CANNES 2026: The Diary of a Chambermaid – Radu Jude rilegge Mirbeau tra burocrazia post-#MeToo e finzione borghese

Presentato a Cannes 2026, The Diary of a Chambermaid di Radu Jude è un libero adattamento del romanzo di Mirbeau. Il dramma segue Gianina, collaboratrice domestica rumena a Bordeaux, divisa tra le alienanti routine per una famiglia borghese e le prove di uno spettacolo teatrale, svelando le ipocrisie dello sfruttamento moderno

Presentato in anteprima mondiale alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes, The Diary of a Chambermaid (Il diario di una cameriera) segna il debutto sulla Croisette del pluripremiato regista rumeno Radu Jude. Noto per il suo cinema irriverente, saggistico e caustico — già vincitore dell’Orso d’Oro nel 2021 con Bad Luck Banging or Loony Porn —, Jude firma qui il suo primo lungometraggio girato prevalentemente in lingua francese. La pellicola, della durata di 94 minuti, si offre come un libero e personalissimo adattamento del celebre romanzo del 1900 di Octave Mirbeau, già portato sul grande schermo da maestri come Jean Renoir e Luis Buñuel. Tuttavia, lontano dalle classiche e fedeli trasposizioni letterarie, il regista di Bucarest utilizza il testo d’inizio Novecento come uno strumento diagnostico per sezionare le nevrosi, le ipocrisie e le profonde disuguaglianze della società capitalista odierna.

TRAMA:strutturata come un vero e proprio diario e scandita su un arco temporale di tre mesi, segue i giorni che precedono il Natale. Gianina (interpretata da Ana Dumitrașcu), una giovane donna rumena indigente, lavora a Bordeaux come collaboratrice domestica per i Donnadieu, una ricca coppia borghese composta da Marguerite (Mélanie Thierry) e Pierre (Vincent Macaigne). Mentre accudisce il figlio viziato della coppia, Louen, Gianina sopporta la distanza dalla propria terra e soprattutto dalla figlia di nove anni, Maria, rimasta in Romania con la nonna e raggiungibile solo attraverso alienanti videochiamate su FaceTime. Nel tempo libero, la donna si unisce a una filodrammatica universitaria locale che sta allestendo un adattamento teatrale de Il diario di una cameriera. Scelta dalla regista dello spettacolo (Ilinca Manolache) per la sua “autenticità”, Gianina interpreta il ruolo della protagonista Célestine, sdoppiando la propria esistenza tra le monotone routine domestiche e le provocatorie prove sul palcoscenico. Il film si trasforma così in un lento conto alla rovescia verso il tanto agognato ritorno a casa per le festività natalizie

La precarietà migrante e la violenza delle microaggressioni

Rispetto ai precedenti lavori di Jude, The Diary of a Chambermaid adotta un tono decisamente meno punk, più sobrio e in tonalità minore, che mette in risalto una nuova maturità stilistica senza però intaccare la ferocia della sua critica politica. Il regista sposta il focus dalle storiche colpe nazionali rumene alla diaspora economica contemporanea, esaminando l’asimmetria emotiva e il cinismo del lavoro di cura globalizzato.

I datori di lavoro francesi non sono apertamente crudeli, ma si muovono nel perimetro di un liberalismo puramente performativo: le loro continue manifestazioni di finta stima verso Gianina nascondono in realtà tentativi passivo-aggressivi di colpevolizzarla e trattenerla, ignorando del tutto i suoi diritti e i suoi bisogni affettivi. Jude dimostra superbamente come lo sfruttamento odierno si mascheri da necessità e professionalità, traducendosi in una serie di microaggressioni quotidiane che logorano l’individuo.

Dal punto di vista formale, Jude opera una scissione geniale: confina gli elementi più grotteschi, scandalosi e carnascialeschi del testo di Mirbeau all’interno delle scene teatrali, lasciando al film vero e proprio il compito di registrare il naturalismo della monotonia quotidiana. Sul palcoscenico, la predazione sessuale dell’opera originale viene riletta alla luce delle nevrosi burocratiche dell’era post-#MeToo. Emblematica è la sequenza della gag in cui, a causa della mancanza di un coordinatore dell’intimità, agli attori è vietato il contatto fisico, trasformando l’atto sessuale in una ridicola e asettica coreografia burocratica.

Sabrina Canzanella
Founder & Editor – Awards Season Blog

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