Sabrina Canzanella
Founder & Editor – Awards Season Blog







