Oscar 2027: i 12 migliori registi da tenere d’occhio (previsioni settembre)

La corsa all’Oscar 2027 per la Miglior Regia appare stabile a settembre, guidata da Christopher Nolan in vetta con Odissea e seguita da Javier Ambrossi e Javier Calvo. Crescono Ryusuke Hamaguchi e Olivia Wilde. Spicca una forte componente internazionale, con la presenza di registi asiatici ed europei supportati da importanti festival

La corsa all’Oscar 2027 per la Miglior Regia si presenta, rispetto alle previsioni di luglio, come una classifica piuttosto statica: nessuna nuova entrata, gli stessi nomi ancora in gioco e una partita che cambia solo attraverso il loro posizionamento. I movimenti più significativi sono quelli di Ryusuke Hamaguchi, che sale dal dodicesimo al sesto posto, e Olivia Wilde, che passa dal tredicesimo al quinto, mentre alcuni dei candidati inizialmente più vicini alla vetta arretrano senza però uscire dal gruppo di riferimento.

Al vertice, il confronto più interessante sembra delinearsi tra due idee di cinema molto diverse. Christopher Nolan conserva il primo posto con Odissea, forte dell’enorme prestigio conquistato con Oppenheimer, di una produzione Universal costruita su scala spettacolare e di un progetto che porta ancora una volta il suo cinema verso ambizione autoriale, innovazione tecnica e grande pubblico. Alle sue spalle avanzano Javier Ambrossi e Javier Calvo con La Bola Negra, una candidatura che rappresenta invece una delle proposte più originali e alternative della stagione: il Premio per la Regia conquistato a Cannes e il successivo People’s Choice Award vinto al Toronto International Film Festival hanno rafforzato una traiettoria internazionale che potrebbe trasformare i Los Javis in uno dei casi più interessanti della corsa.

Un’altra caratteristica evidente è la forza della componente internazionale. Oltre alla Spagna, il gruppo comprende Giappone (Hamaguchi), Romania (Mungiu) e Corea del Sud (Lee Chang-dong), con autori che arrivano alla Stagione degli Oscar portando con sé riconoscimenti festivalieri, identità cinematografiche consolidate e, in alcuni casi, il sostegno delle rispettive candidature nazionali per il Miglior Film Internazionale. È un elemento che amplia la competizione oltre il tradizionale asse hollywoodiano e rende particolarmente significativo il peso dei festival nel costruire una narrativa da Oscar.

Sul fronte industriale, la distribuzione dei titoli è sorprendentemente equilibrata: Netflix, A24, Searchlight Pictures, NEON e Warner Bros. sono presenti con due film ciascuno, mentre Universal punta su Nolan e Amazon MGM su Project Hail Mary. Le strategie promozionali seguono quindi percorsi differenti, alternando prestigio festivaliero, forza degli studi, consenso della critica, innovazione tecnica e narrativa autoriale. Con una top five che appare per ora relativamente definita e un vertice sempre più interessante, la stagione della regia si prepara così a trasformare una classifica ancora stabile in una vera competizione.

PREVISIONI SETTEMBRE 2025 VS OSCAR 2026

Lo scorso anno 5 registi su 5 che ho indicato nelle previsioni di settembre 2025 hanno ottenuto successivamente la nomination all’Oscar: Josh Safdie (Marty Supreme) (7°), Ryan Coogler (Sinners) (4°), Joachim Trier (Sentimental Value) (3°), Paul Thomas Anderson (One Battle After Another) (2°) (WINNER), Chloe Zhao (Hamnet) (1°).

Ecco di seguito una potenziale graduatoria sui registi che hanno più chance quest’anno di entrare nella prossima Stagione dei Premi.

Allora, occhio alla lista!

PREVISIONI PRECEDENTI: 12° posto

Con Possible Love, Lee Chang-dong torna dietro la macchina da presa a otto anni da Burning e lo fa con un’opera che sembra costruita esattamente sul terreno nel quale il regista sudcoreano ha sempre dato il meglio di sé: osservare le fratture emotive e sociali attraverso personaggi incapaci di comunicare fino in fondo ciò che desiderano. Il film mette in relazione due coppie appartenenti a mondi economici profondamente diversi: da una parte Ho-seok, operaio licenziato, e sua moglie Mi-ok; dall’altra la documentarista Ye-ji e il marito Sang-woo. L’incontro nasce dal progetto di Ye-ji di realizzare un documentario sui lavoratori colpiti dai licenziamenti, ma progressivamente il confine fra osservatore e osservato, fra interesse professionale e desiderio personale, diventa sempre più fragile. Netflix descrive il film come un dramma sulle vite nascoste e sui desideri inespressi che emergono quando le due coppie entrano in collisione. Il salto rispetto alla previsione di luglio è particolarmente significativo: Lee era inizialmente soltanto al quindicesimo posto, mentre oggi entra nella parte alta della classifica dopo aver trasformato Possible Love in uno dei titoli internazionali più osservati della stagione. Il passaggio decisivo è arrivato dalla Mostra di Venezia, dove il film ha conquistato il Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria, prima di proseguire il percorso a Toronto e al New York Film Festival, trasformandolo da possibile presenza di nicchia a candidato capace di inserirsi nella conversazione generale sulla regia.

NOTA DI PRESTIGIO:Lee Chang-dong arriva alla stagione Oscar con una reputazione internazionale straordinariamente consolidata. Autore di capolavori acclamati nei principali festival di tutto il mondo — dal Leone d’Argento per la regia a Venezia con Oasis (2002) al Prix du scénario a Cannes con Poetry (2010), fino al successo critico monumentale di Burning (2018), primo storico titolo coreano a entrare nella shortlist degli Oscar, ha ulteriormente rafforzato la sua posizione come uno degli autori asiatici più riconoscibili del cinema contemporaneo. Il suo cinema ha inoltre costruito negli anni un ponte molto particolare fra prestigio festivaliero, profondità letteraria e osservazione delle tensioni sociali.Il riconoscimento veneziano rappresenta dunque qualcosa di più di un semplice premio stagionale: per Possible Love costituisce la prima grande conferma istituzionale dopo la lunga attesa che ha accompagnato il ritorno di Lee. Il fatto che Netflix abbia contemporaneamente deciso di rilanciare sulla propria piattaforma anche diversi titoli precedenti del regista — fra cui Secret Sunshine e Peppermint Candy — rafforza la possibilità di costruire una vera narrativa d’autore attorno alla campagna.

CHANCE NOMINATION OSCAR:la candidatura alla regia passa soprattutto attraverso la combinazione fra festival positioning, autore riconosciuto e forza della candidatura internazionale. La Corea del Sud ha inoltre scelto ufficialmente Possible Love come proprio candidato per il Miglior Film Internazionale, offrendo al film un doppio percorso di visibilità. La nomination in regia avrebbe una logica precisa: premiare il controllo di Lee su una struttura corale estremamente delicata, sulla durata e sulla progressiva sovrapposizione fra conflitto sociale, desiderio e osservazione documentaria. Il limite principale rimane proprio quello che costituisce anche la sua forza: è un film contemplativo, lungo e poco interessato a semplificare i propri conflitti. Ma il Leone d’Argento ha cambiato il quadro rispetto a luglio. Il 12° posto è quindi una posizione che fotografa soprattutto l’ascesa di un autore che, prima dell’autunno, sembrava periferico e oggi dispone di una credenziale festivaliera di primo livello.

PREVISIONI PRECEDENTI: 11°posto

The Debut rappresenta per Jesse Eisenberg il consolidamento di una traiettoria registica ancora relativamente giovane ma già sorprendentemente riconoscibile. Dopo When You Finish Saving the World e soprattutto dopo il successo di A Real Pain, Eisenberg torna a una materia fortemente autobiografica, raccontando una casalinga apparentemente dimessa che scopre nel teatro amatoriale una forma inattesa di liberazione personale. Mona Friedman entra in una piccola compagnia teatrale e, attraverso un ruolo secondario in un musical, sviluppa progressivamente una passione quasi ossessiva per il metodo e per l’idea di integrità artistica. A24 presenta il film come una commedia costruita sulla trasformazione della protagonista da donna timida e invisibile a interprete disposta a tutto pur di difendere la propria parte. Il fatto che Eisenberg rimanga all’undicesimo posto è interessante proprio perché il film è riuscito a mantenere intatto il suo spazio nella conversazione festivaliera senza produrre, almeno finora, una vera esplosione da frontrunner. La presentazione a Toronto ha comunque rafforzato soprattutto la componente registica e autoriale del progetto. The Debut è stato accolto con entusiasmo da parte della stampa, con particolare attenzione alla direzione degli attori e alla performance di Julianne Moore.

NOTA DI PRESTIGIO:La vera credenziale di Eisenberg è arrivata con A Real Pain. Il film ha segnato il passaggio da attore affermato a filmmaker capace di imporsi anche nella Stagione dei premi, conquistando l’Oscar per la sceneggiatura originale e ottenendo una nomination come film. Il suo rapporto con il cinema indipendente americano, costruito inizialmente attraverso la recitazione e poi trasferito alla scrittura e alla regia, gli conferisce oggi un profilo particolare: Eisenberg non è più soltanto l’attore che dirige, ma un autore la cui voce è stata riconosciuta dall’Academy. The Debut arriva quindi in una fase di carriera estremamente interessante. Il film conferma il suo interesse per personaggi eccentrici, vulnerabili e ossessionati dall’idea di trovare un significato attraverso l’arte, ma amplia il campo verso una commedia più apertamente teatrale e performativa.

CHANCE NOMINATION OSCAR: La strada verso la nomination passa soprattutto dalla capacità di A24 di trasformare l’ottima accoglienza di Toronto in una narrativa di autore emergente già supportato dall’Academy. Il vantaggio competitivo di Eisenberg è evidente: è un candidato giovane nel percorso registico, ma non è più un nome sconosciuto ai votanti. La componente più immediatamente awards-friendly rimane quella interpretativa, con Julianne Moore e Paul Giamatti al centro della conversazione, ma proprio questo può diventare un vantaggio per Eisenberg se A24 riuscirà a presentare la regia come l’elemento che coordina l’intero meccanismo performativo. La nomination sarebbe quindi legata alla continuità fra A Real Pain e questo nuovo progetto. Il limite è che la risposta critica non è stata uniformemente entusiastica: alcune recensioni hanno evidenziato una certa artificialità nella costruzione narrativa. Per questo il mantenimento dell’undicesima posizione appare coerente con un candidato ancora in corsa, ma non ancora definitivamente entrato nel blocco principale.

PREVISIONI PRECEDENTI: 8° posto

Tony Gilroy torna alla regia cinematografica con Behemoth!, progetto scritto, diretto e prodotto personalmente e costruito attorno a Pedro Pascal nel ruolo di Alex Serian, un violoncellista che torna a Los Angeles dopo vent’anni trascorsi in tournée. La musica, elemento che ha dominato tutta la sua esistenza, diventa il punto di partenza di un viaggio personale destinato a modificare radicalmente il suo rapporto con il passato. Searchlight ha collocato il film al 4 dicembre, con un cast che comprende anche Olivia Wilde, Eva Victor, Alexa Swinton, Will Arnett e Hank Azaria. Il movimento dall’8 al 10 rappresenta necessariamente una bocciatura del film, quanto piuttosto l’effetto dell’intensificarsi della stagione. A luglio Behemoth! beneficiava del prestigio del nome Gilroy e del fascino di una nuova collaborazione con Searchlight; con l’arrivo dei festival autunnali, però, diversi concorrenti hanno acquisito premi e reazioni concrete, rendendo più difficile conservare la posizione iniziale.

NOTA DI PRESTIGIO: Gilroy possiede una delle credenziali più interessanti fra i registi di questa lista perché la sua reputazione non nasce esclusivamente dalla regia. È stato sceneggiatore di Michael Clayton, ottenendo una candidatura all’Oscar sia per la regia che per la sceneggiatura originale, e ha costruito successivamente una carriera legata alla gestione di materiali complessi, politici e adulti. La serie Andor, da lui creata e sviluppata, ha ulteriormente rafforzato la sua reputazione come autore capace di combinare spettacolo, scrittura e forte controllo narrativo.Behemoth! rappresenta però un passaggio diverso: Searchlight gli offre un film originale, personale e musicale nel quale Gilroy può essere valutato soprattutto come regista. La presenza di Pascal costituisce inoltre un elemento di grande richiamo commerciale e awards-friendly.

CHANCE NOMINATION OSCAR:La candidatura alla regia dipenderà soprattutto dalla capacità di Searchlight di trasformare il film da “ritorno di un autore importante” a evento della stagione. Il materiale possiede una narrative strength interessante: un regista conosciuto soprattutto per la scrittura e per il thriller politico che realizza un dramma musicale intimista con una star contemporanea.Il problema è il timing. Con Digger, Wild Horse Nine, La Bola Negra, Fjord e Possible Love che hanno accumulato premi o forte esposizione festivaliera, Gilroy deve ora recuperare terreno attraverso l’uscita autunnale. Il suo attuale posizionamento segnala dunque una candidatura ancora concreta, ma meno protetta rispetto a luglio.

PREVISIONI PRECEDENTI: 7° posto

Project Hail Mary è il candidato che più chiaramente mette alla prova la capacità dell’Academy di riconoscere la regia all’interno di un grande blockbuster di fantascienza. Phil Lord e Christopher Miller trasformano il romanzo di Andy Weir in un’epopea spaziale costruita attorno a Ryland Grace, interpretato da Ryan Gosling, insegnante diventato astronauta e inviato nello spazio per cercare una soluzione alla crisi che minaccia la Terra. L’elemento decisivo è l’incontro con Rocky, una creatura aliena con la quale il protagonista sviluppa una relazione di amicizia e collaborazione. La coppia scivola al 9° posto, ma il film rimane uno dei titoli tecnicamente più evidenti della stagione. La critica ha riconosciuto soprattutto la capacità di Lord e Miller di fondere spettacolo, humour e dimensione emotiva, mentre la realizzazione di Rocky e l’utilizzo degli effetti visivi sono stati frequentemente citati come elementi distintivi.

NOTA DI PRESTIGIO: Lord e Miller arrivano a questo progetto con una reputazione costruita su una delle carriere più originali dell’industria contemporanea. The Lego Movie, 21 Jump Street, 22 Jump Street e soprattutto il lavoro legato allo Spider-Verse hanno dimostrato una capacità particolare di trasformare proprietà commerciali in cinema formalmente inventivo. Project Hail Mary rappresenta però un passaggio importante perché consente loro di misurarsi con il live action di enorme scala dopo anni di lavoro anche produttivo. La candidatura congiunta all’Astra Midseason Awards come miglior regia e il riconoscimento del Heartland Film Festival testimoniano che il loro lavoro ha già iniziato a essere considerato anche all’interno della Stagione dei premi.

CHANCE NOMINATION OSCAR: Il vantaggio competitivo è soprattutto tecnico. Il film offre all’Academy fotografia, scenografia, effetti visivi, suono e creature design di grande impatto, creando una situazione nella quale una candidatura alla regia potrebbe essere sostenuta dall’intero pacchetto tecnico. Anche il rapporto fra Gosling e Rocky fornisce una narrative strength emotiva che impedisce al film di essere percepito come puro esercizio spettacolare. Il limite è altrettanto evidente: alcune recensioni hanno sottolineato la derivazione da precedenti classici della fantascienza e una certa instabilità tonale. Il posizionamento fotografa quindi un film ancora perfettamente competitivo, ma che deve convincere i rami più autoriali dell’Academy che la regia non è soltanto un veicolo per gli effetti speciali.

PREVISIONI PRECEDENTI: 6° posto

Con Digger, Alejandro G. Iñárritu torna al cinema americano originale dopo The Revenant, costruendo un progetto di dimensioni enormi attorno a Tom Cruise. Il protagonista è un uomo estremamente potente che intraprende una missione disperata per dimostrare di essere il salvatore dell’umanità prima che il disastro da lui stesso provocato distrugga tutto. Warner Bros. presenta il film come un’opera girata interamente in VistaVision e affidata a una squadra tecnica composta da collaboratori abituali di Iñárritu e da numerosi vincitori e candidati all’Oscar. La discesa all’8 posto non è determinata da una perdita di prestigio personale, ma dal fatto che il film è ancora in una fase diversa rispetto ai titoli già passati dai festival. La presenza di Iñárritu rimane comunque estremamente difficile da ignorare, soprattutto dopo il rafforzamento della sua posizione nella stagione grazie alla dimensione spettacolare e al peso della squadra creativa.

NOTA DI PRESTIGIO: Iñárritu è uno dei pochissimi registi contemporanei ad aver costruito una relazione diretta e ripetuta con l’Academy. Ha vinto 2 volte consecutive l’Oscar per la regia: prima con Birdman e nuovamente con The Revenant. Babel gli aveva già procurato una candidatura alla regia, mentre il suo cinema ha ottenuto negli anni riconoscimenti fondamentali a Cannes, Venezia e negli Stati Uniti. Il valore aggiunto di Digger è rappresentato inoltre dalla riunione con Emmanuel Lubezki, Stephen Mirrione, Dennis Gassner, Jacqueline West, Alessandro Bertolazzi, Kazu Hiro e altri collaboratori provenienti direttamente dall’ecosistema Oscar.

CHANCE NOMINATION OSCAR:La campagna Warner può costruire una narrativa molto precisa attorno alla technical innovation: VistaVision, scala produttiva, fotografia di Lubezki, effetti pratici e un cast guidato da Cruise. Il film possiede inoltre un elemento che l’Academy conosce bene: l’idea del grande autore che torna a un progetto originale e tecnicamente ambizioso. La domanda sarà soprattutto critica. Digger deve dimostrare che la complessità produttiva non nasconde una costruzione narrativa meno incisiva. Iñárritu rimane comunque uno dei candidati con il curriculum più forte dell’intera categoria, e il suo posizionamento va letto come una posizione ancora estremamente seria, soprattutto in vista dell’uscita autunnale.

PREVISIONI PRECEDENTI: 5° posto

Cristian Mungiu arriva alla stagione con una delle credenziali festival più importanti dell’anno: Fjord ha conquistato la Palma d’Oro al Festival di Cannes, riportando il regista rumeno sul tetto della Croisette diciannove anni dopo 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni. Il film trasferisce il suo cinema fuori dalla Romania e in Norvegia, raccontando una famiglia composta da un marito rumeno, una moglie norvegese e cinque figli che si stabilisce in una comunità costiera profondamente chiusa. Quando emergono accuse di abuso, la famiglia si trova al centro di un sistema nel quale protezione, pregiudizio religioso e controllo sociale diventano difficili da distinguere. La discesa al 7° posto è quindi quasi paradossale: Mungiu possiede oggi una Palma d’Oro appena conquistata, ma la sua posizione scende perché il campo si è arricchito di concorrenti che hanno ottenuto un’accoglienza autunnale più immediatamente funzionale alla corsa Oscar.

NOTA DI PRESTIGIO:Mungiu è uno dei pochi registi viventi ad aver conquistato due Palme d’Oro. La prima, nel 2007, per 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni, rappresentò una delle affermazioni più importanti del nuovo cinema rumeno; il film ottenne inoltre numerosi riconoscimenti internazionali e consolidò la reputazione di Mungiu come autore capace di trasformare conflitti sociali e morali in drammi estremamente rigorosi. Fjord aggiunge una seconda Palma al curriculum e amplia il suo raggio internazionale. Il film ha inoltre raccolto reazioni critiche generalmente positive, anche se non unanimemente entusiaste: alcune recensioni hanno evidenziato la forza delle immagini e della tensione morale, mentre altre hanno considerato meno riuscita la caratterizzazione dei personaggi.

CHANCE NOMINATION OSCAR:Il vantaggio principale di Mungiu è semplicissimo: Palme d’Oro + autore riconosciuto + film di forte contenuto sociale. NEON possiede inoltre una comprovata esperienza nella gestione di campagne internazionali e il film può intercettare sia il ramo regia sia quello del film internazionale dato che è stato scelto dalla Romania, anche se con il nuovo regolamento poteva parteciparvi in quanto avente diretto per aver vinto Cannes. La difficoltà è rappresentata dall’assenza di una struttura hollywoodiana tradizionale e dalla ricezione critica non completamente uniforme. La candidatura resta comunque molto concreta perché Fjord possiede quella combinazione di prestigio festivaliero e ambizione autoriale che l’Academy tende a considerare seriamente. Il passaggio al 7° posto non ridimensiona dunque il film: indica soprattutto quanto la competizione si sia irrigidita.

PREVISIONI PRECEDENTI: 12° posto

È probabilmente uno dei movimenti più importanti dell’intera lista. Il film nasce dalla corrispondenza reale fra la filosofa Makiko Miyano e la professionista sanitaria Maho Isono e segue Marie-Lou, direttrice di una struttura per anziani a Parigi, e Mari, una drammaturga giapponese affetta da una malattia terminale. Hamaguchi costruisce un’opera di oltre tre ore fondata soprattutto sul dialogo, sull’ascolto e sulla progressiva trasformazione del rapporto fra le due donne. È un cinema lontano dalla spettacolarità tradizionale, ma proprio per questo particolarmente riconoscibile: il regista usa la conversazione come dispositivo drammaturgico e la cura come strumento per interrogare il rapporto fra individuo e società. La forte risalita nasce dal fatto che il film ha confermato la presenza di Hamaguchi nel circuito festivaliero pre Awards Season: da Toronto a New York, da Londra a Mill Valley.

NOTA DI PRESTIGIO:Hamaguchi arriva con una delle credenziali Oscar più recenti e più forti fra gli autori asiatici. Drive My Car ha conquistato l’Oscar per il Miglior Film Internazionale e ha ottenuto inoltre nomination per Miglior Film, Regia e Sceneggiatura non originale. Questo percorso rende Hamaguchi particolarmente interessante per la categoria regia: non è semplicemente un autore festivaliero, ma un regista che l’Academy ha già mostrato di saper riconoscere direttamente.

CHANCE NOMINATION OSCAR:La risalita nasce proprio dalla combinazione fra prestigio acquisito e forza autoriale. NEON presenterà All of a Sudden come l’evoluzione naturale di Drive My Car: ancora una volta Hamaguchi costruisce un dramma basato sul linguaggio, ma stavolta in un contesto franco-giapponese e con una riflessione ancora più esplicita sulla cura. Il limite è la durata e il carattere volutamente meditativo. Alcune recensioni hanno definito il film tenero e profondamente umano, mentre altre hanno evidenziato una certa pesantezza pedagogica. Ma proprio la natura divisiva del progetto potrebbe renderlo una candidatura interessante per il ramo regia, dove la specificità formale può pesare più del consenso generalizzato. La crescita di sei posizioni è quindi pienamente motivata.

PREVISIONI PRECEDENTI: 13° posto

Olivia Wilde compie uno dei salti più spettacolari di queste nuove previsioni: dal 13° al 5°. The Invite è una commedia da camera ambientata quasi interamente durante una cena fra due coppie. Joe e Angela, interpretati da Seth Rogen e Wilde, invitano i vicini di casa Piña e Hawk, interpretati da Penélope Cruz ed Edward Norton, e quella che dovrebbe essere una semplice serata si trasforma progressivamente in una radiografia delle insoddisfazioni matrimoniali, del desiderio e della perdita di intimità. A24 definisce il film una commedia nella quale un matrimonio già fragile viene sottoposto a una pressione crescente attraverso l’incontro con una coppia molto più libera e disinibita. Il cambiamento rispetto a luglio è sostanziale perché il film ha già dimostrato di funzionare sul piano critico. The Invite mantiene attualmente un consenso molto alto da parte della critica, con numerose recensioni che hanno sottolineato la precisione della regia di Wilde e la capacità di coordinare quattro interpreti molto diversi.

NOTA DI PRESTIGIO:Wilde non dispone ancora di una nomination all’Oscar come regista, e proprio questo rende la candidatura particolarmente interessante. Dopo Booksmart e Don’t Worry Darling, The Invite rappresenta il progetto che più chiaramente potrebbe trasformare la sua reputazione da promessa della regia contemporanea a presenza stabile nella conversazione awards. La forza del film sta anche nel tipo di cinema che propone: una commedia adulta, quasi interamente fondata sulla direzione degli attori, sul ritmo e sul blocking. Non è una regia che può affidarsi a spettacolari movimenti di macchina o a grandi scenografie; ogni risultato passa dalla capacità di Wilde di orchestrare quattro persone in una stanza mantenendo tensione, ritmo e progressione emotiva.

CHANCE NOMINATION OSCAR: A24 ha qui un materiale particolarmente interessante perché The Invite può essere presentato come una dimostrazione di maturity behind the camera. La critica ha frequentemente sottolineato proprio la sicurezza della regia, con recensioni che parlano di un’opera capace di usare un piccolo spazio e un cast ristretto per costruire una tensione crescente. Il limite resta il genere. Le commedie pure o le commedie drammatiche devono spesso superare una barriera specifica nell’Academy, soprattutto nella categoria regia. Ma il film ha già trasformato Wilde da outsider a candidata concreta. Il 5° posto rappresenta quindi il risultato di una vera rivalutazione critica, non soltanto di una campagna promozionale.

PREVISIONI PRECEDENTI: 2° posto

Denis Villeneuve affronta con Dune: Part Three la conclusione della propria monumentale trilogia tratta dall’universo di Frank Herbert. Il progetto porta sullo schermo Dune Messiah, spostando il centro della storia dalla conquista alla responsabilità del potere: Paul Atreides non è più il giovane erede che deve conquistare il proprio destino, ma il leader che deve confrontarsi con le conseguenze politiche, religiose e personali della propria trasformazione in figura messianica. Il valore della candidatura è inseparabile dal percorso dei primi due film. Dune aveva dimostrato la capacità di Villeneuve di trasformare un materiale considerato difficilissimo da adattare in un’esperienza cinematografica di grande scala; Dune: Part Two aveva poi ampliato ulteriormente quella costruzione, ottenendo un enorme successo commerciale e una serie di riconoscimenti tecnici. Part Three rappresenta dunque non semplicemente un sequel, ma la conclusione di un progetto registico sviluppato nell’arco di anni. La discesa al 4° posto non va letta come una perdita di prestigio, bensì come conseguenza dell’esplosione di alcuni concorrenti nel circuito festivaliero.

NOTA DI PRESTIGIO: Villeneuve ha già ricevuto una nomination all’Oscar per la regia di Arrival e ha ottenuto un riconoscimento ancora più ampio con Dune, che ha conquistato 6 Oscar. Dune: Part Two ha poi confermato la centralità della sua visione nella moderna fantascienza cinematografica conquistando 2 Oscar. Il punto interessante è che l’Academy ha già premiato la saga per aspetti tecnici, ma non ha ancora riconosciuto Villeneuve personalmente con la candidatura. Dune: Part Three può quindi beneficiare di una narrativa legata alla conclusione di una trilogia che ha ridefinito il blockbuster d’autore.

CHANCE NOMINATION OSCAR:Warner Bros. dispone di un film con una quantità enorme di potenziali categorie di supporto: fotografia, scenografia, costumi, effetti visivi, montaggio, suono e musica. Questo crea una struttura ideale per una campagna che presenti Villeneuve come il regista responsabile di un’impresa cinematografica coerente nell’arco di tre film. La nomination è quindi sostenuta tanto dal film quanto dalla career narrative. Il principale ostacolo è che il film deve essere percepito come un’autentica evoluzione rispetto ai primi due capitoli e non semplicemente come la conclusione obbligata di un franchise d’autore. Il 4° posto mantiene comunque Villeneuve saldamente nella fascia principale.

PREVISIONI PRECEDENTI: 4° posto

Wild Horse Nine porta Martin McDonagh in un territorio apparentemente nuovo ma perfettamente compatibile con il suo cinema: il film è ambientato poco prima del golpe cileno del 1973 e segue due agenti della CIA, Chris e Lee, interpretati da John Malkovich e Sam Rockwell, inviati sull’Isola di Pasqua. La missione diplomatica si trasforma progressivamente in una riflessione sul passato dei due uomini, sulle loro responsabilità e sulla violenza politica che hanno contribuito a mettere in moto. Il passaggio al 3° posto riflette una forte attenzione critica dopo le proiezioni di Venezia, Telluride e Toronto. La combinazione fra dialoghi neri, tragedia, humour e storia politica appare immediatamente riconoscibile come cinema di McDonagh, ma con una scala geografica e storica più ampia.

NOTA DI PRESTIGIO: McDonagh è già un nome estremamente familiare all’Academy. In Bruges gli aveva procurato una nomination per la sceneggiatura originale; Three Billboards Outside Ebbing, Missouri ha ottenuto sette nomination agli Oscar (2 personali), mentre The Banshees of Inisherin ne ha raccolte nove, incluse quelle per Miglior Film, Regia e Sceneggiatura originale. La sua reputazione nasce quindi dall’incrocio fra teatro e cinema, humour nero e scrittura drammatica. Con Wild Horse Nine, Searchlight può sfruttare una credenziale particolarmente forte: il regista non sta cercando di reinventarsi completamente, ma sta ampliando il proprio linguaggio.

CHANCE NOMINATION OSCAR: Il principale vantaggio è il combination package: autore già nominato, Searchlight come distributore, cast prestigioso e materiale politico-storico sufficientemente adulto per la Stagione dei premi. Inoltre, la performance di Malkovich ha già iniziato a generare una conversazione parallela che può aiutare il film a costruire una presenza complessiva. Il film non si limita però alla commedia nera. Le riflessioni sulla mortalità, il senso di colpa e il passato della CIA offrono a McDonagh materiale per dimostrare una regia più ampia e atmosferica. La risalita riflette proprio questa trasformazione: Wild Horse Nine non è più soltanto un film atteso, ma uno dei progetti che hanno acquisito maggior peso dopo il circuito autunnale.

PREVISIONI PRECEDENTI: 3° posto

Javier Ambrossi e Javier Calvo compiono il salto definitivo nella parte altissima della classifica grazie a La Bola Negra, un’opera monumentale che attraversa tre epoche della storia spagnola — 1932, 1937 e 2017 — seguendo tre uomini collegati da desiderio, sofferenza, eredità e memoria. Il film è attraversato dall’ombra di Federico García Lorca e nasce dall’adattamento di La Piedra Oscura di Alberto Conejero. La caratteristica più forte è la costruzione temporale: i tre segmenti non funzionano semplicemente come episodi separati, ma come variazioni sul tema dell’identità queer nella storia spagnola. Cannes ha riconosciuto ufficialmente la regia di Ambrossi e Calvo assegnando loro il Premio per la Miglior Regia ex aequo. Poi è arrivato il risultato che cambia completamente la campagna: La Bola Negra ha vinto il People’s Choice Award al Toronto International Film Festival, diventando il primo film in lingua straniera a conquistare il premio dal 2011.

NOTA DI PRESTIGIO:Ambrossi e Calvo hanno costruito la propria reputazione inizialmente nella televisione e nello streaming spagnoli con Paquita Salas, Veneno e La Mesías, diventando figure centrali della cultura queer contemporanea spagnola. Cannes rappresentava però un salto di livello: La Bola Negra è il loro primo lungometraggio in concorso sulla Croisette e il premio alla regia ha immediatamente trasferito la loro reputazione dal piccolo schermo al cinema d’autore internazionale. Il doppio riconoscimento Cannes-Toronto è particolarmente prezioso perché combina due forme diverse di consenso: quello della critica e quello del pubblico. Netflix ha inoltre acquisito il film per la distribuzione internazionale e ha annunciato un’uscita cinematografica americana prima dello streaming.

CHANCE NOMINATION OSCAR: Qui la strategia appare estremamente chiara. Netflix può presentare Ambrossi e Calvo come the new directing voices, sostenendo la campagna con un percorso festivaliero difficilissimo da ignorare, soprattutto considerando che è stato anche scelto dalla Spagna per la gara internazionale. Il premio di Cannes fornisce il prestigio artistico; il People’s Choice di Toronto aggiunge accessibilità e consenso popolare; la struttura internazionale del film apre inoltre diverse categorie tecniche. La candidatura alla regia può quindi essere sostenuta da una vera narrative strength, non soltanto dal tema.

PREVISIONI PRECEDENTI: 1° posto

Christopher Nolan rimane al primo posto con Odissea, la sua gigantesca rilettura dell’epica omerica interpretata da Matt Damon nei panni di Ulisse e costruita come un viaggio attraverso guerra, perdita, identità e ritorno. Il progetto rappresenta una sfida cinematografica enorme: Nolan ha scelto di girare l’intero film con tecnologia IMAX, trasformando la scala fisica dell’opera in una componente fondamentale della narrazione. Universal ha definito Odissea il primo film realizzato interamente con camere IMAX. La posizione non cambia rispetto a luglio perché il film non solo ha confermato le aspettative, ma ha superato alcuni dei parametri più importanti della stagione. L’esordio mondiale è stato di circa 264 milioni di dollari, il più grande della carriera di Nolan, mentre il film ha successivamente superato 1,67 miliardi di dollari diventando il maggiore incasso nella storia di Universal. Sul piano critico, Odissea ha mantenuto una ricezione estremamente forte: Rotten Tomatoes riporta attualmente il 94% sulla base di oltre 500 recensioni, mentre la stampa internazionale ha evidenziato soprattutto la scala, l’ambizione e il lavoro di adattamento.

NOTA DI PRESTIGIO:Il curriculum di Nolan rende la sua candidatura particolare. Dopo anni di varie nomination: Memento (script), Inception (script, film), Dunkirk (film, regia) e altri progetti, Oppenheimer ha finalmente prodotto il riconoscimento definitivo. Nolan ha conquistato l’Oscar per la regia e il film ha vinto sette statuette, compreso il premio per il Miglior Film su 13 nomination. Odissea arriva quindi immediatamente dopo il più importante successo awards della carriera del regista, ma invece di rappresentare un ridimensionamento sceglie una sfida ancora più monumentale. Il risultato commerciale dimostra inoltre che Nolan è ormai diventato uno dei pochissimi registi contemporanei capaci di trasformare un film originale — o comunque non appartenente a un franchise moderno — in un vero evento cinematografico globale.

CHANCE NOMINATION OSCAR: Il percorso verso la nomination appare sostenuto da una combinazione molto ampia di fattori: career momentum, critical acclaim, technical innovation, box-office impact e studio backing. Universal ha un interesse diretto nel trasformare il successo commerciale in una campagna awards altrettanto imponente, mentre il film offre al ramo regia un caso particolarmente evidente di controllo autoriale su scala gigantesca.La forza della candidatura non risiede soltanto nelle battaglie, nei mostri o nella fotografia IMAX, ma nella capacità di Nolan di organizzare un racconto mitologico di quasi tremila anni in una forma cinematografica contemporanea. La critica ha sottolineato proprio questo aspetto, descrivendo il film come un’opera nella quale la monumentalità convive con il tema della responsabilità umana e del costo della guerra. Il suo posizionamento non è semplicemente una conferma della previsione di luglio: è la conseguenza di un film che ha trasformato le aspettative pre-release in risultati concreti, prima al box office e poi nella risposta critica. La vera incognita della stagione non riguarda più l’esistenza di una narrativa attorno a Nolan, che è già fortissima, ma quanto a lungo questa posizione riuscirà a rimanere stabile quando entreranno pienamente in gioco le campagne dei concorrenti emersi dal circuito autunnale.

Sabrina Canzanella
Founder & Editor – Awards Season Blog

SEGUI

Lascia un commento

Don`t copy text!