Dopo diciassette anni di attesa dal memorabileDrag Me to Hell,Sam Raimitorna finalmente ai suoi istinti più puri e contorti conSend Help. Acclamato dalla critica (93% suRotten Tomatoes), il film segna la fine di un lungo periodo di sperimentazioni intellettuali, riportando il regista nel territorio che domina meglio: quello dell’horror venato di un umorismo nerissimo e sadico. Raimi confeziona un “morality play” moderno, elegante e brutale, dimostrando di essere ancora un’anomalia cinematografica capace di nobilitare il genere con una regia chirurgica e un’energia caotica che non concede tregua allo spettatore.

TRAMA:La trama segue Linda (Rachel McAdams), un’impiegata meticolosa con un’ossessione per il reality Survivor, e il suo odioso capo Bradley (Dylan O’Brien), un sociopatico arrogante che ricorda la freddezza di Patrick Bateman. Durante un viaggio d’affari, il loro aereo precipita su un’isola deserta, lasciandoli come unici sopravvissuti. In un rovesciamento di potere immediato, le doti di sopravvivenza di Linda diventano l’unica ancora di salvezza per l’impotente Bradley (come nel famoso Triangle of Sadness). Quella che inizia come un’avventura per la sopravvivenza si trasforma rapidamente in un gioco psicologico violento e grottesco, dove i due protagonisti sono costretti a superare prove assurde e sanguinose in un crescendo di tensione “islandese”.
Oltre il survival movie: una parabola spietata su autorità e sopravvivenza
Send Helpfonde la tensione claustrofobica diA Simple Plancon il divertimento macabro dei primi lavori di Raimi, creando un ibrido di genere inedito. Il cuore del film risiede nell’esplorazione del sadismo come forma d’arte: Raimi sfida il pubblico a fare il tifo per personaggi tormentati e inzuppati di sangue, mettendo a nudo l’avidità e la crudeltà umana. La performance diRachel McAdamsè il vero fulcro dell’opera; l’attrice bilancia perfettamente teatralità e precisione, rendendo Linda una figura contagiosamente subdola. Nonostante un tono a tratti confusionario e un finale spiazzante, il film trionfa come parabola sull’autorità e la resilienza, confermando che Raimi non ha affatto perso la sua bussola creativa.







