Oscar 2027: i 15 migliori attori non protagonisti da tenere d’occhio (previsioni luglio)

La corsa al Miglior Attore Non Protagonista vede Paul Giamatti come frontrunner, insidiato dai possibili nodi strategici sul category placement di Sam Rockwell. Tra la caccia alla prima candidatura per veterani come John Goodman e John Leguizamo, il ritorno di candidati storici, si preannuncia una sfida tra studios aperta fino ai precursor awards

Quest’anno, più di altre categorie attoriali, il Miglior Attore Non Protagonista sembra aver già individuato un primo punto di riferimento nella corsa agli Oscar: Paul Giamatti. Reduce dalla mancata vittoria per The Holdovers, l’attore arriva alla stagione dei premi sostenuto da una delle Oscar narrative più forti dell’anno, quella del grande interprete amato dall’industria che attende la definitiva consacrazione dell’Academy. Il suo status di frontrunner, tuttavia, non rende la categoria una gara già chiusa. A incidere sugli equilibri sarà infatti una delle decisioni strategiche più importanti della stagione: il category placement. La scelta di Searchlight Pictures sul posizionamento di Sam Rockwell per Wild Horse Nine potrebbe cambiare completamente la corsa. Se lo studio decidesse di spingerlo nella categoria Supporting Actor, il vincitore dell’Oscar per Tre manifesti a Ebbing, Missouri diventerebbe immediatamente il principale rivale di Giamatti, mentre una corsa da protagonista rischierebbe di frammentare il sostegno interno al film insieme a John Malkovich. Una dinamica simile, seppur con prospettive differenti, riguarda anche Guitarricadelafuente, la rivelazione del cinema spagnolo protagonista di La bola negra, per il quale Netflix dovrà valutare quale categoria possa offrire le migliori possibilità di trasformare il debutto cinematografico in una candidatura.

Il resto della categoria si costruisce attraverso alcune delle narrative più amate dall’Academy. Da una parte troviamo gli interpreti che hanno già ottenuto il riconoscimento dei votanti ma sono ancora alla ricerca della vittoria: Mark Ruffalo ed Edward Norton, entrambi quattro volte candidati, incarnano la classica overdue narrative, mentre Antonio Banderas, Riz Ahmed e Jeremy Strong, tutti già nominati una volta, cercano il ruolo capace di riportarli al centro della conversazione e consolidare il proprio status nell’industria.

Di segno diverso è invece il gruppo dei veterani che attendono ancora la prima candidatura. John Goodman, Steve Buscemi e John Leguizamo rappresentano forse le storie di career recognition più potenti della categoria: interpreti con decenni di carriera alle spalle, amatissimi dai colleghi e con un patrimonio di ruoli iconici, ma ancora privi di una nomination competitiva. Accanto a loro emerge una nuova generazione di attori come Robert Pattinson e Tom Holland, entrambi legati al fenomeno The Odyssey, che puntano a trasformare il prestigio del progetto e la propria evoluzione artistica in una prima candidatura all’Oscar.

A completare il quadro sarà la battaglia degli studios. Searchlight Pictures, A24 e Universal Pictures sembrano partire con il pacchetto più competitivo della categoria, grazie a più candidati di alto profilo e a una comprovata esperienza nelle campagne Academy. Searchlight dovrà gestire il delicato equilibrio attorno a Wild Horse Nine, A24 può contare sulla forza narrativa di interpreti come Giamatti e Banderas, mentre Universal beneficia dell’enorme visibilità internazionale di The Odyssey. Come spesso accade nella categoria Supporting Actor, saranno però il festival buzz, il consenso della critica e i precursor awards a determinare quali contender riusciranno realmente a trasformarsi nei protagonisti della corsa.

PREVISIONI LUGLIO 2025 VS OSCAR 2026

Lo scorso anno 4 performance su 5 che ho indicato nelle previsioni di luglio 2025 hanno ottenuto successivamente la nomination all’Oscar: Jacob Elordi (Frankenstein) (13°), Delroy Lindo (Sinners) (7°), Sean Penn (One Battle After Another) (6°) (WINNER), Stellan Skarsgård (Sentimental Value) (2°).

Ecco di seguito una potenziale graduatoria sui supporter che hanno più chance di entrare nella prossima Stagione dei Premi.

Allora, occhio alla lista!

15. Riz Ahmed – Digger (Warner Bros.)

Riz Ahmed torna ufficialmente nella Oscar conversation grazie a Digger, la commedia satirica di proporzioni catastrofiche diretta dal premio Oscar Alejandro González Iñárritu e distribuita da Warner Bros. Il progetto rappresenta un tassello cruciale per un attore che si è ormai affermato come uno dei talenti più eclettici e rispettati della sua generazione. Dopo la vittoria dell’Oscar per il cortometraggio The Long Goodbye e la candidatura come Miglior Attore Protagonista per Sound of Metal, Ahmed è una figura estremamente stimata all’interno dell’Actors Branch; non ha più nulla da dimostrare all’Academy, ma la sua presenza tra i concorrenti della Stagione dei premi dipende dalla caratura del veicolo cinematografico e dalla struttura della relativa campagna promozionale. Nel film, Ahmed interpreta Ganesh, uno scienziato che si trova a gestire o incrociare le sconsiderate manovre del protagonista Digger Rockwell, il potente magnate del petrolio interpretato da Tom Cruise. In una trama incentrata sulla corsa contro il tempo per fermare il disastro ecologico e geopolitico scatenato dallo stesso Rockwell, la prova di Ahmed vive del forte contrasto comico e drammatico con la figura esagerata di Cruise, inserendosi in un ensemble prestigioso che comprende anche John Goodman e Sandra Hüller.

La campagna di Warner Bros. punterà su una precisa narrativa di posizionamento nella categoria di Miglior Attore Non Protagonista: quella dello scene-stealer di classe capace di rubare la scena e portare equilibrio emotivo ed esilarante all’interno di una satira visivamente travolgente. Questo posizionamento permette di presentarlo come il volto nobile del cinema d’autore “elevato” guidato da Iñárritu, perfetto per intercettare il favore dei critici e dei votanti internazionali. Non va dimenticato che Ahmed arriva con un capitale di credibilità altissimo, rafforzato proprio di recente: il ruolo di Ganesh è stato conteso ed è diventato motivo di discussione nell’ambiente hollywoodiano e internazionale, con altri attori affermati che avevano sostenuto l’audizione per la parte prima che Iñárritu scegliesse definitivamente lui per la sua straordinaria intensità. Con la grande macchina promozionale di Warner Bros., il prestigio di un autore da Oscar e il sicuro impatto nei festival di lancio, Riz Ahmed possiede tutte le carte per affermarsi come un temibile sleeper contender della stagione.

PUNTI DI FORZA

  • Precedente candidatura come Miglior Attore per Sound of Metal.
  • Forte reputazione critica e nell’industria.
  • Warner Bros. è uno studio con esperienza nelle campagne Academy.
  • Narrativa da attore già consacrato in cerca di un nuovo riconoscimento.
  • Potenziale sleeper contender se il film riceverà sostegno dalla critica.

14. Guitarricadelafuente – La bola negra (Netflix)

La presenza del cantautore e musicista spagnolo Guitarricadelafuente nella corsa agli Oscar rappresenta uno dei casi più affascinanti di category placement battle dell’intera Stagione dei premi. Attualmente il suo nome è pienamente affiancato alla conversazione per la categoria di Miglior Attore Protagonista, ma la definizione finale del suo percorso resta legata a sottili calcoli tattici. Non c’è ancora una decisione definitiva poiché bisognerà attendere le mosse ufficiali e la strategia d’impatto che Netflix deciderà di adottare per la campagna Oscar. Un eventuale riposizionamento strategico verso la categoria dei non protagonisti potrebbe infatti cambiare radicalmente le sue possibilità di nomination, collocandolo come un autentico breakout contender in una gara da sempre ricettiva verso le rivelazioni di grande impatto emotivo. Al suo debutto assoluto sul grande schermo con La bola negra — l’ambizioso affresco d’epoca e queer diretto dal duo composto da Javier Ambrossi e Javier Calvo (I Los Javis) e distribuito a livello globale da Netflix —, l’artista offre una prova recitativa di sorprendente maturità.

Nel film veste i panni di Sebastián, un giovane figlio di contadini arruolato come trombettiere tra le fila dei nazionalisti nel 1937, in piena Guerra Civile Spagnola. Destinato a servire all’interno di un ospedale militare con il compito di sorvegliare e ingannare il prigioniero repubblicano Rafael Rodríguez Rapún, interpretato da Miguel Bernardeau e passato alla storia come l’ultimo grande amore del poeta Federico García Lorca, Sebastián finisce per rimanere profondamente e pericolosamente affascinato dalla figura del prigioniero. Questa dinamica permette a Guitarricadelafuente di costruire un’interpretazione densa, carica di tensioni emotive trattenute, sguardi magnetici e un profondo lirismo che trae forza anche dalla sua naturale sensibilità artistica e musicale. La vera sfida per Guitarricadelafuente sarà riuscire a convertire l’innegabile curiosità per il suo passaggio dalla musica al cinema in un effettivo e duraturo awards momentum lungo tutta la stagione. In questo percorso, la spinta promozionale e la capacità tattica della piattaforma streaming saranno determinanti nel posizionare il film sia nel circuito dei festival autunnali sia presso la stampa americana. Se La bola negra dovesse confermarsi come un vero e proprio critical darling internazionale capace di conquistare la critica e i votanti dell’Academy, l’esordio di Guitarricadelafuente potrebbe trasformarsi in una delle storie più travolgenti e inaspettate dell’anno.

PUNTI DI FORZA

  • Lead e Supporting Actor?
  • Netflix dispone di una macchina Oscar consolidata.
  • Potenziale appeal internazionale presso l’International Branch.
  • Ruolo ancora da valutare completamente nella percezione dell’Academy.
  • Possibile breakout contender se il film genera forte consenso.
  • Categoria più favorevole in caso di campagna Supporting.

13. Antonio Banderas – Tony (A24)

Antonio Banderas rappresenta una delle figure dotate di maggiore carisma e riconoscibilità internazionale nell’intera rosa dei potenziali candidati di questa categoria. Dopo una carriera straordinaria che si snoda attraverso quattro decenni di grandi successi europei e americani, coronata dalla prima nomination all’Oscar come Miglior Attore Protagonista per la viscerale interpretazione in Dolor y gloria di Pedro Almodóvar, l’attore spagnolo gode di un rispetto sconfinato all’interno dell’Actors Branch e dell’Academy intera. Con Tony (distribuito in Italia come Tony – Diario di un giovane cuoco), l’interprete andaluso si trova nella posizione ideale per beneficiare di una combinazione strategica eccezionalmente favorevole. Il film, targato A24 e incentrato sugli anni giovanili e sulla formazione del celebre e irriverente chef e scrittore Anthony Bourdain — interpretato dal giovane talento Dominic Sessa —, offre a Banderas un ruolo di straordinario rilievo e impatto scenico. Nel racconto ambientato nell’estate del 1976 a Provincetown, Massachusetts, Banderas veste i panni dell’Executive Chef del ristorante locale: un maestro carismatico, umorale e inflessibile, mente di una cucina caotica ed esigente in cui il diciannovenne Bourdain muove i suoi primi passi.

Si tratta di una vera e propria figura guida che segna il punto di svolta decisivo nella vita del protagonista, un ruolo che permette a Banderas di sfoggiare tutta la sua presenza magnetica, alternando autorevolezza, passione e momenti di sincera profondità emotiva. A fare da volano alla sua candidatura c’è la forza della cosiddetta overdue narrative: Banderas è percepito a tutti gli effetti come un gigante del cinema d’autore e commerciale a cui manca ancora il definitivo riconoscimento della statuetta. L’Academy ama premiare i grandi veterani quando incontrano il ruolo secondario perfetto, capace di rubare la scena senza oscurare il percorso del protagonista. A questo si aggiunge la straordinaria capacità tattica di A24, uno studio che ha ampiamente dimostrato di saper costruire campagne Oscar sartoriali e aggressive partendo dal consenso critico raccolto nei festival. Il percorso di Banderas e le sue reali chance di trasformarsi in uno dei frontrunner assoluti dipenderanno molto dal buzz nei festival autunnali, ma la combinazione tra il blasone dell’attore, il prestigio del distributore e il peso specifico del suo mentore culinario promette di posizionarlo al centro della conversazione per l’Oscar al Miglior Attore Non Protagonista.

PUNTI DI FORZA

  • Prima candidatura Oscar già ottenuta per Dolor y gloria.
  • Forte narrativa da veterano internazionale.
  • A24 è uno studio molto forte nelle campagne individuali.
  • Potenziale Oscar overdue narrative.
  • Grande riconoscibilità presso gli elettori Academy.
  • Possibile candidato di prestigio se il film ottiene consenso critico.

12. Robert Pattinson – The Odyssey (Universal Pictures)

Robert Pattinson fa il suo ingresso nella corsa al Miglior Attore Non Protagonista guidando la pattuglia dei contender legati a uno dei progetti più maestosi dell’intera stagione: The Odyssey, il colossal diretto da Christopher Nolan e distribuito da Universal Pictures. Dopo anni di straordinaria evoluzione artistica, che lo hanno visto affrancarsi con determinazione dall’etichetta di star per teenager ai tempi del franchise di Twilight per diventare uno degli interpreti più audaci, eclettici e stimati del cinema d’autore contemporaneo, Pattinson vanta un percorso di carriera tra i più affascinanti della sua generazione. La rinnovata intesa con un regista dal peso specifico come Nolan le garantisce un vantaggio narrativo di partenza immenso, collocandolo al centro della stagione dei premi all’interno di un’opera capace di coniugare un’ambizione produttiva titanica e una solida visione d’autore. All’interno del grandioso affresco epico di The Odyssey, Pattinson interpreta Antinoo, il più superbo, feroce e carismatico tra i Proci che occupano la reggia di Itaca.

Nel poema omerico e nel film di Nolan, Antinoo rappresenta il principale antagonista interno nella vita di Penelope e il leader spietato dei pretendenti al trono, rendendosi il bersaglio primario della vendetta di Odisseo. Questo ruolo offre a Pattinson l’opportunità di costruire una prova viscerale e magnetica, ricca di minaccia trattenuta e arroganza principesca. Si tratta del classico tipo di personaggio antagonistico che, se sorretto da una scrittura affilata e da una regia spettacolare, permette a un interprete di dominare la scena in ogni sua apparizione e di imporsi con forza all’attenzione dei votanti. In una categoria storicamente affollata e competitiva, la presenza in un cast corale di altissimo profilo richiede di saper incidere con decisione, ma la combinazione tra la forza d’urto della campagna promozionale targata Universal e il marchio di garanzia rappresentato da Christopher Nolan garantisce a Pattinson una visibilità costante nella Oscar conversation. L’attore britannico non ha ancora mai ottenuto una candidatura alla statuetta, un dettaglio tutt’altro che secondario che potrebbe alimentare un’efficace narrativa della “prima nomination generazionale”, coronando ufficialmente una fase di carriera da anni acclamata dalla critica internazionale. Se la risposta del pubblico e degli accademici incoronerà il film tra i grandi protagonisti dell’anno, la figura di Antinoo ha tutte le carte in regola per trasformarsi in una delle presenze più solide e memorabili nella corsa al Miglior Attore Non Protagonista.

PUNTI DI FORZA

  • Collaborazione con Christopher Nolan, regista amatissimo dall’Academy.
  • Progetto Universal Pictures di enorme visibilità.
  • Forte narrativa di reinvenzione artistica.
  • Prima nomination attoriale ancora da conquistare.
  • Grande attenzione mediatica attorno al film.
  • Possibile passion pick della stagione.

11. Tom Holland – The Odyssey (Universal Pictures)

Tom Holland rappresenta uno dei casi più curiosi e stimolanti della corsa al Miglior Attore Non Protagonista: una giovane star globale chiamata a consolidare definitivamente il proprio percorso oltre il cinema commerciale attraverso un progetto di altissimo prestigio come The Odyssey di Christopher Nolan, distribuito da Universal Pictures. Per un attore che ha legato la sua immagine al volto di Spider-Man nel Marvel Cinematic Universe, incassando miliardi di dollari al box office mondiale, ma che ha saputo dimostrare le sue doti drammatiche fin da giovanissimo nello spaventoso dramma sul tsunami The Impossible e in opere più cupe e complesse come Le strade del male, la collaborazione con Nolan segna il definitivo spartiacque per la sua maturazione artistica. L’Academy ha spesso mostrato grande interesse verso gli interpreti cresciuti nel grande cinema popolare nel momento in cui compiono un salto di qualità verso ruoli più maturi ed esigenti, e Holland si trova nella posizione ideale per sfruttare proprio la narrativa dell’evoluzione drammatica.

All’interno del monumentale adattamento di Nolan, Tom Holland affronta una prova decisiva interpretando Telemaco, il figlio di Odisseo e Penelope. Nel racconto epico, Telemaco è il giovane principe costretto a crescere all’ombra dell’assenza del padre, costretto a difendere la madre e la propria casa dalle soperchierie e dalle minacce dei Proci, per poi intraprendere un viaggio alla ricerca della verità che lo trasformerà in un uomo e in un guerriero pronto a lottare al fianco del padre ritornato. Questo ruolo offre a Holland la possibilità di mettere in luce una recitazione intensa e vulnerabile, costruendo un percorso emotivo fondato sulla crescita, sul dolore della separazione e sul coraggio del riscatto. Essere il cuore morale ed emotivo di un colossal d’autore di questa portata gli permette di distinguersi all’interno di un ensemble stellare, garantendogli una presenza costante nella conversazione degli Oscar grazie al peso promozionale di Universal e alla guida di un regista come Nolan, storicamente capace di valorizzare i propri interpreti secondari fino alle soglie della statuetta.

PUNTI DI FORZA

  • Collaborazione con Christopher Nolan.
  • Universal Pictures ha forte capacità di campagna.
  • Narrativa di trasformazione da star commerciale a interprete.
  • Grande popolarità internazionale

10. Mark Ruffalo – Being Heumann (Apple Original Films)

Mark Ruffalo torna con forza nella Oscar conversation grazie a Being Heumann, l’emozionante adattamento targato Apple Original Films diretto da Siân Heder, la regista già trionfatrice agli Oscar con CODA. Il film rappresenta una nuova e straordinaria occasione per uno degli attori più amati, impegnati e rispettati della sua generazione. Ruffalo vanta un rapporto eccezionalmente solido con l’Academy, testimoniato dalle sue 4 candidature come Miglior Attore Non Protagonista ottenute per I ragazzi stanno bene, Foxcatcher, Il caso Spotlight e il recente successo di Povere Creature!. Questa straordinaria continuità lo conferma come un maestro assoluto nel trasformare i ruoli secondari nei veri motori emotivi del racconto. La sua forza nella categoria Supporting risiede proprio in una credibilità costruita in decenni di carriera e in una reputazione d’acciaio come respected industry veteran, due fattori da sempre decisivi nelle fasi più calde della Awards Season.

Nel film — incentrato sulla straordinaria storia vera dell’attivista per i diritti dei disabili Judy Heumann, interpretata da Ruth Madeley —, Mark Ruffalo affronta una prova intensa vestendo i panni del politico Joseph A. Califano Jr., il Segretario della Salute, dell’Istruzione e del Welfare sotto l’amministrazione Carter. Califano rappresenta la complessa figura di potere con cui gli attivisti si scontrano: il funzionario governativo che inizialmente esita a firmare i decreti attuativi della Sezione 504 del Rehabilitation Act, innescando lo storico e prolungato 504 Sit-In guidato dalla Heumann che costringerà infine il governo ad agire. Per Ruffalo si tratta di un ruolo politico e istituzionale di straordinaria rilevanza e spessore, che gli permette di tratteggiare le contraddizioni, le pressioni e le dinamiche di potere di un uomo di stato di fronte a un cambiamento sociale epocale. Il sostegno di Apple Original Films rappresenta un ulteriore pilastro strategico, dato che lo studio ha già dimostrato una capacità magistrale nel condurre campagne Oscar vincenti per drammi umani d’impatto e per performance individuali di rilievo. Se Being Heumann saprà raccogliere il favore della critica nei festival autunnali, la combinazione tra la regia di Siân Heder, il tema civile di grande rilevanza sociale e la prova toccante di Ruffalo potrebbe trasformare l’attore americano da solido contendente sulla carta a uno dei favoriti assoluti per la vittoria finale.

PUNTI DI FORZA

  • 4 candidature Oscar già ottenute nella categoria Supporting Actor.
  • Reputazione estremamente positiva nell’industria.
  • Possibile narrativa da veterano ancora in cerca della vittoria.
  • Apple Original Films ha dimostrato capacità nelle campagne Academy.
  • Categoria storicamente favorevole ai grandi interpreti.
  • Forte potenziale se il film diventa un critical darling.

9. Colman Domingo – Michael (Lionsgate)

Colman Domingo arriva alla stagione Oscar in una fase particolarmente favorevole ed entusiasmante della propria carriera. Dopo decenni di apprezzato lavoro tra teatro, televisione e cinema — dove si è fatto conoscere al grande pubblico con ruoli iconici come quello di Ali nella serie Euphoria e con interpretazioni cinematografiche di rilievo in Ma Rainey’s Black Bottom, Zola e Il colore viola —, l’attore ha raggiunto uno status di assoluto prestigio conquistando ben due candidature agli Oscar come Miglior Attore Protagonista: la prima per il biopic civile Rustin e la seconda per l’intenso dramma carcerario Sing Sing. Questo straordinario percorso lo ha trasformato da solidissimo caratterista e interprete di nicchia a vero e proprio protagonista e pilastro della conversazione Awards globale. In Michael, il biopic diretto da Antoine Fuqua e distribuito da Lionsgate, Colman Domingo affronta una prova imponente vestendo i panni di Joe Jackson, il complesso, controverso e autoritario patriarca della famiglia Jackson. Nel film sulla vita del Re del Pop (interpretato dal nipote Jaafar Jackson), Domingo incarna la figura chiave del padre-manager: un uomo severo e inflessibile che ha plasmato il talento di Michael e dei Jackson 5 con una disciplina ferrea e controversa, oscillando costantemente tra la spinta verso il successo e un rapporto umano estremamente teso e doloroso.

L’interpretazione di questo personaggio gli offre una vetrina ideale per mettere in luce una combinazione di trasformazione fisica, carisma ruvido e profonda intensità drammatica, qualità che le sono già valse il primo importante riconoscimento della stagione con la vittoria del premio come Miglior Attore Non Protagonista agli Astra Midseason Movie Awards. Questo primo alloro conquistato nel circuito della critica di mezza estate rafforza notevolmente la sua candidatura e dimostra come la sua prova abbia già fatto breccia nell’industria. Dopo due nomination consecutive da protagonista, una nuova candidatura nella categoria Supporting Actor rappresenterebbe la definitiva consacrazione del suo status a Hollywood e la conferma che Domingo è ormai considerato uno degli attori più autorevoli della sua generazione. La spinta promozionale di Lionsgate e il sicuro interesse dei votanti per una figura complessa e sfaccettata come quella di Joe Jackson collocano l’attore americano in prima fila nella corsa ai premi. Se il film saprà confermare questo slancio iniziale lungo tutto il cammino promozionale, la forza della sua traiettoria personale e il peso di questa interpretazione potrebbero rendere Colman Domingo uno dei candidati più solidi e difficili da superare dell’intera stagione.

PUNTI DI FORZA

  • 2 Nomination Oscar recente per Rustin.
  • Forte momento di carriera.
  • Grande rispetto da parte della critica e dell’industria.
  • Performance trasformativa.
  • Narrativa di consacrazione
  • Possibile forte sostegno se Lionsgate costruisce una campagna efficace.

8. Steve Buscemi – Wild Horse Nine (Searchlight Pictures)

Steve Buscemi rappresenta una delle possibili e più affascinanti narrative della Stagione dei premi: quella del veterano amatissimo dall’industria che potrebbe finalmente conquistare la sua primissima nomination all’Academy Award. Nonostante sia stato una colonna portante del cinema indipendente e di culto americano per oltre quattro decenni, regalando performance iconiche come Mr. Pink in Le iene di Quentin Tarantino, Carl Showalter nel capolavoro Fargo dei fratelli Coen, il timido Donny ne Il grande Lebowski o l’introverso Seymour in Ghost World — oltre ai trionfi televisivi come Nucky Thompson in Boardwalk Empire e Tony Blundetto ne I Soprano —, Buscemi non ha incredibilmente mai ricevuto una candidatura all’Oscar. Questa vistosa assenza storica trasforma ogni suo ruolo di rilievo in un candidato naturale per una potente overdue narrative, la classica storia del gigante del cinema a cui l’Academy “deve” un riconoscimento ufficiale. La sua presenza in Wild Horse Nine, il nuovo film diretto dal premio Oscar Martin McDonagh e distribuito da Searchlight Pictures, lo inserisce in un contesto produttivo e artistico eccezionalmente favorevole. Searchlight possiede una tradizione impeccabile nel trasformare le interpretazioni di grandi veterani in candidature vincenti, mentre McDonagh è un autore storicamente capace di portare i propri attori secondari fino ai vertici della Awards Season.

Nel film, ambientato nel 1973 a ridosso del golpe cileno, Buscemi interpreta MJ, il capo della sezione CIA che invia gli agenti operativi (interpretati da John Malkovich e Sam Rockwell) in una delicata e caotica missione da Santiago all’Isola di Pasqua. Si tratta di una figura d’autorità ambigua, cinica e carismatica — un ruolo ereditato dopo il recast di Mark Ruffalo — che offre a Buscemi l’opportunità di sfoggiare quel registro grottesco, tagliente e sottilmente inquietante in cui eccelle come pochi altri al mondo. La categoria di Miglior Attore Non Protagonista premia molto spesso ruoli di forte impatto caratteriale, in cui interpreti di grande carisma sanno “rubare la scena” anche con un tempo di permanenza limitato. Buscemi possiede un capitale immenso di affetto, stima e rispetto tra i colleghi votanti dell’Academy, elemento che in una fase avanzata della campagna promozionale potrebbe trasformarsi in un vantaggio competitivo travolgente. In attesa delle prime risposte della critica, la combinazione tra il talento dell’attore, la penna affilata di McDonagh e la forza strategica di Searchlight rende la candidatura di Steve Buscemi per Wild Horse Nine una delle storie più suggestive e attese dell’intera stagione.

PUNTI DI FORZA

  • Attore iconico con enorme rispetto nell’industria.
  • Prima candidatura Oscar ancora da ottenere.
  • Potenziale narrativa da career Oscar.
  • Searchlight è uno studio molto forte nelle campagne.
  • Possibile passion pick degli elettori Academy.
  • Ruolo potenzialmente adatto alla categoria Supporting.

7. Jeremy Strong – The Social Reckoning (Sony Pictures/Columbia)

Jeremy Strong arriva alla stagione Oscar con una delle reputazioni artistiche più solide e rispettate della sua generazione. Dopo il trionfo televisivo con la serie Succession, che gli ha garantito un premio Emmy e un enorme riconoscimento di critica e pubblico nei panni del tormentato Kendall Roy, l’attore ha già dimostrato la forza del proprio impatto cinematografico ottenendo la sua prima candidatura all’Oscar come Miglior Attore Non Protagonista per l’interpretazione del spietato avvocato Roy Cohn nel biopic The Apprentice – Alle origini di Trump. Quel riconoscimento ha consacrato ufficialmente la sua transizione verso i vertici del cinema d’autore, confermandolo come un interprete incline a performance intense, viscerali e profondamente immerse nella psicologia dei personaggi. In The Social Reckoning, l’atteso dramma civile e politico diretto e sceneggiato da Aaron Sorkin per Sony Pictures/Columbia — ideale seguito spirituale del cult The Social Network incentrato sui Facebook Files e sul caso della whistleblower Frances Haugen —, Jeremy Strong affronta una sfida recitativa monumentale ereditaria vestendo i panni del fondatore di Meta, Mark Zuckerberg.

Raccogliendo un testimone iconico all’interno dell’universo narrativo di Sorkin, Strong incarna il celebre e controverso magnate della tecnologia in una fase di spietata maturità aziendale, chiamato a fronteggiare l’impatto etico, sociale e politico della sua creatura. Il ruolo le offre la piattaforma ideale per un’interpretazione controllata, ambigua e densa di sfumature cerebrali, permettendogli di sfoggiare la sua naturale attitudine per i personaggi complessi e chiusi in se stessi. La sua candidatura potrebbe beneficiare di una solida narrativa di conferma: non più l’attore televisivo alla ricerca della prima affermazione cinematografica, ma un candidato già accreditato dall’Academy che torna in gara con uno dei ruoli storici e biografici più attesi dell’anno. L’Academy ha dimostrato a più riprese di apprezzare gli interpreti capaci di incarnare figure reali di immenso potere contemporaneo all’interno di sceneggiature ritmate e verbali come quelle di Sorkin. La capacità di Sony di orchestrare una campagna promozionale capillare attorno al cast e la risposta del pubblico all’impatto del film saranno decisive, ma la presenza di Strong nei panni di Mark Zuckerberg lo posiziona fin da subito tra i papabili contender più affascinanti della categoria dei non protagonisti.

PUNTI DI FORZA

  • Emmy winner e attore molto rispettato dalla critica.
  • Forte reputazione come interprete drammatico.
  • Sony Pictures/Columbia ha esperienza nelle campagne Oscar.
  • Possibile narrativa di transizione dalla TV prestigiosa al cinema.
  • Performance potenzialmente molto caratterizzata.
  • Profilo da dark horse contender.

6. Edward Norton – The Invite (A24)

Edward Norton rappresenta uno dei nomi più prestigiosi e affascinanti nella categoria di Miglior Attore Non Protagonista, incarnando una delle narrative più nitide e autorevoli della prossima Stagione dei premi. 4 volte candidato agli Oscar per tre prove magistrali e tra loro diversissime — l’esordio folgorante in Schegge di paura, il viscerale American History X, la brillante satira di Birdman e il biopic musicale A Complete Unknown —, Norton appartiene a quella ristretta cerchia di talenti generazionali universalmente stimati dall’industria ma ancora privi di una vittoria competitiva alla statuetta. Questa combinazione tra straordinaria reputazione e storico “credito” accumulato presso l’Academy costituisce un volano promozionale fortissimo per qualsiasi campagna Oscar. The Invite, acclamata commedia drammatica presentata in anteprima al Sundance Film Festival con un travolgente riscontro di critica e pubblico, offre a Norton la cornice ideale per tornare al centro della corsa ai premi. Nel film — un brillante ed esilarante chamber drama sulle dinamiche di coppia e le inibizioni moderne — l’attore interpreta Hawk, un vedovo eccentrico, carismatico e del tutto privo di filtri che, insieme alla compagna Piña (interpretata da Penélope Cruz), viene invitato a cena dai vicini di casa Joe e Angela (Seth Rogen e Olivia Wilde).

Hawk si rivela il vero catalizzatore comico e drammatico della serata: un personaggio travolgente e disarmante, capace di mettere a nudo le insicurezze dei padroni di casa e di regalare momenti di sorprendente profondità emotiva, culminanti in un celebre monologo del terzo atto scritto dallo stesso Norton. A conferma dell’impatto straordinario della sua prova, Norton ha già conquistato la piazza d’onore nella categoria Miglior Attore Non Protagonista agli Astra Midseason Movie Awards della Hollywood Creative Alliance, posizionandosi al 2° posto subito alle spalle di Colman Domingo. La categoria Supporting premia storicamente le interpretazioni di rubascena capaci di unire brio, spessore umano ed eccentricità, ed Edward Norton possiede tutti gli ingredienti necessari. Il supporto strategico di A24, studio maestro nel condurre campagne sartoriali per film nati dal successo critico dei festival, unitamente alla spinta del circuito dei premi estivi e alla narrativa da overdue veteran, colloca l’interprete americano tra i concorrenti più solidi e temibili lungo l’intera strada verso gli Oscar.

PUNTI DI FORZA

  • 4 nomination Oscar già ottenute.
  • Forte narrativa da Oscar overdue.
  • A24 è uno degli studi più efficaci nelle campagne recenti.
  • Grande rispetto storico nell’Academy.
  • Possibile career recognition.
  • Potenziale candidato forte in caso di festival buzz positivo.

5. Guy Pearce – Ink (Netflix)

Dopo aver conquistato la sua prima e fino ad ora unica candidatura agli Oscar come Miglior Attore Non Protagonista per l’imponente prova in The Brutalist — dove interpretava il mecenate industriale Harrison Lee Van Buren —, Guy Pearce arriva alla nuova Stagione dei premi con uno status completamente rinnovato rispetto al passato. Per decenni considerato uno dei talenti più versatili ma ingiustamente sottovalutati della sua generazione, l’attore australiano ha regalato performance indimenticabili in pietre miliari del cinema come L.A. Confidential, Memento di Christopher Nolan, Priscilla – La regina del deserto e Il discorso del re. Il recente apprezzamento dell’Academy ha finalmente spezzato quel lungo digiuno, trasformandolo in una presenza autorevole e fortemente accreditata all’interno della Oscar conversation. Con Ink, l’atteso dramma diretto da Danny Boyle e distribuito negli Stati Uniti da Netflix dopo la prima mondiale in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, Pearce potrebbe beneficiare di una narrativa estremamente favorevole.

Nel film, adattato dal pluripremiato testo teatrale di James Graham, Pearce affronta la complessa trasformazione nei panni del giovane magnate dell’editoria Rupert Murdoch, ripercorrendo gli anni rivoluzionari ed efferati del 1969 in cui acquisì il quotidiano britannico The Sun per trasformarlo, insieme all’editore Larry Lamb, nel tabloid più influente e scandaloso del Paese. Si tratta di un ruolo magnetico e controverso, perfetto per valorizzare la sua capacità di incarnare figure di enorme potere e spinta ambiziosa con sfumature ruvide e spietate. L’Academy tende spesso a favorire quegli interpreti che, subito dopo aver ottenuto la prima storica nomination, riescono a confermare il proprio valore con una nuova performance di alto profilo in una produzione di grande prestigio. La spinta distributiva di Netflix, tradizionalmente tra i marchi più aggressivi ed efficaci nelle campagne Awards per i ruoli attoriali, unita al fascino del personaggio storico e alla regia ritmica di Danny Boyle, garantisce a Pearce una posizione di partenza privilegiata. Se Ink saprà confermare le alte aspettative della critica fin dalle sue prime proiezioni festivaliere, l’interprete australiano potrebbe rapidamente trasformarsi in uno dei candidati più solidi e temibili per la statuetta al Miglior Attore Non Protagonista.

PUNTI DI FORZA

  • Prima candidatura agli Oscar ottenuta recentemente.
  • Netflix dispone di una macchina promozionale molto competitiva.
  • Forte narrativa di conferma dopo il primo riconoscimento Academy.
  • Attore molto rispettato da critica e industria.
  • Possibile awards momentum se il film entrerà nella corsa principale.
  • Profilo ideale per una candidatura Supporting.

5. John Goodman – Digger (Warner Bros.)

John Goodman rappresenta una delle career narrative più potenti, sentite ed emozionanti della prossima stagione dei premi. Considerato da oltre quarant’anni uno dei caratteristi e degli interpreti più straordinari, carismatici e versatili del cinema americano, Goodman vanta un paradosso storico che molti osservatori considerano una delle più clamorose lacune dell’Academy: l’attore infatti non ha mai ricevuto una singola candidatura agli Oscar. Nel corso di una carriera monumentale ha regalato interpretazioni leggendarie che avrebbero meritato un riconoscimento ufficiale, a partire dal vulcanico Walter Sobchak ne Il grande Lebowski, fino ai suoi iconici ruoli con i fratelli Coen in Barton Fink, Arizona Junior e A proposito di Davis, senza dimenticare le imponenti prove drammatiche in film trionfatori agli Oscar come Argo e The Artist. Nel nuovo e imponente progetto evento diretto dal premio Oscar Alejandro González Iñárritu e distribuito da Warner Bros., Goodman potrebbe finalmente avere l’occasione perfetta per colmare questa storica mancanza.

Nel film — una spettacolare e cupa parabola sul potere e sul destino dell’umanità —, l’attore veste i panni del Presidente degli Stati Uniti d’America. Si tratta di una figura di supremo peso istituzionale e morale, chiamata a gestire la più grave crisi globale della storia di fronte a un evento catastrofico che minaccia il pianeta. Il ruolo permette a Goodman di sfoggiare tutta la sua imponente presenza scenica, l’autorità carismatica e la capacità di trasmettere tensione e vulnerabilità nei momenti di massima pressione politica. La narrativa che accompagna la sua campagna Oscar è una delle più efficaci in assoluto: quella del leggendario veterano di Hollywood, amato ed emulato dall’intera comunità degli attori, che i votanti dell’Academy desiderano finalmente premiare ed incoronare. La categoria del Miglior Attore Non Protagonista è storicamente il terreno ideale per questo tipo di tributi d’affetto e di stima istituzionale. La spinta promozionale di Warner Bros., unita alla regia visionaria di Iñárritu e all’impatto di un ruolo di così alto profilo, posiziona John Goodman non semplicemente come un candidato di prestigio, ma come uno dei nomi più suggestivi e attesi dell’intera Awards Season.

PUNTI DI FORZA

  • Straordinaria carriera ancora senza candidature agli Oscar.
  • Fortissima narrativa da career Oscar.
  • Attore amatissimo dall’industria.
  • Warner Bros. ha esperienza nelle campagne Academy.
  • Grande versatilità interpretativa.
  • Potenziale passion pick della stagione.

3. John Leguizamo – The Odyssey (Universal Pictures)

John Leguizamo entra tra i principali contendenti per la Stagione dei premi grazie a The Odyssey, l’ambizioso ed imponente kolossal diretto da Christopher Nolan e distribuito da Universal Pictures. Dopo una carriera ultra-quarantennale ricca di interpretazioni memorabili tra cinema, televisione e teatro — durante la quale si è fatto amare dal pubblico globale con ruoli di culto come l’indimenticabile drag queen Chi-Chi Rodriguez nella commedia A Wong Foo, grazie di tutto! Julie Newmar (che gli valse una nomination al Golden Globe), Tybalt nel Romeo + Giulietta di Baz Luhrmann, Toulouse-Lautrec in Moulin Rouge!, Benny Blanco in Carlito’s Way, fino al doppiaggio di Sid nei film de L’era glaciale e di Bruno in Encanto —, Leguizamo non ha incredibilmente mai ricevuto una candidatura agli Oscar. Nonostante avesse ampiamente meritato un’attenzione da parte dell’Academy per alcune delle sue prove d’impatto, questa sua vistosa assenza dalle cinquine cinematografiche lo trasforma in un candidato naturale per una potente overdue narrative. La collaborazione con Nolan rappresenta uno dei punti più alti della sua carriera.

Nel maestoso adattamento del poema omerico, Leguizamo affronta una prova trasformativa profonda e toccante vestendo i panni di Eumeo, lo storico e leale servitore di Odisseo (interpretato da Matt Damon). Nella visione ideata da Nolan, Eumeo viene rielaborato come un uomo anziano e non vedente — un ruolo per il quale l’attore si è sottoposto a un’intensa preparazione fisica e all’uso di speciali lenti opache — che si rivela una figura chiave del racconto: l’alleato fedele che, custodendo la casa e il vecchio cane Argo nell’attesa del ritorno del suo signore, offre rifugio e guida anche al giovane Telemaco (Tom Holland) mentre l’isola di Itaca è presa d’assalto dai Proci. Il personaggio funge da vera bussola morale ed emotiva del film, offrendo a Leguizamo un ruolo carico di umanità, lealtà e forte impatto viscerale. Un ruolo caratterizzato da una così marcata trasformazione fisica all’interno di un cast stellare può consentire a Leguizamo di emergere tra i favoriti della categoria Best Supporting Actor. Oltre alla forza artistica del film, l’attore può fare affidamento sul prestigio di Christopher Nolan — regista capace di portare i propri attori fino ai massimi riconoscimenti dell’Academy — e su una narrativa di settore estremamente favorevole: quella del grande caratterista pronto a conquistare la sua prima, storica nomination all’Oscar dopo decenni di straordinarie prove recitative.

PUNTI DI FORZA

  • Prestigio del progetto diretto da Christopher Nolan.
  • Universal Pictures tra gli studi più competitivi della stagione.
  • Forte narrativa da prima candidatura.
  • Lunghissima carriera rispettata dall’industria.
  • Possibile career recognition.
  • Potenziale forte presenza nei precursor awards.

2. Sam Rockwell – Wild Horse Nine (Searchlight Pictures)

Sam Rockwell si presenta come uno dei nomi più affascinanti e strategici della corsa agli Oscar. L’attore vanta un rapporto solido e vincente con l’Academy: ha infatti conquistato la statuetta come Miglior Attore Non Protagonista per l’intensa prova in Tre manifesti a Ebbing, Missouri e ha ottenuto una seconda nomination consecutiva l’anno successivo per la sua mimetica interpretazione di George W. Bush in Vice – L’uomo nell’ombra. La sua carriera è costellata di performance carismatiche e imprevedibili, da film di culto come Moon e Confressioni di una mente pericolosa fino a prove brillanti in Seven Psychopaths e Jojo Rabbit. La sua reale collocazione nella nuova stagione dei premi resta tuttavia legata a un nodo strategico non ancora sciolto da Searchlight Pictures. Rockwell compare infatti sia tra i papabili candidati alla categoria di Attore Protagonista sia in quella da Non Protagonista.

Nel nuovo film di Martin McDonagh, Wild Horse Nine, l’attore interpreta Lee, un irriverente agente operativo della CIA inviato in una caotica missione da Santiago all’Isola di Pasqua a ridosso del golpe cileno del 1973. Nel film condivide la scena al fianco di John Malkovich (che interpreta il suo mentore Chris); posizionare Rockwell tra i protagonisti rischierebbe di far cannibalizzare i voti dei due attori nella stessa categoria, motivo per cui una scelta tattica verso la categoria Supporting appare nettamente più redditizia. In un posizionamento da Non Protagonista, Rockwell avrebbe molte più chance di emergere immediatamente tra i grandissimi favoriti. L’attore ha dimostrato più volte di saper dominare la scena anche con un tempo di permanenza limitato, unita alla straordinaria abilità di Searchlight Pictures nel valorizzare le performance individuali nei circuiti festivalieri. Se la produzione opterà per questa strada e Wild Horse Nine saprà imporsi tra i titoli guida della stagione, il momento promozionale attorno a Rockwell potrebbe crescere rapidamente, proiettandolo dritto verso una nuova e autorevole candidatura.

PUNTI DI FORZA

  • Vincitore di un Oscar e già due volte candidato.
  • Searchlight Pictures è uno degli studi più forti nelle campagne Awards.
  • Categoria ancora in attesa della decisione ufficiale dello studio.
  • Grande reputazione presso l’Academy.
  • Possibile ritorno tra i frontrunner.
  • Performance potenzialmente molto showy.

1. Paul Giamatti – The Debut (A24)

Paul Giamatti guida la classifica dei papabili contendenti della categoria grazie a The Debut, la nuova produzione firmata A24 che potrebbe offrirgli una delle occasioni più prestigiose della sua straordinaria carriera. Il suo percorso rappresenta una delle narrative più solide ed efficaci della Stagione dei premi. L’attore vanta infatti 2 candidature agli Oscar: la prima come Miglior Attore Non Protagonista per Cinderella Man (dove interpretava il tenace manager Joe Gould) e la seconda per The Holdovers, dove ha regalato un’interpretazione magistrale nei panni del professor Paul Hunham, un cinico e solitario docente di storia antica in un collegio del New England negli anni ’70. Proprio con questo ruolo, Giamatti ha sfiorato la statuetta d’oro: dopo aver conquistato il Golden Globe e il Critics’ Choice Award, dando fortissimo filo da torcere al vincitore Cillian Murphy per Oppenheimer, sfiorando un trionfo che molti membri dell’Academy consideravano già suo.

Il fatto di non aver ancora conquistato la statuetta alimenta una potente overdue narrative attorno al suo nome. In The Debut, Giamatti affronta un ruolo perfetto per le sue corde recitative, interpretando il caparbio e idealista regista di una piccola compagnia teatrale di provincia. Il personaggio, alle prese con il tentativo di allestire la produzione più importante della sua vita tra ristrettezze economiche e le nevrosi degli attori locali, permette a Giamatti di sfoggiare tutto il suo talento nell’unire amara ironia, vulnerabilità e grande passione artistica. A24 si conferma il partner ideale per sostenere questa corsa. Lo studio possiede una capacità impeccabile nel costruire campagne sartoriali per valorizzare le performance individuali e la reputazione dei grandi interpreti. In attesa di scoprire la risposta della critica e il cammino del film nei festival, Paul Giamatti parte a tutti gli effetti come il candidato più solido, credibile e completo della categoria: carisma, affetto dell’industria e una narrazione impeccabile lo posizionano come un autentico frontrunner.

PUNTI DI FORZA

  • Due candidature agli Oscar già ottenute.
  • Forte Oscar overdue narrative.
  • A24 eccelle nelle campagne dedicate agli attori.
  • Grandissimo rispetto da parte dell’Academy.
  • Profilo ideale per un career Oscar.
  • Attuale frontrunner della categoria.

Sabrina Canzanella
Founder & Editor – Awards Season Blog

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