Il 2026 segna il ritorno sul grande schermo del franchise più iconico della Pixar con Toy Story 5, un lungometraggio che ha saputo smentire i timori dei più scettici. Nato dalla volontà della Disney di risollevare le sorti dello studio dopo il passo falso commerciale di Lightyear, questo trentunesimo classico d’animazione è stato affidato alla sapiente regia di Andrew Stanton, storico autore della saga. L’accoglienza della critica internazionale è stata straordinariamente calorosa, registrando indici di gradimento altissimi sulle principali piattaforme specializzate e definendo l’opera come il miglior sequel Pixar dal 1999. La vera novità di questo capitolo risiede nel passaggio del testimone: per la prima volta è la coraggiosa cowgirl Jessie ad assumere il ruolo di protagonista assoluta, supportata dalle storiche spalle Buzz e Woody in un’avventura che, per la prima volta nella storia del franchise, ha ottenuto la classificazione PG negli Stati Uniti per i suoi temi più maturi.

TRAMA:La storia si sviluppa lungo due binari paralleli destinati a incrociarsi. Da un lato, un intero carico mercantile di modernissimi Buzz Lightyear in versione hi-tech naufraga su un’isola deserta e, bloccato in modalità demo, inizia a viaggiare verso la Stella Polare convinto di fare ritorno al Comando Stellare. Dall’altro, la piccola Bonnie è cresciuta, ha otto anni e soffre l’isolamento sociale del suo nuovo quartiere. Per aiutarla a integrarsi, i genitori le regalano un tablet a forma di rana chiamato Lilypad. La bambina sviluppa rapidamente una forte dipendenza dallo schermo, finendo per trascurare e poi dimenticare i suoi storici compagni di giochi in garage a causa delle manipolazioni del software stesso. Jessie, determinata a salvare il legame con la sua bambina ma spaventata all’idea di essere abbandonata per la seconda volta, si ritrova accidentalmente catapultata insieme al cavallo Bullseye nella vecchia fattoria della sua prima proprietaria, Emily, oggi abitata dalla famiglia Manoukian. Lì fa la conoscenza dell'”AA Team”, una bizzarra fazione di vecchi dispositivi tecnologici per l’infanzia ormai dismessi, tra cui lo stravagante vasino interattivo Smarty Pants. Con l’aiuto di Woody, di Buzz e della sopraggiunta falange di astronauti hi-tech, i giocattoli dovranno unire le forze in una rocambolesca missione di salvataggio per liberare Lilypad da un camion delle donazioni e dimostrare a Bonnie e alla sua nuova vicina Blaze che la vera amicizia nasce dalla condivisione della pura immaginazione.

Toy Story 5: il progresso digitale e l’immortalità del gioco tradizionale
Il cuore pulsante della narrazione affronta l’inedito scontro tra l’autenticità del gioco analogico e l’avanzata totalizzante della tecnologia di consumo nell’infanzia contemporanea. Se i capitoli precedenti della saga si configuravano come una profonda metafora della genitorialità e del dolore agrodolce del veder crescere i propri figli, Toy Story 5 sposta il mirino sulla complicità degli adulti di fronte a un mondo digitalizzato. Il tablet Lilypad non viene dipinto come un classico cattivo bidimensionale, bensì come uno specchio dei tempi moderni, capace di trasformare le relazioni sociali dei bambini in dinamiche competitive regolate da scadenze e approvazioni virtuali. Attraverso gli occhi di Jessie e l’introduzione dei vecchi dispositivi guidati da Smarty Pants, la sceneggiatura evidenzia che la tecnologia non è intrinsecamente negativa, ma assume valore solo in base allo scopo per cui viene impiegata. Il culmine emotivo della pellicola ribadisce la necessità intrinseca dell’essere umano di saper immaginare e fingere, ricordando al pubblico che i legami affettivi più profondi non mutano con il tempo e che l’amore, anche quando è fatto di plastica, rimane l’unico porto sicuro capace di resistere all’obsolescenza programmata della modernità.

RETROSCENA E ANTICIPAZIONI
La produzione di questo quinto capitolo rappresenta un importante punto di svolta tecnico e artistico, essendo il primo film della saga realizzato senza il contributo del co-creatore John Lasseter. Andrew Stanton ha confessato di aver sviluppato la prima bozza della sceneggiatura escludendo inizialmente il personaggio di Woody, per verificare se la struttura narrativa potesse reggere anche senza la sua presenza storica. Sul fronte dell’innovazione visiva, la Pixar ha introdotto un rivoluzionario sistema di illuminazione e rendering per ricreare con assoluto realismo la complessa capigliatura riccia del nuovo personaggio Blaze, aprendo la strada a una maggiore diversità etnica nelle future produzioni dello studio.
La colonna sonora orchestrale porta ancora una volta la firma del premio Oscar Randy Newman, ma la vera sorpresa musicale dell’anno è il coinvolgimento della popstar Taylor Swift, che ha composto e interpretato il tema principale dedicato a Jessie, intitolato I Knew It, I Knew You, rilasciato all’inizio di giugno. La campagna promozionale ha polverizzato i record precedenti, con un teaser trailer capace di catalizzare 142 milioni di visualizzazioni nelle prime ventiquattr’ore. Il debutto nelle sale italiane è avvenuto il 18 giugno, seguito il giorno successivo dalla release nel mercato nordamericano, registrando subito ottimi incassi al botteghino nazionale con oltre 1,3 milioni di euro nei primi giorni di programmazione. Questo travolgente successo di pubblico e critica posiziona fin da ora la pellicola in prima linea per la futura corsa agli Oscar nella categoria del Miglior film d’animazione.
Tra le curiosità più apprezzate dai collezionisti si segnala il ritorno al formato d’immagine classico in 1:85:1, l’immancabile cammeo del camion del Pizza Planet, una sequenza che riprende una vecchia sceneggiatura mai utilizzata per il terzo capitolo e persino un divertente cameo vocale del cantante Bad Bunny nei panni di una pizza parlante dotata di occhiali da sole. Visto l’entusiasmo generato, Stanton e i vertici Disney hanno già accennato alla concreta possibilità di espandere ulteriormente l’universo dei giocattoli con un potenziale sesto capitolo.
L’intera saga di Toy Story ha una storia d’amore leggendaria con gli Academy Awards, avendo collezionato vittorie storiche e nomination che hanno cambiato per sempre la percezione del cinema d’animazione a Hollywood
-Toy Story (1995): All’epoca non esisteva ancora la categoria per il miglior film d’animazione (introdotta solo nel 2002). Tuttavia, il film fu un tale terremoto culturale che l’Academy assegnò al regista John Lasseter un Oscar Speciale del Direttivo (Special Achievement Award) per aver creato il primo lungometraggio interamente animato al computer. Inoltre, ottenne tre nomination pesantissime: miglior sceneggiatura originale (la prima volta in assoluto per un film d’animazione), miglior colonna sonora e miglior canzone originale per l’immortale “Hai un amico in me” (You’ve Got a Friend in Me) di Randy Newman.
-Toy Story 2 (1999): Questo capitolo ottenne una sola nomination agli Oscar, ma di grandissimo impatto emotivo: miglior canzone originale per la struggente “Quando lei mi amava” (When She Loved Me), interpretata da Sarah McLachlan durante il flashback del passato di Jessie.
-Toy Story 3 (2010): Fu un trionfo assoluto. Entrò nella storia ottenendo la prestigiosa nomination come Miglior Film in assoluto (un traguardo tagliato nella storia dell’animazione solo da La Bella e la Bestia e Up), oltre a quella per la miglior sceneggiatura non originale e il miglior montaggio sonoro. Portò a casa ben due statuette: Miglior Film d’Animazione e Miglior Canzone Originale per “We Belong Together”, regalando finalmente a Randy Newman la vittoria per la saga.
-Toy Story 4 (2019): Nonostante lo scetticismo iniziale di chi pensava che la trilogia fosse già perfetta così, il quarto capitolo ha convinto l’Academy conquistando nuovamente l’Oscar come Miglior Film d’Animazione. Ha ottenuto inoltre una nomination per la miglior canzone originale con “I Can’t Let You Throw Yourself Away”.
Con questo palmarès alle spalle, Toy Story 5 si inserisce in una delle dinastie cinematografiche più premiate e rispettate di sempre la notte degli Oscar.
Sabrina Canzanella
Founder & Editor – Awards Season Blog






