Per Tony Gilroy, Behemoth! rappresentava il ritorno al cinema dopo quattordici anni dall’ultima regia cinematografica e, soprattutto, dopo il successo di Andor. Per Searchlight Pictures, invece, il film arrivava come uno dei titoli d’autore più intriganti da collocare nella parte centrale della Awards Season: un dramma musicale ambizioso, costruito attorno a Pedro Pascal e a un progetto sonoro fuori dagli schemi. Il film è stato scelto come Centerpiece del 64° New York Film Festival, dove ha avuto la sua anteprima mondiale il 2 ottobre, prima dell’uscita americana prevista per il 4 dicembre.

Il problema, però, è che Behemoth! non ha ricevuto al NYFF quell’unanimità critica che avrebbe potuto trasformarlo immediatamente in un protagonista della corsa. Le recensioni oscillano tra l’entusiasmo per la performance di Pascal e l’originalità formale del film e le perplessità sulla struttura, sulla sceneggiatura e sulla gestione dei personaggi. The Guardian lo ha giudicato un’opera che non riesce a dare sufficiente profondità emotiva alla propria ambizione, mentre Screen ha elogiato Pascal pur sottolineando la frammentarietà della narrazione. Al contrario, TheWrap e The Daily Beast hanno trovato nel film una proposta originale e nel protagonista uno dei suoi elementi più riusciti.

È dunque un Momentum particolare quello con cui Behemoth! esce da New York: il film sembra essersi ridimensionato come candidato nelle categorie principali, ma Pedro Pascal ha guadagnato una ragione concreta per restare nella conversazione. E proprio questa separazione tra il destino del film e quello del suo protagonista potrebbe diventare il punto centrale della sua campagna.
New York non consegna a Gilroy il consenso sperato!
La scelta del New York Film Festival come vetrina per la première mondiale era perfettamente coerente con il profilo di Behemoth!. Non si tratta di un titolo costruito intorno al puro spettacolo, ma di un’opera d’autore fortemente legata alla scrittura, alla performance e alla ricerca formale. Il NYFF lo ha infatti presentato come Centerpiece, definendolo un dramma di particolare intelligenza e affidando alla pellicola un’importante posizione nel Main Slate.

La ricezione, tuttavia, ha prodotto un quadro molto più sfumato. Alcuni critici hanno reagito favorevolmente alla scelta di Gilroy di costruire il racconto attraverso musica e memoria, mentre altri hanno ritenuto che la struttura non lineare finisca per allontanare il film dal coinvolgimento emotivo. TheWrap ha sottolineato quanto la musica sia parte integrante della struttura narrativa, non un semplice accompagnamento; Slant ha invece apprezzato la costruzione “sinfónica” del racconto e la prova di Pascal.

Il passaggio da New York non distrugge quindi il film, ma ne modifica il profilo. Behemoth! non sembra essere uscito dal festival come il nuovo grande candidato da inserire nelle categorie principali. Piuttosto, ha lasciato emergere alcuni elementi specifici della campagna che potrebbero sopravvivere alla ricezione più divisiva.
La ricezione è divisa, ma Pascal emerge dal rumore
Il punto di maggiore convergenza nelle recensioni è Pedro Pascal. Nel film interpreta Alex Serian, un violoncellista di talento che torna a Los Angeles dopo vent’anni trascorsi tra orchestre e città diverse, ritrovandosi a lavorare come musicista di sessione per le colonne sonore cinematografiche. La narrazione procede avanti e indietro nel tempo, utilizzando le musiche registrate da Alex come porte d’accesso ai ricordi della sua vita.

Per alcuni critici, proprio questa struttura rappresenta uno dei problemi del film. The Guardian ha parlato di una narrazione disgiunta e priva della necessaria profondità emotiva; Screen ha definito Pascal “terrific” ma ha evidenziato come il racconto ricada spesso nel cliché e nella frammentarietà. Ma è significativo che, anche nelle recensioni più fredde, la performance continui a essere uno degli elementi maggiormente discussi. Awards Radar arriva a definirla la migliore prova cinematografica di Pascal, sottolineando la natura estremamente interiorizzata dell’interpretazione. The Daily Beast la considera addirittura una possibile prova di vertice della sua carriera.

C’è inoltre un elemento concreto che rafforza la campagna dell’attore: Pascal ha realmente affrontato una preparazione specifica per il violoncello, descrivendo il lavoro come una delle esperienze creative più difficili affrontate per un ruolo. Il risultato è un film che potrebbe non avere la forza per sostenere una campagna Best Picture, ma che offre alla sua star una candidatura potenzialmente più autonoma. Il Momentum di Behemoth! si sta quindi restringendo intorno a Pascal, anziché espandersi attraverso l’intero film.
Searchlight cambia la “musica” della campagna
La strategia di Searchlight sembra trovare proprio nella componente musicale un’altra possibile via d’accesso alla stagione. Il film è infatti costruito attorno a un esperimento particolarmente insolito: nove compositori hanno contribuito alla musica del progetto, riuniti sotto il nome di The Behemoth! Collective. Tra loro figurano Alan Silvestri, James Newton Howard, Michael Giacchino, Michael Abels, Emily Bear e altri professionisti del settore. Paradossalmente, però, quella che avrebbe potuto essere una delle armi più forti del film nella categoria della Miglior Colonna Sonora rischia di diventare un ostacolo regolamentare. Le regole dell’Academy prevedono infatti che una colonna sonora non sia eleggibile quando è assemblata a partire dal lavoro di più di un compositore; inoltre, normalmente non possono essere assegnate più di due statuette, con la possibilità eccezionale di arrivare a tre in circostanze specifiche. Lo stesso Gilroy aveva già riconosciuto pubblicamente il problema, osservando che il film potrebbe non essere eleggibile proprio a causa della presenza di nove compositori.

Searchlight ha quindi trovato un’altra strada. Il 1° ottobre è emerso che lo studio presenterà “Your God Is Sleeping”, brano scritto da Lukas Frank, nella categoria Miglior Canzone Originale. Frank è anche uno dei membri del Behemoth! Collective. È un dettaglio importante perché dimostra che la campagna non sta abbandonando la dimensione musicale del film: la sta semplicemente spostando verso una categoria più concretamente praticabile.
Pascal resta il centro, mentre il resto si restringe
Nella corsa attoriale, Pedro Pascal appare oggi come il principale elemento awards di Behemoth!. La sua posizione beneficia di una combinazione difficile da replicare: un ruolo da protagonista chiaramente identificabile, una trasformazione professionale legata alla musica, una performance fortemente interiorizzata e una narrativa di ritorno per Tony Gilroy dopo Andor. La ricezione non è abbastanza compatta da sostenere automaticamente il film nelle categorie principali, ma è sufficientemente interessata a Pascal da mantenere aperta la discussione. La situazione è invece più complicata per Olivia Wilde, Eva Victor e il resto del cast. Wilde ha ricevuto attenzione in alcune reazioni per la sua presenza scenica, mentre Victor è stata citata positivamente da Awards Radar e da altri osservatori. Ma le critiche alla caratterizzazione dei personaggi femminili rappresentano un limite concreto: alcune recensioni hanno ritenuto che le figure femminili siano meno sviluppate rispetto ad Alex.

Anche Tony Gilroy rimane una figura interessante per la stagione, soprattutto per il suo passato da candidato all’Oscar per Michael Clayton e per il rinnovato prestigio ottenuto con Andor. Tuttavia, la ricezione del film rende difficile immaginare, allo stato attuale, una campagna sufficientemente ampia da trasformare la regia o la sceneggiatura in vere priorità. La stessa struttura del film suggerisce una campagna più selettiva: Pascal come asse principale, la canzone come possibile estensione musicale e un eventuale riconoscimento tecnico come conseguenza della ricezione, non come obiettivo già consolidato. Il vero ostacolo è trasformare l’originalità in consenso.
Il limite di Behemoth! non è la mancanza di identità. È quasi il contrario.
Gilroy ha costruito un film estremamente specifico, nel quale musica, memoria e montaggio sono legati in modo indissolubile. Ma proprio questa scelta formale divide la critica. Per alcuni è ciò che rende il progetto diverso dalla consueta biografia musicale; per altri è ciò che lo rende troppo verboso, frammentato o emotivamente distante.
Il problema è particolarmente rilevante in una stagione Oscar nella quale la ricezione festivaliera deve spesso trasformarsi rapidamente in una narrativa condivisa. Behemoth! ha ottenuto attenzione, ma non ha ancora prodotto quel consenso critico capace di sostenere contemporaneamente film, regia, sceneggiatura e cast.

Anche la musica, apparentemente il suo principale biglietto da visita, non può essere utilizzata semplicemente come una candidatura a Original Score, proprio per la particolarissima costruzione della colonna sonora. L’eventuale percorso per “Your God Is Sleeping” offre una soluzione, ma porta il film verso una competizione completamente diversa.
È quindi possibile che il film debba fare affidamento soprattutto sulla propria componente umana: Pedro Pascal.
Il ritorno di Gilroy come narrativa secondaria
C’è infine una narrativa personale che rende Behemoth! più interessante di quanto suggerisca una semplice lettura delle recensioni.
Gilroy torna al lungometraggio dopo The Bourne Legacy del 2012. In mezzo ci sono stati Andor e il consolidamento di una reputazione legata alla scrittura, alla costruzione dei personaggi e al cinema di genere. Behemoth! rappresenta dunque il suo ritorno a un cinema più personale e meno legato a un franchise.

Il film è anche particolarmente coerente con la sua storia professionale: un’opera che riflette sul lavoro creativo, sull’industria cinematografica e sul rapporto tra artisti e sistemi produttivi. Non è però ancora evidente che questa dimensione possa trasformarsi in una vera narrativa awards.
Per ora, quindi, il “ritorno di Tony Gilroy” funziona meglio come contesto che come campagna. È un elemento che aggiunge prestigio al progetto, ma la ricezione di New York suggerisce che sarà Pascal a dover portare avanti la conversazione.
Behemoth! esce da New York più piccolo, ma non irrilevante
Il New York Film Festival non ha trasformato Behemoth! nel grande candidato di Searchlight alla corsa per il miglior film. La ricezione è troppo divisa e alcuni degli elementi che sembravano poter costituire le fondamenta della campagna — dalla sceneggiatura alla regia, fino alla colonna sonora — presentano oggi ostacoli concreti. Ma sarebbe altrettanto sbagliato considerare il film semplicemente ridimensionato. Il Momentum si è concentrato. Dopo New York, la conversazione sembra ruotare soprattutto intorno a Pedro Pascal, alla particolare costruzione musicale del film e alla possibilità che “Your God Is Sleeping” permetta a Searchlight di mantenere Behemoth! nella corsa musicale nonostante le complicazioni legate allo score. La finestra del 4 dicembre lascia inoltre ancora spazio alla campagna per trasformare la ricezione del protagonista in qualcosa di più concreto.

Behemoth! non ha bisogno, a questo punto, di diventare improvvisamente un candidato universale. Il suo prossimo obiettivo è più circoscritto: dimostrare che l’assolo di Pedro Pascal può sopravvivere anche quando l’orchestra intorno a lui divide la critica. Ed è proprio qui che si trova oggi il suo Oscar Momentum: non nella forza complessiva del film, ma nella capacità di una performance e di un’idea musicale estremamente singolare di trasformare una ricezione frammentata in una conversazione awards ancora viva.
Sabrina Canzanella
Founder & Editor – Awards Season Blog






