Dopo il trionfo globale diAnatomia di una caduta,coronato dallaPalma d’Oroe dall’Oscarper laMiglior sceneggiaturaoriginale, Justine Trietsi prepara al suo debutto internazionale con“Fonda”. Il film, le cui riprese inizieranno nella primavera del 2026, segna il quinto lungometraggio della regista e il suo primo lavoro interamente in lingua inglese. L’attesa attorno al progetto è altissima, alimentata non solo dal pedigree dellaTrietma anche da un cast d’eccezione guidato daMia Goth, la cui performance nei provini ha convinto la regista a promuoverla da ruolo secondario a protagonista assoluta. Accanto a lei vedremoAndrew Scotte il premio OscarAllison Janney,Frank DillaneeNathan Stewart-Jarrett,con l’ombra di un possibile coinvolgimento della “musa”Sandra Hüller.

TRAMA:Definito dai produttori come un thriller psicologico ricco e cerebrale, Fonda è ambientato in un istituto psichiatrico, l’istituzione che dà il titolo all’opera (senza alcun legame con la celebre famiglia di attori hollywoodiani). La storia si sviluppa come un tesissimo huis clos (a porte chiuse), dove l’apparente idillio dell’ambientazione funge da contrasto a un’immersione vertiginosa nei meandri della psiche umana. Al centro della trama, elementi criminali si intrecciano a una narrazione intima, esplorando come il dolore e l’ossessione possano alterare progressivamente la percezione della realtà, portando i protagonisti a superare i limiti mutevoli della sanità mentale.
Da Anatomy a Fonda: la ricerca incessante di Justine Triet sull’ambiguità umana
ConFonda,Justine Trietcontinua la sua rigorosa indagine sul territorio morale e psicologico già esplorato in opere comeSibyleAnatomia di una caduta. Il film promette di utilizzare il genere thriller non come fine a se stesso, ma come dispositivo per sezionare l’ambiguità della verità e la fragilità delle strutture sociali e mentali. L’uso dello spazio chiuso — l’istituto — accentua la dimensione claustrofobica del racconto, trasformando la scenografia in un labirinto di specchi dove l’identità viene messa a nudo. Triet sembra voler interrogare nuovamente la responsabilità individuale e la costruzione del consenso sociale, confermando la sua capacità di trasformare drammi psicologici complessi in esperienze cinematografiche universali e di grande impatto emotivo.






