Oscar 2027 Miglior Film Internazionale: El Salvador seleziona Vértices

Vértices, diretto da Arturo López Rodas, è il primo film candidato da El Salvador agli Oscar 2027. La pellicola segue tre vecchi amici che, riuniti al funerale del quarto, affrontano il peso del tempo che passa, la fine delle illusioni giovanili e il valore inestimabile dell’amicizia in un toccante dramma esistenziale

Per la prima volta nella storia della sua cinematografia, El Salvador ha scelto un proprio rappresentante per gli Oscar 2027 per la gara del Miglior Film Internazionale. Si tratta di Vértices, opera prima del regista salvadoregno Arturo López Rodas. Il film raggiunge questa fase dopo un percorso di successo in diversi festival cinematografici internazionali. Tra i riconoscimenti ottenuti, spicca il premio come Miglior Film Internazionale al Cobb International Film Festival, che si tiene in Georgia, negli Stati Uniti.

TRAMA:tre amici di lunga data si allontanano lentamente dal cancello del cimitero. Sono trascorsi molti anni dall’ultima volta che si erano ritrovati tutti e quattro insieme, e ironia della sorte è proprio la morte del loro amico a costringerli a fare i conti con il tempo che è passato. L’aria è fredda e carica di un silenzio pesante, rotto solo dal rumore dei passi sul brecciolino bagnato. Senza una reale pianificazione, finiscono per rifugiarsi in un vecchio bar di periferia, un locale fuori dal tempo con le luci al neon tremolanti e l’odore di caffè e carta bagnata, lo stesso in cui trascorrevano le notti dei loro vent’anni a fare progetti grandiosi. Bastano pochi minuti seduti attorno al tavolino per capire quanto le loro vite abbiano preso direzioni opposte e dolorose. Ognuno di loro si rende conto che il loro amico, nel bene e nel male, era rimasto l’unico custode di quell’autenticità giovanile, mentre loro si erano lasciati plasmare dai compromessi, dalle piccole viltà quotidiane e dalla paura di rischiare.

Vértices: Il peso dell’assenza e la geometria del tempo

Il titolo Vértices racchiude una forte valenza geometrica e simbolica che descrive perfettamente la struttura dell’opera e la situazione dei personaggi. In geometria, il vertice è il punto in cui si incontrano linee o lati: allo stesso modo, le vite dei tre amici – dopo aver tracciato traiettorie divergenti e distanti per anni si intersecano di nuovo in un unico punto critico, il funerale. Il vertice rappresenta inoltre il punto di massima tensione strutturale, identificandosi con quella conversazione alcolica e dolente nel bar di periferia in cui le maschere cadono e le tensioni accumulate esplodono. L’opera esplora il dramma esistenziale del confronto con il tempo che passa attraverso la lente dolorosa del lutto. La morte non rappresenta soltanto la fine di una vita, ma funge da catalizzatore per un bilancio generazionale e personale.

Il primo grande tema è la frantumazione delle illusioni giovanili. A vent’anni i protagonisti condividevano la certezza di un futuro illimitato e grandioso; il presente svela invece vite segnate dai compromessi, dalla stasi o da fughe inconcludenti. Ciascuno di loro si confronta con il fallimento silenzioso delle proprie ambizioni, realizzando che il tempo non si limita a scorrere, ma erode e ridefinisce l’identità. Si intreccia a questo il senso di colpa e il rimpianto, alimentati dalla distanza che i quattro amici avevano lasciato crescere tra loro. La quotidianità, l’orgoglio e la pigrizia emotiva avevano svuotato il legame, trasformandolo in un’assenza prima ancora della morte. Il dolore per la perdita di Lorenzo si specchia così nel dolore per la morte della propria giovinezza e della parte più autentica di sé.

Centrale è anche la riflessione sulla natura dell’amicizia maschile, tradizionalmente fondata su un pudore affettivo fatto di silenzi, sguardi e complicità non detta. Di fronte alla morte, questa corazza si sgretola, lasciando spazio a una vulnerabilità inaspettata e a una presa d’atto dolorosa: i legami profondi richiedono cura e presenza, e la loro mancanza lascia un vuoto incolmabile. Infine, il lungometraggio esplora l’accettazione della mortalità e della solitudine. Non c’è spazio per catarsi miracolose o riscatti epici; la riflessione approda a una quieta e malinconica rassegnazione. I personaggi riconoscono la propria fragilità e la finitezza della vita, trovando nell’amicizia ritrovata, seppur ferita, l’unico vero argine contro il freddo del mondo.

Sabrina Canzanella
Founder & Editor – Awards Season Blog

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