Cathy Yanfa il suo atteso ritorno alSundance Film Festival 2026con“The Gallerist”, confermando il legame viscerale con il festival che l’ha lanciata nel 2018 conDead Pigs. Dopo l’esperienza nel blockbuster conBirds of Preye la nomination agli Emmy per la regia diSuccession, la cineasta mette in scena una satira corrosiva e spietata del mercato dell’arte contemporanea. Il film vanta un cast d’eccezione che unisce icone comeNatalie PortmaneCatherine Zeta-Jonesa talenti del calibro diJenna Ortega,Sterling K. Brown,Zach Galifianakise la premiataDa’Vine Joy Randolph, con la scenografia curata dalla prestigiosa firma italo-brasilianaFrancesca Di Mottola.

TRAMA:segue le vicende di Polina Polinski (Natalie Portman), una gallerista sull’orlo della disperazione che, pur di salvare la propria carriera in vista del prestigiosoArt Basel Miami,si ritrova coinvolta in una cospirazione grottesca: vendere un cadavere come se fosse un’opera d’arte. Il meccanismo spietato del sistema si mette in moto quando l’influencer Dalton Hardberry (Zach Galifianakis) rimane folgorato da un’opera inaspettata durante un’anteprima della giovane artista Stella Burgess (Da’Vine Joy Randolph). Da quel momento, la ricerca del profitto e della rilevanza sociale trasforma la galleria in un campo di battaglia dove l’etica soccombe all’estetica.
La satira come bisturi: The Gallerist e l’ipocrisia del successo a ogni costo
ConThe Gallerist,Cathy Yanaffina la sua capacità di esaminare i mali della società moderna attraverso una lente “perfida” e provocatoria, trasformando il genere della commedia nera in un vero e proprio atto d’accusa. Il film non si limita a ridicolizzare le assurdità superficiali del mercato dell’arte — i suoi linguaggi astrusi e le sue quotazioni folli — ma scava più a fondo, esplorando lafragilità delle strutture socialie l’ipocrisia di un sistema che premia il successo a ogni costo, anche quando questo richiede il sacrificio della dignità umana. La regia diYan,precisa e robusta, si muove con agilità tra la ferocia della satira e momenti di inaspettata tenerezza. Pur immergendoci in un ambiente cinico, artificiale e ossessionato dall’apparenza come quello diArt Basel Miami, la cineasta riesce a trovare sprazzi di autentica umanità nelle pieghe della disperazione dei suoi protagonisti. È in questo contrasto che il film brilla: da un lato la freddezza del calcolo commerciale, dall’altro le “poetiche pozze di bellezza” che emergono quando i personaggi sono messi a nudo dai propri fallimenti. L’opera solleva un interrogativo morale inquietante e attualissimo:qual è il valore di una vita umana rispetto a quello di un oggetto artistico mercificato?Attraverso la grottesca vendita di un cadavere,Yanmette a nudo il confine sempre più sottile tra creazione e speculazione, tra l’essere umano e il prodotto. In un mondo dove tutto può essere “curato”, esposto e venduto,The Galleristci ricorda che l’ultima frontiera della resistenza etica risiede nella capacità di riconoscere la realtà oltre la sua rappresentazione estetica.






