CANNES 2026: Moulin – Il tragico e potente martirio della Resistenza francese secondo László Nemes

Diretto da László Nemes e interpretato da Gilles Lellouche, Moulin è un intenso biopic bellico incentrato sugli ultimi giorni dell’eroe della Resistenza francese. Presentato a Cannes 2026 e girato in 35mm, il film esplora con crudo realismo lo scontro psicologico tra il protagonista e la Gestapo

Presentato in anteprima mondiale in concorso ufficiale al Festival di Cannes, Moulin segna l’atteso ritorno del regista ungherese premio Oscar László Nemes, già vincitore del Grand Prix con Il figlio di Saul. Al suo debutto in lingua francese, il cineasta firma un dramma biografico e di guerra cupo e rigoroso, scritto in collaborazione con Olivier Demangel. Attraverso una durata di 128 minuti e una messa in scena viscerale, la pellicola ripercorre le tappe cruciali del conflitto europeo, concentrandosi sugli ultimi, drammatici giorni di vita di uno dei simboli più puri della lotta al nazifascismo.

TRAMA:Francia, 1943. Il funzionario pubblico Jean Moulin, interpretato da Gilles Lellouche, viene inviato nel Paese occupato con il delicato compito di riunire e coordinare le diverse e frammentate reti della Resistenza, sotto l’egida di Charles de Gaulle. Per muoversi sia nel Nord occupato che nel Sud collaborazionista, l’uomo adotta lo pseudonimo di Jacques Martel, un fittizio arredatore d’interni la cui copertura prevede persino incontri formali con la Contessa de Forez. Il complesso gioco di identità finisce però nel mirino di Klaus Barbie, lo spietato capo della Gestapo a Lione noto come il “Macellaio di Lione”. Tradito e catturato, Moulin viene imprigionato e sottoposto a incessanti e brutali sessioni di tortura. Nonostante l’agghiacciante violenza degli interrogatori, l’uomo rifiuterà categoricamente di piegarsi, trasformando il suo sacrificio in un faro di speranza per la liberazione della Francia.

Il prezzo della libertà tra isolamento e rigore formale

Il film si distanzia dai canoni tradizionali del cinema biografico, evitando flashback nostalgici o digressioni sull’infanzia del protagonista per concentrarsi esclusivamente sulla dimensione etica e psicologica del personaggio. Nemes costruisce un’atmosfera nichilista e asfissiante, dove la regia e la fotografia in pellicola 35mm di Mátyás Erdély esaltano la claustrofobia degli spazi liminali e delle celle di prigione. Il fulcro tematico dell’opera risiede nello scontro frontale tra la visione umanistica di Moulin e la barbarie antiumanistica incarnata da Barbie, interpretato con raggelante sottigliezza da Lars Eidinger. Più che un classico film di spionaggio, Moulin si configura come un’indagine profonda sulla solitudine, sulla paranoia della sorveglianza costante e sulla straordinaria resilienza morale di un uomo disposto a tutto pur di non tradire i propri ideali.

Sabrina Canzanella
Founder & Editor – Awards Season Blog

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