CANNES 2026: Gentle Monster – Marie Kreutzer esplora il dramma della verità e della negazione

È un dramma psicologico teso e rigoroso diretto da Marie Kreutzer, presentato in concorso a Cannes 2026. La pellicola segue Léa Seydoux e Jella Haase nei panni di due donne costrette a confrontarsi con i segreti inconfessabili e i crimini degli uomini che amano, tra l’istinto di protezione e il trauma della verità

Presentato in concorso per la Palma d’Oro al 79° Festival di Cannes, Gentle Monster è un dramma franco-tedesco teso e inquietante, scritto e diretto dalla regista austriaca Marie Kreutzer (già nota per Corsage). Il progetto affonda le sue radici in una dolorosa urgenza della regista, nata a seguito dello scandalo che ha coinvolto l’attore Florian Teichtmeister durante la post-produzione del suo film precedente. Con una messa in scena fredda ed elegante, l’opera fotografa il crollo psicologico di due donne costrette a fare i conti con la reale natura degli uomini che amano, offrendo un ritratto cupo e pessimista sul senso di lealtà e negazione.

TRAMA:intreccia le vite di due donne a Monaco. Da un lato c’è Lucy Weiss (Léa Seydoux), una musicista sperimentale di successo che ha sacrificato la carriera per trasferirsi in campagna con il figlio Johnny e il marito Philip (Laurence Rupp), un regista televisivo reduce da un forte esaurimento nervoso. La loro apparente serenità domestica va in frantumi quando la polizia fa irruzione in casa sequestrando tutti i dispositivi elettronici di Philip. Dall’altro lato troviamo Elsa Kühn (Jella Haase), l’inflessibile detective incaricata di condurre la perquisizione. Mentre Elsa indaga sui reati informatici legati al dark web e alla pedopornografia che coinvolgono Philip, si trova contemporaneamente a gestire una complessa situazione privata: la gestione del padre anziano e affetto da demenza (Sylvester Groth), che tormenta e molesta la badante di casa.

La prigione del dovere di cura e la negazione negoziata

Il fulcro drammatico del film risiede nel parallelismo tra Lucy ed Elsa, entrambe intrappolate dal senso di responsabilità verso figure maschili profondamente problematiche. Kreutzer esplora con lucidità il meccanismo psicologico della “negazione negoziata”: Lucy, pur di non accettare l’orribile verità sul marito e proteggere il proprio nucleo familiare, si sforza di credere alle sue scuse sempre più inverosimili. Allo stesso modo, Elsa, inflessibile e algida sul posto di lavoro, tende a giustificare o minimizzare i comportamenti molesti del padre malato tra le mura domestiche. Il film non cerca la catarsi o la risoluzione investigativa, ma si focalizza sul tormento del dubbio, posizionandosi come una nuova tappa nella riflessione della regista sulle strutture di potere, sulle fragilità personali e sul peso delle narrazioni pubbliche e private.

Sabrina Canzanella
Founder & Editor – Awards Season Blog

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