Awards Season Story 1996/1997: MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA

La corsa all’Oscar 1997 come Miglior attore non protagonista vide il trionfo di Cuba Gooding Jr. per Jerry Maguire. La stagione fu segnata da una cinquina imprevedibile e da una profonda spaccatura tra la critica d’élite dei “Big Four” e i premi dell’industria, culminata nella clamorosa esclusione di Paul Scofield e nell’eccezionale esordio del rivale Edward Norton

Nella Stagione dei premi 1996-97, la corsa all’Oscar per il miglior attore non protagonista vide imporsi Cuba Gooding Jr.,per Jerry Maguire, forte della vittoria in due dei cosiddetti premi chiave, i Critics’ Choice Awards e gli Screen Actors Guild Awards (gli attuali Actor Awards), una combinazione che nella storia della categoria si sarebbe rivelata vincente soltanto un’altra volta e cioè nel 2017 con Mahershala Ali per Moonlight.

La competizione per gli Oscar 1997, tuttavia, non fu particolarmente combattuta: l’unico candidato che sembrava poter mettere in discussione la leadership di Gooding Jr., era Edward Norton, al suo incredibile esordio, rivelazione dell’anno grazie a Schegge di paura, che oltre ad aver conquistato il Golden Globe assegnato dalla stampa estera, godeva infatti di un ampio sostegno della critica, che gli aveva attribuito due dei quattro principali premi dei cosiddetti “Big Four” (LAFCA, NBR). Un consenso che, però, premiava non soltanto la sua interpretazione in Schegge di paura, ma l’insieme del suo straordinario esordio cinematografico, che comprendeva anche Tutti dicono I Love You di Woody Allen e Larry Flynt – Oltre lo scandalo di Miloš Forman.

NOMINATIONS OSCAR 1997

La cinquina degli Academy Awards del 1997 per la categoria di Miglior attore non protagonista si rivelò un esito del tutto sorprendente e inaspettato, frutto di una strada totalmente autonoma intrapresa dai giurati dell’Academy. A rendere l’esito un vero e proprio rompicapo per gli analisti dell’epoca fu la netta e insolita discrepanza tra i nomi emersi dalle cinquine dei BAFTA e dei SAG, che quell’anno proposero elenchi di candidati quasi del tutto divergenti, privando i votanti degli Oscar di una linea guida uniforme.

Accanto ai due indiscussi favoriti della stagione, Cuba Gooding Jr. ed Edward Norton — entrambi capaci di blindare la propria presenza grazie alla candidatura ai Golden Globe, ma comunque divisi dal fatto che il primo aveva ottenuto il supporto cruciale del sindacato degli attori ai SAG mentre il secondo aveva trovato sponda oltreoceano ai BAFTA —, trovarono così spazio interpreti dai percorsi pre-Oscar totalmente frammentati e apparentemente deboli. Fu il caso emblematico di William H. Macy per Fargo, la cui eccellente performance era stata intercettata soltanto dalla nomination ai SAG, e di James Woods per L’agguato, che al contrario sembrava fuori dai giochi dell’industria pur potendo vantare la nomination ai Golden Globe come unico baluardo della sua campagna.

La sorpresa più clamorosa, capace di scardinare qualsiasi logica predittiva basata sui precursori ufficiali, fu però l’inclusione di Armin Mueller-Stahl per Shine. L’attore tedesco riuscì nell’impresa di strappare la nomination all’Oscar senza aver ricevuto alcuna candidatura propedeutica da parte dei sindacati o dei premi televisivi maggiori, potendo contare esclusivamente sull’enorme prestigio di un secondo posto assegnato dalla critica di Los Angeles. Questa convergenza di percorsi così sconnessi e privi di una reale sovrapposizione trasformò la categoria in un territorio d’azione totalmente imprevedibile, dimostrando come i giurati dell’Academy, davanti al caos dei premi preparatori, decisero di ignorare le dinamiche corporative per comporre una cinquina fotografica unica nel suo genere.

ESCLUSIONI

Definire i veri “esclusi” nella categoria di Miglior attore non protagonista agli Oscar del 1997 è un’impresa complessa, data la natura assolutamente inedita e imprevedibile della cinquina finale. Se da un lato i due front-runner Cuba Gooding Jr. (Jerry Maguire) ed Edward Norton (Schegge di paura) erano blindatissimi, gli altri tre slot disponibili si sono trasformati in una lotteria che ha lasciato fuori moltissimi nomi eccellenti.

Quell’anno, i vari premi pre-Oscar si cannibalizzarono a vicenda: i candidati dei SAG e dei BAFTA erano completamente diversi, creando una frammentazione raramente vista prima. In questo scenario di caos e incertezza, l’esclusione più rumorosa ed evidente resta senza dubbio quella di Paul Scofield per La seduzione del male, forte della vittoria del BAFTA e della nomination ai Golden Globes. Tuttavia, la sua assenza è il sintomo di una stagione in cui non esistevano certezze e dove moltissimi attori, pur sostenuti da diverse combinazioni di nomination chiave nei sindacati o nella critica, si sono visti sbarrare la strada da una cinquina finale piena di sorprese.

BIG FOUR

L’analisi storica dei verdetti emessi dai cosiddetti “Big Four” — i quattro pilastri storici e più autorevoli della critica cinematografica statunitense, composti dal New York Film Critics Circle (NYFCC), dalla Los Angeles Film Critics Association (LAFCA), dalla National Society of Film Critics (NSFC) e dal National Board of Review (NBR) — rivela come la stagione dei premi 1996-1997 sia stata segnata da una delle più profonde e clamorose spaccature mai registrate tra la critica colta e l’industria hollywoodiana, in particolare nella categoria di Miglior attore non protagonista agli Oscar 1997.

Quell’anno, i giurati dell’Academy decisero di ignorare quasi completamente i verdetti dei critici. Nomi osannati dalle quattro associazioni storiche come Harry Belafonte, Martin Donovan e Tony Shalhoub non solo vennero esclusi dalla cinquina finale degli Oscar, ma subirono un vero e proprio ostracismo da parte di tutti i premi dell’industria. Nessuno di loro riuscì infatti a trovare spazio nelle nomination chiave dei SAG, dei BAFTA o dei Golden Globes. Si creò così un corto circuito evidente: ciò che la critica considerava eccellenza artistica, l’industria cinematografica lo percepiva come invisibile.

In questo scenario di totale disallineamento, l’unica vera eccezione fu rappresentata da Edward Norton. Il suo fu un caso letteralmente a parte: un debutto fulmineo che folgorò la critica al punto da spingere alcune delle storiche associazioni dei Big Four a premiarlo non per uno, ma per ben tre film diversi usciti nello stesso anno (Schegge di paura, Tutti dicono I Love You e Larry Flynt – Oltre lo scandalo).

Nonostante la critica d’élite avesse celebrato la versatilità complessiva della sua annata d’esordio, l’Academy — pur non potendo ignorare un tale impatto mediatico e artistico — decise di incanalare il proprio riconoscimento unicamente verso l’interpretazione più istituzionale e d’impatto: quella del giovane Aaron Stampler in Schegge di paura (Primal Fear). Accanto a lui, tra i preferiti dei critici, solo Armin Mueller-Stahl per Shine riuscì a traghettare il consenso della critica fino alla cinquina degli Oscar, lasciando che il resto dei Big Four rimanesse un’isola felice (e snobbata) all’interno di una delle Award Season più imprevedibili di sempre

New York Film Critics Circle Award (1996)

  • Harry Belafonte – Kansas City
  • Runners-up: Martin Donovan – The Portrait of a Lady – Tony Shalhoub – Big Night

National Board of Review (1996)

Edward Norton – Everyone Says I Love You

National Society of Film Critics Award (1996)

1. Martin Donovan – The Portrait of a Lady
1. Tony Shalhoub – Big Night
2. Edward Norton – Everyone Says I Love YouThe People vs. Larry Flynt e Primal Fear

Los Angeles Film Critics Association Award (1996)

  • Edward Norton – Everyone Says I Love YouThe People vs. Larry Flynt ePrimal Fear
  • Runner-up: Armin Mueller-Stahl – Shine

WINNER

Il trionfo dell’energia: perché l’Oscar a Cuba Gooding Jr. fu una svolta culturale

La vittoria di Cuba Gooding Jr. agli Oscar del 1997 per Jerry Maguire non fu solo il trionfo di un favorito dell’industria, ma un momento di profonda rottura culturale e sociale. In una cinquina che schierava veterani del calibro di Armin Mueller-Stahl e James Woods, o l’algido e cerebrale debuttante Edward Norton, l’Academy scelse di premiare qualcosa di radicalmente diverso: il carisma puro, l’energia trascinante e l’emotività senza filtri.

Il personaggio di Rod Tidwell — un ricevitore di football fiero, carismatico e costantemente sottovalutato — portava sullo schermo una rappresentazione dellablacknessstraordinariamente tridimensionale per l’epoca. Tidwell non era un cliché, né una figura tragica o stereotipata; era un uomo che rivendicava il proprio valore economico e professionale (sintetizzato nell’iconico tormentone“Show me the money!”) senza mai separarlo dall’amore viscerale per la propria famiglia.

Gooding Jr. infuse nel ruolo un’umanità contagiosa che intercettò perfettamente lo spirito del tempo, dominato da una cultura pop anni ’90 vibrante, orgogliosa e affamata di autenticità. Gli attori del SAG e la critica industriale del Critics’ Choice ne compresero immediatamente la portata: premiare quella performance significava celebrare la gioia di recitare e, al contempo, sdoganare un nuovo tipo di eroe afroamericano, capace di imporsi nel cinema mainstream non per sottomissione o sofferenza, ma attraverso una debordante, irresistibile e vincente forza vitale.

AWARDS SEASON 1996/1997:

Nominations SAG Awards 1997

  • Cuba Gooding, Jr. – Jerry Maguire
  • Hank Azaria – Piume di struzzo (Birdcage)
  • Nathan Lane – Piume di struzzo
  • William H. Macy – Fargo
  • Noah Taylor – Shine

Nominations Golden Globe 1997

  • Edward Norton – Primal Fear 
  • Cuba Gooding Jr. – Jerry Maguire 
  • Samuel L. Jackson – A Time to Kill 
  • Paul Scofield – The Crucible 
  • James Woods – Ghosts of Mississippi

Critics Choice Awards 1997

Cuba Gooding Jr. – Jerry Maguire

Nominations BAFTA 1997

  • Paul Scofield – La seduzione del male (The Crucible)
  • John Gielgud – Shine
  • Edward Norton – Schegge di paura (Primal Fear)
  • Alan Rickman – Michael Collins

Sabrina Canzanella
Founder & Editor – Awards Season Blog

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