Presentato in anteprima al TIFF 2025 e acclamato al Fantastic Fest, Obsession si preannuncia come il nuovo cult dell’orrore indipendente. Dopo il successo virale di Milk & Serial, il regista Curry Barker approda alla scuderia Focus Features con una pellicola che la critica ha già definito “una voce audace e terrificante”. Il film, in uscita nelle sale statunitensi il prossimo 15 maggio, ha generato un passaparola frenetico grazie a un concept tanto semplice quanto inquietante, capace di trasformare una premessa romantica in un incubo senza via d’uscita.

TRAMA:Bear (Michael Johnston) è un giovane inguaribile romantico, consumato da un amore platonico per Nikki (Inde Navarrette). Spinto dalla disperazione, Bear spezza un misterioso bastone proveniente dal leggendario “Salice dei Desideri” per legare a sé la ragazza dei suoi sogni. Il desiderio viene esaudito: Nikki cade vittima di un incantesimo che la rende irrazionalmente e violentemente ossessionata da lui. Quella che inizialmente appare come la realizzazione di una fantasia d’amore si trasforma rapidamente in un’esperienza claustrofobica, con Nikki che diventa un’ombra sinistra e onnipresente, pronta a tutto pur di non lasciare Bear neanche per un istante.

L’amore come prigione: la violenza del desiderio in Obsession
Al cuore di Obsession risiede una potente metafora sull’oggettivazione nelle relazioni e sul concetto di consenso emotivo. Il film esplora il lato oscuro del desiderio, ribaltando il cliché del “grande gesto romantico” per rivelarne la natura predatoria: Bear ottiene l’amore, ma lo fa attraverso una violenza magica che annulla la volontà dell’altro. L’opera interroga lo spettatore su quanto siamo disposti a sacrificare dell’umanità altrui pur di colmare il nostro bisogno di essere amati, trasformando il romanticismo in una prigione mortale dove l’ossessione non è devozione, ma una condanna.
Oltre il jumpscare: come Obsession ridefinisce l’orrore psicologico contemporaneo
Dal punto di vista tecnico, Barker conferma la sua abilità nel costruire tensioni insostenibili con mezzi essenziali. Il film si distingue per un ritmo imprevedibile e una regia che predilige l’inquietudine psicologica ai facili jumpscare. La performance di Inde Navarrette è centrale: la sua trasformazione da interesse amoroso a presenza persecutoria è supportata da una fotografia livida e un sound design che amplifica il senso di paranoia. Prodotto da James Harris e Christian Mercuri, Obsession dimostra come il cinema horror contemporaneo possa ancora stupire partendo da un’idea viscerale e una messa in scena cruda e diretta.
Sabrina Canzanella
Founder & Editor – Awards Season Blog






