Oscar 2027: le 12 migliori attrici da tenere d’occhio (previsioni settembre)

Il Festival di Toronto consacra Julianne Moore come favorita assoluta per l’Oscar 2027 grazie a The Debut. Alle sue spalle il ranking si rivoluziona: salgono Inde Navarrette, Olivia Wilde e la “doppia chance” di Sandra Hüller, mentre scende Renate Reinsve. La competizione resta apertissima per conquistare i quattro posti rimanenti nella cinquina

La corsa all’Oscar 2027 per la Miglior attrice ha finalmente trovato il suo primo punto fermo. Dopo mesi in cui la vetta della categoria appariva ancora aperta, il Toronto International Film Festival ha cambiato gli equilibri e portato Julianne Moore in una posizione nettamente privilegiata: The Debut, già presente nelle precedenti previsioni, ha trasformato quella che a luglio era una candidatura di vertice nella performance che, almeno oggi, tutte le altre devono inseguire. La risposta della critica è stata infatti eccezionalmente compatta nel riconoscere a Moore una prova capace di riunire comicità, trasformazione e progressiva oscurità psicologica, rilanciando con forza la veterana di A24 nella corsa. Se la stagione dovesse proseguire lungo questa traiettoria, la domanda principale non sarà dunque più chi occupa la prima posizione, ma quali quattro attrici riusciranno a raggiungere Moore nella cinquina.

Alle sue spalle, il ranking fotografa una stagione in rapidissima evoluzione. Inde Navarrette sale al secondo posto grazie alla scelta di Focus Features di trasformare Obsession in una campagna protagonista a tutti gli effetti, mentre Olivia Wilde passa addirittura dal 15° al 3° posto dopo aver dimostrato con The Invite di poter diventare il volto di una performance comica sofisticata e inattesa. Renate Reinsve, già prima a luglio, arretra al quarto posto ma rimane saldamente nel gruppo di testa, mentre Sandra Hüller vive una situazione quasi senza precedenti: Rose la proietta dall’11° al 5° posto, forte della vittoria alla Berlinale e della selezione austriaca, mentre Fatherland scende dal quarto all’ottavo nonostante Cannes e il nome di Pawel Pawlikowski. È la dimostrazione più evidente di come il peso dei festival e la ricezione concreta delle singole performance stiano ridisegnando una corsa che sulla carta sembrava molto più stabile.

Il resto della top 12 conferma la profondità della competizione. Carrie Coon irrompe al sesto posto dopo Telluride con The Liberation, Virginie Efira guadagna terreno con All of a Sudden, sostenuta dal prestigio di Cannes e da NEON, mentre Rosalind Eleazar diventa una delle scoperte più interessanti di Toronto con Misty Green. Più indietro resistono Cynthia Erivo, forte di un curriculum che non necessita di presentazioni, Léa Seydoux, sostenuta dal prestigio internazionale di Gentle Monster, e Ruth Madeley, la cui salita dopo Toronto porta Being Heumann nel territorio delle candidature da monitorare con attenzione.

A settembre, dunque, gli studios e i distributori stanno giocando partite differenti — dalle campagne aggressive di Focus e A24 al capitale festivaliero di MUBI e NEON — e stanno trasformando una serie di performance potenzialmente competitive in narrative Oscar molto diverse tra loro. Moore ha conquistato il primo vantaggio concreto, ma dietro di lei il confine tra una candidatura plausibile e una mancata nomination è ancora estremamente sottile: ed è proprio questa instabilità a rendere la stagione della Miglior attrice una delle più interessanti da seguire nei prossimi mesi.

PREVISIONI SETTEMBRE 2025 VS OSCAR 2026

Lo scorso anno 4 performance su 5 che ho indicato nelle previsioni di settembre 2025 hanno ottenuto successivamente la nomination all’Oscar: Emma Stone (Bugonia) (7°), Rose Byrne (If I Had Legs I’d Kick You) (4°), Renate Reinsve (Sentimental Value) (2°), Jessie Buckley (Hamnet) (1°) (WINNER).

Ecco di seguito una potenziale graduatoria sulle attrici protagoniste che hanno più chance quest’anno di entrare nella prossima Stagione dei Premi.

Allora, occhio alla lista!

12. CYNTHIA ERIVO – Prima Facie (da definire)

PREVISIONI PRECEDENTI:12° posto

Cynthia Erivo torna nella conversazione Oscar con Prima Facie, adattamento cinematografico dell’acclamata pièce di Suzie Miller, qui diretta da Susanna White, nel ruolo di Tessa Ensler, una brillante barrister londinese specializzata nella difesa di uomini accusati di violenza sessuale. È un personaggio costruito su una trasformazione drammatica particolarmente netta: Tessa parte da una posizione di assoluta fiducia nel sistema giudiziario, che considera quasi un’estensione della propria identità professionale, per ritrovarsi improvvisamente dall’altra parte del procedimento quando viene violentata da un collega e amante. Il film trasforma quindi la competenza professionale della protagonista nella fonte stessa del suo tormento, costringendola a confrontarsi con le contraddizioni di un sistema che conosce intimamente. Il ruolo offre a Erivo un arco interpretativo molto esposto, che passa dalla sicurezza quasi aggressiva dell’avvocata alla progressiva disintegrazione psicologica della donna che scopre sulla propria pelle i limiti della legge che aveva sempre difeso. Le recensioni hanno riconosciuto quasi unanimemente la forza della sua prova, anche quando hanno espresso riserve sull’adattamento cinematografico. The Guardian ha osservato come la trasposizione perda parte dell’impatto monologico della pièce originale, mentre Time Out ha sottolineato la capacità di Erivo di rendere credibile tanto l’ebbrezza del potere professionale quanto il trauma della sua improvvisa perdita. Rispetto alla posizione di luglio, il suo 12° posto resta invariato, ma il contesto è cambiato: Erivo non è più soltanto un nome preventivamente interessante sulla carta, bensì una candidata che ha appena attraversato il primo vero banco di prova della stagione. Il problema è che Prima Facie sembra aver generato una reazione molto più entusiasta nei confronti della protagonista che nei confronti del film nel suo complesso. È una differenza fondamentale per una corsa Oscar.

NOTA DI PRESTIGIO: Il curriculum di Erivo costituisce uno dei più solidi tra le attrici della lista. È una performer proveniente dal teatro musicale che ha trasformato rapidamente il proprio prestigio scenico in credibilità cinematografica. La sua interpretazione di Celie in The Color Purple a Broadway le ha procurato Tony e Grammy, mentre il cinema le ha regalato due candidature all’Oscar come miglior attrice, prima per Harriet e poi per Wicked. È inoltre una delle interpreti contemporanee ad aver centrato Emmy, Grammy e Tony, con l’Oscar che rappresenta l’unico grande tassello ancora mancante per poter ottenere lo status di EGOT. Questo nuovo progetto di prestigio si presenta come l’occasione ideale per il suo grande riscatto dopo la delusione della scorsa stagione per il secondo capitolo di Wicked, che non raccolse i consensi sperati in ottica di premi. La sua presenza in Prima Facie arriva dunque dopo una fase di enorme esposizione internazionale legata a Wicked, ma soprattutto dopo la definitiva consacrazione come interprete capace di sostenere ruoli ad altissima intensità emotiva. Non è necessario costruire da zero la narrativa di una possibile candidatura: l’Academy conosce già Erivo e sa collocarla all’interno del circuito delle grandi performance.

CHANCE NOMINATION OSCAR:La candidatura ha un vantaggio evidente: Erivo è chiaramente il principale elemento di forza del film. Questo può permettere alla campagna di separare la performance dal consenso complessivo sull’opera, puntando sulla difficoltà tecnica del ruolo, sulla trasformazione emotiva e sul peso della materia trattata. Il rovescio della medaglia è che le recensioni non hanno costruito un consenso sufficientemente forte attorno al film: diverse testate hanno definito l’adattamento piatto o eccessivamente didascalico. Per Erivo, quindi, la traiettoria della stagione dovrà necessariamente passare dalla capacità di trasformare il consenso critico sulla performance in narrative strength. Le sue precedenti nomination le garantiscono una posizione privilegiata all’interno della conversazione, ma la campagna dovrà convincere i votanti che quella di Tessa è una performance cinematografica, non semplicemente una grande interpretazione teatrale trasferita sullo schermo.

11. RUTH MADELEY – Being Heumann (APPLE)

PREVISIONI PRECEDENTI:14° posto

Ruth Madeley sale dal 14° all’11° posto, e il movimento è direttamente legato alla presentazione di Being Heumann al Toronto International Film Festival. Il film di Siân Heder racconta la vera storia di Judy Heumann, figura centrale del movimento americano per i diritti delle persone con disabilità, e concentra il racconto sulla storica protesta del 1977 culminata nell’occupazione di un edificio federale a San Francisco. Madeley interpreta Heumann, una donna determinata e combattiva che trasforma una discriminazione sistemica in una mobilitazione capace di modificare concretamente il rapporto tra Stato e persone disabili. Il ruolo ha una funzione narrativa particolarmente favorevole perché non presenta Heumann semplicemente come una figura storica da commemorare, ma come il motore umano e politico di un movimento collettivo. Heder ha inoltre costruito il film intorno a un cast in larga parte composto da interpreti disabili, cercando di mantenere il più possibile un rapporto tra autenticità della rappresentazione e dimensione mainstream. È proprio questa esposizione a Toronto ad aver modificato il suo status rispetto a luglio. Il passaggio all’11° posto non nasce da una trasformazione improvvisa del curriculum di Madeley, ma dal fatto che ora esiste una performance concreta sulla quale costruire una previsione. È dunque una candidatura che sale perché il film è finalmente entrato nel circuito reale della stagione.

NOTA DI PRESTIGIO:Madeley arriva a questa corsa senza il curriculum cinematografico tradizionale delle grandi candidate Oscar, ma con un percorso fortemente legato alla rappresentazione della disabilità. È conosciuta per Years and Years, The Rook e Doctor Who, e nel 2016 ha ricevuto una nomination ai BAFTA televisivi per Don’t Take My Baby.

CHANCE NOMINATION OSCAR: Apple dispone di un vantaggio strategico importante: Being Heumann è il nuovo film della regista di CODA, pellicola vincitrice dell’Oscar al miglior film, e la distribuzione ha scelto Toronto come punto di lancio, seguito da una distribuzione cinematografica limitata e dalla successiva disponibilità su Apple TV. Il limite principale è la risposta critica non uniforme. Accanto agli elogi per il casting autentico e per il valore della storia, alcune recensioni hanno accusato il film di ricorrere a soluzioni narrative convenzionali e sentimentali. La candidatura di Madeley dovrà quindi trasformare la forza della storia reale in riconoscimento individuale. Se Apple riuscirà a presentarla come una scoperta della stagione, il salto nella cinquina potrebbe essere soltanto il primo movimento. Madeley, nata con la spina bifida, appartiene direttamente alla comunità rappresentata dal film. Questo elemento non sostituisce la qualità della performance, ma conferisce alla campagna una dimensione di autenticità che Apple può integrare nel racconto promozionale.

10. LÉA SEYDOUX – Gentle Monster (Netflix)

PREVISIONI PRECEDENTI: 9° posto

Léa Seydoux scivola dal 9° al 10° posto, ma la discesa non deve essere interpretata come una bocciatura del film. Gentle Monster, diretto da Marie Kreutzer, è uno dei progetti più sofisticati della corsa: Seydoux interpreta Lucy, una pianista che vive con il marito e il figlio in un ambiente apparentemente protetto, fino a quando una visita della polizia porta alla luce un segreto devastante legato al marito. La famiglia si trasferisce quindi in campagna nel tentativo di ricominciare, ma la nuova vita diventa progressivamente un’incursione nell’incertezza morale. La performance di Seydoux è costruita soprattutto sulla sottrazione. Lucy non è un personaggio che esplode immediatamente: è una donna costretta a riconsiderare ciò che credeva di sapere sull’uomo che ha sposato e, di conseguenza, sulla propria identità. La musica assume una funzione narrativa particolare, perché le sue esecuzioni al pianoforte diventano parte della realtà del personaggio e contribuiscono alla costruzione dell’atmosfera del film. Il film è passato in concorso a Cannes, e la ricezione critica ha evidenziato in modo specifico la prova di Seydoux.

NOTA DI PRESTIGIO: Seydoux possiede un capitale internazionale straordinario. È una presenza abituale del Festival di Cannes e ha partecipato al film Palma d’Oro nel 2013 La vita di Adele, per cui ha conquistato il 3° posto ai National Society of Film Critics Awards. Ha inoltre ricevuto 5 candidature ai César, 2 ai BAFTA (Games Award, EE Rising Star Award) e numerosi riconoscimenti della critica francese, alternando cinema d’autore e grandi produzioni internazionali. Questo equilibrio è particolarmente utile nella corsa Oscar perché Netflix non deve introdurre Seydoux al pubblico americano: deve soltanto riportarla al centro della conversazione.

CHANCE NOMINATION OSCAR:La candidatura presenta una combinazione interessante di prestigio internazionale, festival positioning e performance nuance. Cannes ha fornito al film una prima legittimazione autoriale, mentre Netflix possiede la struttura necessaria per trasformare quel prestigio europeo in una campagna americana. Il vero interrogativo riguarda la natura estremamente contenuta della performance capace di catturare maggiormente i premi della critica specializzata. Seydoux lavora soprattutto attraverso silenzi, reazioni e progressiva destabilizzazione psicologica, elementi che possono affascinare i votanti ma che non offrono necessariamente i tradizionali momenti da clip televisiva. Il 10° posto rappresenta quindi una posizione di cauta fiducia: Gentle Monster ha abbastanza prestigio per rimanere nella corsa, ma la stagione dovrà ancora dimostrare che Seydoux può trasformare l’ottima ricezione critica in consenso istituzionale.

9. ROSALIND ELEAZAR – Misty Green (A24)

Rosalind Eleazar è la new entry più significativa di queste nuove previsioni. Il suo ingresso al 9° posto nasce direttamente dalla presentazione di Misty Green al Toronto International Film Festival e dalla reazione calorosa alla sua interpretazione. Nel film di Chris Rock, Eleazar interpreta un’attrice un tempo celebrata che si trova progressivamente ai margini dell’industria cinematografica e deve confrontarsi con il declino della propria reputazione, con l’età, con il razzismo e con la natura spietata di Hollywood. Il personaggio è particolarmente adatto alla corsa per la categoria perché il film stesso ruota intorno alla performance. Misty è una donna che cerca disperatamente di ricostruire la propria carriera mentre combatte contro l’immagine che l’industria ha costruito di lei. Il risultato è una parte che permette a Eleazar di passare dalla comicità all’umiliazione, dalla rabbia alla vulnerabilità e dalla sicurezza professionale alla completa precarietà. La critica ha individuato proprio in Eleazar il centro emotivo dell’opera. Il momento della sua audizione per Dreamgirls, in particolare, è stato indicato come una delle sequenze nelle quali il film riesce a trasformare la satira di Hollywood in un autentico studio del desiderio di tornare a essere vista.

NOTA DI PRESTIGIO:Eleazar non dispone ancora del tipo di pedigree cinematografico che caratterizza le candidate veterane della categoria, e proprio questo rende la sua candidatura interessante. Il suo percorso comprende Slow Horses per cui ha ottenuto una nomination agli Actor Awards insieme a tutto il cast e altri lavori televisivi di prestigio, mentre Misty Green rappresenta una vera occasione di affermazione cinematografica individuale. La novità più importante è arrivata proprio a Toronto, dove Eleazar ha ricevuto il Tribute Performer Award del festival, un riconoscimento che contribuisce a trasformare una semplice performance festivaliera in un vero racconto di breakthrough.

CHANCE NOMINATION OSCAR: A24 può costruire una campagna estremamente semplice da comunicare: una grande interpretazione di un’attrice finora non sufficientemente riconosciuta, al centro di un film su Hollywood e sul rapporto fra talento, etnia, età e fama. È una narrativa awards naturalmente leggibile. Il principale vantaggio è dunque la novità. Eleazar non deve competere soltanto sul terreno delle veterane: può diventare la scoperta della stagione. La sfida sarà mantenere l’attenzione fino ai mesi decisivi, soprattutto perché il film non possiede ancora lo stesso peso industriale di alcuni grandi titoli degli studios. Ma la sua posizione attuale racconta bene quanto rapidamente sia cambiata la percezione della sua candidatura dopo il TIFF.

8. SANDRA HÜLLER – Fatherland (MUBI)

PREVISIONI PRECEDENTI: 4° posto

Sandra Hüller è una delle attrici che compie il movimento più evidente in queste nuove previsioni: dal 4° all’8° posto. Paradossalmente, però, il film che avrebbe dovuto consolidarla ha ottenuto un risultato critico molto forte. In Fatherland, Hüller interpreta Erika Mann, figlia dello scrittore e Premio Nobel Thomas Mann, durante il viaggio che nel 1949 riporta padre e figlia nella Germania devastata dalla guerra e ormai divisa tra influenza americana e sovietica. Il ruolo di Erika è essenziale perché introduce una dimensione emotiva più inquieta rispetto alla figura paterna. Mentre Thomas Mann tenta di ricucire il rapporto con una patria dalla quale era fuggito, Erika porta con sé il lutto per il fratello Klaus e una relazione più dolorosa con la memoria tedesca. Hüller deve quindi lavorare in un registro estremamente trattenuto, coerente con il cinema ellittico di Pawlikowski. Il film ha conquistato a Cannes il premio per la miglior regia ex aequo, rafforzando enormemente il suo profilo d’autore. Il suo arretramento dal quarto all’ottavo posto in questa lista appare quindi più come un riequilibrio della concorrenza che come un indebolimento della candidatura.

NOTA DI PRESTIGIO:Hüller arriva da uno dei momenti più prestigiosi della sua carriera. Anatomia di una caduta le ha procurato una candidatura all’Oscar come miglior attrice, mentre The Zone of Interest ha aggiunto un secondo titolo candidato al miglior film nel suo percorso recente. È inoltre una presenza abituale della competizione di Cannes, dove è apparsa anche con Toni Erdmann. Il suo rapporto con il cinema d’autore europeo è ormai consolidato e la collaborazione con Pawlikowski aggiunge un ulteriore livello di prestigio. Fatherland non è semplicemente un film storico: è il nuovo lavoro del regista di Ida e Cold War, due opere strettamente legate all’immaginario cinematografico europeo contemporaneo.

CHANCE NOMINATION OSCAR:MUBI dispone di un argomento formidabile: Hüller è già stata candidata all’Oscar e ora guida un film premiato a Cannes da un regista due volte vincitore della miglior regia al festival, oltre che scelto dalla Polonia per la gara internazionale. La sua candidatura può inoltre essere inserita in una narrativa più ampia che lega Fatherland alla tradizione del grande cinema europeo. Il problema è la natura estremamente contenuta del ruolo. Hüller non dispone del tipo di arco melodrammatico immediatamente riconoscibile che spesso facilita le campagne di recitazione. La sua forza risiede invece nella capacità di rendere leggibile il trauma attraverso minime variazioni. Il suo ottavo posto, quindi, non equivale a una perdita di credibilità: segnala che la candidatura rimane fortissima, ma deve trasformare il prestigio festivaliero in un consenso più esplicito durante la stagione americana.

7. VIRGINIE EFIRA – All of a Sudden (NEON)

PREVISIONI PRECEDENTI: 9° posto

Le quotazioni per Virginie Efira salgono, con l’attrice che balza al settimo posto diventando la seconda interprete francese ad avere serie chance per una nomination agli Oscar, anche se la spinta decisiva non arriva tanto dalla già nota vittoria del premio per la miglior interpretazione femminile a Cannes, quanto da una svolta strategica in chiave premi, dato che All of a Sudden, il nuovo film di Ryusuke Hamaguchi, è stato scelto come rappresentante ufficiale per il Giappone, rendendo così la competizione molto più definita e specifica. Nel film, l’attrice veste i panni di Marie-Lou Fontaine, direttrice di una casa di riposo parigina la cui vita entra in una dimensione completamente diversa attraverso il rapporto con una drammaturga affetta da una malattia terminale, dando vita a un’opera contemplativa costruita soprattutto sul dialogo, sulla cura e sulla possibilità di stabilire connessioni umane in condizioni di vulnerabilità. Efira è chiamata a sostenere un film di quasi tre ore senza affidarsi a grandi esplosioni melodrammatiche, svolgendo un lavoro soprattutto relazionale in cui il suo personaggio diventa il punto attraverso il quale Hamaguchi osserva la malattia, la solitudine e la possibilità di modificare il proprio modo di guardare agli altri, raccogliendo i consensi della critica che ha evidenziato la delicatezza della sua interpretazione anche quando ha trovato il film eccessivamente solenne.

NOTA DI PRESTIGIO: Efira possiede un percorso di riconoscimenti francesi particolarmente consistente. Ha vinto il César per Revoir Paris su 7 nomination totali, il Lumière per Les Enfants des autres su 6 nomination totali e ha ricevuto numerose altre candidature importanti, inclusa quella per Benedetta e Il coraggio di Blanche. La vittoria a Cannes aggiunge ora il tassello internazionale più importante della sua carriera. È una performer che ha costruito negli anni una reputazione di grande versatilità, passando dalla commedia al dramma psicologico e al cinema d’autore.

CHANCE NOMINATION OSCAR: La candidatura dispone di un vantaggio evidente: Cannes Best Actress + Hamaguchi è una combinazione estremamente leggibile per l’Academy. NEON può costruire la campagna attorno alla reputazione internazionale del regista e alla capacità di Efira di sostenere una performance sottile e adulta. Il limite è la natura poco convenzionale del film. La durata, il ritmo contemplativo e l’assenza di una struttura tradizionale potrebbero rendere più difficile trasformare il riconoscimento di Cannes in una candidatura americana. Il settimo posto rappresenta quindi una posizione ancora molto seria, soprattutto perché la sua candidatura dispone di un premio festivaliero concreto che molte concorrenti non possono vantare.

6. CARRIE COON – The Liberation (Bleecker Street)

Carrie Coon entra direttamente al sesto posto come new entry, grazie alla presentazione di The Liberation all’ultimo Telluride Film Festival conquistando la critica. Nel film di Guy Nattiv interpreta Rita, una madre segnata da un passato traumatico che decide di abbandonare la propria vita e unirsi a una comunità femminile isolata. Quando le figlie la raggiungono, Rita si trova davanti alla scelta più dolorosa: difendere la libertà che crede di aver finalmente conquistato oppure recuperare il legame con la famiglia che ha lasciato. È un ruolo particolarmente favorevole alla categoria perché consente a Coon di lavorare contemporaneamente sul senso di colpa, sul desiderio di liberazione e sulla maternità. Rita non è semplicemente una vittima del passato: è una donna che ha compiuto una scelta radicale e deve successivamente assumersene le conseguenze. La ricezione del film è stata più irregolare di quella della performance. Diverse recensioni hanno infatti individuato in Coon il principale punto di forza dell’opera, arrivando a definirla “wonderful” anche quando il film veniva giudicato meno convincente.

NOTA DI PRESTIGIO: Coon arriva a questa corsa con un prestigio costruito soprattutto attraverso la televisione. Ha ottenuto 4 nomination agli Emmy, comprese quelle per Fargo, The White Lotus e The Gilded Age, oltre ad aver vinto 2 Critics’ Choice Television Awards di cui uno per The Leftovers. La sua possibile candidatura arriva inoltre in un momento particolarmente favorevole della carriera: la recente attenzione degli Emmy le garantisce una presenza costante all’interno della conversazione dell’industria proprio mentre The Liberation prova a trasformarla in candidata cinematografica.

CHANCE NOMINATION OSCAR: La sua candidatura è costruita sulla performance-first narrative. Se il film dovesse non trovare un consenso sufficientemente ampio, Coon potrebbe comunque essere sostenuta come elemento chiaramente superiore al materiale che le è stato affidato. Il problema è proprio questo: The Liberation non possiede ancora il livello di consenso necessario per garantire automaticamente una candidatura. Ma Coon dispone di un profilo televisivo forte, di un ruolo centrale e di un momento professionale favorevole. Per questo la scelta di inserirla direttamente al sesto posto come new entry è perfettamente coerente con l’impatto iniziale del film sulla stagione.

5. SANDRA HÜLLER – Rose (MUBI)

PREVISIONI PRECEDENTI: 11° posto

La seconda chance di Sandra Hüller in queste nuove previsioni è quella che registra il movimento più spettacolare: da 11ª a 5ª posizione. Se Fatherland rappresenta il prestigio del grande cinema d’autore europeo, Rose offre qualcosa di ancora più direttamente spendibile nella categoria attrice. Nel film di Markus Schleinzer, ambientato nella Germania del XVII secolo, Hüller interpreta una donna che assume un’identità maschile per ottenere la libertà e la possibilità di costruire una nuova vita. Arriva in un villaggio remoto fingendosi l’erede di una fattoria abbandonata e deve conquistare progressivamente la fiducia della comunità. La trasformazione fisica e identitaria non è però un semplice espediente. Rose utilizza il travestimento per interrogare il rapporto fra genere, potere e libertà, e Hüller deve rendere credibile tanto la donna che esiste sotto l’identità maschile quanto il personaggio pubblico che costruisce per sopravvivere. Il salto al 5° posto è spiegato soprattutto da un fatto concreto: Rose è stato scelto dall’Austria per la categoria Miglior Film Internazionale, potenziando la vittoria della Hüller alla Berlinale laddove ha conquistato l’Orso d’argento per la miglior interpretazione.

NOTA DI PRESTIGIO: Il riconoscimento di Berlino arriva esattamente vent’anni dopo il precedente Orso d’argento conquistato da Hüller per Requiem. Nel frattempo è arrivata la candidatura all’Oscar per Anatomia di una caduta, oltre a una carriera internazionale costruita su alcuni dei titoli più importanti del cinema europeo contemporaneo. La combinazione fra Berlino, Cannes, Oscar e cinema d’autore rende Hüller una delle attrici con il capitale festivaliero più importante dell’intera corsa.

CHANCE NOMINATION OSCAR:Rose ha un vantaggio che Fatherland non possiede nella stessa misura: la performance è il cuore stesso dell’operazione cinematografica. La trasformazione di genere, l’identità assunta dal personaggio e il doppio registro interpretativo offrono alla campagna una serie di elementi immediatamente comunicabili. MUBI può inoltre sfruttare il percorso internazionale del film, la vittoria a Berlino e la reputazione già consolidata di Hüller. Il fatto che la stessa attrice compaia due volte in questa lista non indebolisce necessariamente la sua posizione: al contrario, dimostra quanto il 2026 abbia rafforzato il suo status. Tra le due candidature, Rose è quella che ha prodotto il salto più evidente rispetto alla tua previsione di luglio.

4. RENATE REINSVE – Fjord (NEON)

PREVISIONI PRECEDENTI: 1° posto

Renate Reinsve retrocede velocemente al 4° posto, ma il movimento va letto in modo particolare: la sua candidatura rimane fortissima, mentre la competizione ha acquisito nuove protagoniste. In Fjord, diretto da Cristian Mungiu, Reinsve interpreta Lisbet Gheorghiu, una donna norvegese sposata con un uomo rumeno, insieme al quale vive in una comunità remota. La famiglia finisce sotto scrutinio delle autorità dopo sospetti relativi ai figli, trasformando una vicenda domestica in un dramma giudiziario e morale. Il film appartiene alla tradizione di Mungiu: macchina da presa rigorosa, tensione costruita attraverso la quotidianità e ambiguità morale. Reinsve evita di trasformare Lisbet in una semplice madre disperata e lavorare invece sulla frattura tra appartenenza culturale, fede, matrimonio e crescente pressione istituzionale. Il 4° posto rappresenta dunque una posizione ancora estremamente alta. Rispetto al primo posto di luglio, il dato più significativo è che Fjord non ha perso centralità: sono semplicemente emersi titoli che hanno ricevuto un’esposizione più recente e più rumorosa durante la stagione festivaliera.

NOTA DI PRESTIGIO: Reinsve ha già conquistato il premio per la miglior attrice a Cannes per The Worst Person in the World, oltre a una candidatura BAFTA. Il successivo Sentimental Value ha ulteriormente consolidato il suo profilo internazionale e le ha procurato la prima candidatura all’Oscar. È quindi una candidata che non parte da zero: ha già dimostrato di poter trasformare un’interpretazione europea in riconoscimento internazionale.

CHANCE NOMINATION OSCAR:Il principale vantaggio di Fjord è il regista. Mungiu possiede una reputazione festivaliera straordinaria e il film offre a Reinsve un ruolo drammatico più austero rispetto a The Worst Person in the World. NEON può inoltre costruire la campagna attorno alla continuità del percorso di un’attrice che, dopo la candidatura per Sentimental Value, torna immediatamente nella conversazione. La concorrenza ha però ridotto lo spazio che a luglio sembrava disponibile. Per questo il passaggio è significativo: Reinsve resta una candidata strutturalmente fortissima, ma ora deve condividere il terreno con performance che hanno beneficiato di vittorie festival, breakout e campagne studio particolarmente aggressive.

3. OLIVIA WILDE – The Invite (A24)

PREVISIONI PRECEDENTI: 15° posto

Olivia Wilde compie uno dei salti più spettacolari di questa lista: dal 15° al 3° posto. Il motivo è particolarmente interessante perché The Invite non è il tradizionale veicolo da Oscar. Wilde dirige e interpreta Angela, una donna intrappolata in un matrimonio borghese che organizza una cena con i vicini del piano superiore, una coppia molto più libera e disinibita. Quella che dovrebbe essere una semplice serata conviviale diventa progressivamente una crisi di coppia e un confronto con desideri, frustrazioni e convenzioni sociali. La performance di Wilde funziona soprattutto perché Angela è contemporaneamente ironica, frustrata, vulnerabile e aggressiva. La protagonista non deve affrontare una tragedia convenzionale: deve invece sostenere una commedia adulta in cui la crisi matrimoniale emerge attraverso il dialogo e l’imbarazzo. Il salto al 3° posto è quindi direttamente legata alla scoperta che Wilde può rappresentare un tipo di candidatura diverso: la grande prova comica e drammatica dell’attrice-regista.

NOTA DI PRESTIGIO:Il prestigio di Wilde è costruito soprattutto sulla sua doppia identità di attrice e regista. Booksmart le ha procurato attenzione nei circuiti della critica e dei premi indipendenti, mentre la sua carriera da interprete comprende produzioni mainstream e televisive. The Invite cambia però la percezione della sua carriera perché le permette di essere contemporaneamente davanti e dietro la macchina da presa, in un film in cui la regia e la performance sono strettamente legate.

CHANCE NOMINATION OSCAR:Il suo vantaggio competitivo è rappresentato dall’originalità della candidatura. L’Academy potrebbe riconoscere una performance comica sofisticata in un film adulto, sostenuta da una regista che ha già dimostrato di saper dirigere attori. La ricezione critica è stata positiva, seppure non unanimemente entusiasta. Time Out ha elogiato l’alchimia del cast e la capacità di Wilde di inserirsi nella tradizione della commedia di coppia, mentre The New Yorker ha evidenziato la natura ambiziosa del progetto. La risalita riflette quindi soprattutto una rivalutazione: Wilde è passata da outsider teorica a candidata sostenuta da un film già visto, distribuito da A24 e capace di dimostrare che la sua prova possiede una propria identità.

2. INDE NAVARRETTE – Obsession (Focus Features)

PREVISIONI PRECEDENTI: 3° posto

Il passaggio di Inde Navarrette al 2° posto conferma solo l’impegno di Focus Feature ches ha ufficialmente impostato la campagna Oscar nella categoria miglior attrice per la sua interpretazione in Obsession. Navarrette interpreta Nikki, protagonista di un horror psicologico nel quale un desiderio apparentemente innocuo precipita in una situazione sempre più disturbante. La particolarità della performance consiste nel fatto che l’attrice deve continuamente modificare la percezione dello spettatore nei confronti del personaggio: Nikki può apparire vittima, minaccia, presenza manipolata e contemporaneamente essere il centro emotivo del film. La critica ha sottolineato proprio l’imprevedibilità della prova. La sua fisicità, le espressioni facciali e la capacità di passare dalla vulnerabilità alla minaccia diventano gli strumenti attraverso i quali il film costruisce la propria tensione.

NOTA DI PRESTIGIO:Il suo curriculum è ancora relativamente giovane rispetto a quello delle veterane della categoria, ma proprio questa caratteristica è diventata parte della narrativa. Obsession rappresenta il vero breakout cinematografico di Navarrette, dopo la notorietà ottenuta con Superman & Lois. Il film, realizzato con un budget di appena 750.000 dollari e girato in venti giorni, è diventato un sorprendente successo commerciale. L’elemento decisivo è però la scelta di Focus Features di trattarla non come una giovane promessa da inserire nelle categorie minori, ma come una vera candidata protagonista.

CHANCE NOMINATION OSCAR:Qui la strategia è estremamente aggressiva. Focus ha annunciato una full awards push praticamente in tutte le categorie eleggibili, con Navarrette posizionata esplicitamente per la categoria principale di attrice. Questo cambia radicalmente la previsione rispetto a luglio. Non si tratta più soltanto di una performance amata dai critici: esiste una distribuzione importante che ha deciso di investire concretamente nella sua candidatura. Il suo principale ostacolo è il genere. L’horror raramente trova spazio nella categoria principale di recitazione, e Navarrette non possiede ancora un curriculum di premi paragonabile alle veterane. Ma proprio per questo la candidatura ha un elemento narrativo potentissimo: la scoperta dell’anno. Se la stagione continuerà a premiare la performance come evento e non soltanto il prestigio del film, Obsession può diventare uno dei casi più interessanti della corsa.

1. JULIANNE MOORE – The Debut (A24)

PREVISIONI PRECEDENTI: 2° posto

Julianne Moore raggiunge il 1° posto dopo essere partita dal 2° nelle previsioni precedenti, e ad oggi la sua candidatura appare sostenuta da un elemento che a luglio non esisteva ancora: il film è stato finalmente visto. Infatti dopo la sua prima al Toronto International Film Festival la critica si è unita nel definirla la prova migliore di tutta la sua incredibile carriera. The Debut, scritto e diretto da Jesse Eisenberg, racconta Mona Friedman, una casalinga apparentemente dimessa che viene scelta per una piccola parte in un teatro comunitario. L’esperienza la trasforma progressivamente in un’interprete ossessiva, pronta a spingersi oltre ogni limite pur di difendere l’integrità artistica del proprio ruolo. Il personaggio offre a Moore una gamma interpretativa particolarmente ampia. Mona parte dalla repressione domestica e arriva a una forma quasi febbrile di liberazione attraverso il teatro, ma il film trasforma gradualmente quella liberazione in qualcosa di più oscuro: l’arte diventa ossessione, il desiderio di esprimersi diventa perdita di controllo. Le recensioni hanno insistito proprio sulla capacità di Moore di sostenere simultaneamente la comicità, l’assurdità e il progressivo deterioramento psicologico del personaggio.

NOTA DI PRESTIGIO:Moore è una delle attrici più riconoscibili e rispettate della sua generazione. La prima candidatura risale al 1998 come miglior attrice non protagonista per Boogie Nights – L’altra Hollywood. Due anni dopo, nel 2000, ha concorso come miglior attrice protagonista per Fine di una storia. Nel 2003 ha vissuto un’edizione straordinaria ricevendo una doppia candidatura nello stesso anno, sia come protagonista per Lontano dal paradiso sia come non protagonista per The Hours. La vittoria è infine arrivata nel 2015, quando si è aggiudicata il premio come miglior attrice protagonista per la sua interpretazione in Still Alice. Il suo curriculum comprende inoltre collaborazioni con alcuni dei più importanti autori del cinema americano, da Paul Thomas Anderson a Todd Haynes, da Alfonso Cuarón a David Cronenberg. La sua reputazione non dipende quindi soltanto dal numero dei premi conquistati, ma dalla continuità con cui è stata considerata una delle grandi interpreti del cinema americano contemporaneo.

CHANCE NOMINATION OSCAR: A24 dispone con The Debut di un veicolo particolarmente interessante perché la performance è praticamente inseparabile dal film. Moore deve interpretare una donna che interpreta a sua volta un personaggio, creando una sorta di performance within the performance. È esattamente il tipo di materiale che permette a una campagna di costruire una narrativa interpretativa molto chiara. Le prime recensioni sono state fortemente incoraggianti per Moore. The Guardian l’ha descritta come il punto di forza dell’opera, mentre altre recensioni hanno sottolineato il suo impegno assoluto nel sostenere gli estremi comici e psicologici di Mona. Il possibile limite è rappresentato dal carattere eccentrico del film. The Debut non è un dramma tradizionale costruito per accompagnare una performance fino alla commozione finale: è una commedia musicale surreale che progressivamente assume tonalità più oscure. Ma proprio questa eccentricità potrebbe diventare il suo vantaggio distintivo. Dopo una carriera già premiata dall’Academy, Moore non ha bisogno di dimostrare di essere una grande attrice: deve soltanto convincere i votanti che Mona Friedman è una delle sue interpretazioni più memorabili degli ultimi anni. E, alla luce della ricezione iniziale di Toronto, è esattamente questa la narrativa che A24 può portare avanti durante la stagione.

Sabrina Canzanella
Founder & Editor – Awards Season Blog

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