La corsa all’Oscar 2027 per la Miglior Sceneggiatura Originale si presenta come una delle più aperte e competitive dell’intera stagione, ma la classifica di agosto individua già un primo gruppo di contendenti in grado di dettare il ritmo. In testa emerge Martin McDonagh con Wild Horse Nine, forte di un pedigree straordinario nella categoria e di una scrittura che sembra riunire tutti gli elementi della sua cifra autoriale: satira politica, humour nerissimo, tensione storica e personaggi corrosivi. Alle sue spalle, Cristian Mungiu con Fjord rappresenta forse l’alternativa più autorevole: la Palma d’Oro di Cannes, l’esperienza internazionale del regista e una sceneggiatura costruita su un conflitto etico e familiare di enorme attualità rendono il film di NEON un candidato naturale ai massimi riconoscimenti. A completare il podio c’è Digger di Alejandro G. Iñárritu, sostenuto da Warner Bros. e dalla reunion del team di Birdman: un progetto di dimensioni molto più ambiziose, con Tom Cruise protagonista e una satira sul potere e sulla crisi climatica che potrebbe trasformarsi in uno dei grandi eventi della stagione.
Il blocco immediatamente successivo conferma quanto sia profonda la competizione. A24 schiera The Debut di Jesse Eisenberg, forte della recente consacrazione di A Real Pain, mentre Searchlight Pictures può contare sia sul favorito McDonagh sia su Behemoth! di Tony Gilroy, altro autore già certificato dall’Academy. Focus Features, invece, diversifica il proprio attacco con Elsinore di Stephen Beresford e soprattutto con Obsession di Curry Barker, possibile mina vagante capace di portare il cinema horror dentro una categoria tradizionalmente più conservatrice. Più indietro, ma con argomenti distintivi, si collocano la voce queer e contemporanea di Jordan Firstman in Club Kid, il dramma psicologico di Beth de Araújo in Josephine, il racconto generazionale di Saturn Return targato Netflix e l’autorevole ritorno di Mike Leigh con Tender Loving Care. Chiude la top 12 Fatherland di Paweł Pawlikowski, il cui prestigio festivaliero e la scrittura europea d’autore lo mantengono nel radar nonostante una forma più ellittica e meno immediatamente accessibile.
La caratteristica più interessante di questa annata è proprio la varietà delle strategie con cui i film cercano di conquistare il ramo degli sceneggiatori. Da una parte ci sono i grandi autori già consacrati — McDonagh, Mungiu, Iñárritu, Gilroy, Leigh e Pawlikowski — per i quali la campagna può trasformarsi nella celebrazione di una nuova opera all’interno di una carriera premiata. Dall’altra emergono filmmaker come Eisenberg, Barker, Firstman e de Araújo, che puntano sulla narrativa della nuova voce autoriale e sulla capacità di rinnovare i linguaggi della sceneggiatura. In mezzo si collocano strategie più aggressive: NEON può sfruttare la Palma d’Oro di Fjord, Searchlight il doppio colpo McDonagh-Gilroy, Warner la combinazione Iñárritu-Cruise e A24 la recente consacrazione di Eisenberg. Festival, precursors, pedigree, consenso critico e forte identità autoriale diventano così le armi principali di una campagna in cui nessun titolo sembra poter dare per scontato il proprio posto.
PREVISIONI AGOSTO 2025 VS OSCAR 2026
Lo scorso anno 4 script su 5 che ho indicato nelle previsioni di agosto 2025 hanno ottenuto la nomination all’Oscar: Josh Safdie, Ronald Bronstein (Marty Supreme) (7°), Jafar Panahi (It Was Just An Accident) (5°), Joachim Trier (Sentimental Value) (3°), Ryan Coogler (Sinners) (2°) (WINNER).
Ecco di seguito una potenziale graduatoria sugli script che hanno più chance di entrare nella prossima Stagione dei Premi.
Allora, occhio alla lista!
12. PAWEŁ PAWLIKOWSKI, HENDRIK HANDLOEGTEN – Fatherland (MUBI)
Fatherland segna il ritorno dietro la macchina da presa del regista polacco Paweł Pawlikowski a otto anni dal successo di Cold War. La pellicola, co-scritta insieme a Hendrik Handloegten, nasce da una co-produzione europea che vede coinvolte la casa d’autore MUBI e l’italiana Our Films con Lorenzo Mieli e Mario Gianani. La storia, ambientata nel 1949 nel cuore di un’Europa ferita e alle soglie della Guerra Fredda, narra il viaggio in automobile dello scrittore Premio Nobel Thomas Mann e della figlia Erika da Francoforte a Weimar, attraversando i territori sotto l’influenza americana e sovietica. Interpretato dal veterano Hanns Zischler e dalla candidata all’Oscar Sandra Hüller, il film affronta i temi della memoria e dell’identità nazionale prediligendo un racconto ellittico, sintetico nei suoi 82 minuti e basato sulla tensione dei dialoghi familiari anziché su eventi spettacolari. L’opera è stata presentata in Concorso al Festival di Cannes, dove ha conquistato il premio per la Miglior Regia ex aequo.

NOTA DI PRESTIGIO:Pawlikowski è uno dei più importanti autori europei della sua generazione. Ida ha vinto l’Oscar per il Film Internazionale nel 2015, mentre Cold War gli ha fruttato la Miglior Regia a Cannes e 2 nomination agli Oscar, oltre a 4 European Film Awards, compreso quello per la sceneggiatura. Hendrik Handloegten ha raccolto un percorso di riconoscimenti legato prevalentemente al panorama televisivo e cinematografico tedesco, affiancato da un solido apprezzamento nei circuiti dei festival europei e internazionali. La sua affermazione più significativa è arrivata grazie al fenomeno seriale Babylon Berlin, condiviso con i co-creatori Tom Tykwer e Achim von Borries, che gli ha valso importanti premi istituzionali come il Grimme Award, il Golden Umbrella per la regia e il prestigioso European Film Award assegnato alla serie dall’Accademia del cinema europeo, oltre a nomination al German Television Award e al Camerimage. Il primo grande slancio della sua carriera risale al debutto con il film Paul Is Dead, che tra il 2000 e il 2001 gli ha fruttato una ricca serie di premi nazionali e di settore.
CHANCE NOMINATION OSCAR: L’accoglienza al Festival di Cannes offre a MUBI una base critica ideale per orchestrare una campagna premi mirata negli Stati Uniti. Il fattore trainante è il prestigio personale di Pawlikowski, già vincitore della statuetta per Ida e nominato per Cold War, affiancato dal richiamo internazionale di Sandra Hüller. La sceneggiatura rappresenta l’ambito più competitivo per una candidatura, grazie alla combinazione di spessore letterario e ricostruzione storica, capace di intercettare il gusto dei votanti orientati verso un cinema d’autore raffinato ed europeo. Tuttavia, la riuscita della campagna dipenderà dalla capacità della distribuzione di superare le resistenze legate alla forma dell’opera: la durata contenuta e il tono volutamente ellittico potrebbero infatti limitare il consenso tra i membri più tradizionali dell’Academy, rendendo fondamentale il lavoro di posizionamento durante la Stagione dei premi.
11. MIKE LEIGH – Tender Lover Care (Bleecker Street)
Tender Loving Care segna il rapido ritorno al cinema di Mike Leigh dopo Hard Truths, confermandosi come una delle uscite d’autore più attese della stagione autunnale, distribuito negli Stati Uniti da Bleecker Street a partire dal 4 dicembre. La pellicola si inserisce appieno nella poetica del regista britannico, offrendo un intimo e profondo dramma sociale e familiare focalizzato sulle dinamiche dell’invecchiamento, della cura e della resilienza quotidiana. Il racconto segue la vicenda di Amy, un’assistente sociale guidata da un profondo senso di empatia verso il prossimo, la cui vita privata viene improvvisamente stravolta quando l’anziano padre comincia a manifestare i primi segni di declino fisico e demenza. Insieme alla madre, la donna si trova costretta a riorganizzare gli equilibri domestici per far fronte alla malattia del genitore, cercando al contempo un punto d’appoggio e di leggerezza nell’amicizia con la storica amica Rosie, con cui condivide dubbi e riflessioni sulle sfide della mezza età. Per dare vita a questo spaccato umano, Leigh si affida a un solido cast di collaboratori abituali e interpreti britannici che riunisce Kate O’Flynn nei panni della protagonista Amy, affiancata da Marion Bailey, Paul Jesson e Alice Bailey Johnson.

NOTA DI PRESTIGIO:Mike Leigh vanta un palmarès di ben 7 nomination agli Oscar, confermandosi come uno dei registi e autori britannici più apprezzati dall’Academy, pur senza aver mai conquistato la statuetta. Ben 5 di queste candidature sono arrivate proprio per la categoria della Miglior Sceneggiatura Originale (Segreti e bugie, Topsy-Turvy – Sotto sopra, Il segreto di Vera Drake, La felicità porta fortuna – Happy-Go-Lucky e Another Year), a cui si aggiungono le 2 nomination ottenute per la Miglior Regia.
CHANCE NOMINATION OSCAR: Leigh vanta una reputazione autorevole all’interno del ramo dell’Academy dedicato agli sceneggiatori e ai registi d’autore. Bleecker Street ha inserito Tender Loving Care nel cuore del proprio slate awards, orchestrando un posizionamento di primo piano attraverso il circuito dei grandi festival autunnali di Telluride, Toronto e New York. Se il film saprà esprimere l’alto livello toccato dalle sue opere migliori, la corsa ai premi potrebbe trasformarsi rapidamente in una career narrative travolgente. Un elemento decisivo sul piano emotivo e mediatico è rappresentato dalle recenti dichiarazioni del regista, il quale ha rivelato che la pellicola sarà molto probabilmente il suo ultimo film a causa di problemi di salute. Questo fattore “opera di commiato” per un maestro ottantatreenne del cinema britannico potrebbe spingere i votanti dell’Academy a tributargli una candidatura celebrativa alla carriera, specialmente nella categoria per la Miglior Sceneggiatura Originale, da sempre la sua roccaforte preferita.
10. CLINT BENTLEY, GAELYN GOLDE, GREG KWEDAR – Saturn Return (Netflix)
Saturn Return si presenta come un dramma romantico ed esistenziale ambientato a Chicago, destinato ad arricchire l’offerta cinematografica di Netflix per il 2026. Diretto da Greg Kwedar, che firma il progetto al fianco del fidato partner creativo Clint Bentley sulla base di uno script originale firmato da Gaelyn Golde, il film si inserisce nella poetica intima e viscerale del regista, consolidata dal successo critico di opere come Sing Sing e Train Dreams, entrambe candidate all’Oscar per la Miglior Sceneggiatura Non Originale. Prodotto da Plan B insieme a Emily Wolfe, il racconto esplora un arco temporale di oltre dieci anni, partendo dagli anni del college per seguire le trasformazioni e le complessità dell’età adulta attraverso una storia d’amore centrale e le vicende dei personaggi che la circondano. La narrazione affronta i temi della perdita, della maturazione e dell’inevitabile scarto tra le aspettative giovanili e la realtà dei fatti, facendo perno su un cast di rilievo guidato da Rachel Brosnahan, Charles Melton e Will Poulter, affiancati da interpreti dal solido profilo carismatico come Jean Yoon, David Morse e Kim Dickens.

NOTA DI PRESTIGIO: La componente autorale di Saturn Return poggia sulla solida reputazione di Clint Bentley e Greg Kwedar, protagonisti di una delle collaborazioni di scrittura più apprezzate e competitive del panorama cinematografico recente. Dopo il successo critico di Sing Sing, il duo ha consolidato la propria posizione ai vertici dell’Academy ottenendo una nuova candidatura all’Oscar per la Miglior Sceneggiatura Non Originale nel 2026 grazie al lavoro su Train Dreams. La loro firma garantisce un’immediata credibilità e un forte interesse da parte dei votanti, anche di fronte a un progetto a soggetto originale come questo. A completare il team di scrittura si aggiunge il contributo di Gaelyn Golde, al suo primo importante debutto sul grande schermo dopo essersi distinta nell’ambito televisivo per la sua collaborazione alla sceneggiatura della serie Chad Powers.
CHANCE NOMINATION OSCAR:Netflix dispone di un vantaggio strutturale decisivo per la campagna premi, potendo sostenere il film attraverso una capillare promozione su scala nazionale e fare leva sul prestigio di Clint Bentley e Greg Kwedar per posizionarlo come una naturale ed elevata maturazione del loro stile di scrittura intimista. La sfida principale per il distributore risiederà nella capacità di marcare una netta discontinuità tra Saturn Return e le altre produzioni drammatico-sentimentali presenti nella stessa stagione. In quest’ottica, la risorsa più competitiva risiede nell’ambiziosa costruzione temporale del racconto: la capacità di dipanare un intero decennio di vita senza scivolare in un formale ed episodico elenco di eventi costituisce l’argomento centrale su cui fare perno durante la corsa alle nomination. Alla luce di questa struttura narrativa, la categoria per la Miglior Sceneggiatura Originale si delinea come il traguardo e la destinazione più naturale per l’opera.
9. BETH DE ARAÚJO – Josephine (Sumerian Pictures)
Con Josephine, la regista Beth de Araújo firma un thriller psicologico di rara potenza emotiva che consacra definitivamente il suo talento dopo il folgorante esordio con Soft & Quiet. Presentata in anteprima mondiale al Sundance Film Festival — dove ha sbalordito la critica conquistando sia il Gran Premio della Giuria sia il Premio del Pubblico — e selezionata nel concorso principale per l’Orso d’Oro alla 76ª Berlinale, l’opera si preannuncia come uno dei titoli indipendenti di punta della prossima Stagione dei premi. Il film trasforma un’esperienza profondamente personale della regista nel racconto di un evento traumatico vissuto quasi interamente attraverso la percezione della protagonista, una bambina che assiste accidentalmente a un crimine violento. La sceneggiatura sposta intelligentemente il focus dall’evento in sé alle sue ripercussioni psicologiche, esplorando come il trauma alteri la visione del mondo e scardinando i classici cliché sulla vulnerabilità infantile. Invece di ritrarre una vittima passiva, il racconto sceglie di esplorare la rabbia della piccola Josephine non come un semplice capriccio, ma come l’unico strumento di difesa per ricostruire un senso di sicurezza in un ambiente diventato improvvisamente ostile.

NOTA DI PRESTIGIO:La sceneggiatrice e regista Beth de Araújo vanta un esordio incredibile con il lungometraggio Soft & Quiet (2022) che le è valso il Young Jury Award all’Americana Film Fest (oltre a una candidatura all’Audience Award), unitamente alle nomination come Breakout Director ai Gotham Awards, al Grand Jury Award nella sezione Narrative Feature al SXSW Film Festival e al premio Breakout of the Year assegnato dall’Indiana Film Journalists Association. I primi riconoscimenti del suo percorso artistico risalgono al 2016, quando è stata candidata per la miglior sceneggiatura all’HollyShorts Film Festival con il cortometraggio I Want to Marry a Creative Jewish Girl.
CHANCE NOMINATION OSCAR: Con il trionfo al Sundance e la prestigiosa vetrina berlinese, Josephine si configura come il classico Dark Horse”, una scommessa audace su cui Sumerian Pictures punta con decisione. La sceneggiatura rappresenta il vero cuore pulsante della campagna Oscar: l’adozione rigorosa della prospettiva infantile, la gestione dei silenzi e la raffinata alterazione formale della percezione sono elementi di pura scrittura che distinguono nettamente l’opera nel panorama contemporaneo. Per trasformare il consenso dei festival in una nomination all’Academy, la strategia distributiva dovrà far leva sul vissuto personale di Beth de Araújo e sulla straordinaria delicatezza con cui viene anatomizzato il trauma. L’ostacolo principale su questo percorso resta tuttavia la natura dolorosa e cupa del materiale narrativo, un fattore di rischio che potrebbe limitare la trasversalità dei voti e favorire, nella corsa finale alla cinquina della Miglior Sceneggiatura Originale, copioni più tradizionali o meno emotivamente ostici.
8. JORDAN FIRSTMAN – Club Kid (A24)
Con Club Kid, Jordan Firstman firma un esordio cinematografico totale che lo vede coinvolto come autore, regista e interprete principale. Il film segue le vicende di Peter, un promoter della vita notturna newyorkese sommerso da un’esistenza edonistica e sregolata, la cui routine viene stravolta dall’improvvisa scoperta di un figlio di dieci anni di cui ignorava l’esistenza. Attraverso questa premessa narrativa, la sceneggiatura affronta temi complessi come la paternità, l’appartenenza alla comunità queer, la paura del tempo che passa e la costante ricerca identitaria. Il fulcro dell’opera risiede nella capacità di esplorare la solitudine e il vuoto emotivo nascosti dietro gli eccessi della club culture, evitando con cura facili moralismi. Il titolo stesso evoca l’attrito fondamentale della vicenda, ponendo in cortocircuito l’identità del protagonista — un eterno ragazzo della notte — con la responsabilità concreta di accudire un bambino reale. Firstman interpreta la paternità come un processo di profondo rispecchiamento reciproco: è proprio riconoscendo il talento e la vulnerabilità del piccolo Arlo che Peter trova la forza di affrontare e medicare le proprie ferite interiori. Club Kid si trasforma così in una toccante meditazione sulla famiglia elettiva e sulla maturità giunta in ritardo, suggerendo che il vero riscatto non derivi da un’improbabile perfezione, ma dal coraggio di evolvere ed abbandonare una falsa idea di libertà diventata ormai una prigione.

NOTA DI PRESTIGIO:Jordan Firstman ha trovato la consacrazione internazionale con l’esordio al Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard, dove il suo Club Kid ha conquistato la critica per la capacità di fondere umorismo contemporaneo, dialoghi affilati e un’inaspettata sensibilità emotiva. A Cannes, la pellicola ha fatto il pieno di attenzioni. Questo importante approdo sul grande schermo crowns un cammino iniziato nell’ambito dei cortometraggi con Men Don’t Whisper, opera che nel 2018 ha fatto il giro dei principali festival internazionali accumulando le candidature al Short Film Grand Jury Prize al Sundance Film Festival, al Grand Jury Award per il miglior corto narrativo al SXSW Film Festival e al Jury Award all’Atlanta Film Festival.
CHANCE NOMINATION OSCAR:A24 ha qui un candidato perfetto per una campagna basata sulla fresh voice narrative. Firstman non possiede ancora il pedigree dell’Academy, ma proprio questo può diventare il punto della campagna: un esordiente che porta nel cinema mainstream una voce queer contemporanea e un linguaggio comico personale. La nomination sarebbe più plausibile se il film riuscisse a mantenere l’ottimo consenso critico fino alla stagione dei precursors. Original Screenplay è la categoria da puntare, con una possibile spinta anche per Firstman come nuova voce autoriale.
7. STEPHEN BERESFORD – Elsinore (Focus Features)
Con Elsinore, Focus Features firma un intenso ed emozionante dramma biografico d’autore destinato a lasciare un segno profondo nei radar della stagione dei premi. Scritto da Stephen Beresford e in uscita nelle sale statunitensi il prossimo 20 novembre, il film ripercorre l’ultimo, doloroso capitolo della vita e della carriera dell’attore scozzese Ian Charleson, indimenticabile protagonista del film premio Oscar Momenti di gloria. Nel 1986, nel pieno dell’affermazione professionale, a Charleson venne diagnosticato l’HIV in un’epoca storicamente segnata da una profonda disinformazione e da un rigido stigma sociale. Nonostante il progressivo peggioramento delle sue condizioni di salute, l’attore scelse di non ritirarsi dalle scene, dedicando le sue ultime e residue energie per vestire i panni di Amleto al National Theatre di Londra nel 1989. Mettendo in scena questa storia vera di grande potenza emotiva, la sceneggiatura trasforma la reale vicenda storica in una toccante meditazione sul legame indissolubile tra arte, identità, malattia e resistenza, celebrando il coraggio umano di fronte alla tragedia personale e consacrando il significato profondo di un’ultima, straordinaria performance teatrale.

NOTA DI PRESTIGIO:Il percorso del drammaturgo e sceneggiatore Stephen Beresford è indissolubilmente legato al successo di Pride, opera che nel 2015 le ha valso 1 vittoria e 5 candidature internazionali complessive. Il riconoscimento più prestigioso è arrivato ai BAFTA Awards, dove si è aggiudicato il BAFTA Film Award per il Miglior esordio da scrittore, regista o produttore britannico (condiviso con David Livingstone), ottenendo al contempo la nomination per l’Alexander Korda Award al Miglior film britannico insieme al regista Matthew Warchus. Nello stesso biennio, il copione di Pride ha fatto incetta di candidature per la sceneggiatura: è stato nominato per la Miglior sceneggiatura ai British Independent Film Awards (BIFA), come Miglior opera prima ai Writers’ Guild of Great Britain Awards e per l’Outstanding Newcomer ai British Screenwriters’ Awards. Il consenso per il film ha infine valicato i confini nazionali con la candidatura come Miglior film europeo ai premi spagnoli Gaudí Awards nel 2016.
CHANCE NOMINATION OSCAR:La traiettoria promozionale di Elsinore farà perno sulla prestigiosa vetrina del London Film Festival, dove il film è stato selezionato come titolo d’apertura per la storica 70ª edizione. Questo posizionamento strategico offre a Focus Features la rampa di lancio ideale per orchestrare una campagna premi articolata ed efficace, facendo leva sull’innegabile blasone del teatro britannico, sull’impatto emotivo di una storia vera e sulla magnetica interpretazione di Andrew Scott nei panni di Ian Charleson. Affinché l’opera possa ritagliarsi uno spazio solido nella corsa all’Oscar per la Miglior Sceneggiatura Originale, la scrittura di Stephen Beresford dovrà compiere il salto decisivo: superare le secche e i manierismi tipici del genere biografico per trasformare una vicenda personale in un racconto universale sul senso dell’arte, sulla mortalità e sulla disperata urgenza del tempo che scorre. Se il testo saprà bilanciare la sofferenza della malattia con il fervore creativo senza cedere al patetismo, Elsinore avrà le carte in regola per imporsi come uno dei contender di peso dell’intera stagione.
6. CURRY BARKER – Obsession (Focus Features)
Con Obsession, il regista e sceneggiatore Curry Barker firma uno dei casi industriali e cinematografici più clamorosi dell’anno, trasformando un folgorante esordio nel lungometraggio in un fenomeno horror e psicologico destinato a far rumore durante la stagione dei premi. Già noto al pubblico della rete per i suoi cortometraggi virali, Barker realizza un’opera girata in soli venti giorni e con un budget microscopico inferiore al milione di dollari, poi acquistata per cifre stellari e capace di polverizzare il botteghino mondiale con oltre 458 milioni di dollari d’incasso. Dopo aver ottenuto un enorme successo sia nelle sale nordamericane sia al box office italiano, la pellicola parte da una premessa narrativa apparentemente semplice: Bear, un giovane commesso segretamente innamorato della sua migliore amica Nikki, entra in possesso di un oggetto magico capace di far avverare il suo desiderio più profondo, ovvero essere amato dalla ragazza più di chiunque altro al mondo. L’illusione sentimentale si tramuta però rapidamente in un incubo sanguinoso che finisce per travolgere anche la loro cerchia di amici. Attraverso lunghe sequenze e una struttura narrativa via via sempre più claustrofobica, la sceneggiatura sposta l’attenzione dall’elemento puramente sovrannaturale alle dinamiche relazionali e alle implicazioni morali del gesto del protagonista, evolvendo in una disturbante e lucida riflessione sul senso del possesso, sulla manipolazione affettiva, sulla dipendenza emotiva e sulle estreme conseguenze del controllo sociale.

NOTA DI PRESTIGIO:Affermatosi inizialmente nell’ambiente underground con sketch e progetti indipendenti virali come Milk & Serial, il regista e sceneggiatore Curry Barker ha costruito un curriculum artistico peculiare che vanta un totale di 6 vittorie e 9 candidature internazionali. Il suo percorso nei festival è iniziato con cortometraggi di successo come I Can’t Cry — vincitore ai Florida Shorts e agli Hollywood International Golden Age Festival nel 2022, oltre alle nomination al Couch Film Festival e all’Indie Short Fest — e The Cannibals’, premiato nel 2023 per il miglior montaggio agli Hollywood Blood Horror Festival. La consacrazione definitiva è arrivata con il fenomeno horror Obsession, che ha conquistato la critica nei principali festival di genere e di prestigio. Nel 2025, il film si è distinto al Toronto International Film Festival arrivando come primo runner-up al People’s Choice Award nella sezione Midnight Madness, per poi trionfare al Sitges Film Festival con il Special Prize of the Jury e la candidatura al premio per il miglior film. Tra il 2025 e il 2026, la pellicola gli è valsa il premio come miglior regista al Panic Fest e il Seattle Film Critics Society Feature Film Award al Seattle International Film Festival. Obsession ha inoltre collezionato una nomination al Jordan Ressler First Feature Award al Miami Film Festival, una candidatura all’Audience Award al SXSW Film Festival, due nomination ai Fangoria Chainsaw Awards per la miglior regia e la miglior sceneggiatura, e il riconoscimento come runner-up per la miglior regia agli Astra Midseason Movie Awards.
CHANCE NOMINATION OSCAR:In un panorama cinematografico spesso riluttante ad abbracciare il cinema di genere nei premi che contano, la sceneggiatura rappresenta la vera carta vincente per spingere l’Academy a considerare con estrema serietà un fenomeno horror come Obsession. Curry Barker è stato in grado di orchestrare un high-concept fulmineo, viscerale e straordinariamente vendibile sul piano commerciale, sfruttandolo tuttavia come cavallo di Troia per sollevare interrogativi morali complessi sul peso del desiderio, sulle distorsioni della dipendenza affettiva e sulle derive tossiche delle relazioni interpersonali. Per trasformare il successo di pubblico in un accreditato riconoscimento istituzionale, Focus Features e Blumhouse dovranno impostare una campagna promozionale fortemente incentrata sul supporto della critica, facendo leva su quei recenti precedenti in cui l’horror d’autore è riuscito a infrangere le barriere dell’Academy e a conquistare l’attenzione dei votanti. Sebbene la concorrenza nella corsa ai precursori rimanga agguerrita, l’eventuale approdo del film nella cinquina finale per la Miglior Sceneggiatura Originale consacrerebbe definitivamente la rivelazione autoriale di Barker, rappresentando uno dei colpi di scena più clamorosi, audaci e significativi dell’intera stagione.
5. TONY GILROY – Behemoth (Searchlight Pictures)
Behemoth! segna il ritorno al lungometraggio del regista e sceneggiatore candidato due volte all’Oscar Tony Gilroy, che firma un’articolata drammaturgia meta-cinematografica concepita come un’intensa lettera d’amore alla musica per il cinema e ai suoi maestri. La scrittura di Gilroy intreccia abilmente la dimensione del dramma familiare con le dinamiche dell’identità artistica, costruendo una parabola narrativa incentrata sul personaggio di Alex Serian, interpretato da Pedro Pascal. La sceneggiatura segue il ritorno a Los Angeles del talentuoso violoncellista dopo vent’anni di tournée, trasformando questo rientro nel motore drammatico dell’opera: schiacciato dall’eredità di una leggendaria dinastia di artisti, il protagonista si ritrova a confrontarsi con il frenetico e spietato universo di Hollywood. Il testo esplora con grande profondità psicologica il conflitto interiore di Alex, scisso tra il rispetto dei legami familiari e l’ossessione per una personale innovazione espressiva. Attraverso dialoghi serrati e una struttura narrativa che mette in luce le logiche di potere dell’industria e il sacrificio richiesto dall’atto creativo, la sceneggiatura valorizza anche i personaggi secondari affidati a Will Arnett e Olivia Wilde. Questo solido impianto narrativo, impreziosito dalla fotografia di Damián García e da una colonna sonora corale firmata da nove compositori tra cui Alan Silvestri, debutterà al New York Film Festival prima di arrivare nelle sale il 4 dicembre con Searchlight Pictures, proponendosi come una delle opere più sofisticate della stagione.

NOTA DI PRESTIGIO:Tony Gilroy vanta una carriera eccezionale coronata da importanti riconoscimenti del settore, tra cui spiccano le due candidature agli Oscar del 2008 ottenute per il thriller giudiziario Michael Clayton (il suo esordio alla regia) nelle categorie Miglior regia e Migliore sceneggiatura originale. Per lo stesso film ha fatto incetta di nomination nei premi più prestigiosi del cinema, venendo candidato ai BAFTA, ai Directors Guild of America Awards, ai Writers Guild of America Awards e ai Critics Choice Awards per la scrittura e la regia, oltre a correre per il Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia e a vincere l’Edgar Allan Poe Award per la miglior sceneggiatura. Il suo talento nella scrittura gli ha valso ulteriori nomination ai BAFTA per The Bourne Ultimatum – Il ritorno dello sciacallo, ai Saturn Awards per L’avvocato del diavolo e Rogue One: A Star Wars Story, e una vittoria agli Independent Spirit Awards come produttore del film Lo sciacallo – Nightcrawler. Negli ultimi anni la sua acclamata serie Star Wars: Andor ha consolidato ulteriormente il suo prestigio, conquistando molteplici candidature ai Primetime Emmy Awards (tra cui quelle per la Miglior serie drammatica), nomination ai Writers Guild of America e ai Producers Guild of America Awards, oltre alla vittoria di ben due Peabody Awards dedicati all’intrattenimento.
CHANCE NOMINATION OSCAR:Searchlight Pictures ha tra le mani una proposta commerciale e artistica di straordinaria efficacia, un progetto che racchiude in sé tutte le caratteristiche ideali per dominare sia il box office d’essai sia la Stagione dei premi. Al centro dell’operazione c’è l’unione perfetta tra il prestigio di un autore accreditato dall’Academy e la trazione mediatica di un protagonista amatissimo dal grande pubblico. Gilroy, forte del suo acclamato pedigree narrativo, rappresenta la garanzia di un dramma per adulti solido e sofisticato, capace di intercettare quella fascia di spettatori che ricerca storie profonde, complesse e visceralmente umane. La strategia promozionale della casa di distribuzione punta a fare perno sulla straordinaria scrittura character-driven che contraddistingue il cinema di Gilroy. La campagna punta i riflettori sulla costruzione di una figura tridimensionale e tormentata, esplorata attraverso la fitta rete di tensioni che legano la devozione artistica, il retaggio familiare e la dolorosa riscoperta delle proprie radici. La categoria di Migliore Sceneggiatura Originale emerge così come il terreno d’approdo più spontaneo e competitivo per la pellicola, offrendo un riconoscimento immediato alla maestria strutturale del testo. Tuttavia, il potenziale dell’opera non si esaurisce nella sola dimensione drammaturgica. Qualora l’impatto emotivo e la forza delle battute riescano a fare breccia nel ramo degli attori, il film ha tutte le carte in regola per trasformarsi in una proposta trasversale capace di raccogliere consensi in più ambiti dell’Academy.
4. JESSE EISENBERG – The Debut (A24)
The Debut segna il ritorno dietro la macchina da presa di Jesse Eisenberg, che firma regia, sceneggiatura e persino i brani musicali originali — affiancato dalle musiche di Emile Mosseri — di un’affilata e ambiziosa commedia musicale nerissima prodotta con A24 e Fruit Tree. Dopo i successi di When You Finish Saving the World e A Real Pain, il regista esplora le ossessioni dell’universo teatrale guidando un cast d’eccezione in cui spicca la collaborazione con l’acclamata Julianne Moore. La storia segue la parabola di Mona Friedman, una casalinga timida e sottovalutata dalla propria famiglia che decide di fare un’audizione per una piccola produzione amatoriale in un teatro di comunità del New Jersey. Ottenuta un’inaspettata particina in un musical originale, la donna vive una metamorfosi irreversibile sotto la pressione psicologica di Jerry, l’autoritario e carismatico regista interpretato da Paul Giamatti. Mona si trasforma così in una zelante e ossessiva method actor, pronta a tutto pur di difendere l’integrità e la rilevanza del suo marginale ruolo, scatenando una vera guerra d’attrito con la regia. L’esperienza sul palco diventerà un’indagine claustrofobica in cui Eisenberg gioca con le dinamiche di potere, l’ego e i confini tra dedizione e sottomissione, mostrando come la passione artistica possa degenerare in un’ossessione che annienta la realtà quotidiana. Arricchito dalle interpretazioni di Halle Bailey, Havana Rose Liu e della leggenda di Broadway Bernadette Peters, il film verrà presentato in anteprima al Toronto International Film Festival prima di uscire nelle sale statunitensi l’11 dicembre con A24, che punta ad posizionarlo come forte concorrente per la stagione dei premi nelle categorie dedicate alla sceneggiatura originale, alla colonna sonora e alle interpretazioni attoriali.

NOTA DI PRESTIGIO:L’evoluzione artistica di Jesse Eisenberg sta vivendo uno snodo cruciale che posiziona The Debut sotto una luce del tutto nuova nel panorama cinematografico contemporaneo. Se storicamente la sua figura è stata associata quasi esclusivamente al talento attoriale — consacrato oltre un decennio fa dalla nomination all’Oscar per la sua memorabile interpretazione in The Social Network —, il travolgente percorso di A Real Pain ha impresso una svolta determinante alla sua carriera. Con quell’opera, infatti, Eisenberg ha ottenuto la prestigiosa candidatura all’Academy Award per la Migliore Sceneggiatura Originale e ha trionfato ai BAFTA nella medesima categoria, collezionando inoltre un’imponente scia di riconoscimenti assegnati dalle principali associazioni di critica internazionali, dal Sundance Film Festival ai Satellite Awards fino agli Independent Spirit Awards. Questo straordinario impianto di vittorie trasforma la percezione del suo nuovo progetto: The Debut non rappresenta più la scommessa o il felice tentativo di un attore che si affaccia con curiosità alla regia e alla scrittura, bensì la prova di maturità di un autore già ampiamente legittimato dall’industria e dalla critica. Il film si presenta dunque come il fondamentale banco di prova per consolidare definitivamente Eisenberg nell’élite dei grandi sceneggiatori contemporanei, confermando la sua abilità nel firmare copioni originali, affilati e capaci di muoversi con grazia tra la commedia umana e il dramma psicologico.
CHANCE NOMINATION OSCAR:A24 si trova nella posizione ideale per capitalizzare l’inerzia positiva del recente trionfo di Jesse Eisenberg, trasformando la promozione di The Debut in un naturale proseguimento della sua consacrazione autoriale. Avendo già guidato l’artista fino alle vette dell’Academy, la casa di distribuzione non deve partire da zero nel costruire la reputazione del suo autore: gli sceneggiatori del ramo dell’Academy conoscono bene la sua cifra stilistica e hanno appena testato la sua capacità di convertire storie intime e apparentemente minime in un materiale drammatico di prima grandezza per la stagione dei premi. Per massimizzare il valore del progetto, la strategia promozionale punta a posizionare la pellicola come una commedia drammatica e nerissima di alto profilo, una riflessione acuta e sofisticata sull’ossessione artistica, sull’ambizione sfrenata e sulle dinamiche di potere nel mondo della recitazione. Questo impianto tematico, unito a una scrittura affilata e ricca di sfumature psicologiche, rende la categoria di Migliore Sceneggiatura Originale la roccaforte naturale e incredibilmente credibile dell’intera campagna. A rafforzare enormemente la visibilità complessiva dell’opera interviene poi lo straordinario potenziale attoriale garantito dalla presenza di Julianne Moore e Paul Giamatti. Il loro duello interpretativo — tra la casalinga che si trasforma in un’ossessiva method actor e l’intransigente regista di teatro — offre al film una cassa di risonanza eccezionale presso il ramo degli attori, tradizionalmente il più numeroso e influente dell’Academy. L’intreccio tra una regia di prestigio, interpretazioni di altissimo livello e una colonna sonora curata dallo stesso Eisenberg posiziona The Debut come un concorrente trasversale e temibilissimo su molteplici fronti.
3. ALEJANDRO GONZALEZ INARRITU, ALEXANDER DINELARIS, NICOLAS GIACOBONE, SABINA BERMAN – Digger (Warner Bros.)
Digger segna il monumentale ritorno al cinema d’autore in lingua inglese del quattro volte premio Oscar Alejandro G. Iñárritu, che firma un’imponente e costosa commedia nera sostenuta da Warner Bros. Pictures con un budget di 125 milioni di dollari. Al centro dell’opera si colloca una complessa e spietata sceneggiatura scritta da Iñárritu insieme ad Alexander Dinelaris, Nicolás Giacobone e Sabina Berman, concepita per fondere satira politica, crisi climatica, ossessione per il potere e humor assurdo. Il testo segue le vicende di Digger Rockwell — interpretato da Tom Cruise in un ruolo drammatico e trasformativo lontano dalle sue abituali prove d’azione —, un eccentrico magnate del petrolio texano considerato l’uomo più potente del mondo. Quando la sua stessa azienda innesca inavvertitamente una catastrofe ambientale di proporzioni globali, Digger si lancia in una corsa contro il tempo guidata dal delirio messianico di dimostrare all’umanità di esserne l’unico e indispensabile salvatore. La drammaturgia decostruisce con acume l’archetipo del leader contemporaneo e il suo narcisismo, mostrando come la gestione delle emergenze mondiali si trasformi in una cinica e allucinante messa in scena mediatica nei corridoi del potere di Washington, dove il protagonista si scontra con un bizzarro Presidente degli Stati Uniti interpretato da John Goodman.

NOTA DI PRESTIGIO:Il pedigree creativo alla base di Digger vanta un livello di prestigio e riconoscibilità presso l’Academy difficilmente eguagliabile. La sceneggiatura riunisce infatti lo straordinario affiatamento di Alejandro G. Iñárritu, Alexander Dinelaris e Nicolás Giacobone, ovvero il medesimo trio di autori che ha già conquistato l’Oscar per la Migliore Sceneggiatura Originale grazie al trionfo di Birdman, opera che ha fatto incetta di premi globali vincendo nella stessa categoria anche ai Golden Globe e ai Critics Choice Awards. A questo eccezionale precedente va sommato lo status leggendario di Iñárritu, quattro volte vincitore della statuetta dorata ed entrato nella storia del cinema come uno dei rarissimi registi capaci di aggiudicarsi due Oscar consecutivi per la miglior regia. Il team di scrittura si ripresenta dunque all’industria e ai giurati non soltanto con una visione satirica ambiziosa e dirompente, ma con la forza di un gruppo di lavoro che ha già dimostrato di saper vincere ai massimi livelli esattamente nella categoria di riferimento.
CHANCE NOMINATION OSCAR:Warner Bros. si trova a gestire una delle campagne promozionali più affascinanti e potenzialmente dirompenti degli ultimi anni, potendo contare su un’opera capaci di coniugare un’enorme attrazione commerciale di massa con la profondità provocatoria del cinema d’autore. La presenza di una superstar globale come Tom Cruise inserita in un racconto politicamente scorretto, nevrotico e sfacciato rappresenta un punto di forza straordinario, ma impone anche una precisa strategia di posizionamento nei confronti dei giurati. Il cuore dell’operazione di posizionamento risiede nell’abilità di guidare la percezione dell’Academy, dimostrando con chiarezza come le componenti più estreme, surreali e stilisticamente eccentriche del racconto non siano stravaganze gratuite, bensì scelte drammaturgiche deliberate, calibrate con precisione milimetrica per servire un’affilata satira sui deliri del potere contemporaneo e sulla crisi climatica. Se la componente satirica riuscirà a fare breccia con la giusta forza critica, la pellicola si posizionerà quasi automaticamente come uno dei concorrenti più temibili e dominanti nella corsa all’Oscar per la Migliore Sceneggiatura Originale. A sostenere questa narrazione interviene un argomentazione promozionale dal valore inestimabile: la riunione di una squadra di scrittura pluripremiata che ha già fatto la storia recente dell’Academy. La presenza di Nicolás Giacobone, Alexander Dinelaris e Alejandro G. Iñárritu offre alla campagna la narrazione perfetta del grande ritorno del team creativo che, con Birdman, ha dimostrato al mondo di saper scardinare e reinventare i linguaggi tradizionali della sceneggiatura cinematografica. Promuovere Digger significa dunque richiamare alla memoria dei votanti quella straordinaria alchimia di scrittura e visione che ha già saputo conquistare la statuetta dorata, presentando questo nuovo lavoro non come una semplice commedia d’assalto, ma come l’attesissima evoluzione di un gruppo di autori capaci di trasformare la provocazione intellettuale in un evento cinematografico totale
2. CRISTIAN MUNGIU – Fjord (NEON)
Con Fjord, film lungo 146 minuti scritto e diretto dal maestro rumeno Cristian Mungiu, la sceneggiatura mette al centro della propria architettura drammatica il profondo scontro etico e culturale tra una famiglia rumeno-norvegese e la comunità di un remoto villaggio costiero tra i fiordi. La narrazione ideata da Mungiu segue la vicenda della famiglia Gheorghiu, composta da Mihai, un immigrato rumeno legato a una rigida e tradizionale visione cristiana, e Lisbet, un’infermiera norvegese, che decidono di trasferirsi nella provincia scandinava insieme ai loro cinque figli. La serenità della loro vita comunitaria si infrange quando la figlia maggiore, Elia, si presenta a scuola con evidenti segni di violenza e lividi: il sospetto che tali segni siano il risultato di una disciplina e di metodi educativi patriarcali fa scattare l’immediato e inflessibile intervento delle autorità giudiziarie e dei servizi sociali locali (Barnevernet). Attraverso lo script, Mungiu racconta il drammatico allontanamento coatto dei figli e il conseguente corso di accuse, paranoie e incomprensioni linguistiche — rese ancora più acute dall’ostinazione di Mihai nel parlare unicamente in rumeno pur comprendendo la lingua locale — che trasforma l’esistenza dei protagonisti in un vero e proprio incubo mediatico. Evitando accuratamente ogni manicheismo, la sceneggiatura affronta temi complessi quali la potestà genitoriale, il controllo familiare, la religione, l’integrazione, la responsabilità collettiva e i confini dell’ingerenza dello Stato liberale scandinavo, esplorando le crepe della tolleranza. Attorno a questa potente struttura narrativa si sviluppa l’intera vicenda produttiva e critica dell’opera, già vincitrice della Palma d’Oro al Festival di Cannes 2026. Diretto dal regista già premiato sulla Croisette nel 2007 per 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni, il film vanta un cast guidato da Sebastian Stan e dalla stella norvegese Renate Reinsve ed è stato acquistato da NEON per il mercato nordamericano, imponendosi come uno dei casi di maggior rilievo dell’intera stagione cinematografica. La pellicola rappresenta inoltre uno dei primissimi casi d’applicazione della svolta storica regolamentare introdotta dall’Academy: la nuova normativa stabilisce che i film non in lingua inglese vincitori dei massimi riconoscimenti nei festival chiave (tra cui la Palma d’Oro) si qualifichino automaticamente per l’Oscar al Miglior Film Internazionale, superando il vaglio o il monopolio della commissione di selezione di un singolo Paese ed eliminando le incertezze burocratiche legate alle complesse coproduzioni tra Romania, Francia e Paesi scandinavi. In vista di un imponente tour nei festival autunnali tra Telluride, Toronto (TIFF) e New York (NYFF), l’opera parte con la spinta promozionale di NEON non solo come favorita assoluta per il Miglior Film Internazionale, ma anche come seria contendente per le categorie generali di miglior regia, sceneggiatura originale, fotografia e interpretazioni attoriali.

NOTA DI PRESTIGIO:Cristian Mungiu vanta uno straordinario palmarès di 49 vittorie e 75 candidature, affermandosi come una delle figure di maggior peso del cinema d’autore europeo. Il Festival di Cannes rappresenta il suo palcoscenico di consacrazione assoluta con ben 14 riconoscimenti totali: dopo lo storico trionfo della Palma d’Oro nel 2007 per 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni (che gli è valsa anche la vittoria dei premi FIPRESCI, Goya, European Film Awards e Chlotrudis), Mungiu ha conquistato la Miglior Sceneggiatura nel 2012 per Oltre le colline e la Miglior Regia nel 2016 per Un padre, una figlia, fino all’ulteriore successo di Fjord, vincitore della Palma d’Oro e del Premio FIPRESCI nell’edizione 2026. L’impatto critico della sua opera è confermato da prestigiosi riconoscimenti internazionali e americani, tra cui i premi assegnati dalla Los Angeles Film Critics Association e dalla National Society of Film Critics, oltre alle candidature agli Independent Spirit Awards, ai César, ai David di Donatello e ai Gotham Awards. La sua cinematografia ha inoltre dominato la scena nazionale rumena tramite molteplici vittorie ai Gopo Awards e ottenuto importanti premi di rilievo continentale come la Golden Tower al Palic Film Festival e successi al Chicago International Film Festival, al San Sebastián e a Thessaloniki.
CHANCE NOMINATION OSCAR:La combinazione tra la conquista della Palma d’Oro, la presenza di una sceneggiatura firmata da un autore già riconosciuto e premiato per la qualità della sua scrittura a livello internazionale e l’urgenza di una forte tematica sociale rende Fjord uno dei candidati più solidi dell’intera stagione dei premi. In questo scenario, la strategia distributiva di NEON ha l’opportunità di costruire una campagna promozionale sofisticata ed efficace, capace di presentare l’opera non soltanto come un’eccellenza del cinema d’autore internazionale, ma anche come un dramma viscerale e universale incentrato sulle dinamiche della famiglia, sui limiti della responsabilità genitoriale e sul peso del controllo statale. La struttura narrativa, volutamente ambigua e priva di manicheismi, rappresenta un ulteriore vantaggio competitivo: Mungiu rifiuta soluzioni consolatorie o risposte semplici, costringendo lo spettatore a confrontarsi con una realtà complessa e lasciando un profondo spazio alla discussione etica. Proprio per questa sua eccezionale densità drammatica e la precisione chirurgica dell’intreccio, la categoria per la Miglior Sceneggiatura Originale appare come il perno centrale dell’intera corsa agli Oscar, il territorio naturale in cui la pellicola può esprimere la sua forza più dirompente e guidare le ambizioni del film anche verso le candidature principali
1. MARTIN MCDONAGH – Wild Horse Nine (Searchlight Pictures)
Con Wild Horse Nine, l’attesissimo ritorno dietro la macchina da presa del premio Oscar Martin McDonagh, il celebre autore e drammaturgo britannico firma una nuova, tagliente black comedy dalle tinte thriller e storiche, prodotta da Blueprint Pictures e Film4 e distribuita da Searchlight Pictures. Il progetto porta McDonagh in un territorio ancora una volta sospeso tra commedia nera, politica e assurdo, avvalendosi di un comparto tecnico d’eccellenza che vede il montatore premio Oscar Mikkel E.G. Nielsen e lo storico compositore Carter Burwell, affiancati da un cast d’eccezione guidato da John Malkovich e da Sam Rockwell — qui alla sua terza collaborazione con il regista —, insieme a Steve Buscemi, Tom Waits, Parker Posey, Mariana di Girolamo e Ailín Salas. Al centro della costruzione drammatica risiede una sceneggiatura magistrale che trasporta il pubblico nel Cile del 1973, nei mesi di massima tensione che precedono il golpe. Lo script segue Chris (Malkovich) e Lee (Rockwell), due agenti della CIA uniti da un lungo sodalizio ma tormentati da passati complessi, che vengono inviati dal loro inflessibile capo sezione MJ (Buscemi) da Santiago alla remota Isola di Pasqua per una missione apparentemente ordinaria. La narrazione mette insieme storia, paranoia, rapporti di potere, amicizia e humor corrosivo: l’isolamento di Rapa Nui si infrange infatti quando Chris stringe un legame inaspettato con una coppia di giovani studenti ribelli. Questa connessione innesca una reazione a catena che rischia di compromettere la missione, trasformando la spedizione in un conflitto personale e ideologico tra la lealtà istituzionale e il fervore rivoluzionario giovanile. La sceneggiatura sfrutta l’isola come palcoscenico simbolico — dove le iconiche statue dei Moai osservano in silenzio il crollo delle certezze dei protagonisti — per esplorare la fragilità della fiducia di fronte alle contraddizioni di un’epoca violenta e alla riscoperta di una morale personale.

NOTA DI PRESTIGIO:Martin McDonagh vanta un curriculum di straordinario prestigio internazionale con 92 vittorie e 184 candidature totali, confermandosi uno degli autori più acclamati e premiati del cinema contemporaneo. Il suo legame con gli Oscar conta ben 7 nomination: dopo la vittoria della statuetta nel 2006 per il cortometraggio Six Shooter, McDonagh ha collezionato candidature per la Miglior Sceneggiatura Originale con In Bruges – La coscienza dell’assassino, per poi ottenere le doppie nomination (Miglior Film e Sceneggiatura) sia per Tre manifesti a Ebbing, Missouri sia per Gli spiriti dell’isola, titolo che gli è valso anche la candidatura alla Miglior Regia. Il suo talento drammaturgico trova la massima consacrazione ai BAFTA (con 12 candidature e vittorie per il Miglior Film e la Sceneggiatura con Tre manifesti e Gli spiriti dell’isola) e ai Golden Globes, dove ha conquistato 2 volte il premio per la miglior sceneggiatura. Il percorso nei festival d’élite è altrettanto iconico, segnato da ben 5 riconoscimenti alla Mostra del Cinema di Venezia (tra cui due Osella d’Oro per la Miglior Sceneggiatura) e due People’s Choice Award al Toronto International Film Festival. Ad arricchire il suo palmarès figurano le affermazioni ai British Independent Film Awards, i premi dei principali circoli critici statunitensi (tra cui New York, Los Angeles, Boston e Chicago) e le nomination ai DGA, PGA e Critics Choice Awards, oltre ai consensi internazionali in premi come i César, i David di Donatello e gli AACTA. Una traiettoria costellata da successi per le sue opere chiave che proietta anche il suo nuovo progetto, Wild Horse Nine, tra i titoli di punta della Stagione dei premi.
CHANCE NOMINATION OSCAR:Searchlight Pictures si trova tra le mani la combinazione ideale per orchestrare una campagna promozionale d’impatto devastante, potendo contare su un autore consacrato nella categoria della miglior sceneggiatura come Martin McDonagh. La presenza di un cast di primissimo ordine, composto da attori visceralmente associati alla sua poetica cinematografica e alla sua inconfondibile verve teatrale, offre al distributore la leva perfetta per valorizzare al meglio l’intelaiatura dell’opera. La strategia promozionale può così spingere simultaneamente sia sulla feroce satira politica, fortemente ancorata alle tensioni storiche del 1973, sia su quel caratteristico e sofisticato equilibrio tra commedia nerissima, assurdo e tragedia umana che costituisce il vero e proprio marchio di fabbrica del regista britannico. Il posizionamento strategico del calendario gioca un ruolo decisivo: la release fissata per il mese di novembre colloca Wild Horse Nine in una finestra temporale ideale. Il film arriverà nelle sale con una temporalità sufficientemente vicina all’inizio della stagione dei precursors per rimanere fresco nella mente dei votanti, ma allo stesso tempo abbastanza ampia da consentire alla pellicola di macinare consensi, far crescere il passaparola critico e costruire un momentum inarrestabile verso le fasi calde della Award Season. In un’annata eccezionalmente competitiva, la vera domanda che appassiona analisti e addetti ai lavori non è tanto se McDonagh riuscirà a strappare una candidatura, quanto piuttosto se Wild Horse Nine possiederà la forza d’urto necessaria per superare rivali di altissimo profilo drammatico ed etico come Fjord di Cristian Mungiu e Digger nella corsa finale verso la statuetta. In questo serrato scontro tra titani del cinema d’autore, la categoria della Miglior Sceneggiatura Originale si delinea come il terreno di scontro primario e più calzante per la pellicola: un comparto in cui l’opera parte indiscutibilmente con un vantaggio competitivo tra i più evidenti e marcati dell’intero panorama cinematografico stagionale.
Sabrina Canzanella
Founder & Editor – Awards Season Blog






