Oscar 2027: i 25 migliori film da tenere d’occhio (previsioni luglio)

La corsa agli Oscar 2027 entra nel vivo con le previsioni di luglio e la Top 25. In vetta svetta il kolossal Odissea di Nolan, seguito dal dramma La bola negra e da Wild Horse Nine. Tra trionfatori di Cannes, grandi produzioni sci-fi, commedie e pellicole d’autore indipendenti, si delineano i principali protagonisti destinati a dominare la prossima Awards Season

La corsa agli Oscar non è mai un percorso lineare, ma un organismo dinamico che si ricalibra e si trasforma mese dopo mese. Il viaggio delle previsioni per la stagione 2027, iniziato in primavera con un’ampia ricognizione su 50 titoli, ha superato il primo grande test di maggio sulla Croisette di Cannes ed è stato sintetizzato a giugno. Arrivati a luglio, la selezione si dimezza per applicare il primo filtro decisivo: la Top 25, ovvero le pellicole destinate a guidare il dibattito industriale, critico e mediatico dei prossimi mesi.

Analizzare questo quadro significa scattare una fotografia complessa e sfaccettata del cinema contemporaneo. La sfida ai vertici vede confrontarsi le grandimajor— pronte a monopolizzare il box office globale con kolossal ad altissimo budget e campagne imponenti — e gli studios indipendenti d’élite come A24, NEON, Focus Features e MUBI, sempre più determinanti nella costruzione del consenso autoriale. A questa dialettica si aggiunge la spinta dei colossi dello streaming come Netflix e Amazon MGM Studios, pronti a schierare un imponentestar powere produzioni d’ampio respiro per dominare le categorie principali e artigianali.

In questa corsa, le finestre festivaliere giocano un ruolo cruciale. Se il Festival di Cannes ha già incoronato titoli d’impatto ridisegnando le gerarchie europee, la seconda metà della stagione farà perno sulle vetrine di Venezia, Telluride, Toronto (TIFF) e New York (NYFF) per lanciare la campagna autunnale e natalizia.

In cima al podio domina la spettacolarità e l’ambizione visiva con il kolossal epico di Odissea (1°), incalzato dal dramma storico The Black Ball (2°), dal thriller politico Wild Horse Nine (3°) e dalla fantascienza di massa di Project Hail Mary (4°) e dal terzo e atteso capitolo di Dune, Messiah (5°).

Scendendo dalla parte alta della classifica, la gara si sposta sul vincitore della Palma d’Oro Fjord (6°), sulle visioni autoriali di Digger (7°),sulle esplorazioni sull’ossessione per l’arte di The Debut (8°) e di Behemoth! (9°) e sull’indagine mediatica di Ink (10°), selezionato per aprire Venezia. A metà strada troviamo la forza d’urto dei grandi casi cinematografici dell’anno, spaziando dal fenomeno horror Obsession (11°) alle commedie da camera come The Invite (12°), passando per il biopic di Michael (13°), le coproduzioni internazionali d’autore come Fatherland (14°), All of a Sudden (15°) e i drammi civili come The Social Reckoning (16°).

Infine, a chiudere la lista tra il 17° e il 25° posto, sfilano opere intime e narrazioni d’epoca: il costume drama Sense and Sensibility (17°), l’impegno sociale di Being Heumann (18°), l’underdog story I Play Rocky (19°), la tensione politica di Minotaur (20°), il biografico Elsinore (21°), il dramma bellico Coward (22°), le grandi produzioni di star come The Adventure of Cliff Booth (23°), il crime d’autore Paper Tiger (24°) e il racconto generazionale di Saturn Return (25°).

Non resta quindi che attendere i festival di Venezia e Toronto, ma anche Telluride e New York per scoprire se le gerarchie verranno confermate o se assisteremo ai primi, inevitabili colpi di scena della stagione.

PREVISIONI LUGLIO 2025 VS OSCAR 2026

Lo scorso anno 10 film su 10 che ho indicato nelle previsioni di luglio 2025 hanno ottenuto successivamente la nomination all’Oscar: Train Dreams (25°), The Secret Agent (16°), F1 – The Movie (15°), One Battle After Another (11°) (WINNER), Frankenstein (10°), Hamnet (9°), Marty Supreme (7°), Sentimental Value (4°), Bugonia (3°), Sinners (2°).

Ecco di seguito una potenziale graduatoria sui film che hanno più chance di entrare nella prossima Stagione dei Premi.

Allora, occhio alla lista!

PREVISIONI (marzo-aprile): 13° posto

PREVISIONI (maggio): 19° posto

PREVISIONI (giugno): –

Al 25° posto troviamo Saturn Return (Netflix), il nuovo film diretto da Greg Kwedar. Il regista si presenta all’appuntamento forte di uno status autoriale ormai consolidato a Hollywood, grazie a ben due candidature agli Oscar ottenute nella categoria Miglior Sceneggiatura Non Originale: la prima per l’acclamato Sing Sing e la seconda per Train Dreams. Per questa sua seconda collaborazione con la piattaforma streaming al fianco dello sceneggiatore e partner creativo Clint Bentley, Kwedar può fare affidamento su un cast di altissimo profilo guidato da Rachel Brosnahan, Charles Melton e Will Poulter, affiancati da interpreti di spessore come Jean Yoon, David Morse e Kim Dickens. Prodotto da Plan B ed Emily Wolfe, il film si inserisce pienamente nella poetica del regista, da sempre attento a raccontare con sguardo intimo, sincero e viscerale i momenti di passaggio e le fragilità dell’esperienza umana. Ambientata a Chicago, la trama segue la storia d’amore di due giovani fin dai tempi del college, tracciandone l’evoluzione e le trasformazioni lungo un arco temporale di oltre dieci anni.

La narrazione trae ispirazione dal concetto astrologico del “ritorno di Saturno” — il momento in cui il pianeta compie il suo ciclo completo segnando una fase cruciale di maturazione e transizione esistenziale — per esplorare il delicato passaggio dall’idealismo giovanile alle complesse responsabilità dell’età adulta. Tra scelte personali, imprevisti del destino, ritorni e inevitabili perdite, Saturn Return si propone come un dramma romantico e generazionale di profonda intensità emotiva, pronto a fare perno sulla forza espressiva dei suoi interpreti per imporsi tra i titoli chiave del panorama cinematografico d’autore. Distribuito da Netflix e previsto in uscita nel corso del 2026, Saturn Return rappresenta una delle possibili carte autoriali della piattaforma per la stagione degli Oscar 2027, puntando sulla sensibilità di Kwedar e sul suo crescente prestigio all’interno dell’industria.

PREVISIONI (marzo-aprile): 17° posto

PREVISIONI (maggio): 22° posto

PREVISIONI (giugno): –

Al 24° posto troviamo Paper Tiger, il nuovo film scritto e diretto da James Gray, uno degli autori più raffinati del cinema americano contemporaneo, da sempre apprezzato per un cinema intimo, rigoroso e profondamente legato ai temi della famiglia, dell’identità e del sogno americano. Dopo una carriera costruita attraverso titoli come Little Odessa, The Immigrant, Ad Astra, Gray torna dietro la macchina da presa con un crime drama che promette di unire tensione narrativa e analisi psicologica. Presentato in concorso al Festival di Cannes, dove ha gareggiato per la Palma d’Oro, Paper Tiger segna un nuovo capitolo nel rapporto tra il regista e la Croisette, confermando il prestigio internazionale di un autore che negli anni è diventato una presenza costante nei principali festival cinematografici. La trama si concentra sulla vita di due fratelli che, nel tentativo di inseguire il sogno americano, finiscono coinvolti in un pericoloso complotto orchestrato dalla mafia russa. Quella che inizialmente appare come una ricerca di successo e stabilità si trasforma rapidamente in un incubo capace di mettere alla prova il loro rapporto, facendo emergere sospetti, ambizioni e la possibilità del tradimento.

Attraverso il racconto criminale, James Gray torna a esplorare il lato oscuro dell’ambizione americana e la fragilità dei legami familiari, suggerendo come dietro un’apparente forza possa nascondersi una profonda vulnerabilità. Il film può contare su un cast di grande prestigio guidato da Adam Driver, Scarlett Johansson e Miles Teller, tre interpreti chiamati a sostenere un racconto in cui il thriller diventa il punto di partenza per una riflessione più ampia sulla lealtà, sulla moralità e sul prezzo delle proprie scelte. La combinazione tra il peso autoriale di Gray e un ensemble di primo livello rappresenta uno degli elementi principali del progetto. Distribuito da NEON negli Stati Uniti, con uscita prevista nella stagione autunnale — tra il 13 e il 20 novembre — Paper Tiger arriva nella corsa agli Oscar 2027 forte del passaggio a Cannes e del prestigio del suo regista. La presenza al New York Film Festival come film d’apertura, amplia ulteriormente il percorso festivaliero del film, mentre NEON punta ancora una volta su un titolo autoriale capace di unire consenso critico, ambizione cinematografica e potenziale nella Stagione dei premi.

PREVISIONI (marzo-aprile): 20° posto

PREVISIONI (maggio): 14° posto

PREVISIONI (giugno): –

Al 23° posto troviamo The Adventures of Cliff Booth, un progetto che ha tutte le carte in regola per accendere i riflettori della critica globale. Nato come uno spin-off e sequel autonomo del cult C’era una volta a… Hollywood (2019) di Quentin Tarantino, il film rappresenta un’inconsueta e affascinante unione di talenti: alla regia troviamo infatti il maestro David Fincher, che dirige per la prima volta una sceneggiatura firmata interamente da Tarantino. Fincher, già tre volte candidato all’Oscar come miglior regista per Il curioso caso di Benjamin Button, The Social Network e Mank, abbraccia qui un’opera da circa 200 milioni di dollari di budget, la più imponente mai realizzata per entrambi i cineasti. La trama ci riporta alla fine degli anni ’70, in un’industria cinematografica hollywoodiana in piena trasformazione. Brad Pitt torna a vestire i panni dello iconico stuntman Cliff Booth — ruolo che gli è valso l’Oscar al miglior attore non protagonista nel 2020 —, ora riciclato nel delicato ruolo di “risolvi-problemi” (fixer) per conto dei grandi studios.

Muovendosi nell’ombra per insabbiare ricatti, scandali e segreti delle star, Booth si trova a fare i conti con la moralità liquida di una Mecca del cinema cupa e disillusa. Al fianco di Pitt, un cast corale di altissimo profilo vede il ritorno di Timothy Olyphant nei panni di James Stacy e l’ingresso di volti di punta come Elizabeth Debicki, Yahya Abdul-Mateen II, Scott Caan e Carla Gugino. Puntando a posizionarsi come uno dei titoli di punta di Netflix nella corsa ai premi, la pellicola arriverà nelle sale statunitensi in formato limitato il 25 novembre, prima del debutto in piattaforma fissato per il 23 dicembre. Per Netflix, storicamente determinata a conquistare i massimi riconoscimenti dell’Academy con produzioni d’autore ad alto budget, il progetto rappresenta una scommessa cruciale per dominare le categorie tecniche e la conversazione stagionale.

PREVISIONI (marzo-aprile): 34° posto

PREVISIONI (maggio): 25° posto

PREVISIONI (giugno): –

Al 22° posto troviamo Coward (MUBI), l’opera più imponente e visivamente ambiziosa finora realizzata da Lukas Dhont. A quattro anni dallo straordinario successo di Close, nominato all’Oscar come miglior film internazionale, il regista belga firma un dramma storico in costume ambientato durante la Prima Guerra Mondiale, prodotto da Reunion e distribuito a livello globale da MUBI. Il cineasta ha già costruito un legame di primissimo piano con l’Academy e con i grandi festival internazionali: la sua carriera sulla Croisette vanta infatti trionfi storici, tra cui la Caméra d’Or per l’esordio Girl e il Grand Prix Speciale della Giuria conquistato proprio con Close. La trama, ispirata a una fotografia d’epoca conservata all’Imperial War Museum, ci trascina tra l’orrore viscerale e il fango delle trincee della Grande Guerra. Il protagonista è Pierre, un giovane soldato belga paralizzato dalla paura e lacerato dal conflitto interiore tra l’istinto di sopravvivenza e l’ideale irraggiungibile dell’eroismo maschile. La sua prospettiva cambia radicalmente dietro le linee del fronte nell’incontro con Francis, un commilitone assegnato a una compagnia d’intrattenimento che mette in scena spettacoli en travesti per risollevare il morale delle truppe.

Tra i due nasce un legame intimo e travolgente che sfida la brutalità del conflitto, permettendo a Dhont di indagare con la sua consueta delicatezza i temi della vulnerabilità, dell’amore e della ricerca della bellezza nelle tenebre. Il cast principale poggia sull’incredibile intesa di Emmanuel Macchia e Valentin Campagne, affiancati da un eccezionale ensemble di supporto. Il lungometraggio ha vissuto il suo momento di svolta con la première in concorso al Festival di Cannes 2026, dove ha conquistato il prestigioso Prix d’interprétation masculine assegnato congiuntamente ai due protagonisti Emmanuel Macchia e Valentin Campagne. Dopo la trionfale accoglienza francese, il film punta al debutto nelle sale statunitensi il 25 dicembre con un’uscita mirata per le feste natalizie. Per MUBI, ormai player consolidato nelle campagne d’autore di alto profilo, il progetto potrebbe rappresentare la punta di diamante per la categoria del Miglior film internazionale, dato che potrebbe essere la scelta del Belgio per gli Oscar 2027.

PREVISIONI (marzo-aprile):

PREVISIONI (maggio): –

PREVISIONI (giugno): –

Al 21° posto troviamo Elsinore (Focus Features), un’intensa ed emozionante new entry che entra con prepotenza nei miei radar stagionali. Il film segna l’atteso ritorno di un grande progetto biografico d’autore firmato da Focus Features, studio leader da decenni nelle campagne d’autore di altissimo profilo, già vincitore di numerosi Oscar con opere a sfondo storico e biografico. Questa volta la produzione punta su una storia vera, potente e commovente, capace di celebrare l’arte teatrale e il coraggio umano di fronte a una tragedia personale ravvicinata. La narrazione ripercorre la straordinaria e dolorosa vicenda personale dell’attore britannico Ian Charleson, indimenticabile volto del film premio Oscar Momenti di gloria. Nel 1986, nel pieno dell’affermazione professionale, a Charleson venne diagnosticato l’HIV, in un’epoca storica segnata da profonda disinformazione e da un rigido stigma sociale. Nonostante il progressivo e inesorabile peggioramento delle sue condizioni di salute, l’attore scelse di non ritirarsi dalle scene, dedicando le sue ultime e residue energie alla preparazione del ruolo della vita: l’Amleto messo in scena al National Theatre di Londra.

La sua interpretazione viscerale, tragica e magistrale si trasformò in un trionfo assoluto di critica e pubblico prima della sua scomparsa, avvenuta nel gennaio del 1990 ad appena 40 anni. Il ruolo del protagonista offre un’occasione attoriale di immenso impatto emotivo, sostenuto da un impeccabile cast di comprimari del teatro e del cinema britannico. Il film farà la sua attesissima anteprima mondiale come titolo d’apertura al London Film Festival, vetrina ideale per valorizzare l’anima profondamente britannica dell’opera, per poi arrivare nelle sale statunitensi il 20 dicembre e nei cinema italiani il 24 dicembre, in perfetto posizionamento per la Stagione dei premi natalizia. Per Focus Features, da sempre sinonimo di eleganza, prestigio biografico e grandi interpretazioni maschili, Elsinore si candida a essere una delle carte più toccanti e universali da spendere nella corsa alle statuette.

PREVISIONI (marzo-aprile):

PREVISIONI (maggio): 8° posto

PREVISIONI (giugno):

Al 20° posto troviamo Minotaur, il potente e attesissimo ritorno dietro la macchina da presa del maestro russo Andrey Zvyagintsev. A nove anni dallo straordinario successo di Loveless, e dopo aver superato una drammatica battaglia personale per la vita contro il Long Covid, il cineasta firma un’opera definita dalla critica un autentico miracolo artistico. Zvyagintsev è un nome dal peso specifico enorme per l’Academy, avendo già conquistato due candidature all’Oscar per il miglior film internazionale con Leviathan e il già citato Loveless. Coprodotto da un consorzio europeo tra Francia, Lettonia e Germania, e distribuito a livello internazionale da MUBI, il film reinterpreta liberamente un classico del cinema francese — La moglie infedele (1969) di Claude Chabrol —, trasponendolo in un teso thriller politico di 128 minuti scritto a quattro mani con Simon Liashenko. La vicenda è ambientata nel 2022 in una cupa cittadina della provincia russa, con l’eco oppressiva del conflitto in Ucraina sullo sfondo. Il protagonista è Gleb, interpretato da Dmitriy Mazurov, un dirigente d’azienda di successo il cui mondo va improvvisamente in frantumi: soffocato da una crisi societaria che lo costringe a licenziare l’intero personale, l’uomo scopre l’infedeltà della moglie Galina, interpretata da Iris Lebedeva.

La spirale di paranoia ed esaurimento psicologico spinge il protagonista verso una rottura e una violenza inevitabili. Attraverso lo straordinario lavoro del direttore della fotografia Mikhail Krichman — esaltato da un virtuoso piano sequenza di 20 minuti privo di dialoghi —, Zvyagintsev trasforma una crisi coniugale nel ritratto spietato e allegorico del collasso morale della Russia contemporanea. Il percorso del film è stato finora trionfale: dopo aver debuttato nel concorso principale del Festival di Cannes 2026, dove ha conquistato il prestigioso Grand Prix Speciale della Giuria, l’opera ha proseguito la sua marcia nei festival internazionali vincendo il premio come miglior film al Sydney Film Festival. Il debutto nelle sale statunitensi è fissato per il 20 novembre, una finestra temporale ideale per costruire il momento promozionale in vista dei premi di fine anno. Nonostante la produzione sia recitata in lingua russa, la complessa situazione geopolitica rende la Lettonia il Paese guida più probabile per proporre la pellicola all’Academy nella categoria internazionale. Per MUBI, Minotaur rappresenta una delle cartucce autoriali più prestigiose della stagione, forte di un consenso critico unanime e del fascino di uno dei più grandi maestri del cinema europeo contemporaneo.

PREVISIONI (marzo-aprile): 46° posto

PREVISIONI (maggio): 38° posto

PREVISIONI (giugno): –

Al 19° posto troviamo I Play Rocky, un’affascinante e ambiziosa scommessa biografica che ripercorre uno dei capitoli più leggendari della storia di Hollywood. Alla regia c’è il premio Oscar Peter Farrelly, trionfatore Academy nel 2019 con Green Book, che torna a guidare una grande campagna d’autore forte dell’appoggio di Amazon MGM Studios. Lo studio, sempre più centrale nelle dinamiche dei premi stagionali, punta su questo progetto per unire l’attrattiva del grande racconto popolare al prestigio di una storia di riscatto umano e artistico. La sceneggiatura, firmata da Peter Gamble, racconta la travagliata genesi del capolavoro del 1976. Il protagonista è Anthony Ippolito nei panni di un giovanissimo, sfacciato e disperato Sylvester Stallone. Nella metà degli anni ’70, senza un soldo e rifiutato da tutta l’industria cinematografica, Stallone scrive d’un fiato la storia di Rocky Balboa. Quando i grandi produttori si mostrano interessati al testo offrendo cifre enormi per farlo interpretare a una star affermata, l’attore compie la scelta più folle della sua vita: rifiutare ogni offerta a meno di non essere lui stesso il protagonista.

Il film racconta questa drammatica battaglia contro il sistema hollywoodiano, mostrando come il parallelo tra la vita di Stallone e quella del suo iconico pugile rappresenti il vero cuore pulsante dell’opera. Al fianco di Ippolito troviamo un cast d’eccezione che vanta interpreti del calibro di Stephan James, AnnaSophia Robb, Matt Dillon e Tracy Letts. Il film farà il suo attesissimo debutto mondiale come uno dei titoli di punta al Toronto International Film Festival a settembre, la vetrina regina per i film con forte presa sul pubblico e sui premi della critica. L’uscita nelle sale statunitensi è fissata per il 13 novembre, seguita dalla distribuzione nei cinema italiani il 31 dicembre, una finestra temporale ideale per posizionarsi al centro dell’attenzione nel cuore dell’autunno. Per Amazon MGM Studios, I Play Rocky rappresenta la carta perfetta per unire la nostalgia cinematografica al classico archetipo dell’underdog, facendo leva su una produzione di alto livello che punta a farsi valere sia nelle categorie attoriali che in quelle artigianali e di sceneggiatura.

PREVISIONI (marzo-aprile): 6° posto

PREVISIONI (maggio): 9° posto

PREVISIONI (giugno): –

Al 18° posto troviamo Being Heumann, un’opera dal profondo valore civile ed emotivo che segna l’attesissimo ritorno dietro la macchina da presa della regista e sceneggiatrice Siân Heder. A cinque anni dal clamoroso trionfo di CODA – I segni del cuore, vincitore dell’Oscar al miglior film e alla miglior sceneggiatura non originale, la cineasta torna a collaborare con Apple Studios per portare sul grande schermo l’adattamento del celebre memoriale autobiografico di Judy Heumann, firmato a quattro mani dalla stessa Heder insieme a Rebekah Taussig. Apple Original Films, ormai player d’élite nelle corse ai premi della prima metà del decennio, schiera questo progetto come una delle sue carte più forti per conquistare il cuore della critica e dell’Academy. La narrazione si concentra sul memorabile aprile del 1977, quando l’attivista Judy Heumann organizza e guida lo storico “Sit-in della Sezione 504”. Rimanendo paralizzata dall’età di diciotto mesi a causa della poliomielite e dopo una vita passata a combattere le discriminazioni istituzionali, la Heumann guida oltre cento persone con disabilità nell’occupazione del Federal Building di San Francisco.

Il sit-in, protrattosi per 28 giorni fino a diventare la più lunga occupazione non violenta di un edificio federale nella storia degli Stati Uniti, vedrà i manifestanti resistere uniti fino a costringere il Segretario della Salute, dell’Istruzione e del Welfare Joseph Califano — interpretato da Mark Ruffalo — a firmare i decreti attuativi per l’accessibilità negli spazi pubblici. Nei panni della protagonista spicca la straordinaria prova di Ruth Madeley, la cui performance ambisce a un traguardo storico: diventare la prima attrice in sedia a rotelle mai candidata all’Oscar come miglior attrice protagonista, segnando un momento di svolta epocale per la rappresentazione della disabilità a Hollywood. Il film vivrà la sua attesissima anteprima mondiale nel prestigioso contesto del Toronto International Film Festival, la piattaforma di lancio ideale per i grandi drammi di impronta civile e sociale, per poi approdare nelle sale e in piattaforma il 13 novembre. Per Apple Original Films, Being Heumann rappresenta l’ennesimo connubio perfetto tra cinema d’autore, impegno sociale e una potenziale narrative storica destinata a far discutere l’intera industria fino alla notte delle statuette.

PREVISIONI (marzo-aprile): 49° posto

PREVISIONI (maggio): 15° posto

PREVISIONI (giugno): 7° posto

Al 17° posto troviamo Sense and Sensibility, un raffinato costume drama che riporta sul grande schermo l’universo romantico e pungente di Jane Austen a trent’anni dal celebre capolavoro diretto da Ang Lee. La regia è affidata alla talentuosa Georgia Oakley, acclamata per il folgorante esordio di Blue Jean, che dirige una sceneggiatura firmata da Diana Reid. Focus Features, studio maestro nel trasformare gli adattamenti d’epoca in autentici trionfatori dell’Academy, schiera questo progetto come uno dei suoi titoli di punta della stagione, forte di una confezione visiva sontuosa e di una modernità tematica pronta ad affascinare la giuria dei premi. La trama, ambientata nell’Inghilterra rurale di fine Settecento, segue le vicende delle sorelle Elinor e Marianne Dashwood che, alla morte improvvisa del padre, si ritrovano diseredate e ridotte in ristrettezze economiche. Costrette a lasciare la propria casa per trasferirsi in un modesto cottage nel Devonshire, le due giovani affrontano l’incertezza e le rigide pressioni sociali della società Regency attraverso visioni opposte: Elinor impronta la sua vita al decoro, al sacrificio e all’autocontrollo stoico (“Sense”), mentre Marianne si abbandona alle emozioni travolgenti e all’impulsività romantica (“Sensibility”).

Tra intrighi amorosi, disillusioni e pettegolezzi, la regia della Oakley esplora la sottile violenza del sistema patriarcale dell’epoca, trasformando la storia in una toccante indagine sulla sopravvivenza emotiva femminile. A guidare lo straordinario cast troviamo Daisy Edgar-Jones ed Esmé Creed-Miles nei panni delle due protagoniste, affiancate da un cast di altissimo profilo composto da Caitríona Balfe, George MacKay e la veterana Fiona Shaw. Il film salterà il passaggio nei festival autunnali per puntare direttamente alle sale: dopo l’esordio il 25 settembre nel Regno Unito, la pellicola debutterà negli Stati Uniti il 16 ottobre e in Italia il 22 ottobre. Per Focus Features, la pellicola si posiziona come una miniera d’oro nelle categorie artigianali — dai costumi alle scenografie — puntando con decisione ad agganciare le cinquine per la sceneggiatura adattata e le interpretazioni femminili.

PREVISIONI (marzo-aprile): 5° posto

PREVISIONI (maggio): 6° posto

PREVISIONI (giugno): –

Al 16° posto troviamo The Social Reckoning, un dramma biografico e civile ad altissima tensione che promette di riaccendere il dibattito culturale e politico globale. Sedici anni dopo il trionfo e le tre statuette conquistate da The Social Network di David Fincher, il celebre sceneggiatore Aaron Sorkin — già vincitore dell’Oscar per la miglior sceneggiatura non originale proprio per il film del 2010 — torna a esplorare i corridoi oscuri della Silicon Valley e l’impatto devastante dei social media sulla democrazia contemporanea. Questa volta Sorkin non si limita alla penna, ma firma anche la regia del progetto, dando vita a un’opera complementare e autonoma, prodotta da Sony Pictures sotto il titolo di lavorazione Goliath. La trama ci catapulta nel 2021, al centro dello scandalo dei Facebook Files che ha scosso le fondamenta dell’impero di Menlo Park. Il film segue la coraggiosa whistleblower Frances Haugen, interpretata dal premio Oscar Mikey Madison, i cui documenti riservati e rivelazioni dettagliate vengono portati alla luce dal giornalista del Wall Street Journal Jeff Horwitz, a cui presta il volto Jeremy Allen White. La narrazione intreccia il serratissimo lavoro d’inchiesta giornalistica con la cieca difesa dei vertici aziendali.

Mark Zuckerberg, interpretato in questa veste matura e controversa da Jeremy Strong, si trova ad affrontare la più grave crisi di credibilità della sua creatura, in un percorso che mette in luce la connessione diretta tra gli algoritmi della piattaforma e i drammatici risvolti politici dell’assalto al Campidoglio del 6 gennaio. Attraverso il consueto ritmo incalzante e i dialoghi taglienti che contraddistinguono la scrittura sorkiniana, il film abbandona la cinica genesi di una startup per mostrare la resa dei conti morale e la perdita dell’innocenza tecnologica della società moderna. La pellicola salterà il circuito dei festival autunnali per fare il suo debutto direttamente nelle sale cinematografiche statunitensi e italiane il 9 ottobre. Il film ha già iniziato a raccogliere un importante consenso critico preliminare, ottenendo una candidatura agli Astra Midseason Movie Awards nella categoria Most Anticipated Film. Per Sony Pictures, che gestisce la campagna globale del film, The Social Reckoning si candida a essere una delle punte di diamante della stagione, con enormi ambizioni nelle categorie principali come miglior film, sceneggiatura e per l’intero comparto attoriale.

PREVISIONI (marzo-aprile): 20° posto

PREVISIONI (maggio): 7° posto

PREVISIONI (giugno): –

Al 15° posto troviamo All of a Sudden, il folgorante debutto in lingua francese del maestro giapponese Ryūsuke Hamaguchi. A quattro anni dallo straordinario trionfo globale di Drive My Car — incoronato con l’Oscar al miglior film internazionale e forte di ben quattro candidature principali tra cui miglior film, regia e sceneggiatura —, il cineasta torna a esplorare i territori della memoria e del dolore personale attraverso un’imponente coproduzione internazionale tra Francia, Giappone, Germania e Belgio. Co-scritto dallo stesso Hamaguchi insieme a Léa Le Dimna e liberamente tratto dall’epistolario filosofico di Makiko Miyano e Maho Isono, il film poggia sulle spalle di NEON, lo studio indipendente che negli ultimi anni si è dimostrato un colosso infallibile nelle campagne d’autore europee e asiatiche per la corsa alle statuette. La trama, ambientata nella periferia parigina, segue le vicende di Marie-Lou Fontaine (interpretata da Virginie Efira), direttrice di una casa di riposo determinata a rivoluzionare l’assistenza agli anziani attraverso l’applicazione della Humanitude, un metodo terapeutico basato sul rispetto, la dignità e la centralità della persona.

L’esistenza della donna viene sconvolta dall’incontro con Mari Morisaki (Tao Okamoto), una drammaturga giapponese arrivata alla fase finale di una malattia terminale. Attraverso un dialogo sommesso ma viscerale tra la realtà assistenziale francese e la filosofia orientale della mortalità, il legame tra le due donne si trasforma in una meditazione profonda sul valore del tempo e sulla resistenza dei sentimenti umani. Hamaguchi adotta una narrazione diaristica e rarefatta, orchestrando una prova interpretativa sublime che vede le due attrici protagoniste comunicare oltre le barriere linguistiche e culturali. Il film ha vissuto il suo battesimo del fuoco al Festival di Cannes 2026, dove ha conquistato il prestigioso Prix d’interprétation féminine assegnato ex aequo alle due straordinarie protagoniste Virginie Efira e Tao Okamoto. Dopo l’exploit sulla Croisette, l’opera si appresta a un imponente tour nei principali festival di settore, con passaggi chiave già confermati a Telluride, Toronto (TIFF) e al New York Film Festival (NYFF), prima di fare il suo esordio nelle sale statunitensi il 25 novembre. Forte dell’acquisizione da parte di NEON e del peso specifico del suo autore all’interno dell’Academy, All of a Sudden parte con i favori del pronostico per rappresentare il Giappone come miglior film internazionale, proponendosi come un serissimo contendente anche per la regia, la sceneggiatura adattata e le categorie attoriali.

PREVISIONI (marzo-aprile): 35° posto

PREVISIONI (maggio): 17° posto

PREVISIONI (giugno): –

Al 14° posto troviamo Fatherland, il potente ritorno dietro la macchina da presa di Paweł Pawlikowski. A otto anni dallo straordinario trionfo globale di Cold War — tre volte candidato agli Oscar, tra cui per la miglior regia e la miglior fotografia —, il maestro polacco, già vincitore della statuetta nel 2015 con Ida, firma un nuovo capitolo di altissimo profilo autoriale. Co-scritto insieme a Hendrik Handloegten e coprodotto da un solido consorzio europeo che vede coinvolte MUBI e l’italiana Our Films di Lorenzo Mieli e Mario Gianani, il film vede il distributore MUBI in prima linea pronto a orchestrare una massiccia campagna per la stagione dei premi. La narrazione si colloca nel 1949, nel cuore della Guerra Fredda e tra le ferite fisiche e morali ancora aperte del secondo conflitto mondiale. Lo scrittore premio Nobel in esilio Thomas Mann, interpretato dal veterano Hanns Zischler, intraprende un viaggio on the road a bordo di una Buick nera attraverso una Germania lacerata e divisa. Al suo fianco c’è la figlia Erika, interpretata dalla candidata all’Oscar Sandra Hüller: una figura poliedrica di attrice, giornalista e pilota di rally. Partendo da Francoforte, sotto l’influenza statunitense, l’itinerario si snoda verso Weimar, nel cuore della zona controllata dai sovietici.

Girata in un sofisticato bianco e nero curato dallo storico direttore della fotografia Łukasz Żal, la pellicola riprende l’estetica essenziale ed ellittica tipica del cineasta, trasformando un confronto generazionale e familiare nell’allegoria spietata dell’identità tedesca e della colpa collettiva dell’Europa del dopoguerra. L’opera ha debuttato in concorso al Festival di Cannes, dove ha conquistato il prestigioso Prix de la mise en scène (Premio per la Miglior Regia), confermando l’immutato prestigio di Pawlikowski sulla Croisette. Dopo il debutto francese, la pellicola intraprenderà un importante percorso nei festival estivi ed autunnali, con selezioni già confermate a Telluride, Toronto (TIFF) e al New York Film Festival (NYFF), prima di approdare nelle sale il 16 ottobre in Italia e il 23 ottobre negli Stati Uniti. Considerato il peso del suo autore all’interno dell’Academy e la distribuzione globale firmata MUBI, Fatherland si attesta come la scelta naturale della Polonia per la corsa al miglior film internazionale, conservando al contempo un potenziale enorme per inserirsi nelle categorie per la miglior regia, la sceneggiatura, la fotografia e per il comparto attoriale guidato da Sandra Hüller.

PREVISIONI (marzo-aprile): 31° posto

PREVISIONI (maggio): 24° posto

PREVISIONI (giugno): 10° posto

Al 13° posto troviamo Michael (Lionsgate), il monumentale biopic dedicato al Re del Pop che si è già imposto come uno dei più imponenti eventi mediatici e commerciali dell’anno. Diretto dal maestro del dramma d’azione Antoine Fuqua (Training Day) e scritto dal tre volte candidato all’Oscar John Logan (Il Gladiatore, The Aviator), il film vanta un budget di oltre 165 milioni di dollari. Alla produzione figura Graham King, già artefice del trionfo globale di Bohemian Rhapsody, mentre la distribuzione è guidata da Lionsgate negli Stati Uniti e da Universal Pictures nei mercati internazionali. La narrazione ripercorre l’inarrestabile ascesa artistica e personale di Michael Jackson, partendo dagli esordi folgoranti con i Jackson 5 nella Detroit della Motown degli anni Sessanta fino alla consacrazione da solista e all’apice raggiunto con il Bad World Tour verso la fine degli anni Ottanta. Piuttosto che addentrarsi nelle complesse controversie legali degli anni Novanta, la sceneggiatura mette a fuoco l’isolamento creativo, la resilienza e la complessa genesi dei suoi capolavori musicali. Il cuore drammatico della pellicola risiede nell’intenso conflitto tra il genio del protagonista e la rigida disciplina del padre Joe Jackson, esplorando la lotta dell’artista per affermare la propria indipendenza.

A rendere il progetto unico è l’esordio del protagonista Jaafar Jackson — nipote reale di Michael —, capace di riprodurne in maniera impressionante il carisma, la vocalità e le movenze sceniche, affiancato da un cast di altissimo livello che vede Colman Domingo nei panni del patriarca Joe, Nia Long, Miles Teller e Laura Harrier. Il film è arrivato nelle sale cinematografiche e in IMAX su scala globale il 24 aprile, scatenando un vero e proprio cortocircuito tra critica e pubblico: a fronte di un Metascore impietoso di 39/100, la pellicola si è trasformata in un fenomeno al botteghino da oltre un miliardo di dollari. Questo scollamento non sembra tuttavia aver arrestato la corsa ai premi: il film ha già trionfato agli Astra Midseason Movie Awards con le vittorie di Jaafar Jackson come Best Actor e di Colman Domingo come Best Supporting Actor. Seguendo una strada già battuta da precedenti illustri come Bohemian Rhapsody o Elvis, l’Academy ha dimostrato a più riprese di saper superare le perplessità della stampa di settore a fronte di interpretazioni mimetiche indiscusse e di un impatto culturale di massa. Per Lionsgate, Michael si presenta dunque come il perfetto popcorn contender: forte di una presa popolare straordinaria, la pellicola punta ad agganciare le cinquine attoriali principali e a dominare i comparti tecnici come trucco, acconciature e sonoro.

PREVISIONI (marzo-aprile): 42° posto

PREVISIONI (maggio): 35° posto

PREVISIONI (giugno): –

Al 12° posto troviamo The Invite, un feroce, brillante e claustrofobico dramma da camera che segna il ritorno dietro la macchina da presa di Olivia Wilde. Dopo il successo d’esordio con La rivincita delle sfigate (Booksmart) e l’ottimo riscontro commerciale di Don’t Worry Darling, la regista firma un cambio di passo verso un realismo crudo e viscerale. Presentato in anteprima mondiale con un trionfo di consenso al Sundance Film Festival 2026, il film è stato immediatamente acquisito da A24 a seguito di un’accesa asta tra i principali distributori del settore. Basato sulla sceneggiatura firmata da Rashida Jones e Will McCormack — remake della commedia spagnola Sentimental di Cesc Gay (da cui è stata tratta anche la versione italiana del 2022 dal titolo Vicini di casa) —, il progetto è stato girato rigorosamente in pellicola 35mm e in ordine cronologico, donando all’opera un’energia teatrale pulsante e lontana da qualsiasi patina hollywoodiana. La narrazione, ambientata interamente all’interno di un appartamento di San Francisco, segue il disfacimento matrimoniale di Joe (Seth Rogen), ex musicista indie frustrato, e Angela (interpretata dalla stessa Olivia Wilde), una donna soffocata dal perfezionismo.

La loro quotidiana recriminazione coniugale viene stravolta quando accolgono a cena i vicini del piano di sopra: Pína (Penélope Cruz), una psicoterapeuta spagnola travolgente, e Hawk (Edward Norton), un ex pompiere dai modi zen. La serata precipita quando i padroni di casa scoprono che gli ospiti sono scambisti illuminati e ricevono da loro una proposta shock per un rapporto a quattro. L’invito fa crollare ogni filtro di convenienza sociale, trasformando il salotto in un campo di battaglia emotivo che richiama la spietata carneficina verbale di classici del genere come Chi ha paura di Virginia Woolf? di Mike Nichols e Carnage di Roman Polanski. Attraverso un umorismo nero graffiante, Wilde analizza le patologie relazionali moderne, la codipendenza e la FOMO sessuale, trasformando il confronto con l’altro nello specchio spietato dei propri fallimenti. Il lungometraggio è arrivato nelle sale statunitensi tra il 26 giugno e il 3 luglio, per poi prepararsi al debutto italiano il 16 settembre. La pellicola ha già iniziato a farsi valere nel circuito dei premi preliminari, conquistando il prestigioso premio come Best Supporting Actress per Penélope Cruz agli Astra Midseason Movie Awards 2026. Per A24, The Invite si posiziona come una delle commedie drammatiche d’autore più affilate della stagione, puntando con decisione a conquistare spazio nelle categorie per la regia, il casting e per l’intero comparto attoriale guidato dall’eccezionale prova della Cruz.

PREVISIONI (marzo-aprile): –

PREVISIONI (maggio): –

PREVISIONI (giugno): –

Al 11° posto troviamo Obsession, un fenomeno horror e psicologico destinato a far parlare a lungo l’industria durante la Stagione dei premi. Il film segna il folgorante esordio nel lungometraggio di Curry Barker, autore emerso dal mondo dei contenuti online e già noto agli appassionati per alcuni cortometraggi virali. Realizzato con un budget microscopico inferiore al milione di dollari e girato in appena venti giorni, il titolo è stato acquistato per una cifra nettamente superiore al suo costo produttivo, trasformandosi in uno dei più clamorosi casi industriali dell’anno. Dopo il passaggio nel settembre 2025 al 50º Toronto International Film Festival (nella celebre sezione Midnight Madness), il film si è rivelato un trionfo globale: distribuito negli Stati Uniti dal 15 maggio e nelle sale italiane dal 14 maggio (dove ha incassato oltre 5,3 milioni di euro), l’opera ha polverizzato il botteghino mondiale superando la soglia record di 458 milioni di dollari (di cui oltre 261 milioni incassati solo in Nord America). La trama racconta la vicenda di Bear (Michael Johnston), un giovane commesso da tempo innamorato della sua migliore amica Nikki Freeman (Inde Navarrette). Quando un misterioso oggetto magico esaudisce il suo desiderio che la ragazza lo ami più di chiunque altro al mondo, l’illusione romantica si tramuta rapidamente in un incubo sanguinoso e claustrofobico. Quella che parte come una fantasia sentimentale evolve in una riflessione disturbante sul possesso, sulla manipolazione affettiva, sulla dipendenza emotiva e sulle estreme conseguenze del controllo sociale.

Al centro di questo exploit spicca l’interpretazione viscerale e complessa di Inde Navarrette — precedentemente nota per ruoli tv in 13 Reasons Why e Superman & Lois —, capace di dare vita a un personaggio che oscilla tra vulnerabilità, terrore, ferocia e mostruosità, incarnando la vera rivelazione drammatica dell’anno (breakout star). L’assenza del titolo nelle previsioni di marzo-aprile, maggio e giugno testimonia come la pellicola si sia imposta solo di recente come l’autentica sleeper contender della stagione, capace di travalicare i confini del genere per conquistare la rilevanza culturale necessaria presso i votanti. Il percorso critico della pellicola ha già trovato primi, importanti riscontri ufficiali: l’interpretazione della Navarrette le ha garantito la vittoria dell’Astra Midseason Movie Award come Best Actress, mentre ai Critics Choice Super Awards il film ha fatto incetta di candidature (incluso Best Horror Movie, Best Actress in a Horror Movie per Inde Navarrette, Best Actor e Best Villain per Michael Johnston). Con una campagna guidata dall’esperienza di Focus Features, il dibattito si sposta ora sul posizionamento d’immagine: se spinta nella tesissima categoria di Miglior Attrice Protagonista o dirottata in quella di Miglior Attrice Non Protagonista per massimizzare le possibilità di nomination, Inde Navarrette e il suo Obsession rappresentano la quota horror più temibile e affascinante dell’intera stagione.

PREVISIONI (marzo-aprile):41°

PREVISIONI (maggio):

PREVISIONI (giugno):

Al 10° posto della nostra classifica troviamo Ink, il nuovo e attesissimo dramma biografico firmato dal premio Oscar Danny Boyle (The Millionaire, 127 ore). Tratto dall’omonima e pluripremiata opera teatrale di James Graham — che ne ha curato personalmente la sceneggiatura —, il film segna il ritorno di Boyle alla grande regia cinematografica. Prodotto da figure di spicco dell’industria britannica come Tessa Ross (che torna a collaborare con Boyle a diciotto anni dal trionfo agli Oscar di The Millionaire) e Michael Ellenberg, il progetto è distribuito da StudioCanal nel Regno Unito ed è stato acquisito da Netflix per la distribuzione globale e la successiva campagna ai premi, posizionandosi immediatamente come la punta di diamante britannica per la stagione 2026/2027. La narrazione, descritta come una vera e propria “montagna russa cinematografica”, ci riporta nella rumorosa e vibrante Londra del 1969. Al centro della trama troviamo un giovane, spregiudicato e ambizioso Rupert Murdoch — interpretato da un magnifico Guy Pearce —, intento ad acquistare un quotidiano di sinistra in profonda crisi economica: The Sun. Per rivoluzionarne la linea editoriale e scalare le vendite, Murdoch ingaggia l’anticonformista direttore Larry Lamb (Jack O’Connell).

La loro ricetta è dirompente e priva di scrupoli: dare al pubblico esattamente ciò che desidera (sport, gossip, sesso e sensazionalismo), sfidando apertamente il gigante The Mirror in una guerra all’ultimo sangue. Nel cast spicca anche Claire Foy nei panni di Lady Bianca Jagger, a completare un gruppo d’interpreti d’élite. Il titolo farà il suo debutto ufficiale al pubblico e alla critica internazionale in una delle vetrine più prestigiose del mondo, essendo stato selezionato come film d’apertura della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2026. Più che un semplice biopic aziendale, Ink si presenta come un’indagine tagliente e viscerale sulla nascita del populismo mediatico e dei tabloid contemporanei. Boyle e Graham analizzano il momento esatto in cui l’informazione ha smesso di servire l’interesse pubblico per trasformarsi in intrattenimento d’evasione, merce di scambio e strumento di potere, anticipando con cinica lucidità i meccanismi dell’algoritmo e della post-verità che dominano oggi i media sociali. Per Netflix, il film rappresenta il cavallo di razza perfetto per dominare il circuito dei premi europei (BAFTA in primis) e fare la voce grossa agli Oscar nelle categorie per la sceneggiatura adattata, il montaggio e il comparto attoriale guidato dalle prove di Guy Pearce e Jack O’Connell.

PREVISIONI (marzo-aprile): 11° posto

PREVISIONI (maggio): 8° posto

PREVISIONI (giugno): –

Al 9° posto della nostra classifica troviamo Behemoth!, un ambizioso ed elegante dramma meta-cinematografico che segna il ritorno al lungometraggio del regista e sceneggiatore candidato all’Oscar Tony Gilroy (Michael Clayton, Rogue One, Andor). Prodotto e distribuito da Searchlight Pictures — studio leader indiscusso nell’accompagnare opere d’autore fino ai massimi traguardi dell’Academy —, il film rappresenta una vibrante e viscerale lettera d’amore al mondo della musica per il cinema e ai compositori che creano l’anima sonora delle grandi storie. Per questo progetto, Gilroy rinnova il proprio impianto visivo affidandosi alla fotografia di Damián García, mentre la colonna sonora si preannuncia come un evento unico nel suo genere, vedendo la collaborazione di ben nove maestri della composizione tra cui il leggendario Alan Silvestri. La trama segue la parabola di Alex Serian, interpretato da un intenso e carismatico Pedro Pascal, un talentuoso musicista che porta sulle spalle il peso e la responsabilità di una leggendaria dinastia di artisti. Dopo un lungo periodo di assenza, Alex fa ritorno a Los Angeles per reinserirsi nel frenetico, competitivo e spietato universo delle produzioni hollywoodiane.

Il suo ritorno nella Città degli Angeli si trasforma rapidamente in una ricerca intima e tormentata della propria voce artistica, divisa tra l’eredità familiare e l’ossessione per l’innovazione. Attraverso lo sguardo di Serian e le interpretazioni di un cast d’eccezione che vanta tra gli altri Will Arnett e Olivia Wilde, Gilroy mette a nudo la tensione tra il sacrificio individuale richiamato dalla creazione e le logiche di potere di un’industria in perenne trasformazione. La pellicola vivrà il suo momento d’oro nei circuiti d’élite d’oltreoceano, venendo presentata in anteprima al prestigioso New York Film Festival (NYFF), per poi approdare nelle sale cinematografiche statunitensi il 4 dicembre, una finestra temporale strategica per posizionarsi al centro dell’attenzione nel cuore della Stagione dei premi. Per Searchlight Pictures, Behemoth! si candida ad essere un concorrente di primissimo piano per le categorie principali come miglior film, regia, sceneggiatura originale e per le categorie attoriali guidate da Pascal, oltre a rappresentare il frontrunner naturale per la miglior colonna sonora originale e il miglior montaggio.

PREVISIONI (marzo-aprile): 19° posto

PREVISIONI (maggio): 23° posto

PREVISIONI (giugno): 9° posto

All’8° posto della classifica troviamo The Debut, un’originale, affilata e ambiziosa commedia musicale nerissima curata in ogni dettaglio da Jesse Eisenberg. Al suo terzo lungometraggio da regista dopo When You Finish Saving the World e lo straordinario riscontro critico e di premi ottenuto con A Real Pain (vincitore dell’Oscar per la miglior sceneggiatura e per il miglior attore non protagonista a Kieran Culkin), Eisenberg rinnova il suo sodalizio artistico con A24 e con la casa di produzione Fruit Tree di Emma Stone e Dave McCary. Oltre a firmare la regia e la sceneggiatura, Eisenberg ha composto personalmente i brani musicali originali del film (affiancato dalla colonna sonora di Emile Mosseri), guidando un cast d’eccezione che vede il ritorno della collaborazione con la vincitrice dell’Oscar Julianne Moore, affiancata da Paul Giamatti, Halle Bailey, Havana Rose Liu e dalla leggenda vivente di Broadway Bernadette Peters. La vicenda segue la parabola di Mona Friedman (Julianne Moore), una casalinga timida, modesta e data per scontata dalla propria famiglia, che decide di partecipare alle audizioni per una piccola produzione amatoriale in un teatro di comunità del New Jersey.

Inaspettatamente, la donna ottiene una piccolissima parte all’interno di un musical originale. L’esperienza sul palco, tuttavia, scatena una metamorfosi irreversibile: sotto la guida e la pressione psicologica del carismatico, severo e autoritario regista Jerry — interpretato da Paul Giamatti —, Mona si trasforma in una zelante e ossessiva attrice di Method acting. Disposta a tutto pur di difendere l’integrità e la rilevanza artistica del suo marginale ruolo, la donna intraprende una vera e propria guerra d’attrito contro il regista. La commedia si tramuta così in un’indagine claustrofobica sui confini tra dedizione e sottomissione, mostrando come la passione per l’arte possa trasformarsi in una prigione dorata e in un’ossessione che annienta la percezione della realtà quotidiana. La pellicola è attesa per una prestigiosa anteprima al Toronto International Film Festival (TIFF), per poi essere distribuita da A24 nelle sale cinematografiche statunitensi l’11 dicembre. Per A24, The Debut rappresenta un potenziale candidato di primissimo piano capace di unire il prestigio autoriale, la satira teatrale e la musica, puntando con decisione ad agganciare le cinquine per la miglior sceneggiatura originale, la miglior canzone/colonna sonora e le categorie attoriali guidate dalla memorabile sfida tra Julianne Moore e Paul Giamatti.

PREVISIONI (marzo-aprile): 1° posto

PREVISIONI (maggio): 1° posto

PREVISIONI (giugno): 2° posto

Al 7° posto troviamo Digger (Warner Bros.), uno dei progetti d’autore più imponenti, costosi e discussi dell’intero panorama cinematografico globale. A undici anni dallo straordinario trionfo di The Revenant, il quattro volte premio Oscar Alejandro G. Iñárritu torna dietro la macchina da presa per dirigere il suo nuovo lungometraggio in lingua inglese. Finanziata da Warner Bros. Pictures con un budget imponente di circa 125 milioni di dollari, la pellicola rientra nella nuova politica degli studio di scommettere forte su grandi visioni autoriali d’impatto. Il film segna il grande ritorno di Tom Cruise al cinema d’autore e ai ruoli drammatici trasformativi a oltre un decennio dalle sue ultime prove puramente d’azione, affiancato da un cast di stelle internazionali tra cui Sandra Hüller, Jesse Plemons, John Goodman, Riz Ahmed, Michael Stuhlbarg, Sophie Wilde ed Emma D’Arcy. La trama si sviluppa attorno alla figura di Digger Rockwell (Tom Cruise), un eccentrico e spregiudicato magnate del petrolio texano considerato l’uomo più potente del pianeta. Dopo che la sua stessa azienda innesca inavvertitamente una catastrofe ambientale di proporzioni mondiali, Digger si lancia in una corsa contro il tempo frenetica ed esasperata. La sua vera e propria ossessione, tuttavia, non è solo arginare i danni, ma dimostrare ad ogni costo all’umanità intera di essere il suo unico e messianico salvatore.

Districandosi tra i corridoi del potere di Washington, il protagonista dovrà fare i conti con un bizzarro Presidente degli Stati Uniti (John Goodman) e il suo entourage, trasformando una tragedia collettiva in un allucinante teatrino mediatico e politico. Iñárritu costruisce una spietata commedia nera e satirica sul narcisismo, la mania di grandezza e le derive del potere contemporaneo. Abbandonati i toni elegiaci, il regista decostruisce l’archetipo del leader moderno per riflettere su come la gestione delle grandi emergenze stia diventando pura messa in scena per nutrire gli ego dei singoli. Dal punto di vista estetico e formale, l’opera segna una nuova tappa fondamentale: girato su pellicola 35mm nel mitico formato VistaVision e avvalendosi della leggendaria fotografia del tre volte premio Oscar Emmanuel “Chivo” Lubezki, il film adotta lenti storiche Leica modificate su misura per creare un visivo monumentale, ampio e nevrotico. Sostenuto da una posizione di testa granitica fin dai primi pronostici — occupando il 1° posto sia a marzo-aprile che a maggio, e assestandosi al 2° posto a giugno —, Digger è pronto a monopolizzare la stagione autunnale. La pellicola salterà i festival estivi per approdare direttamente nei cinema di tutto il mondo, con debutto fissato per il 1° ottobre in Italia e il 2 ottobre negli Stati Uniti (anche nei circuiti IMAX). Il film ha già conquistato la nomination come Most Anticipated Film agli Astra Midseason Movie Awards 2026. Per Warner Bros., Digger rappresenta il frontrunner assoluto per la campagna premi, puntando al monopolio nelle categorie principali (miglior film, regia, sceneggiatura e fotografia) e spingendo Tom Cruise verso quella statuetta da attore protagonista che scappa da una carriera intera.

PREVISIONI (marzo-aprile): 3° posto

PREVISIONI (maggio): 3° posto

PREVISIONI (giugno): 3° posto

Al 6° posto troviamo Fjord, il glaciale e potente dramma psicologico ed etico diretto dal maestro rumeno Cristian Mungiu, già vincitore della Palma d’Oro nel 2007 per 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni. Acquistato da NEON per il mercato nordamericano, il film vede la partecipazione di un cast di primissimo ordine guidato da Sebastian Stan e dalla stella norvegese Renate Reinsve. La pellicola affronta lo scontro profondo tra i valori familiari tradizionali e la burocrazia dello Stato liberale scandinavo, imponendosi come uno dei casi di maggior rilievo dell’intera stagione cinematografica. La vicenda ruota attorno alla famiglia Gheorghiu, composta da Mihai (Sebastian Stan), un immigrato rumeno legato a una rigida visione cristiana, e Lisbet (Renate Reinsve), un’infermiera norvegese. Insieme ai loro cinque figli, la coppia decide di trasferirsi in un remoto villaggio costiero tra i fiordi della Norvegia. La serenità della vita comunitaria si infrange quando la figlia maggiore, Elia, si presenta a scuola con dei lividi: il sospetto che i segni siano il frutto di una disciplina patriarcale fa scattare l’immediato e inflessibile intervento dei servizi sociali locali (Barnevernet) e delle autorità giudiziarie. Con l’allontanamento coatto dei figli, si apre un allucinante percorso di accuse, incomprensioni linguistiche (con Mihai che comprende la lingua locale ma si ostina a parlare solo in rumeno) e paranoie, trasformando la vita dei protagonisti in un incubo mediatico.

Attraverso una narrazione rigorosa della durata di 146 minuti, Mungiu evita manicheismi, esplorando le crepe della tolleranza e ponendo quesiti complessi sulla potestà genitoriale e sui limiti dell’ingerenza statale. Il film ha vissuto la sua consacrazione ufficiale al Festival di Cannes 2026, dove è stato accolto da un vero e proprio trionfo di critica e ha conquistato la prestigiosa Palma d’Oro. L’exploit sulla Croisette rappresenta inoltre uno dei primissimi casi d’applicazione della svolta storica regolamentare introdotta dall’Academy: la nuova normativa stabilisce infatti che le pellicole non in lingua inglese vincitrici dei massimi riconoscimenti nei festival chiave (tra cui la Palma d’Oro a Cannes) possano qualificarsi automaticamente per l’Oscar al Miglior Film Internazionale, superando la necessità del vaglio o del monopolio della commissione di selezione di un singolo Paese. Essendo una complessa coproduzione tra Romania, Francia e vari Paesi scandinavi, Fjord avrebbe potuto affrontare incertezze burocratiche nazionali; il nuovo regolamento le azzera, garantendole un accesso diretto alla gara. Attesper un imponente tour nei festival autunnali tra Telluride, Toronto (TIFF) e New York (NYFF), Fjord parte con la spinta promozionale di NEON non solo come il frontrunner assoluto per la statuetta al Miglior Film Internazionale, ma anche come un serissimo contendente a livello generale per la miglior regia, la sceneggiatura originale, la fotografia e le categorie attoriali guidate da Stan e Reinsve.

PREVISIONI (marzo-aprile): 14° posto

PREVISIONI (maggio): 10° posto

PREVISIONI (giugno): 8° posto

Al 5° posto troviamo Dune: Messiah, terzo capitolo della monumentale saga fantascientifica diretta da Denis Villeneuve e basata sull’universo narrativo creato da Frank Herbert. Dopo aver trasformato il primo romanzo della saga in un’imponente esperienza cinematografica divisa in più capitoli, il regista canadese torna su Arrakis per raccontare le conseguenze dell’ascesa al potere di Paul Atreides, interpretato da Timothée Chalamet, e il peso della figura messianica costruita intorno al suo personaggio. Il film promette un capitolo più politico e introspettivo rispetto ai precedenti, concentrandosi sulle conseguenze delle scelte di Paul e sul conflitto tra il mito creato intorno alla sua figura e la complessa realtà dell’Impero. Villeneuve, candidato 4 volte all’Oscar, torna a confrontarsi con un progetto di enorme ambizione visiva e narrativa, confermando la sua capacità di unire spettacolo e cinema d’autore.

Il cast vede il ritorno dei protagonisti della saga, tra cui Timothée Chalamet, Zendaya, Rebecca Ferguson e Javier Bardem, in un progetto che punta ancora una volta a costruire un evento cinematografico globale. L’uscita strategica a dicembre — 18 dicembre negli Stati Uniti e 16 dicembre in Italia — conferma la volontà di Warner Bros. di posizionare il film nel cuore della stagione dei premi. L’attesa intorno al progetto è stata ulteriormente rafforzata dalla candidatura nella categoria Most Anticipated Film agli Astra Midseason Movie Awards, confermando Dune: Messiah come uno dei titoli più importanti da monitorare nella corsa agli Oscar 2027.

PREVISIONI (marzo-aprile): 37° posto

PREVISIONI (maggio): 4° posto

PREVISIONI (giugno): 4° posto

Al 5° posto troviamo Project Hail Mary, l’epica ed entusiasmante avventura spaziale diretta dal pluripremiato duo Phil Lord e Christopher Miller (Spider-Man: Un nuovo universo, The Lego Movie). Tratto dall’omonimo best-seller di Andy Weir — già autore di The Martian —, il film si è imposto come il più grande successo commerciale e mediatico nella storia di Amazon MGM Studios, superando la soglia dei 300 milioni di dollari al botteghino globale. Accolto dalla stampa come “il film di cui abbiamo bisogno adesso”, il titolo ha superato a pieni voti le perplessità legate alla durata di 156 minuti grazie a uno spettacolo visivo imponente ideato e valorizzato per la visione in formato IMAX, che ne fa l’erede ideale dei grandi blockbuster sci-fi d’autore. La storia vede protagonista Ryland Grace (un travolgente Ryan Gosling), un eccentrico insegnante di scienze delle scuole medie che si risveglia da un coma a bordo di un’astronave a miliardi di chilometri dalla Terra. Colpito da una grave amnesia e circondato dai cadaveri dei suoi compagni di equipaggio, Ryland deve ricostruire la propria memoria attraverso una serie di frammentari flashback. Scopre così di essere l’ultima risorsa per la salvezza dell’umanità: il pianeta Terra è infatti condannato a una glaciazione globale a causa degli “Astrofagi”, microorganismi spaziali che stanno prosciugando l’energia del Sole. L’isolamento cosmico del protagonista viene spezzato dall’incontro inaspettato con Rocky, un enigmatico ed empatia alieno metallico dall’aspetto di un ragno roccioso (animato dalla performance fisica di James Ortiz).

Tra problem solving scientifico, ingegno e la nascita di un’improbabile amicizia intergalattica che attinge allo spirito di E.T. e alle basi di Interstellar, Ryland dovrà unire le forze con il suo nuovo alleato per salvare due civiltà dall’estinzione. Nelle mie stime stagionali il film è stato protagonista di una risalita vertiginosa: partito dal 37° posto nelle previsioni di marzo-aprile, la pellicola ha compiuto un balzo poderoso fino al 4° posto nelle rilevazioni di maggio e giugno, spinta da un passaparola travolgente. Arrivato nelle sale cinematografiche il 19 marzo in Italia e il 20 marzo negli Stati Uniti, il lungometraggio ha già iniziato a mietere successi nella prima fase della Awards Season: agli Astra Midseason Movie Awards 2026 ha trionfato conquistando i premi per il Miglior Film (Best Picture) e la Miglior Regia per Phil Lord e Christopher Miller, oltre a raccogliere candidature per Ryan Gosling (Runner-up come Best Actor), Sandra Hüller (Runner-up come Best Supporting Actress), James Ortiz e la sceneggiatura. Ai Critics Choice Super Awards 2026 ha ottenuto nomination nelle principali categorie sci-fi (Best Science Fiction/Fantasy Movie, Best Actor per Gosling e Ortiz, Best Actress per Hüller). Per Amazon MGM, Project Hail Mary rappresenta la combinazione perfetta tra successo di massa e prestigio tecnico. Il film si presenta come una forza dominante per la corsa agli Oscar, con ambizioni concrete non solo nei comparti tecnici di punta — come migliori effetti visivi, miglior sonoro e miglior fotografia —, ma anche per la cinquina del Miglior Film e per la categoria di Miglior Attore Protagonista con Ryan Gosling.

PREVISIONI (marzo-aprile): 11° posto

PREVISIONI (maggio): 16° posto

PREVISIONI (giugno): 5° posto

Al 3° posto troviamo Wild Horse Nine, l’attesissimo ritorno dietro la macchina da presa del premio Oscar Martin McDonagh. Dopo i trionfi di critica e pubblico ottenuti con Tre manifesti a Ebbing, Missouri e Gli spiriti dell’isola, il brillante autore e drammaturgo britannico firma una nuova, tagliente black comedy dalle tinte thriller e storiche, prodotta da Blueprint Pictures e Film4. Il progetto vanta un cast d’eccezione guidato da John Malkovich e dal fedele collaboratore Sam Rockwell — giunto alla sua terza sinergia artistica con McDonagh —, affiancati da nomi del calibro di Steve Buscemi (nel ruolo del superiore MJ), Tom Waits e Parker Posey. Ad impreziosire il comparto tecnico figurano eccellenze assolute come il montatore premio Oscar Mikkel E.G. Nielsen e lo storico compositore Carter Burwell. La narrazione ci trasporta nel Cile del 1973, nei mesi di massima tensione politica che precedono il drammatico colpo di stato. La storia segue le vicende di Chris (Malkovich) e Lee (Rockwell), due agenti della CIA uniti da un lungo sodalizio ma tormentati da passati complessi. Sotto gli ordini del loro inflessibile capo sezione MJ, i due partner vengono inviati dalla capitale Santiago alla remota Isola di Pasqua (Rapa Nui). L’apparente isolamento del paradiso esotico si infrange quando Chris, il mentore più anziano, stringe un legame inaspettato con una coppia di giovani studenti ribelli (interpretati da Mariana di Girolamo e Ailín Salas). Questa connessione improvvisa innesca una reazione a catena che rischia di compromettere irreparabilmente la missione, costringendo i due agenti a fare i conti con le cospirazioni del presente e i fantasmi oscuri delle loro stesse carriere. McDonagh sfrutta magistralmente l’umorismo nerissimo e la tensione psicologica per esplorare la fragilità della fiducia e dei rapporti umani quando calati in un contesto di isolamento geografico e profonda instabilità politica.

L’Isola di Pasqua non si limita a fare da sfondo esotico, ma funge da vero e proprio palcoscenico simbolico: le iconiche e monumentali statue dei Moai osservano in silenzio il progressivo sgretolarsi delle certezze dei protagonisti, in uno scontro generazionale e ideologico contro il fervore rivoluzionario della gioventù cilena dell’epoca. La commedia si fonde così con il dramma storico, mettendo in scena il momento esatto in cui la cieca lealtà istituzionale si arrende di fronte alle contraddizioni di un’epoca violenta e alla riscoperta di una morale personale. Il percorso del film ha registrato un’impennata decisiva: partito dall’11° posto nelle previsioni di marzo-aprile e sceso momentaneamente al 16° a maggio, il titolo ha compiuto un balzo poderoso fino al 5° posto nel mese di giugno, consolidandosi come uno dei pesi massimi della stagione. La pellicola farà il suo debutto mondiale in concorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, per poi approdare nelle sale italiane il 5 novembre e in quelle statunitensi il 6 novembre. Con il supporto inossidabile della macchina promozionale di Searchlight Pictures, Wild Horse Nine punta dritto a dominare le categorie principali degli Oscar 2027: Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Sceneggiatura Originale, oltre a scommettere forte sulle performance di Malkovich e Rockwell nei comparti attoriali e sulle eccellenze tecniche di montaggio e colonna sonora.

PREVISIONI (marzo-aprile):

PREVISIONI (maggio): 12° posto

PREVISIONI (giugno): 6° posto

Al 3° posto della nostra classifica si consolida La bola negra (The Black Ball, il monumentale ed acclamato dramma queer e storico firmato dal brillante duo di registi e sceneggiatori spagnoli Javier Calvo e Javier Ambrossi (“Los Javis”). Tratto liberamente dall’acclamata opera teatrale La piedra oscura di Alberto Conejero (qui impegnato come co-sceneggiatore) e ispirato al romanzo incompiuto di Federico García Lorca, il film è stato l’autentico caso del Festival di Cannes 2026. Proiettato sulla Croisette e accolto da una commossa standing ovation di ben 20 minuti, l’opera ha vinto il prestigioso Prix de la mise en scène (Premio per la Miglior Regia), scatenando subito dopo un’accesa asta d’acquisto tra i colossi del settore. A spuntarla è stata Netflix con un investimento record tra i 4 e i 5 milioni di dollari per i diritti globali, battendo la concorrenza di studio d’autore come A24, NEON e MUBI. Girato in un sontuoso formato 35mm (alternando bianco e nero e colore), il film costruisce un’ambiziosa e stratificata riflessione sull’omofobia, l’oblio e la resilienza attraverso un impianto narrativo a tre linee temporali interconnesse.

Nel ricchissimo cast spiccano inoltre la presenza di Lola Dueñas e la partecipazione straordinaria di una leggenda del cinema mondiale come Glenn Close, confermando la vocazione apertamente internazionale del progetto. Nelle mie rilevazioni la traiettoria di La bola negra ha registrato una salita inarrestabile: assente a marzo-aprile, il film ha debuttato al 12° posto nelle stime di maggio sulla scia delle voci da Cannes, per poi balzare al 6° posto a giugno e stabilizzarsi ora tra i primi tre titoli assoluti della stagione. L’opera è il candidato naturale e quasi scontato dell’Academia de Cine per rappresentare la Spagna agli Oscar 2027. Accolto dalla critica americana con recensioni di entusiasmo assoluto (con un coro di voti massimi da IndieWire, The Hollywood Reporter e TheWrap), il film intraprenderà un autunno strategico tra il Telluride Film Festival, il Toronto International Film Festival (TIFF) e il New York Film Festival (NYFF), per poi fare il suo esordio sulla piattaforma Netflix il 6 novembre. Sulla scia de “La società della neve”, Netflix si prepara a lanciare una campagna For Your Consideration imponente: La bola negra non corre solo come frontrunner per il Miglior Film Internazionale, ma punta a fare incetta di nomination principali, tra cui Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Sceneggiatura Adattata e Miglior Attrice Non Protagonista per Penélope Cruz.

PREVISIONI (marzo-aprile): 2° posto

PREVISIONI (maggio): 2° posto

PREVISIONI (giugno): 1° posto

Al 1° posto si consolida Odissea (The Odyssey) il monumentale kolossal epico firmato da Christopher Nolan. Dopo lo straordinario trionfo agli Oscar con Oppenheimer, il regista britannico torna in cabina di regia per adattare il celebre poema di Omero in un’opera dall’impatto visivo e narrativo senza precedenti. Scritto, diretto e prodotto dallo stesso Nolan, il film vanta un budget da capogiro di 250 milioni di dollari (a cui si sono aggiunti ben 150 milioni per la campagna marketing) e si attesta come una pietra miliare della tecnologia cinematografica: è infatti la prima pellicola della storia del cinema ad essere stata girata interamente utilizzando cineprese IMAX 70mm (sfruttando oltre 610 chilometri di pellicola e apparecchiature di nuova generazione silenziate ed ergonomiche). Ad arricchire il progetto troviamo un cast all-star guidato da Matt Damon nei panni di Odisseo, affiancato da Tom Holland (Telemaco), Anne Hathaway (Penelope), Robert Pattinson, Zendaya, Lupita Nyong’o e Charlize Theron. La narrazione ripercorre il travagliato viaggio di ritorno a Itaca del re Odisseo all’indomani della caduta di Troia. Attraverso mari sconosciuti e insidie di ogni tipo — dall’incontro con il Polifemo (realizzato mediante uno spaventoso animatrone di sei metri) alle Sirene e alla ninfa Calipso —, il racconto trascende l’avventura classica per trasformarsi in una cupa e profonda riflessione sulla memoria, l’identità, il trauma della guerra e lo scorrere del tempo.

Nolan ridimensiona l’elemento fantasy tradizionale, interpretando la dimensione divina e mitologica attraverso fenomeni naturali e percezioni umane, restituendo un’epopea tangibile e viscerale sorretta da un uso imponente di effetti pratici e set reali (tra Grecia, Marocco, Islanda e Sicilia). Uscito nelle sale italiane il 16 luglio 2026 e in quelle statunitensi il 17 luglio, il film si è rivelato un mostro sacro del box office estivo, incassando 707,1 milioni di dollari a livello globale (di cui 344,5 milioni in Nord America e oltre 33,5 milioni di euro in Italia, dove si è insediato al 12° posto dei maggiori incassi della storia). Già premiato agli Astra Midseason Movie Awards 2026 come Most Anticipated Film, il titolo ha riscosso un eccezionale consenso critico (94% di recensioni positive su Rotten Tomatoes e 88/100 su Metacritic). Non sono mancate alcune voci più critiche o caute (come quelle del The New Yorker, Time e The Boston Globe), orientate sulle consuete caratteristiche del cinema nolaniano come la complessità del missaggio sonoro, le deviazioni dal testo omerico originale e una certa distanza emotiva, unitamente ad alcune polemiche politiche legate alle riprese nel Sahara Occidentale. Forte della vetta raggiunta nelle stime di giugno e del travolgente successo globale, Universal Pictures si appresta ad orchestrare una campagna For Your Consideration da assoluto frontrunner. Odissea si presenta come il titolo da battere e punta a fare il pieno di candidature nelle categorie principali: Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Attore Protagonista (Matt Damon), Miglior Sceneggiatura Adattata, oltre ad un’ampia prenotazione nelle categorie tecniche (Fotografia, Montaggio, Scenografia, Costumi, Sonoro, Colonna Sonora ed Effetti Visivi).

Sabrina Canzanella
Founder & Editor – Awards Season Blog

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