Oscar 2027: i 12 migliori attori da tenere d’occhio (previsioni settembre)

La corsa agli Oscar 2027 vede in vetta John Malkovich grazie alla Coppa Volpi vinta a Venezia per Wild Horse Nine. Seguono Andrew Scott per Elsinore e Matt Damon per Odissea, in una classifica ricca di grandi interpreti, sfide di recitazione e importanti debutti nei festival internazionali

La corsa all’Oscar 2027 per il Miglior Attore arriva alla vigilia dell’Awards Season con una Top 12 sorprendentemente stabile, ma con un vertice che rispetto alle previsioni di luglio ha cambiato fisionomia. A guidare la classifica è ora John Malkovich, salito dal secondo al primo posto dopo la Coppa Volpi conquistata a Venezia per Wild Horse Nine. È un riconoscimento che rafforza una candidatura già sostenuta da un nome prestigioso, da Martin McDonagh e da una performance costruita sul difficile equilibrio tra eccentricità, ironia e vulnerabilità.

Alle sue spalle, però, la vera accelerazione della stagione è quella di Andrew Scott, protagonista di Elsinore: dal numero 8 al numero 2 dopo il forte riscontro ottenuto a Toronto e la vittoria dell’International People’s Choice Award per il film. La sua candidatura combina così il profilo dell’attore rispettato ma ancora privo di una nomination all’Oscar con una performance trasformativa, una figura realmente esistita e una narrativa che intreccia teatro, arte e mortalità. È proprio il confronto tra Malkovich e Scott a definire, al momento, il principale asse della corsa.

Subito dietro si consolida Matt Damon, protagonista di Odissea, che sale dal quinto al terzo posto dopo l’uscita del film e la forte risposta critica. Il movimento riflette soprattutto la solidità di una candidatura che, inizialmente sostenuta dal prestigio del progetto e dal nome di Christopher Nolan, ha trovato nella ricezione effettiva del film un ulteriore elemento di forza. Universal dispone così di una piattaforma industriale particolarmente robusta, mentre Damon porta nell’epica omerica un elemento di accessibilità emotiva fondamentale.

Tom Cruise, invece, scivola dalla vetta di luglio al quarto posto, pur rimanendo uno dei nomi più forti: Digger e la collaborazione con Alejandro G. Iñárritu gli garantiscono prestigio e una trasformazione fisica immediatamente spendibile nella campagna, ma ora la domanda è se dietro l’imponente lavoro prostetico emerga una performance sufficientemente stratificata. Ryan Gosling, quinto con Project Hail Mary, rappresenta il versante più commerciale della corsa, sostenuto dalla forza di Amazon MGM e da una ricezione particolarmente positiva del film, mentre Pedro Pascal, John Turturro e Robert Pattinson compongono un secondo blocco estremamente competitivo, rispettivamente sostenuto da Searchlight, Sony Pictures Classics e A24.

Più significativo è invece il movimento nella parte centrale e bassa della classifica. Sebastian Stan precipita dal terzo all’ottavo posto con Fjord: la Palma d’Oro mantiene altissimo il prestigio del film di Cristian Mungiu, ma la candidatura appare meno automatica rispetto a luglio e richiede a NEON di trasformare il riconoscimento collettivo del film in una narrativa individuale.

Al contrario, la nuova fase della stagione ha aperto spazio a due new entry rispetto alle precedenti previsioni: Jaafar Jackson, undicesimo per Michael, e Anthony Ippolito, decimo per I Play Rocky. Entrambi rappresentano strategie molto diverse: Lionsgate punta sulla separazione tra una performance apprezzata e la ricezione più controversa del biopic, mentre Amazon MGM può sfruttare per Ippolito il cinquantesimo anniversario di Rocky, la nostalgia cinematografica e il successo ottenuto a Toronto per costruire una vera breakthrough narrative.

Il quadro che emerge è quindi quello di una categoria nella quale convivono veterani in cerca di una nuova consacrazione, star hollywoodiane, interpreti già riconosciuti dall’Academy e autentiche scoperte, mentre gli studios puntano su strumenti promozionali differenti: premi festivalieri, trasformazioni fisiche, prestigio autoriale, biopic, nostalgia e breakthrough narrative.

Ma se luglio aveva indicato una corsa ancora dominata da Cruise, settembre ha spostato il baricentro verso Malkovich e Scott: ora che festival, prime recensioni e prime campagne hanno iniziato a ridisegnare il campo, la vera sfida sarà capire quali di queste narrative riusciranno a mantenere il proprio slancio fino al cuore della stagione dei premi.

PREVISIONI SETTEMBRE 2025 VS OSCAR 2026

Lo scorso anno 5 performance su 5 che ho indicato nelle previsioni di settembre 2025 hanno ottenuto successivamente la nomination all’Oscar: Ethan Hawke (Blue Moon) (11°), Leonardo DiCaprio (One Battle After Another) (9°), Michael B.Jordan (Sinners) (8°) (WINNER), Wagner Moura (The Secret Agent) (3°), Timotheè Chalamet (Marty Supreme) (1°).

Ecco di seguito una potenziale graduatoria sugli attori protagonisti che hanno più chance quest’anno di entrare nella prossima Stagione dei Premi.

Allora, occhio alla lista!

12. GUITARRICADELAFUENTE – The Black Ball (Netflix)

La sua corsa agli Oscar ha cambiato direzione con la scelta di Netflix di “spingerlo” verso la categoria del Miglior Attore non protagonista

11. JAAFAR JACKSON – Michael (Lionsgate)

Una delle due uniche new entry di queste previsioni piuttosto statiche è Jaafar Jackson per la sua interpretazione del Re del Pop nel biopic diretto da Antoine Fuqua. Assente nelle precedenti proiezioni a causa dell’accoglienza fortemente divisiva riservata alla pellicola, il suo ingresso nella top 12 si deve all’avvio della campagna premi, che punta a scindere il valore della prova individuale dalle critiche al film. Affrontare un ruolo biografico così iconico e rischioso rappresentava una sfida complessa, ma il nipote del cantante — figlio di Jermaine Jackson — è riuscito a convincere la critica attraversando le varie fasi della vita e della trasformazione artistica dello zio. La sua prova si fonda su una straordinaria cura della fisicità, della voce, della gestualità e della presenza scenica, ma trova forza anche nei passaggi più introspettivi dedicati alla vulnerabilità personale e al complesso rapporto con la famiglia. Le recensioni generali si sono dimostrate decisamente più severe nei confronti del film che della prova del suo protagonista: diversi osservatori hanno infatti individuato proprio in Jaafar l’elemento più riuscito dell’intera operazione. Il suo ingresso nella top 12 è dunque il frutto diretto dell’impatto generato dopo l’uscita della pellicola, premiando la forza specifica della sua performance al di là del consenso tiepido ottenuto dall’opera.

NOTA DI PRESTIGIO: Il prestigio di Jaafar è inevitabilmente diverso da quello degli attori veterani presenti nella categoria. Non possiede precedenti candidature agli Oscar e la sua carriera cinematografica è appena iniziata. In compenso, il ruolo gli ha già garantito riconoscimenti specifici durante la stagione 2026, tra cui l’Astra Midseason Award come miglior attore e due National Film Awards, per la performance e come miglior newcomer. Questi riconoscimenti sono importanti soprattutto perché contribuiscono a costruire una narrativa di breakthrough performer. La questione non è quindi il prestigio accumulato negli anni, ma la possibilità che un’esibizione considerata sorprendente riesca a superare il tradizionale vantaggio dei candidati più esperti.

CHANCE NOMINATION OSCAR:Il caso Michael è particolarmente interessante perché la performance e il film stanno viaggiando su binari differenti. La ricezione critica generale è stata negativa, mentre Jaafar ha ricevuto apprezzamenti molto più forti. Variety ha evidenziato proprio questa dicotomia, sottolineando come il risultato commerciale e il forte sostegno del pubblico possano mantenere vivo il discorso awards nonostante le recensioni. Il problema è che una candidatura come questa richiederebbe all’Academy di separare nettamente l’attore dal film che lo contiene. La strategia di Lionsgate dovrebbe quindi insistere sulla performance transformation, sulla somiglianza fisica e sull’impegno richiesto per ricreare una figura culturale irripetibile. È un caso ad alto potenziale ma anche ad alta dipendenza dalla forza della campagna.

10. ANTHONY IPPOLITO – I Play Rocky (Amazon MGM Studios)

La seconda new entry di queste previsioni è frutto del fortunato debutto al Toronto International Film Festival che ha letteralmente catapultato Ippolito nella conversazione Oscar, nei panni di Sylvester Stallone in I Play Rocky, il film di Peter Farrelly che racconta la difficile nascita di Rocky e la battaglia di Stallone per poter interpretare personalmente il protagonista della sceneggiatura. Il film utilizza la storia della produzione del classico del 1976 come una sorta di racconto sull’ostinazione artistica e sulla possibilità di trasformare un rifiuto dell’industria in un’occasione irripetibile. Ippolito affronta quindi un ruolo estremamente riconoscibile: non deve semplicemente interpretare Stallone, ma deve restituire la persona reale che ancora non è diventata l’icona di Rocky. Per prepararsi ha seguito un lungo percorso fisico, arrivando ad aumentare significativamente il peso e ad allenarsi per ricostruire la fisicità dell’attore.

NOTA DI PRESTIGIO:Il prestigio di Ippolito è ancora in fase di costruzione. Prima di I Play Rocky era conosciuto soprattutto per il lavoro televisivo e per The Offer, dove aveva già affrontato il compito di interpretare una versione giovane di un’altra figura iconica del cinema americano. La particolarità del nuovo ruolo è però molto maggiore, perché Stallone è una presenza ancora culturalmente fortissima e direttamente associata a uno dei film più celebri della storia americana. Il consenso ricevuto a Toronto è stato importante anche perché il film è stato concepito in coincidenza con il cinquantesimo anniversario di Rocky, creando una finestra promozionale naturale.

CHANCE NOMINATION OSCAR: La forza della candidatura risiede nella perfetta combinazione fra biopic performance, trasformazione fisica e nostalgia cinematografica. Ippolito ha inoltre il vantaggio di interpretare una figura amata dall’industria e di poter raccontare una storia di sacrificio, rifiuto e perseveranza che Hollywood conosce molto bene. Il limite è la ricezione del film, che non è stata unanimemente entusiastica: alcune recensioni hanno apprezzato Ippolito definendolo molto vicino a Stallone, ma hanno considerato l’opera eccessivamente dipendente dal fan service. La candidatura avrebbe dunque bisogno che Amazon MGM trasformasse il cinquantesimo anniversario di Rocky in una vera narrativa stagionale e presentasse Ippolito come la grande scoperta attoriale dell’anno.

9. ROBERT PATTINSON – Primetime (A24)

PREVISIONI PRECEDENTI: 10° posto

Con Primetime, Robert Pattinson interpreta Chris Hansen, il controverso conduttore televisivo di To Catch a Predator, in un film che mescola thriller, satira dei media e horror psicologico. Lance Oppenheim costruisce un ritratto volutamente deformato della televisione americana degli anni Duemila, trasformando il personaggio in una figura inquietante, ambigua e quasi grottesca. Pattinson lavora soprattutto sulla voce, sulla postura e sulla costruzione di una personalità pubblica che sembra continuamente separarsi dall’uomo privato. La performance è stata immediatamente individuata come uno degli elementi più forti del film, anche da critici che hanno espresso riserve sulla costruzione complessiva dell’opera. Dalla posizione numero 10 di luglio, Pattinson sale al numero 9. È un movimento piccolo ma significativo, perché arriva dopo la presentazione veneziana e dopo una stagione che sta confermando la sua crescente disponibilità verso ruoli estremamente trasformativi.

NOTA DI PRESTIGIO:Pattinson non ha ancora ricevuto una candidatura all’Oscar, ma negli ultimi anni ha progressivamente costruito una reputazione molto diversa da quella derivata dal suo esordio nel cinema mainstream. Good Time, The Lighthouse, The Batman, Mickey 17 e ora Primetime hanno consolidato l’immagine di un interprete disposto a mettere la propria star persona al servizio di personaggi eccentrici e difficili. Questa evoluzione è particolarmente importante per la campagna 2027: Pattinson non arriverebbe come semplice blockbuster star, ma come attore ormai associato a un cinema d’autore e a scelte interpretative radicali.

CHANCE NOMINATION OSCAR:Il passaggio a Venezia ha fornito ad A24 una piattaforma perfetta per costruire la candidatura. Le reazioni hanno insistito sulla natura trasformativa della prova, con Vogue che ha parlato di un Pattinson particolarmente impegnato nella costruzione di voce, fisicità e comportamento di Hansen. La principale incognita è il film stesso: la ricezione critica è stata divisa sulla sua struttura e sul modo in cui affronta il materiale reale. La strategia più efficace sarebbe quindi separare nettamente la campagna attoriale dal dibattito sul film, puntando sulla performance nuance, sulla trasformazione e sulla capacità di Pattinson di trasformare una figura televisiva riconoscibile in un personaggio cinematografico completamente nuovo.

8. SEBASTIAN STAN – Fjord (NEON)

PREVISIONI PRECEDENTI: 3° posto

In Fjord, Cristian Mungiu porta Sebastian Stan al centro di un dramma familiare ambientato in una comunità costiera norvegese. Stan interpreta Mihai Gheorghiu, un uomo rumeno profondamente religioso che si trasferisce con la moglie e i cinque figli in Norvegia, trovandosi progressivamente coinvolto in un conflitto con le istituzioni locali dopo accuse di abuso nei confronti dei bambini. Il film utilizza questa situazione per affrontare lo scontro fra fede, educazione, integrazione e differenti concezioni della famiglia. La performance di Stan è costruita su un registro trattenuto, nel quale il personaggio deve contemporaneamente comunicare amore paterno, rigidità ideologica e crescente senso di accerchiamento. Fjord ha inoltre vinto la Palma d’Oro a Cannes, riportando Mungiu sul vertice della Croisette. Il dato più evidente è il movimento: Stan scende dal numero 3 al numero 8 rispetto a luglio. Non è un riflesso della forza del film, che resta enorme grazie alla Palma d’Oro, ma della difficoltà di trasformare un film corale e moralmente complesso in una candidatura individuale chiaramente dominante.

NOTA DI PRESTIGIO:Stan arriva a Fjord con una candidatura all’Oscar già conquistata per The Apprentice, dove aveva interpretato Donald Trump. Quella nomination, confermata ai BAFTA e ai Golden Globes, ha cambiato il suo status nella Stagione dei premi: non è più semplicemente un interprete proveniente dal cinema commerciale, ma un attore riconosciuto dall’Academy per una performance drammatica complessa. In un’annata, come quella dello scorso anno, particolarmente favorevole per la sua carriera dato che era in pole position anche per A Different Man con cui ha vinto il Golden Globes.

CHANCE NOMINATION OSCAR: Il paradosso della candidatura è che Stan possiede una delle credenziali più forti dell’intera lista, ma il film potrebbe non essere altrettanto facile da vendere agli elettori americani. Alcune recensioni hanno elogiato la complessità del suo lavoro, mentre altre hanno giudicato il film problematico nella caratterizzazione dei personaggi. NEON dispone però di un argomento promozionale estremamente forte: Palma d’Oro + precedente candidatura all’Oscar + ruolo drammatico di grande intensità. Il calo al numero 8 fotografa quindi una candidatura ancora molto viva, ma meno automatica rispetto alla percezione di luglio.

7. JOHN TURTURRO – The Only Pickpocket in New York (Sony Pictures Classics)

PREVISIONI PRECEDENTI: 7° posto

John Turturro interpreta Harry Lehman, un anziano borseggiatore del Bronx che continua a esercitare un mestiere diventato quasi anacronistico in una New York dominata da carte di credito e tecnologia digitale. La storia prende forma quando Harry ruba accidentalmente una chiavetta USB dal contenuto compromettente e si ritrova coinvolto in una corsa attraverso la città per restituirla. Ma sotto la superficie da crime movie emerge soprattutto il ritratto malinconico di un uomo che sta perdendo il proprio mondo e che deve contemporaneamente occuparsi della moglie gravemente disabile. Turturro rimane al numero 7, esattamente dove si trovava a luglio. Il mancato movimento è significativo: la candidatura non dipende da un’esplosione improvvisa, ma dalla solidità di un progetto che continua a costruire consenso attraverso festival e circuito indipendente.

NOTA DI PRESTIGIO:Turturro rappresenta uno dei casi più interessanti di grande reputazione critica senza una corrispondente candidatura all’Oscar come interprete. La sua carriera comprende decenni di cinema americano ed europeo, collaborazioni con Spike Lee, i fratelli Coen, Martin Scorsese e altri importanti autori, oltre a un’attività televisiva che negli ultimi anni ha ulteriormente ampliato il suo pubblico. Il ruolo in The Only Living Pickpocket in New York arriva dunque in una fase della carriera in cui l’Academy potrebbe essere chiamata a riconoscere non tanto una scoperta quanto una figura già ampiamente rispettata dal cinema americano.

CHANCE NOMINATION OSCAR:Il film possiede un posizionamento particolarmente favorevole per Sony Pictures Classics: Sundance, Berlino, Telluride, Toronto e New York Film Festival costituiscono una traiettoria festivaliera estremamente ricca. Sony ha inoltre acquisito il film proprio dopo il debutto a Sundance, definendo Turturro protagonista della sua “finest performance”. La candidatura si fonda quindi sulla career narrative, sull’ottima ricezione critica e sulla natura classica del ruolo. Il New York Film Festival ha parlato di una prova di “effortless command and charisma”, arrivando a definirla uno dei picchi della carriera dell’attore. Il settimo posto resta perciò coerente con una candidatura che potrebbe crescere durante l’autunno se Sony riuscirà a trasformare l’affetto critico in consenso istituzionale.

6. PEDRO PASCAL – Behemoth! (Searchlight Pictures)

PREVISIONI PRECEDENTI: 6° posto

Pedro Pascal interpreta Alex Serian, un violoncellista prodigio che torna a Los Angeles dopo vent’anni trascorsi lontano da casa. La musica, che ha rappresentato il centro assoluto della sua esistenza, diventa progressivamente lo strumento attraverso cui Alex deve affrontare famiglia, passato e identità. Tony Gilroy costruisce il film su una struttura non lineare che attraversa circa venticinque anni della vita del protagonista, alternando il presente alla sua infanzia e al rapporto con una famiglia segnata dalla musica. Pascal rimane al numero 6, confermando anche nel suo caso la posizione di luglio. Il dato più importante è però che Behemoth! rappresenta una svolta nella sua carriera cinematografica: non è semplicemente una parte di rilievo in un ensemble, ma il suo primo vero ruolo da protagonista cinematografico.

NOTA DI PRESTIGIO:Pascal arriva a questo film dopo essere diventato una delle figure più riconoscibili della televisione contemporanea attraverso Game of Thrones, Narcos e soprattutto The Last of US che gli hanno fatto guadagnare nomination agli Emmy, Actor Awards (vinto) e Golden Globes. La sua affermazione cinematografica è stata più graduale, ma il nuovo progetto lo porta finalmente al centro di un film costruito interamente sulle sue capacità interpretative. La difficoltà principale della performance è anche una delle sue caratteristiche più interessanti: Pascal ha dovuto imparare a suonare il violoncello per rendere credibile Alex, definendo questa preparazione persino più difficile di molte delle esperienze fisiche affrontate per ruoli precedenti.

CHANCE NOMINATION OSCAR: Searchlight sta collocando Behemoth! in una posizione ideale per una campagna d’autore, con la première mondiale come Centerpiece del New York Film Festival e una distribuzione prevista a dicembre. La strategia può quindi puntare sulla trasformazione di Pascal da star televisiva a protagonista cinematografico, sostenuta da un personaggio musicale complesso e da una performance fisicamente e tecnicamente impegnativa. Il rischio è la data molto avanzata e la necessità di costruire rapidamente un consenso critico. Ma la combinazione Searchlight + Tony Gilroy + first leading film role + trasformazione musicale mantiene Pascal saldamente nella conversazione.

5. RYAN GOSLING – Project Hail Mary (Amazon MGM Studios)

PREVISIONI PRECEDENTI: 5° posto

Ryan Gosling interpreta Ryland Grace, un insegnante di scienze che si risveglia a bordo di una nave spaziale senza ricordare come vi sia arrivato. Progressivamente scopre di essere stato scelto per una missione disperata: individuare la causa dell’oscuramento del Sole e trovare una soluzione prima che la Terra venga condannata all’estinzione. La performance richiede a Gosling di sostenere per lunghi tratti quasi da solo il film, alternando commedia, vulnerabilità, tensione scientifica e progressiva consapevolezza del sacrificio richiesto dalla missione. L’inaspettata relazione con l’alieno Rocky diventa poi il cuore emotivo della storia. Gosling scende dal numero 4 al numero 5. È un arretramento minimo, soprattutto perché il film ha ottenuto una ricezione critica molto forte e il protagonista è stato frequentemente indicato come il suo principale elemento di attrazione.

NOTA DI PRESTIGIO: Gosling possiede già 3 candidature all’Oscar come interprete: per Half Nelson, La La Land e Barbie. La candidatura per Barbie è stata nella categoria di supporto, mentre per le altre è stato nominato come protagonista. Questo rende la sua posizione particolarmente solida: Gosling è già un interprete pienamente riconosciuto dall’Academy, ma Project Hail Mary gli offre una possibilità diversa, perché gli consente di sostenere un grande film commerciale attraverso una performance fortemente basata sul carisma e sull’empatia. Per questo ruolo ha già ottenuto una nomination agli Astra Midseason Movie Awards e vinto il Critics Choice Super Award.

CHANCE NOMINATION OSCAR:Il film ha un vantaggio non trascurabile: la ricezione critica. Rotten Tomatoes registra attualmente il 95% da parte della critica e individua proprio Gosling come la forza gravitazionale che permette al film di unire spettacolo, intelligenza e componente emotiva. Amazon MGM può quindi costruire la campagna attorno alla difficoltà di sostenere un blockbuster sci-fi attraverso una performance sorprendentemente intima. Il limite è che l’Academy potrebbe considerare il film soprattutto come grande spettacolo tecnico. Per Gosling, la sfida sarà dimostrare che dietro l’evento commerciale esiste una performance-driven narrative sufficientemente forte.

4. TOM CRUISE – Digger (Warner Bros.)

PREVISIONI PRECEDENTI: 1° posto

In Digger, Alejandro G. Iñárritu porta Tom Cruise in un territorio radicalmente diverso dalla sua immagine cinematografica più conosciuta. Cruise interpreta Digger Rockwell, un magnate del petrolio al centro di una satira ambientale e industriale, e affronta il ruolo attraverso una trasformazione fisica particolarmente marcata, comprendente capelli grigi, prostetici facciali e un body suit. Il film riunisce inoltre una squadra tecnica di altissimo profilo, con Emmanuel Lubezki alla fotografia, Jacqueline West ai costumi, Dennis Gassner alla scenografia e Kazu Hiro al prosthetic makeup. Cruise scende dal numero 1 di luglio al numero 4. È uno dei movimenti più importanti di queste nuove previsioni, ma il calo non deriva dalla perdita di centralità del progetto: al contrario, la trasformazione fisica e la natura autoriale del film hanno continuato ad alimentare la conversazione.

NOTA DI PRESTIGIO:Cruise arriva con 3 candidature all’Oscar come attore, per Nato il quattro luglio, Jerry Maguire e Magnolia (supporter), oltre alla candidatura come produttore per Top Gun: Maverick. Nel 2025 ha inoltre ricevuto l’Honorary Award dell’Academy per la sua carriera e il suo contributo alla comunità cinematografica e all’esperienza cinematografica in sala. Questo elemento aggiunge una dimensione particolare alla campagna: Digger non rappresenterebbe soltanto una nuova candidatura, ma potrebbe essere presentato come il momento in cui una delle più grandi star della storia di Hollywood affronta finalmente un ruolo radicalmente trasformativo.

CHANCE NOMINATION OSCAR:La trasformazione è chiaramente uno degli argomenti principali della campagna. Cruise ha raccontato anche il lungo processo necessario per applicare i prostetici, inizialmente arrivato a sei ore e successivamente ridotto a meno di una grazie a un sistema di preparazione da lui stesso organizzato. Il film ha inoltre una struttura particolarmente prestigiosa dal punto di vista industriale, con Iñárritu e una squadra tecnica composta da numerosi vincitori e candidati all’Oscar. Il 4° posto riflette quindi un candidato ancora fortissimo, ma che deve dimostrare che dietro la trasformazione esteriore esiste anche una performance sufficientemente stratificata per distinguersi in una categoria affollata.

3. MATT DAMON – Odissea (Universal Pictures)

PREVISIONI PRECEDENTI: 5° posto

Matt Damon interpreta Ulisse nell’ambiziosa rilettura dell’epica omerica diretta da Christopher Nolan. Il film trasforma il viaggio di ritorno dell’eroe in un racconto monumentale di guerra, perdita, identità e metamorfosi morale, con Damon al centro di un cast gigantesco. Nolan ha inoltre realizzato il film interamente con cineprese IMAX, una scelta presentata come una pietra miliare tecnica e produttiva. Damon sale dal numero 5 al numero 3 dopo che il film è uscito e ha ricevuto una risposta critica molto forte, trasformando una candidatura inizialmente fondata soprattutto sul prestigio del progetto in una possibilità sostenuta dalla ricezione effettiva.

NOTA DI PRESTIGIO:Damon possiede una delle carriere più consolidate della categoria. Ha ricevuto 5 candidature all’Oscar di cui 3 come attore (Good Will Huntin, The Invictus, The Martian), 1 come produttore (Manchester by the Sea) e ha vinto la statuetta per la sceneggiatura originale di Good Will Hunting insieme a Ben Affleck.

CHANCE NOMINATION OSCAR: Il vantaggio di Odissea è enorme: Nolan arriva dal successo di Oppenheimer, Universal ha già una relazione privilegiata con l’autore e il film è stato concepito come un evento cinematografico globale. Le recensioni hanno inoltre evidenziato la centralità di Damon e la sua capacità di portare empatia dentro un’epopea gigantesca. La candidatura può quindi contare su director narrative, blockbuster prestige e performance accessibility. Damon non deve necessariamente essere l’elemento più spettacolare del film: la sua funzione è rendere umano un personaggio mitologico. Il passaggio dal 5° al 3° posto riflette proprio questa combinazione particolarmente favorevole fra film, regista, interprete e risposta critica.

2. ANDREW SCOTT – Elsinore (Focus Features)

PREVISIONI PRECEDENTI: 8° posto

Andrew Scott interpreta Ian Charleson in Elsinore, il film di Simon Stone dedicato agli ultimi anni dell’attore scozzese e alla sua interpretazione di Amleto al National Theatre di Londra. Il film racconta un artista nel pieno della propria maturità professionale che deve confrontarsi con la propria mortalità e trasformare il teatro in uno spazio di elaborazione personale. Scott non interpreta quindi semplicemente Charleson: deve ricostruire un attore che sta interpretando Amleto mentre la propria vita reale precipita verso una tragedia inevitabile. La risalita vertiginosa dal 8° posto è dettata dal fortissimo apprezzamento della critica dopo la prima mondiale al TIFF culminata in una conversazione awards che ormai lo colloca stabilmente tra i nomi principali della categoria.

NOTA DI PRESTIGIO:Scott non ha ancora ricevuto una candidatura all’Oscar e proprio questa assenza rende Elsinore particolarmente interessante. La sua reputazione internazionale si è costruita soprattutto attraverso teatro, televisione (3 nomination agli Emmy) e cinema, con interpretazioni come All of Us Strangers (per cui è stato a sorpresa snobbato agli Oscar) che hanno consolidato la sua immagine di attore capace di lavorare su registri estremamente emotivi senza perdere controllo tecnico. Il ruolo di Charleson aggiunge una componente culturale molto forte: teatro britannico, Shakespeare, malattia, memoria e rapporto fra arte e mortalità. Focus Features ha inoltre acquisito il film direttamente per una distribuzione autunnale che parte da novembre.

CHANCE NOMINATION OSCAR: La candidatura possiede una narrativa stagionale quasi perfetta: attore rispettato ma mai candidato + ruolo trasformativo + figura realmente esistita + teatro + tragedia personale + grande interpretazione. Il fatto che Scott interpreti un attore che affronta il proprio destino attraverso Amleto crea inoltre un livello meta-cinematografico particolarmente adatto alla Stagione dei premi. Il consenso è già arrivato con forza: il Guardian ha definito Scott un interprete di grande potenza nel ruolo di Charleson e ha evidenziato la particolare rilevanza storica che avrebbe una sua eventuale vittoria. La sua salita dall’ottavo al secondo posto è quindi direttamente collegata alla trasformazione della candidatura da semplice previsione a awards narrative pienamente formata.

1. JOHN MALKOVICH – Wild Horse Nine (Searchlight Pictures)

PREVISIONI PRECEDENTI: 2° posto

John Malkovich interpreta Chris, un agente della CIA anziano e malato, inviato a Rapa Nui nel 1973 insieme al collega Lee, interpretato da Sam Rockwell, dopo il coinvolgimento dei due negli eventi legati al colpo di Stato cileno. Martin McDonagh utilizza la situazione per costruire una tragicommedia sulla violenza, sull’amicizia maschile, sul rimorso e sulla morte. Chris è un personaggio verboso, ironico, intellettuale e fisicamente compromesso, una figura che utilizza l’umorismo e la provocazione per nascondere la consapevolezza della propria fine. Malkovich sale dal 2° posto al 1°, conquistando la vetta dopo aver ottenuto la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile alla Mostra di Venezia di quest’ano. È il tipo di riconoscimento festivaliero che può modificare radicalmente una candidatura già forte, perché offre alla campagna un premio individuale concreto attorno al quale costruire la narrativa.

NOTA DI PRESTIGIO: Malkovich possiede due precedenti candidature all’Oscar come interprete, per Le stagioni del cuore (1985) e Nel centro del mirino (1994), entrambe nella categoria di supporto. La sua carriera comprende inoltre teatro, cinema d’autore, blockbuster e una lunga serie di interpretazioni caratterizzate da una personalità scenica immediatamente riconoscibile come dimenticare il suo Visconte Sébastien di Valmont nel film Le relazioni pericolose. Wild Horse Nine gli offre qualcosa di particolarmente prezioso: un ruolo scritto specificamente per valorizzare proprio quella eccentricità, trasformandola però in malinconia e vulnerabilità.

CHANCE NOMINATION OSCAR:Qui la combinazione è estremamente forte. Searchlight ha un film diretto da Martin McDonagh, un autore già profondamente legato alla stagione degli Oscar, una performance premiata a Venezia e recensioni che hanno individuato in Malkovich uno dei punti assoluti di forza dell’opera. Time Out lo ha definito una presenza eccezionale, mentre RogerEbert.com ha parlato di alcune delle migliori prove mai offerte dall’attore. La Coppa Volpi cambia soprattutto il momentum: Malkovich non è più soltanto un veterano con un ruolo promettente, ma arriva nella fase autunnale con un riconoscimento individuale di peso. La campagna può inoltre sfruttare il contrasto fra la natura ironica del film e la componente tragica del personaggio, insistendo sulla capacità dell’attore di trasformare un personaggio apparentemente istrionico in una figura profondamente malinconica. La salita al 1° posto nasce dunque da una combinazione precisa di prestigio personale, premio festivaliero, ruolo scritto per lui, autore Oscar-friendly e forte risposta critica.

Sabrina Canzanella
Founder & Editor – Awards Season Blog

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