Dopo l’acclamazione mondiale diGodland, il registaHlynur Pálmasontorna conThe Love That Remains(titolo originaleÁstin sem eftir er), confermandosi come una delle voci più potenti e originali del cinema contemporaneo. Presentato in anteprima nella sezione Cannes Premiere delFestival di Cannes 2025e successivamente protagonista ai festival diTorontoeNew York,il film è stato scelto quest’anno dall’Islanda come rappresentante nazionale per la corsa ai PremiOscar 2026nella categoriaMiglior Film Internazionale.L’opera si distingue per la capacità di mescolare una narrazione profondamente umana con la maestosità visiva dei paesaggi nordici, consolidando il talento diPálmasonnel ritrarre la complessità dei sentimenti attraverso la bellezza della natura.

TRAMA:La storia segue un anno cruciale nella vita di Anna, un’artista, e Magnús, un pescatore, che vivono nella quieta grandiosità della campagna islandese insieme ai loro tre figli e al carismatico cane da pastore Panda. Quando il loro matrimonio inizia a mostrare fratture insanabili, la narrazione si snoda attraverso il mutare delle stagioni, catturando la quotidianità di una famiglia che affronta il doloroso ma necessario processo di separazione. Tra momenti di inaspettata giocosità, silenzi carichi di significato e situazioni ai limiti del surreale, la pellicola segue i tentativi dei protagonisti di dare un senso a una devozione che persiste nonostante la fine del legame sentimentale, cercando di preservare le immagini residue della loro vita condivisa.

The Love That Remains: l’estetica del distacco tra le stagioni dell’anima
Il cuore del film risiede in una riflessione agrodolce sull’obsolescenza e la permanenza dell’amore.Pálmasonesplorail trauma della rotturanon attraverso il dramma urlato, ma tramite la lente delle “persone normali” alle prese con sentimenti universali. Il cambio delle stagioni diventa una metafora visiva della trasformazione interiore: così come il paesaggio islandese muta, anche i rapporti umani si stratificano, lasciando tracce profonde che definiscono l’identità dei protagonisti anche dopo la fine della loro unione. L’opera interroga lo spettatore su cosa rimanga davvero quando un progetto di vita comune si dissolve, celebrando la dignità della memoria e la resilienza necessaria per affrontare la crescita individuale all’interno di una famiglia in trasformazione.
L’amore che rimane: dopo l’uscita negli USA, si prepara al debutto italiano
Il percorso distributivo di questo attesofamily dramaha preso ufficialmente il via negli Stati Uniti, doveJanus Filmsha lanciato la pellicola in sale selezionate proprio nella giornata di ieri, cavalcando l’onda del consenso critico ai numerosi festival dove è stato presentato. Per quanto riguarda ilpubblico italiano, l’appuntamento sul grande schermo è fissato per il prossimo15 aprile 2026, grazie alla distribuzione curata daMovies Inspired, che porterà nelle sale una delle opere più intime e visivamente splendide dell’anno.
FILM CORRELATI
Dalla filmografia dello stesso Hlynur Pálmason, è imprescindibileGodland(2022), opera sorella per rigore formale e centralità della natura come forza narrativa. Anche qui il tempo, la fatica fisica e il paesaggio islandese diventano strumenti per indagare l’erosione dei rapporti umani e il conflitto interiore, con un approccio contemplativo e visivamente potentissimo.

Altro riferimento naturale èScenes from a Marriage(1973) di Ingmar Bergman, capolavoro che analizza la disgregazione di una coppia senza melodramma, affidandosi al tempo, alle stagioni emotive e alla persistenza dell’affetto anche dopo la separazione. Un film che, comeThe Love That Remains, osserva la fine di un amore come trasformazione, non come catastrofe.
Per chi apprezza il rapporto tra intimità emotiva e paesaggio,Blue Valentine(2010) di Derek Cianfrance rappresenta un’altra tappa significativa: un ritratto crudo e malinconico di una relazione che si consuma, dove il montaggio temporale riflette la distanza crescente tra i protagonisti, mettendo al centro la fragilità dei sentimenti.

Infine,45 Years(2015) di Andrew Haigh, che con straordinaria sobrietà racconta come il passato possa riemergere e ridefinire un legame apparentemente stabile. Un film fatto di silenzi, sguardi e piccoli scarti emotivi, in perfetta sintonia con lapoetica agrodolce di Pálmason.






