REWIND CULT: Sirene, la commedia dell’anticonformismo tra disfunzione familiare e scoperta di sé

Uscito nel 1990, Sirene è un cult d’ambientazione anni Sessanta che racconta il coming of age di una famiglia anticonvenzionale guidata da una madre single. Diretto da Richard Benjamin, il film intreccia emancipazione, religione e sessualità attraverso le splendide prove di Cher e Winona Ryder e il debutto di Christina Ricci, consacrato nel tempo da una colonna sonora da record

Uscito nel 1990 e ambientato nel 1963, Sirene racconta una storia di formazione attraverso gli occhi di una famiglia anticonvenzionale composta da una madre single e dalle sue due figlie. Il film affronta temi come il rapporto madre-figlia, la scoperta della sessualità, il conflitto tra desiderio e religione e la ricerca di una stabilità affettiva. L’ambientazione nei mesi che precedono l’assassinio del presidente John F. Kennedy non è casuale: rappresenta gli ultimi anni dell’America tradizionale prima dei profondi cambiamenti culturali degli anni Sessanta. Rachel Flax, interpretata da Cher, incarna una figura femminile indipendente e anticonformista, in netto contrasto con il modello familiare dominante dell’epoca. Alla sua uscita, il film venne accolto favorevolmente sia dal pubblico sia dalla critica. Pur non diventando un grande successo commerciale, riuscì a conquistare uno spazio significativo nell’immaginario degli anni Novanta grazie alla combinazione di umorismo, malinconia e sensibilità con cui affronta il passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Negli anni successivi è stato progressivamente rivalutato come uno dei migliori film dedicati ai rapporti familiari e alla crescita personale.

Sirene: la ricerca dell’identità tra matriarcato ribelle e senso di colpa

Il tema principale di Sirene è il contrasto tra libertà individuale e convenzioni sociali. Rachel rappresenta una donna che rifiuta i modelli tradizionali di moglie e madre. Vive seguendo il proprio istinto, cambia spesso città dopo la fine delle relazioni sentimentali e cresce le figlie senza conformarsi alle aspettative della società americana dei primi anni Sessanta. Al contrario, Charlotte vive un forte conflitto interiore. Educata secondo una rigida morale cattolica, interpreta ogni impulso adolescenziale come un peccato. La sua infatuazione per Joe e la totale ignoranza riguardo alla sessualità producono situazioni tanto ironiche quanto drammatiche, evidenziando i limiti di un’educazione fondata esclusivamente sul senso di colpa.

Kate, la sorella minore, rappresenta invece l’innocenza e la spontaneità. Attraverso il suo amore per il nuoto e il suo carattere libero, contribuisce a mantenere un equilibrio all’interno della famiglia. Il titolo Sirene richiama il mondo acquatico che attraversa tutto il film: il mare, il nuoto, il costume da sirena indossato da Rachel durante la festa di Capodanno. La sirena diventa il simbolo della femminilità, della seduzione ma anche della libertà di essere sé stessi senza piegarsi ai giudizi della società.

L’accoglienza della critica: tra la delicatezza del racconto e la polarizzazione del tono

La critica accolse Sirene con giudizi generalmente positivi, apprezzandone soprattutto il tono delicato con cui affronta argomenti complessi. Il quotidiano The New York Times, attraverso il critico Vincent Canby, definì il film una commedia “delicata e spiritosa” capace di raccontare con intelligenza il passaggio all’età adulta. Canby lodò soprattutto la capacità della sceneggiatura di alternare comicità e riflessione senza cadere nel sentimentalismo. Più critico fu invece Time Out, che riconobbe l’originalità dell’opera ma giudicò eccessivamente accentuati alcuni simbolismi, in particolare quelli legati all’acqua e alle sirene. Secondo la rivista, alcuni personaggi risultavano poco empatici e il tono della commedia non sempre raggiungeva l’effetto desiderato.

Nel complesso, la critica mise in evidenza diversi aspetti positivi:
l’interpretazione intensa e carismatica di Cher; la sorprendente maturità recitativa di Winona Ryder; il debutto cinematografico della giovanissima Christina Ricci; l’equilibrio tra commedia familiare e racconto di formazione. Con il passare degli anni il film è stato rivalutato dalla critica contemporanea, che oggi lo considera una delle opere più interessanti dedicate ai rapporti madre-figlia e alla rappresentazione della femminilità nel cinema americano dei primi anni Novanta. L’indice di gradimento del 73% su Rotten Tomatoes conferma una ricezione complessivamente positiva.

La sinergia d’autore tra la sensibilità di Richard Benjamin e un cast in stato di grazia

Il regista Richard Benjamin, forte di un passato da attore prima di passare dietro la macchina da presa, infonde nella pellicola la sua cifra stilistica più nota, fatta di commedie dal tono elegante e da una profonda attenzione alla psicologia dei personaggi. In questa opera riesce a mantenere un perfetto equilibrio tra l’ironia e il dramma familiare, disinnescando il rischio di facili eccessi melodrammatici. Fondamentale in questo senso è il lavoro di June Roberts, che nell’adattare l’omonimo romanzo del 1986 di Patty Dann ne conserva l’anima arguta ma ne rende più accessibile il racconto cinematografico, focalizzandosi sulla maturazione emotiva delle protagoniste e sulle complessità del rapporto tra madre e figlia.

Questo equilibrio strutturale trova il suo compimento ideale in un gruppo di interpreti straordinario, a partire da Cher, che offre una delle prove più mature della sua carriera nei panni di Rachel Flax. La sua interpretazione tratteggia una figura femminile moderna, eccentrica e indipendente, capace di rompere gli stereotipi della madre tradizionale dietro una facciata di apparente leggerezza. Accanto a lei, Winona Ryder dà corpo e voce a Charlotte Flax, il vero perno del romanzo di formazione del film; il suo percorso di crescita, scandito da bizzarri dubbi religiosi, dalla scoperta dell’amore e dal conflitto materno, le valse una meritata candidatura ai Golden Globe. Il film si arricchisce ulteriormente grazie al folgorante debutto cinematografico della decenne Christina Ricci nel ruolo della piccola Kate, la cui spontaneità conquistò immediatamente pubblico e critica, e alla solida presenza di Bob Hoskins. Nei panni del negoziante di scarpe Lou Landsky, Hoskins costruisce un perfetto e rassicurante contrappunto maschile, rappresentando l’unica ancora di stabilità emotiva all’interno della tumultuosa e nomade esistenza delle tre protagoniste.

L’eredità artistica tra il trionfo di Winona Ryder e il successo pop planetario

Il vero catalizzatore dei riconoscimenti industriali fu la performance di Winona Ryder, capace di conquistare il prestigioso premio come Migliore attrice non protagonista ai National Board of Review del 1990 e di strappare, l’anno successivo, una fondamentale candidatura nella medesima categoria ai Golden Globes del 1991.

L’opera ha svolto un ruolo cruciale nella cultura pop e nella storia del cinema, consolidando definitivamente lo status di Cher come stella cinematografica di prima grandezza dopo i fasti degli anni Ottanta e tenendo a battesimo il debutto sul grande schermo della giovanissima Christina Ricci, da quel momento proiettata verso una carriera che l’avrebbe resa uno dei volti più iconici della sua generazione. A sigillare l’immortalità del progetto ha contribuito infine l’incredibile traino commerciale della colonna sonora, guidata dalla travolgente reinterpretazione di Cher del brano The Shoop Shoop Song (It’s in His Kiss), una hit capace di scalare le classifiche internazionali e di legare per sempre il fascino del film al ritmo della sua musica.

I titoli internazionali: come il mondo ha accolto le tre sirene

Il film, intitolato originariamente Mermaids negli Stati Uniti e nei mercati anglofoni come Regno Unito, Canada, Irlanda e Australia, ha assunto sfumature molto diverse a seconda dei territori internazionali, oscillando tra traduzioni letterali e titoli decisamente più fantasiosi. In Italia, Croazia, Romania, Serbia e Spagna si è optato per il più semplice Sirene, mentre in Francia e nella regione francofona del Canada è diventato Les 2 sirènes. L’intera area dell’America Latina, comprendendo paesi come Argentina, Brasile, Messico, Perù e Portogallo, ha preferito concentrarsi sulla figura materna traducendo il titolo in Mi madre es una sirena.

Le variazioni più curiose si sono registrate tuttavia nel nord Europa e in Asia: la Germania ha lanciato la pellicola come Meerjungfrauen küssen besser, ovvero “Le sirene baciano meglio”, la Danimarca ha scelto Skønne sild, un gioco di parole gergale che significa “Belle aringhe” ma che indica le belle ragazze, mentre la Norvegia ha allungato il titolo in Mermaids – Hvordan selge sko til en havfrue, traducibile con “Come vendere scarpe a una sirena”. Chiudono il cerchio la Svezia con il romantico Kärleksfeber, il Giappone con Sirene innamorate e Taiwan con un evocativo Mamma affascinante, figlia carina, affiancati dal titolo informale coreano Cute Playboy.

Dietro le quinte del set: debutti stellari, liti furiose e costumi iconici

La storia produttiva di questa pellicola è costellata di aneddoti incredibili, a partire dal fatto che ha segnato il debutto cinematografico assoluto di una giovanissima Christina Ricci, i cui veri fratelli maggiori appaiono tra le comparse seduti proprio dietro i protagonisti nella scena della gara di nuoto. Il percorso dietro la macchina da presa è stato altrettanto turbolento, poiché il progetto doveva inizialmente sancire il debutto americano del regista Lasse Hallström, il quale venne licenziato dopo ripetuti scontri con Cher e sostituito prima da Frank Oz e infine da Richard Benjamin. Anche il cast ha subìto modifiche drastiche, dato che Emily Lloyd era stata originariamente scelta per interpretare Charlotte e aveva persino iniziato a girare; Cher tuttavia si impuntò sostenendo che una ragazza così bionda non potesse assolutamente sembrare sua figlia, provocando la sostituzione con Winona Ryder e una conseguente causa legale miliardaria contro la Orion Pictures che si concluse con un risarcimento a favore della Lloyd.

Questa lavorazione si rivelò talmente estenuante per Winona Ryder da costringerla a rifiutare il ruolo della figlia di Michael Corleone in Il Padrino – Parte III subito dopo la fine delle riprese. Tra gli altri dettagli memorabili si ricorda che l’iconico costume da sirena indossato da Cher fu progettato interamente dall’attrice stessa, che il film ha rappresentato l’ultima interpretazione della veterana Jan Miner e che la drammatica scena dello schiaffo tra madre e figlia ricalca in modo identico una sequenza vissuta da Cher nel suo precedente successo Dietro la maschera.

La sfida del box office: lo scontro evitato con Kevin McCallister e il boom della colonna sonora

A fronte di un budget di produzione stimato intorno ai 20.000.000 di dollari, la pellicola si è rivelata un solido successo commerciale, dimostrando un’ottima tenuta nelle sale americane ed estere. Nel suo weekend di apertura negli Stati Uniti e in Canada il film ha incassato 3.514.678 dollari, per poi concludere la sua corsa nel mercato nordamericano con un bottino complessivo di 35.419.397 dollari. Per massimizzare i profitti ed evitare un disastroso scontro frontale nei cinema, i distributori scelsero strategicamente di far uscire il film nella maggior parte dei paesi europei e internazionali con diversi mesi di ritardo rispetto alla release statunitense, aggirando così la devastante concorrenza del fenomeno natalizio Mamma, ho perso l’aereo. A raddoppiare la fortuna commerciale dell’opera fu l’incredibile traino della colonna sonora, guidata dalla celebre The Shoop Shoop Song (It’s in His Kiss) cantata da Cher, che divenne una hit planetaria capace di dominare la prima posizione delle classifiche del Regno Unito per ben cinque settimane consecutive e di scalare la Billboard Hot 100 americana fino alla posizione numero trentatré.

Il valore del tempo: la forza del legame femminile e l’emozione dell’autrice originale

Rivedere questa pellicola oggi significa riscoprire una commedia d’epoca straordinariamente brillante, capace di raccontare le nevrosi familiari e la crescita adolescenziale nei primi anni Sessanta con una freschezza e una sfrontatezza uniche nel loro genere. Il vero cuore pulsante del film risiede nella chimica dondolante e magnetica tra le sue tre straordinarie protagoniste femminili, capaci di dare vita a un ritratto indimenticabile di indipendenza ed eclettismo emotivo. Il valore e l’anima dell’adattamento sono stati riassunti perfettamente dalla stessa autrice del romanzo originale, Patty Dann, che ha ricordato quell’esperienza descrivendola come qualcosa di meraviglioso e un po’ travolgente, specialmente quando, mentre sistemava i calzini sul letto, riceveva telefonate in cui le dicevano che Barbra Streisand voleva fare il film, prima che Cher finisse per interpretare la madre. La scrittrice ha confessato di amare molto la pellicola e di aver avuto bisogno di tempo per abituarsi alla musica di sottofondo poiché, durante la stesura del libro, non aveva mai pensato a una colonna sonora, che tuttavia oggi ascolta ancora con immenso piacere persino quando si dedica alle pulizie di casa.

Sabrina Canzanella
Founder & Editor – Awards Season Blog

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