Dopo il successo di After Yang e il recente A Big Bold Beautiful Journey, il regista coreano-americano Kogonada torna a esplorare i confini dell’anima con Zi. Girata in assoluto segreto tra le strade di Hong Kong da una troupe ridottissima, la pellicola ha debuttato all’inizio del 2026 nella sezione competitiva del Sundance Film Festival. Per questo progetto, il cineasta ritrova la sua musa Haley Lu Richardson, affiancata da Michelle Mao e Jin Ha, in un cast che figura anche tra i produttori dell’opera. Definito da molti come un poema cinematografico delicato e minimale, il film ha diviso la critica tra chi lo ha trovato eccessivamente erratico e chi, invece, è rimasto stregato dalla sua capacità di catturare un senso di pace trascendentale nel caos urbano.

TRAMA:Ambientato durante una notte sospesa ed elegante tra i neon e i vicoli di Hong Kong, il racconto segue le vicende di una giovane donna tormentata da frammentarie e inquietanti visioni del proprio futuro. Questo fardello esistenziale la porta a vagare senza meta finché non incrocia uno sconosciuto, un incontro fortuito che devia bruscamente il corso della sua notte e, potenzialmente, della sua intera esistenza. Il film si sviluppa come una passeggiata notturna dove il tempo sembra dilatarsi, trasformando la città in un labirinto di riflessi dove i protagonisti, figure transitorie e disadattate, cercano di decifrare i segnali di un destino che sembra già scritto ma ancora tutto da interpretare.

La ricorsività del tempo: tra ansia esistenziale e memoria urbana
In Zi, Kogonada trasforma l’archetipo delle “Notti bianche” dostoevskiane in una profonda meditazione filosofica, dove Hong Kong cessa di essere un semplice sfondo per farsi organismo vivente, vibrando all’unisono con le incertezze dei protagonisti. Al cuore dell’opera pulsa il concetto di ricorsività: un flusso ciclico dove i ricordi e le premonizioni si fondono, scardinando la percezione lineare del tempo.
Con il suo consueto tocco millimetrico, il regista indaga il disorientamento dell’uomo moderno, trasmutando la paura del domani in una serena e consapevole accettazione. Grazie a una messa in scena rigorosa e a un’estetica onirica, il film diventa un’esplorazione della fragilità umana, invitandoci a scoprire la libertà nell’atto di abitare il presente, superando il tormento delle visioni che ne offuscano i confini.
Sabrina Canzanella
Founder & Editor – Awards Season Blog






