SUNDANCE 2026: Josephine – L’estetica del trauma nel ritratto di una famiglia spezzata

Beth de Araújo firma un ritratto devastante sul trauma infantile. Josephine, testimone di un crimine, trasforma la paura in aggressività, mettendo a nudo l’impotenza dei genitori (Channing Tatum e Gemma Chan) di fronte a una realtà familiare ormai frantumata e irriconoscibile

Dopo il folgorante esordio conSoft & Quiet— presentato al SXSW 2022, acquisito da Blumhouse e valso alla regista una candidatura aiGotham Awardscome miglior regista emergente —Beth de Araújotorna dietro la macchina da presa conJosephinecon cui ha già vinto ilDirectors to Watchall’ultimoPalm Springs International Film Festival.Se con la sua opera prima aveva scosso il pubblico con un thriller in tempo reale, qui la deAraújoconferma la sua attitudine per il cinema della tensione, virando verso un ritratto devastante e trascendentalmente empatico. Avvalendosi della fotografia precisa diGreta Zozulae di un cast che vedeChanning TatumeGemma Chanin ruoli di rara vulnerabilità, il film esplora come la violenza possa frantumare la percezione della realtà fin dall’infanzia. Il fermento attorno a questa pellicola è già altissimo, consolidato dalla prestigiosa selezione in concorso per l’Orso d’Oro al prossimoFestival di Berlino.Il film segue così le orme di titoli acclamati come“Never Rarely Sometimes Always”,“If I Had Legs I’d Kick You”,“A Different Man”e“Past Lives”,confermando la fortunata tradizione che vede le opere più significative delSundanceapprodare direttamente ai vertici dellaBerlinale.

TRAMA:La narrazione ruota attorno a Josephine (Mason Reeves), una bambina di otto anni la cui esistenza viene scardinata quando assiste accidentalmente a un crimine nel Golden Gate Park. L’incontro con la violenza genera in lei una paura e una rabbia sconosciute: nel tentativo disperato di riprendere il controllo della propria sicurezza, Josephine inizia a manifestare comportamenti aggressivi che gli adulti non riescono a decifrare né a lenire. I suoi genitori, un padre ferocemente protettivo e una madre profondamente sensibile, si scoprono totalmente devoti ma tragicamente mal equipaggiati per affrontare la metamorfosi della figlia. In questo clima di instabilità familiare, il ruolo complesso e cruciale interpretato daPhilip Ettingerfunge da perno per l’evoluzione del trauma che continua a perseguitare la piccola protagonista.

L’anatomia di un trauma tra rabbia infantile e impotenza genitoriale

Beth de Araújofirma un’opera che scardina la rappresentazione convenzionale della vittima passiva, scegliendo di esplorare l’aggressività della piccolaJosephinecome un linguaggio audace e disperato. In un mondo diventato improvvisamente ostile dopo il crimine consumatosi nel Golden Gate Park, la rabbia della protagonista emerge come l’unico strumento possibile per ricostruire un senso di potere personale e sicurezza.

Al centro del dramma, le interpretazioni cariche di vulnerabilità diChanning TatumeGemma Chanmettono a nudo l’impotenza della genitorialità moderna: nonostante un amore incondizionato e una devozione totale, i due restano confinati in una prospettiva adulta che fallisce nel decodificare il dolore frustrato della figlia, evidenziando una tragica incomunicabilità generazionale di fronte all’orrore. Attraverso una regia che adotta costantementeil punto di vista vulnerabile di Josephine, lo spettatore viene immerso in un disagio pervasivo dove il trauma smette di essere un ricordo statico per trasformarsi in una presenza che perseguita lo spazio fisico e mentale, trasfigurando l’ordinario in una minaccia perenne.

Il fermento attorno a questa pellicola è già altissimo, consolidato dalla prestigiosa selezione in concorso per l’Orso d’Oro al prossimoFestival di Berlino.Il film segue così le orme di titoli acclamati come “Never Rarely Sometimes Always”, “If I Had Legs I’d Kick You”, “A Different Man” e “Past Lives”, confermando la fortunata tradizione che vede le opere più significative del Sundance approdare direttamente ai vertici della Berlinale.

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