La corsa alla Miglior sceneggiatura non originale degli Oscar 2027 si apre con una delle formazioni più eterogenee e competitive degli ultimi anni, capace di mettere sullo stesso terreno grandi classici letterari, adattamenti teatrali, memoir, opere internazionali e sequel d’autore. In questa prima fotografia di agosto, The Black Ball parte davanti a tutti: l’ambizioso progetto di Javier Ambrossi, Javier Calvo e Alberto Conejero combina il peso culturale di Federico García Lorca con una forte identità autoriale e una strategia festivaliera costruita per alimentare il momentum, da Cannes fino a Telluride, Toronto e New York. Odissea di Christopher Nolan è il grande antagonista: il prestigio del regista reduce dal trionfo di Oppenheimer, la statura del materiale omerico e l’imponente macchina promozionale di Universal fanno del film uno dei titoli più difficili da ignorare nella corsa. Al terzo posto si inserisce invece The Invite, la sorpresa più sofisticata del gruppo: l’adattamento di Sentimental affidato a Rashida Jones e Will McCormack, sostenuto da A24 e dal debutto festivaliero a Sundance, porta nella competizione una commedia adulta costruita sulla forza dei dialoghi, sull’intelligenza dei rapporti umani e su quella scrittura brillante che può diventare un prezioso elemento di differenziazione in una categoria dominata da progetti molto più monumentali.
Dietro questo primo terzetto si sviluppa una seconda linea di contender altrettanto interessante. Dune: Messiah può contare sulla forza industriale di Warner Bros., sull’eredità dei due capitoli precedenti e sulla possibilità di trasformare il finale della trilogia di Denis Villeneuve in un grande appuntamento della Awards Season. The Social Reckoning offre invece a Netflix la carta del ritorno di Aaron Sorkin nell’universo che gli ha già consegnato un Oscar, mentre Project Hail Mary punta sulla combinazione tra Drew Goddard, Ryan Gosling e la fantascienza letteraria di Andy Weir. A completare il quadro sono titoli come Being Heumann, forte del ritorno di Sian Heder nella categoria dopo la vittoria per CODA, All of a Sudden, che affida a Ryūsuke Hamaguchi un adattamento intimista e fortemente festivaliero, e Ink, prestige drama teatrale con la firma di James Graham e la regia di Danny Boyle.
Sul piano industriale, Netflix è lo studio più presente nella Top 10, con tre titoli e tre narrative promozionali radicalmente diverse: prestigio internazionale e memoria culturale per The Black Ball, il richiamo del franchise autoriale per The Social Reckoning e il prestigio della grande drammaturgia britannica per Ink. Universal risponde con l’accoppiata Odissea e Sense and Sensibility, mentre Warner Bros. può sfruttare la forza di un brand già amatissimo dall’Academy. A24, al contrario, ha l’opportunità di trasformare The Invite nella classica candidatura “da scrittura” capace di emergere grazie alla critica e al sostegno dell’industria indipendente. È proprio questa contrapposizione tra grandi macchine da Oscar e campagne più mirate a rendere la categoria particolarmente aperta: The Black Ball, Odissea e The Invite partono davanti, ma la distanza dagli inseguitori è tutt’altro che rassicurante. E con una stagione ancora tutta da costruire, ogni festival, recensione e primo grande appuntamento dell’autunno potrebbe riscrivere rapidamente la mappa della corsa.
PREVISIONI AGOSTO 2025 VS OSCAR 2026
Lo scorso anno 5 adattamenti su 5 che ho indicato nelle previsioni di agosto 2025 hanno ottenuto la nomination all’Oscar: Clint Bentley & Greg Kwedar (Train Dreams) (11°), Guillermo Del Toro (Frankenstein) (4°), Paul Thomas Anderson (One Battle After Another) (3°) (WINNER), Maggie O’Farrell, Chloé Zhao (Hamnet) (2°), Will Tracy (Bugonia) (1°).
Ecco di seguito una potenziale graduatoria sugli adattamenti che hanno più chance di entrare nella prossima Stagione dei Premi.
Allora, occhio alla lista!
12. CHUKO ESIRI – Clarissa (NEON)
Con Clarissa, i fratelli Arie e Chuko Esiri firmano una delle scommesse più audaci della stagione cinematografica: una rilettura contemporanea de La signora Dalloway, il celebre romanzo del 1925 di Virginia Woolf, trasposto dalla Londra modernista alla frenetica e vibrante metropoli di Lagos. L’adattamento, scritto solo da Chuko Esiri e diretto e prodotto insieme al fratello Arie, non si limita a un semplice cambio di ambientazione geografica, ma sfrutta la struttura dell’opera originale per esplorare le dinamiche sociali della Nigeria di oggi: identità, divario di classe, memoria e il contrasto tra aspirazioni individuali e aspettative comunitarie. Sfidando la complessità di un testo fondato sul flusso di coscienza e sulla percezione soggettiva del tempo, la regia dei fratelli Esiri converte la narrazione interiore di Woolf in un linguaggio visivo denso e intimo, impreziosito da un’elegante fotografia in 35mm. Al centro della vicenda c’è Clarissa (Sophie Okonedo), una donna dell’alta società impegnata nei preparativi per un sontuoso ricevimento serale. Nel corso di un’unica notte, la casa si trasforma nel teatro di una resa dei conti emotiva quando l’arrivo inatteso di vecchi amici fa riaffiorare legami mai del tutto recisi, passioni sopite e nostalgie per le vite non vissute. L’operazione portata avanti dai fratelli Esiri con Clarissa ricalca in modo speculare la strategia adottata per Hedda (l’adattamento di Hedda Gabler di Ibsen con Tessa Thompson), confermando un trend cinematografico sempre più solido: la riscrittura dei classici letterari europei attraverso una lente black e cosmopolita. Dopo il felice debutto al Festival di Cannes e l’acquisizione da parte della distributrice NEON, il lavoro di Arie e Chuko Esiri si inserisce appieno nella corsa agli Oscar 2027, posizionandosi come un forte contender, con Chuko in prima linea nella categoria per la Miglior Sceneggiatura Non Originale.

NOTA DI PRESTIGIO:Il vero valore aggiunto di Clarissa risiede nella statura del materiale di partenza: La signora Dalloway di Virginia Woolf è un pilastro della letteratura modernista mondiale, un’opera la cui profonda introspezione psicologica ha già dimostrato il proprio peso specifico presso l’Academy con il successo di The Hours (2002), film ispirato alla figura della scrittrice che ottenne 9 nomination agli Oscar e la vittoria di Nicole Kidman. Ad affrontare una sfida di questo rilievo è un autore in costante ascesa nel panorama internazionale come Chuko Esiri. Benché la regia e la produzione siano condivise con il fratello Arie, è Chuko ad aver firmato la sceneggiatura, confermandosi come il principale motore creativo del progetto. Il suo percorso festivaliero è scandito da un palmarès di alto prestigio che conta 9 vittorie e 10 candidature nei circuiti globali più influenti. Dopo l’acclamato debutto d’esordio Eyimofe — che gli è valso la candidatura al Best First Feature Award al Festival di Berlino, premi di peso ai festival di San Francisco, Seattle e San Paolo, oltre a un trionfo agli African Movie Academy Awards con i premi per Miglior Regia e Miglior Opera Prima —, Chuko Esiri ha consacrato la propria reputazione d’autore a Cannes 2026 con Clarissa, conquistando le nomination alla Quinzaine des Cinéastes e alla Queer Palm. Questa solida scia di riconoscimenti internazionali posiziona Chuko Esiri non più solo come una promessa del cinema indipendente, ma come un autore di prima fascia capace di reinterpretare i classici europei con un linguaggio sofisticato, originale e di immediato respiro globale.
CHANCE NOMINATION OSCAR:Clarissa rappresenta un potenziale candidato da tenere sotto osservazione, ma al momento si colloca nella categoria dei dark horse. NEON negli ultimi anni ha dimostrato una grande capacità nel trasformare opere più sofisticate in concorrenti Oscar, costruendo campagne mirate attraverso festival positioning e forte sostegno critico. La categoria Best Adapted Screenplay potrebbe essere il punto di ingresso ideale per il film, soprattutto se la sceneggiatura riuscirà a dimostrare una vera trasformazione dell’opera di Woolf invece di una semplice trasposizione. Il limite principale è la concorrenza: la stagione 2027 presenta diversi adattamenti di grande richiamo commerciale e autoriale, con sceneggiatori già affermati e franchise molto più riconoscibili dall’Academy.
11. QUENTIN TARANTINO – The Adventures of Cliff Booth (Netflix)
The Adventures of Cliff Booth rappresenta un caso particolare nella corsa alla Miglior sceneggiatura non originale: non nasce da un romanzo o da un’opera teatrale, ma da un universo cinematografico già esistente. Il film è infatti un sequel autonomo di C’era una volta a Hollywood (2019), con il ritorno di Brad Pitt nei panni dell’iconico stuntman Cliff Booth e di Timothy Olyphant nel ruolo di James Stacy. La sceneggiatura di Quentin Tarantino espande uno dei personaggi più amati della sua filmografia, trasformando quello che era un protagonista secondario in una figura centrale. Il progetto mantiene il DNA dell’autore: contaminazione tra cinema, storia alternativa, cultura pop e riflessione sul mito hollywoodiano. La sfida per la categoria sarà dimostrare che non si tratta semplicemente di un’estensione commerciale di un franchise, ma di un vero lavoro di riscrittura narrativa capace di approfondire un personaggio già definito.

NOTA DI PRESTIGIO:Quentin Tarantino è uno degli sceneggiatori più premiati e influenti della storia del cinema contemporaneo. Il suo percorso agli Oscar comprende: Pulp Fiction (1994) – Oscar vinto per Miglior sceneggiatura originale, oltre alla nomination come Miglior film. Django Unchained (2012) – secondo Oscar vinto per Miglior sceneggiatura originale. Bastardi senza gloria (2009) – nomination alla Miglior sceneggiatura originale. C’era una volta a Hollywood (2019) – nomination come Miglior sceneggiatura originale e vincitore di due Oscar (attore non protagonista per Brad Pitt e scenografia). Il ritorno di Tarantino in una categoria Oscar rappresenta sempre un evento mediatico. La sua firma autoriale è un elemento di forte attrazione per l’Academy, soprattutto quando il progetto dialoga con la storia del cinema.
CHANCE NOMINATION OSCAR:Il posizionamento di The Adventures of Cliff Booth nella categoria è interessante perché rappresenta un’anomalia: l’Academy dovrà considerare se premiare un’espansione narrativa interna alla filmografia di Tarantino come un vero adattamento. Il principale punto di forza è la narrative strength: Tarantino parte da un personaggio già iconico e ha l’opportunità di costruire un racconto più ampio su uno dei suoi archetipi preferiti, il cinema americano visto attraverso figure marginali ma mitiche. Netflix potrebbe puntare su una campagna basata sul prestigio dell’autore, sulla presenza di Brad Pitt e sul valore cinefilo del progetto. La combinazione Tarantino-Fincher rappresenta un forte elemento di attenzione mediatica. Il rischio è la categoria stessa: gli Oscar tradizionalmente premiano adattamenti provenienti da materiale letterario o teatrale, mentre un sequel derivato da un’opera originale potrebbe incontrare resistenze. La candidatura è possibile soprattutto grazie al nome di Tarantino, ma la vittoria dipenderà dalla percezione della sceneggiatura come opera autonoma e non come semplice continuazione di un successo precedente.
10. JAMES GRAHAM – Ink (Netflix)
L’adattamento cinematografico di Ink rappresenta un’operazione affascinante che affonda le sue radici nella gloriosa tradizione delle trasposizioni teatrali capaci di conquistare sia la critica che l’Academy. Per il grande schermo, sotto la regia di Danny Boyle e con attori del calibro di Guy Pearce e Jack O’Connell a prestare il volto a Rupert Murdoch e Larry Lamb, il drammaturgo James Graham raccoglie la sfida di tradurre una drammaturgia dominata dalla parola e dal confronto ideologico in una narrazione puramente visiva e dinamica. Nel testo teatrale originale, debuttato all’Almeida Theatre nel 2017, il ritmo era dettato dalla cadenza martellante dei dialoghi e da una scenografia concettuale; al cinema, tuttavia, lo scontro d’idee deve concretizzarsi nella frenesia fisica e nella materia. La redazione del The Sun nel 1969 e le rotative di Fleet Street smettono di essere semplici quinte per diventare organismi vivi, impregnati di fumo, inchiostro e ossessione, dove la cinepresa traduce la spinta populista dei protagonisti attraverso movimenti di macchina serrati e un montaggio sincopato. Il cuore del racconto resta la radicale trasformazione dell’informazione e la nascita del tabloid moderno. Il contrasto tra l’ambizione dell’outsider australiano Murdoch e la visione iconoclasta dell’editore Larry Lamb non si limita a rievocare una vicenda di cronaca editoriale, ma mette in scena la nascita di un nuovo linguaggio culturale: il passaggio da un giornalismo paternalista, dedito a educare la classe operaia, a un modello d’intrattenimento sfrontato che offre al pubblico esattamente ciò che desidera, fatto di sensazionalismo, sport, sesso e la provocatoria Page 3. Questa operazione cinematografica si inserisce nell’alveo di opere iconiche premiate agli Oscar come Frost/Nixon di Peter Morgan o Codice d’onore di Aaron Sorkin, dove il confronto verbale viene convertito in tensione drammatica da thriller psicologico. Graham dimostra così come la grande scrittura teatrale possa mantenere la propria densità tematica anche sul grande schermo, trasformando un capitolo cruciale della storia dei media britannici in una riflessione attualissima sulla spettacolarizzazione delle notizie, sulla ricerca spasmodica del consenso e sul prezzo etico del successo commerciale.

NOTA DI PRESTIGIO:James Graham è uno degli autori teatrali e sceneggiatori britannici più stimati della sua generazione, forte di una carriera costellata da quattro vittorie e undici candidature complessive nei principali riconoscimenti di settore, tra cui successi ai Broadcasting Press Guild Awards, ai Royal Television Society Awards, ai Broadcast Awards e ai Writers’ Guild di Gran Bretagna per opere fondamentali come Sherwood, Brexit: The Uncivil War, X+Y e Prisoners Wives, oltre alle candidature conquistate ai BAFTA TV Awards e ai Primetime Emmy Awards. Dopo essersi imposto all’attenzione della critica con acclamati lavori teatrali come This House, ha consolidato la sua fama con la pièce Ink del 2017, premiata agli Olivier Awards e candidata ai più prestigiosi premi di categoria. La sua scrittura si distingue per la precisione politica, l’accurata costruzione dei personaggi e la capacità di trasformare complessi eventi storici in drammi coinvolgenti e accessibili. Ad arricchire di ulteriore prestigio il progetto interviene la regia di Danny Boyle, autore premio Oscar per The Millionaire, che ha dimostrato a più riprese nel corso della sua carriera la capacità di coniugare con maestria grande intrattenimento e impegno sociale
CHANCE NOMINATION OSCAR:Ink potrebbe essere uno dei candidati più solidi nella categoria grazie alla combinazione tra materiale teatrale prestigioso, autore riconosciuto e regista premio Oscar. La categoria sceneggiatura non originale spesso premia proprio questo tipo di trasformazione: prendere un testo già premiato e dimostrare una nuova identità cinematografica. Netflix potrebbe sfruttare il posizionamento come prestige drama, puntando sulla qualità dei dialoghi e sulla rilevanza contemporanea del tema: il potere dei media e la manipolazione dell’informazione. Il principale ostacolo sarà la competizione con adattamenti più spettacolari o emotivamente più immediati.
9. DAINA REID – Sense and Sensibility (Universal Pictures)
La nuova versione cinematografica di Sense and Sensibility rappresenta il ritorno sul grande schermo di uno dei romanzi più celebri di Jane Austen, già adattato numerose volte ma ancora capace di generare nuove interpretazioni. La sceneggiatura di Daina Reid affronta il compito complesso di reinterpretare un testo profondamente radicato nella cultura britannica, mantenendo l’equilibrio tra satira sociale, romanticismo e analisi psicologica che caratterizza l’opera originale.
Il romanzo del 1811 racconta il contrasto tra razionalità ed emotività attraverso le sorelle Dashwood, trasformando una storia apparentemente sentimentale in una riflessione su matrimonio, classe sociale, indipendenza femminile e ruolo della donna nella società. L’obiettivo dell’adattamento è quello di restituire al materiale originale una sensibilità contemporanea, evitando una semplice riproposizione del classico e cercando una lettura più vicina al pubblico moderno.

NOTA DI PRESTIGIO:Daina Reid può contare su un curriculum di alto profilo, impreziosito da due vittorie e nove candidature complessive nei più prestigiosi premi di settore. L’autrice e regista australiana vanta infatti importanti traguardi internazionali come le nomination ai Primetime Emmy Awards e ai Directors Guild of America Awards per la sua acclamata regia nella serie The Handmaid’s Tale, a cui si affiancano i successi agli Accolade Competition per Never Tear Us Apart: The Untold Story of INXS e agli Australian Directors Guild Awards per Ready for This, insieme alle molteplici candidature agli AACTA e all’Australian Film Institute per produzioni di rilievo quali Shining Girls, Sunshine e Paper Giants. A questa solida guida artistica si affianca l’incalcolabile peso culturale del materiale di partenza firmato da Jane Austen, una delle autrici più influenti della letteratura mondiale i cui romanzi vantano una presenza costante nel panorama degli Oscar, sorretta dal fondamentale precedente di Ragione e sentimento (1995) diretto da Ang Lee, che con ben 7 nomination, un grande riscontro internazionale e la vittoria dell’Oscar per la miglior sceneggiatura non originale conquistato da Emma Thompson dimostra la forte predisposizione dell’Academy a premiare gli adattamenti austeniani capaci di trasformare la materia classica in un’esperienza cinematografica sofisticata, elemento che posiziona con forza l’opera nella corsa ai premi.
CHANCE NOMINATION OSCAR:Sense and Sensibility possiede uno degli elementi più ricercati dall’Academy: un materiale letterario universalmente riconosciuto. Universal Pictures potrebbe costruire una campagna basata sul prestigio dell’adattamento, puntando sulla tradizione dei grandi drammi in costume britannici e sul valore della scrittura. Il punto di forza sarà la capacità di Daina Reid di dimostrare che il film non è semplicemente un remake, ma una nuova lettura dell’opera di Austen. La categoria premia spesso proprio gli adattamenti capaci di trovare un equilibrio tra fedeltà e reinvenzione. Il rischio principale è la saturazione: Austen è stata adattata molte volte e il confronto con la versione premiata di Emma Thompson sarà inevitabile. La nomination è possibile soprattutto se il film riuscirà a ottenere una forte risposta critica e un posizionamento da prestige drama. La vittoria richiederebbe però una versione capace di sorprendere l’Academy con una nuova prospettiva.
8. SIAN HEDER, REBEKAH TAUSSIG – Being Heumnn (Apple Original Films)
Being Heumann porta sul cinema la straordinaria storia di Judith Heumann, figura fondamentale del movimento per i diritti delle persone con disabilità negli Stati Uniti. Il film è tratto dal memoir Being Heumann: An Unrepentant Memoir of a Disability Rights Activist, scritto da Heumann con Kristen Joiner, e racconta una vita dedicata alla lotta contro le discriminazioni e alla conquista dell’inclusione sociale. La sceneggiatura di Sian Heder e Rebekah Taussig dovrà trasformare un’autobiografia politica e personale in un racconto cinematografico capace di unire dimensione intima e valore storico. Dopo il successo di CODA, Heder torna a lavorare su temi legati all’inclusione e alla rappresentazione, con una sensibilità particolare verso storie spesso rimaste ai margini della narrazione mainstream.

NOTA DI PRESTIGIO:Sian Heder arriva al progetto con un riconoscimento Oscar molto recente. Con CODA (2021):
ha vinto l’Oscar per la Miglior sceneggiatura non originale;
il film ha vinto anche il premio Oscar come Miglior film, diventando il primo titolo distribuito da una piattaforma streaming a conquistare il massimo riconoscimento dell’Academy. Questo rappresenta un enorme vantaggio nella Stagione premi: Heder è già una sceneggiatrice associata a una vittoria Oscar nella stessa categoria. Il materiale di partenza aggiunge ulteriore prestigio: Judith Heumann è una figura storica del movimento per i diritti civili, spesso paragonata per importanza ad altri grandi attivisti americani. La presenza di Ruth Madeley nel ruolo principale e di Mark Ruffalo come coprotagonista rafforza inoltre il potenziale da awards campaign.
CHANCE NOMINATION OSCAR:Being Heumann è uno dei candidati più strategicamente forti della categoria. Apple Original Films potrebbe costruire una campagna molto mirata basata su tre elementi fondamentali: una storia vera con forte impatto sociale; una sceneggiatrice già vincitrice dell’Oscar; un tema contemporaneo legato alla rappresentazione e all’inclusione. La categoria Best Adapted Screenplay spesso premia memoir e biografie quando riescono a superare la semplice ricostruzione storica e diventano racconti universali. La sfida sarà evitare il rischio di una struttura troppo convenzionale da biopic. La forza di Heder sarà probabilmente trasformare la battaglia politica di Heumann in un racconto personale ed emotivo. Apple ha dimostrato grande capacità nelle campagne Oscar e, con una narrativa potente, il film potrebbe diventare uno dei principali titoli della categoria.
7. AARON SORKIN – The Social Reckoning (Netflix)
Con The Social Reckoning, Aaron Sorkin torna nell’universo narrativo di The Social Network (2010), realizzando un’opera complementare che approfondisce le conseguenze culturali e politiche della nascita di Facebook. Il film affronta la fuga di documenti interni del 2021 attraverso la figura dell’ex dipendente e informatrice Frances Haugen e il lavoro del giornalista Jeff Horwitz, concentrandosi sulle accuse relative agli effetti della piattaforma sulla società, sulla diffusione della disinformazione e sul rapporto tra tecnologia e responsabilità etica. La sceneggiatura rappresenta una sfida particolare: Sorkin deve confrontarsi con un mondo tecnologico profondamente cambiato rispetto al 2010, trasformando un’indagine giornalistica in un dramma umano e politico.
Se The Social Network raccontava la nascita di un impero digitale, The Social Reckoning si concentra sul momento della resa dei conti: quando il successo tecnologico viene messo di fronte alle proprie conseguenze.

NOTA DI PRESTIGIO:Aaron Sorkin è una delle figure più rispettate nella storia recente della sceneggiatura americana. Il suo rapporto con gli Oscar comprende: The Social Network (2010) – Oscar vinto per Miglior sceneggiatura non originale. Moneyball (2011) – nomination alla Miglior sceneggiatura non originale. Steve Jobs (2015) – nomination alla Miglior sceneggiatura non originale. A Few Good Men (1992) – nomination all’Oscar per la sceneggiatura originale. La vittoria per The Social Network è particolarmente significativa perché rappresenta uno degli esempi più celebrati di sceneggiatura contemporanea: dialoghi brillanti, struttura narrativa precisa e capacità di trasformare eventi reali in un dramma universale. Netflix potrebbe sfruttare proprio questo elemento: il ritorno di Sorkin al mondo che gli ha già regalato uno dei suoi maggiori riconoscimenti.
CHANCE NOMINATION OSCAR:The Social Reckoning è uno dei progetti più “pericolosi” della categoria, grazie soprattutto al fattore autore. La forza principale è evidente: Aaron Sorkin conosce perfettamente questo territorio narrativo. La sua capacità di trasformare conversazioni tecniche, legali e politiche in conflitti drammatici rappresenta un vantaggio enorme. Netflix potrebbe costruire una campagna basata sulla continuità con The Social Network, sfruttando il prestigio del film originale e il ritorno di uno sceneggiatore già premiato dall’Academy. Il rischio è che il pubblico percepisca il progetto come un sequel tematico più che come un’opera autonoma. Inoltre, il film dovrà evitare il confronto diretto con l’impatto culturale del primo capitolo. La candidatura appare altamente probabile se il film manterrà il livello della scrittura di Sorkin. La vittoria dipenderà dalla capacità di trasformare una vicenda recente in un racconto che sembri necessario e non semplicemente aggiornato.
6. RYŪSUKE HAMAGUCHI, LEA LE DIMNA – All of a Sudden (NEON)
All of a Sudden rappresenta uno degli adattamenti più delicati e ambiziosi della stagione: il film porta sullo schermo il carteggio tra la filosofa Makiko Miyano e l’antropologa medica Maho Isono, nato attorno alla malattia di Miyano e alla sua esperienza con il tumore al seno.
La sceneggiatura di Ryūsuke Hamaguchi e Lea Le Dimna affronta un materiale costruito principalmente sulla parola, sulla memoria e sull’intimità della conversazione. Il lavoro di adattamento consiste quindi nel trasformare una raccolta epistolare in un’esperienza cinematografica, mantenendo la profondità filosofica del testo e la centralità delle relazioni umane. Hamaguchi ha costruito la propria carriera proprio sulla capacità di esplorare la comunicazione, il silenzio e le contraddizioni emotive dei rapporti personali. Il progetto sembra quindi perfettamente coerente con il suo cinema.

NOTA DI PRESTIGIO:Ryūsuke Hamaguchi si conferma una delle figure più prestigiose e acclamate del cinema internazionale contemporaneo, forte di uno straordinario palmarès che vanta oltre 60 vittorie e più di 100 candidature tra i festival più importanti del mondo, tra cui l’Orso d’Argento a Berlino per Il gioco del destino e della fantasia, il Gran Premio della Giuria a Venezia per Il male non esiste e la storica affermazione agli Oscar con Drive My Car, vincitore della statuetta come miglior film internazionale e candidato nelle categorie per miglior film, miglior regia e miglior sceneggiatura non originale. Quest’ultima nomination in particolare dimostra la straordinaria capacità dell’Academy di riconoscere la sensibilità con cui il regista giapponese sa trasfigurare la materia letteraria in un’opera profondamente personale. In questo contesto, All of a Sudden rappresenta uno dei candidati più sofisticati della stagione, il cui principale punto di forza risiede nella perfetta aderenza tra autore e racconto, con Hamaguchi abile nel trasformare conversazioni quotidiane in momenti di profonda intensità emotiva. Presentato con grande successo al Festival di Cannes — dove ha conquistato il premio per la migliore interpretazione femminile assegnato a Virginie Efira e Tao Okamoto — il film potrebbe essere designato dal Giappone come rappresentante per la corsa agli Oscar, permettendo alla campagna promozionale di NEON, distributore di riferimento nel valorizzare il cinema d’autore internazionale, di fare leva sul prestigio artistico e sulla continuità con i traguardi di Drive My Car. La sfida maggiore rimarrà legata alla natura contemplativa e riflessiva dell’opera, priva di un conflitto tradizionale e bisognosa per questo di un compatto e convinto sostegno da parte della critica per emergere in una stagione fortemente competitiva.
CHANCE NOMINATION OSCAR:All of a Sudden è uno dei candidati più sofisticati della categoria. Il punto di forza è la perfetta corrispondenza tra autore e materiale: Hamaguchi è uno dei pochi registi contemporanei capaci di trasformare conversazioni quotidiane in momenti di grande intensità emotiva. Già presentato con grande successo al Festival di Cannes, dove ha vinto il premio per la migliore interpretazione femminile — assegnato alle due co-protagoniste Virginie Efira e Tao Okamoto —, il film potrebbe essere scelto dal Giappone per la corsa agli Oscar. In questo contesto, la campagna di NEON punterebbe probabilmente sulla straordinaria qualità artistica, sul prestigio festivaliero e sulla continuità con l’acclamato percorso di Drive My Car. La difficoltà principale resta legata alla natura stessa del film: un’opera contemplativa, basata sulla riflessione e non sul conflitto tradizionale, che potrebbe richiedere un fortissimo sostegno critico per emergere all’interno di una stagione particolarmente competitiva.
5. DREW GODDARD – Project Hail Mary (Amazon MGM Studios)
Project Hail Mary rappresenta uno degli adattamenti di fantascienza più ambiziosi della stagione cinematografica. Il film porta sul grande schermo il bestseller di Andy Weir, autore già dietro il successo mondiale di The Martian, trasformato nel film candidato a 7 Oscar nel 2016.
La sceneggiatura di Drew Goddard affronta una sfida complessa: adattare un romanzo basato su concetti scientifici molto articolati mantenendo equilibrio tra spettacolarità, emozione e accessibilità per il grande pubblico. La storia segue un astronauta impegnato in una missione disperata per salvare la Terra da una crisi globale, combinando elementi di survival, esplorazione spaziale e riflessione sul rapporto tra umanità e conoscenza. Goddard trasforma il forte elemento tecnico del romanzo in un viaggio emotivo centrato sul protagonista, interpretato da Ryan Gosling, che è anche produttore del progetto.

NOTA DI PRESTIGIO:Drew Goddard vanta un rapporto solido e ampiamente consolidato con l’Academy e con la critica internazionale, forte di un palmarès che annovera 19 vittorie e 54 candidature complessive. Il traguardo più prestigioso della sua carriera cinematografica è la nomination all’Oscar per la miglior sceneggiatura non originale conquistata nel 2016 con Sopravvissuto – The Martian, adattamento del romanzo di Andy Weir che gli è valso anche la vittoria del National Board of Review Award e del Las Vegas Film Critics Society Award, oltre alle candidature ai BAFTA, ai Critics’ Choice Awards, ai Satellite Awards e ai Writers Guild of America Awards. Questo riconoscimento costituisce un fondamentale precedente diretto, poiché dimostra l’apprezzamento dell’Academy per la sua abilità nel trasporre la fantascienza letteraria mantenendo una profonda componente umana, unita al vantaggio di rinnovare il felice e popolare sodalizio con lo stesso Weir. Sul fronte televisivo, Goddard ha ottenuto tre candidature ai Primetime Emmy Awards: due per la miglior serie commedia con The Good Place nel 2019 e nel 2020, e una nel 2008 per la miglior serie drammatica con Lost, titolo che gli ha permesso di vincere il Writers Guild of America Award nel 2006. La sua capacità di reinventare i generi cinematografici è stata inoltre consacrata da The Cabin in the Woods (2012), riconosciuto tra gli script horror più originali degli ultimi anni e premiato con il Bram Stoker Award e il Chainsaw Award per la miglior sceneggiatura.
CHANCE NOMINATION OSCAR:La strategia della campagna Oscar punterà con ogni probabilità sulla formula dell’emotional storytelling incastonato dentro uno spettacolo visivo di imponenti proporzioni sci-fi. È una strada vincente già tracciata in passato da opere seminali come The Martian di Ridley Scott o Interstellar di Christopher Nolan, capaci di coniugare il grande intrattenimento di massa con una marcata sensibilità umanista. In questo senso, lo script di Goddard ha il compito fondamentale di valorizzare la componente intima del racconto, trasformando l’isolamento cosmico e la missione di salvataggio globale in una profonda parabola sull’amicizia inaspettata, sulla cooperazione tra specie e sull’ingegno umano di fronte all’estinzione. Il rischio principale risiede nella natura stessa del blockbuster ad alto budget: l’impatto visivo, il ritmo serrato della narrazione e la spettacolarità degli effetti speciali potrebbero infatti oscurare la complessità del lavoro di scrittura agli occhi dei giurati, tradizionalmente inclinati a preferire, nella categoria della miglior sceneggiatura non originale, adattamenti di stampo più intimista o scopertamente drammatico. Per conquistare la statuetta o assicurarsi una candidatura di peso, il film dovrà dimostrare di essere molto più di una grandiosa avventura spaziale: la percezione dell’Academy dovrà concentrarsi sull’eccellenza dello script come cuore pulsante dell’opera, capace di bilanciare il rigore della scientificità con un sincero, toccante e universale inno alla sopravvivenza.
4. JON SPAIHTS, DENIS VILLENEUVE – Dune: Messiah (Warner Bros.)
Con Dune: Messiah, Denis Villeneuve giunge al compimento del suo maestoso adattamento del ciclo letterario di Frank Herbert, affrontando la trasposizione di Messia di Dune, il secondo romanzo della saga. Dopo lo straordinario impatto critico e commerciale di Dune (2021) e Dune – Parte Due (2024) — capolavori capaci di ricalibrare i parametri della fantascienza contemporanea sul grande schermo — questo terzo capitolo segna un’evoluzione narrativa radicale e profonda. Il racconto abbandona le dinamiche classiche della conquista epica e dell’ascesa dell’eroe per addentrarsi nelle sue conseguenze più oscure e tragiche, spostando il focus sulle distorsioni del potere, sulle macchinazioni politiche, sull’estasi fanatica della religione e sul peso ineluttabile di un destino messianico. La stesura della sceneggiatura, affidata ancora una volta al lavoro sinergico di Jon Spaihts e dello stesso Villeneuve, si trova a dover gestire un testo di partenza intrinsecamente differente rispetto al primo libro. Messia di Dune è un’opera fortemente introspettiva, claustrofobica e dialogata, in cui il mito di Paul Atreides (Muad’Dib) viene decostruito per rivelare le devastanti ripercussioni della Guerra Santa scatenata a suo nome nell’universo conosciuto. La sfida primaria del duo di sceneggiatori risiede nel tradurre la densità filosofica e le riflessioni etiche di Herbert — incentrate sui pericoli del leader carismatico e sul determinismo della prescienza — in un linguaggio cinematografico fluido, visivamente potente e drammaticamente incalzante. Trasformare un romanzo meno incline all’azione pura e allo spettacolo pirotecnico in un’opera capace di coronare una trilogia cinematografica monumentale richiede un lavoro di adattamento estremamente sofisticato. Per mantenere la coerenza stilistica e concettuale creata con i primi due capitoli, la scrittura dovrà enfatizzare la tensione psicologica e le cospirazioni che minacciano il trono imperiale, trovando nella regia visionaria di Villeneuve lo strumento per concretizzare la caduta tragica del protagonista. In ottica premi e riconoscimenti, il film si candida a rappresentare il capitolo finale di una delle saga più acclamate del cinema moderno, puntando a chiudere l’epopea di Arrakis con la stessa autorevolezza artistica e narrativa che ha caratterizzato l’intero percorso.

NOTA DI PRESTIGIO:Il franchise di Dune si è ormai imposto come uno dei fenomeni cinematografici più imponenti della sua generazione. Il suo percorso con l’Academy è iniziato con Dune (2021), capace di collezionare ben 10 nomination agli Oscar e di conquistare 6 statuette per fotografia, scenografia, montaggio, effetti visivi, colonna sonora e suono. Successivamente, Dune – Parte Due (2024) ha ulteriormente consolidato il brand come grande evento cinematografico internazionale, ottenendo 5 nomination agli Oscar (tra cui miglior film, fotografia e scenografia) e aggiudicandosi 2 statuette per i migliori effetti visivi e il miglior sonoro. Al timone dell’opera, Denis Villeneuve si conferma tra i registi più autorevoli e rispettati del panorama contemporaneo. Il suo palmarès con l’Academy conta complessivamente 3 nomination: la prima per la miglior regia con lo sci-fi Arrival (2016), seguita da altre due candidature conquistate per il primo Dune (2021) nelle categorie di miglior film e miglior sceneggiatura non originale (a cui si aggiungono la nomination al miglior film straniero per La donna che canta nel 2011 e le candidature ai BAFTA e ai Golden Globe come miglior regista per Arrival, Blade Runner 2049 e Dune). Al suo fianco, lo sceneggiatore Jon Spaihts apporta un’esperienza specifica e profondamente riconosciuta nel genere fantastico e scientifico, forte della nomination all’Oscar per la miglior sceneggiatura non originale condivisa con lo stesso Villeneuve ed Eric Roth per il primo Dune (2021). Vantando nel proprio curriculum la scrittura di blockbuster come Prometheus, Doctor Strange e Passengers — quest’ultimo premiato con l’Hugo Award —, Spaihts affianca il regista canadese anche in Dune: Part Three. La loro alchimia creativa rappresenta una solida garanzia nel delicato processo di adattamento di Messia di Dune, un testo caratterizzato da una complessa densità filosofica e politica.
CHANCE NOMINATION OSCAR:Dune: Part Three è uno dei titoli più importanti della stagione, ma la sceneggiatura presenta una sfida particolare. Il vantaggio competitivo è enorme: Warner Bros. può costruire una campagna da Best Picture contender; il marchio Dune è già ampiamente riconosciuto dall’Academy; Villeneuve gode di un prestigio autoriale elevatissimo. La categoria sceneggiatura potrebbe essere il luogo dove il film viene premiato per la capacità di trasformare un’opera letteraria estremamente complessa in un universo cinematografico coerente. Il rischio è che l’Academy percepisca il terzo capitolo come più dipendente dai precedenti film e meno autonomo. Se il film manterrà il livello qualitativo dei capitoli precedenti, potrebbe essere uno dei principali candidati alla vittoria. La narrativa della “conclusione della grande epopea fantascientifica di Villeneuve” rappresenta un vantaggio promozionale enorme.
3. RASHIDA JONES, WILL McCORMACK – The Invite (A24)
Con The Invite, Rashida Jones e Will McCormack affrontano l’adattamento in lingua inglese di Sentimental, la commedia drammatica spagnola del 2020 diretta da Cesc Gay, trasformando una riflessione europea sulle relazioni di coppia in un racconto più vicino alla sensibilità del pubblico americano contemporaneo. La storia parte da una situazione apparentemente semplice: una coppia invita i propri vicini di casa a cena, dando vita a una conversazione che mette progressivamente in discussione il modo in cui le persone costruiscono la propria idea di amore, desiderio e intimità. La forza della sceneggiatura risiede nella capacità di utilizzare il dialogo come strumento drammatico. Il film appartiene alla tradizione delle commedie adulte che, dietro una struttura apparentemente leggera, nascondono un’analisi più profonda dei rapporti umani. L’adattamento di Jones e McCormack dimostra di riuscire a mantenere l’intelligenza dell’originale spagnolo, aggiungendo però una propria identità culturale e narrativa.

NOTA DI PRESTIGIO:Il valore del progetto trova solide basi nella caratura del team creativo coinvolto e nel curriculum dei suoi autori, particolarmente affermati proprio nel campo della scrittura. Olivia Wilde si è imposta come una delle voci registiche più vivaci del panorama americano contemporaneo grazie al successo di Booksmart, mentre il duo formato da Rashida Jones e Will McCormack garantisce una collaudata alchimia nella costruzione di racconti intimi e sfaccettati. Jones e McCormack vantano un palmarès di rilievo nell’ambito della sceneggiatura e della narrazione drammatica. La loro prima e celebre collaborazione per il grande schermo, Celeste & Jesse Forever (2012), è valsa loro una nomination agli Independent Spirit Awards per la miglior prima sceneggiatura. A questo primo importante riconoscimento si aggiungono traguardi di altissimo livello: McCormack ha conquistato l’Oscar nel 2021 per il miglior cortometraggio d’animazione con If Anything Happens I Love You, intenso dramma sul lutto familiare di cui ha curato regia e sceneggiatura, mentre insieme alla Jones ha firmato il soggetto di Toy Story 4 (2019). A questa solida squadra di autori si unisce la qualità del materiale di partenza. Il film originale spagnolo Sentimental (2020), diretto e adattato da Cesc Gay a partire dalla sua pièce teatrale Los vecinos de arriba, è stato una delle pellicole più acclamate della stagione cinematografica iberica. La scrittura di Gay ha ottenuto la Medaglia del Círculo de Escritores Cinematográficos per la miglior sceneggiatura adattata, oltre alle nomination ai Premi Goya, ai Premi Gaudí e ai Premi Feroz, ricevendo in totale 5 candidature ai Goya (tra cui miglior film e miglior sceneggiatura non originale) e consacrando la forza di un testo teatrale capace di trasformare le dinamiche di coppia in una scintillante commedia di costume.
CHANCE NOMINATION OSCAR:The Invite si posiziona nella corsa agli Oscar come uno dei candidati più intriganti nella categoria per la miglior sceneggiatura, incarnando perfettamente la tipologia di commedia sofisticata e con una forte identità autoriale che l’Academy ama spesso premiare. Il film ha mosso i primi passi raccogliendo uno straordinario responso di critica al Sundance Film Festival, dove è stato presentato in anteprima confermando subito il proprio potenziale narrativo. In questo scenario, A24 può fare leva sul proprio eccezionale prestigio nel panorama del cinema indipendente per impostare una campagna mirata, posizionando l’opera non come una semplice commedia di genere, ma come una raffinata e brillante riflessione adulta sulle relazioni contemporanee. Il punto di forza principale della pellicola risiede proprio nella struttura drammaturgica dello script: un testo caratterizzato da dialoghi sferzanti, una profonda osservazione psicologica e la rara capacità di trasformare un’ordinaria situazione domestica in un universale confronto sulle dinamiche di coppia. La presenza alla regia di Olivia Wilde offre un ulteriore elemento di attrattiva commerciale e critica, garantendo al progetto grande visibilità mediatica. L’unico ostacolo strategico resta la concorrenza con adattamenti di maggior peso industriale o tratti da imponenti opere letterarie. Tuttavia, se A24 saprà orchestrare una solida narrativa attorno alla qualità artistica della scrittura, il film ha tutte le carte in regola per affermarsi come una delle vere sorprese della Stagione dei premi.
2. CHRISTOPHER NOLAN – Odissea (Universal Pictures)
Con Odissea, Christopher Nolan affronta uno dei materiali narrativi più importanti della storia occidentale: il poema epico attribuito a Omero.
Dopo il successo di Oppenheimer, Nolan torna a un progetto di enorme ambizione, reinterpretando il viaggio di Ulisse attraverso una prospettiva cinematografica unica. La sfida della sceneggiatura è enorme: trasformare un testo antico, costruito su mito, simbolismo e struttura epica, in un film capace di mantenere il valore universale del racconto. Nolan ha sempre dimostrato interesse per personaggi ossessionati dal tempo, dalla memoria e dall’identità, elementi centrali anche nell’Odissea. La sua interpretazione potrebbe quindi concentrarsi meno sull’aspetto puramente mitologico e più sulla dimensione umana del viaggio e del ritorno.

NOTA DI PRESTIGIO:Christopher Nolan è ormai uno degli autori più rispettati dall’Academy. Il suo percorso Oscar comprende:
Oppenheimer (2023) che ha segnato il suo trionfo definitivo, con la vittoria dell’Oscar per la regia e il premio per il miglior film, oltre alla nomination personale di Nolan per la sceneggiatura. In precedenza aveva ottenuto nomination per la sceneggiatura con: Inception, riconosciuto come uno degli script originali più complessi del cinema moderno, e Memento, premiato per la costruzione narrativa e la capacità di raccontare la storia attraverso una struttura non convenzionale. L’adattamento di un testo fondativo come l’Odissea rappresenta inoltre un evento culturale: l’Academy ha storicamente mostrato grande interesse verso opere che trasformano grandi classici in cinema.
CHANCE NOMINATION OSCAR:Odissea si attesta sin da ora come uno dei candidati più autorevoli dell’intera Stagione dei premi, posizionandosi come il principale e più temibile rivale del favorito assoluto. Il debutto nelle sale ha già confermato il valore straordinario dell’opera: il film ha registrato un successo di pubblico e un responso entusiastico da parte della critica ben superiori alle già altissime aspettative della vigilia, spianando la strada a una campagna Oscar imponente che Universal Pictures potrà orchestrare facendo leva sul ritorno di Christopher Nolan dopo il trionfo storico di Oppenheimer. L’obiettivo strategico sarà quello di presentare la pellicola non soltanto come un imponente kolossal, ma come il nuovo, irrinunciabile evento cinematografico globale della sua epoca. Il vero pilastro dell’operazione risiede nella brillantezza dello script curato dallo stesso Nolan, capace di dimostrare all’Academy che l’opera non si riduce a una classica o didascalica trasposizione del mito omerico, bensì a una viscerale, moderna e profonda reinterpretazione d’autore di un testo universale. Se il rischio iniziale risiedeva proprio nell’enorme peso delle aspettative post-Oppenheimer, la calorosa accoglienza critica ha fugato ogni dubbio, dimostrando la capacità di Nolan di rinnovare il proprio linguaggio senza perdere un briciolo di ambizione o rigore teorico. Forte del prestigio personale del suo autore, dell’incalcolabile caratura del materiale letterario di partenza e del travolgente consenso al botteghino, il film possiede tutte le carte in regola per dominare l’Awards Season, posizionandosi come un punto di riferimento assoluto nelle categorie principali e nella corsa alla miglior sceneggiatura non originale.
1. JAVIER AMBROSSI, JAVIER CALVO, ALBERTO CONEJERO – The Black Ball (Netflix)
The Black Ball rappresenta uno dei progetti più ambiziosi della stagione: combina letteratura, teatro e memoria storica in un’opera dal forte valore culturale. Il film nasce dall’incontro tra l’opera incompiuta omonima di Federico García Lorca e il lavoro teatrale La piedra oscura di Alberto Conejero, creando un’epopea queer ambientata nel contesto della Spagna del Novecento. La sceneggiatura di Ambrossi, Calvo e Conejero affronta temi centrali nella poetica di Lorca: repressione, identità, desiderio, emarginazione e ricerca della libertà personale. Il progetto non si limita quindi ad adattare un testo, ma costruisce un dialogo tra diverse forme artistiche, trasformando frammenti letterari e teatrali in un racconto cinematografico unitario. Forte del premio alla miglior regia a Cannes e di una struttura narrativa queer su tre linee temporali, l’ambizioso lungometraggio spagnolo punta a 10 nomination agli Oscar. Per mantenere alto il momentum in vista dell’autunno, il film ha già blindato la sua presenza in tre tappe cruciali e imprescindibili della Awards Season nordamericana: il Telluride Film Festival, il Toronto International Film Festival (TIFF) e il New York Film Festival (NYFF). Questa tripletta strategica posiziona l’opera tra i frontrunner assoluti della stagione, garantendole la massima visibilità di fronte ai critici e ai votanti dell’Academy più influenti.

NOTA DI PRESTIGIO:Il peso culturale del progetto risiede nel valore inestimabile del materiale di partenza firmato da Federico García Lorca, figura cardine della letteratura mondiale del XX secolo la cui poetica continua a esercitare una profonda influenza sulla cultura contemporanea. A guidare l’adattamento è un trio d’autori d’eccezione che unisce rilevanza artistica e impatto civile: Javier Ambrossi e Javier Calvo, noti come “Los Javis”, sono tra le voci più influenti e acclamate del nuovo panorama audiovisivo spagnolo — già vincitori di molteplici Premi Ondas e Premi Feroz per serie di culto come La Veneno e La Mesías —, capaci di coniugare una straordinaria attrattiva di pubblico con un rigoroso impegno nelle tematiche sociali. Al loro fianco figura Alberto Conejero, tra i drammaturghi più prestigiosi del teatro contemporaneo, insignito del Premio Nacional de Literatura Dramática per La geometría del trigo e autore di El piedra oscura, opera a sua volta fortemente legata alla memoria di Lorca e vincitrice di 5 Premi Max. Questa sinergia autoriale porta nel progetto una forte e coesa visione etica, intrisa di valori democratici, di difesa della libertà d’espressione e di memoria storica, elementi da sempre centrali nell’eredità lorchiana. In questo contesto, Netflix trova l’opportunità ideale per valorizzare una produzione internazionale dotata di una potentissima identità culturale, posizionando l’opera come una candidata naturale ed estremamente solida per una campagna Oscar dal respiro globale.
CHANCE NOMINATION OSCAR:The Black Ball arriva alla stagione Oscar con il profilo del candidato da battere. La forza principale è la combinazione di prestigio letterario, rilevanza storica e potenziale emotivo. La categoria sceneggiatura non originale premia spesso proprio quei film capaci di trasformare un grande materiale culturale in un’esperienza cinematografica nuova. Netflix potrebbe costruire una campagna internazionale molto forte, presentando il film come un’opera di grande valore artistico e come una celebrazione di una delle figure più importanti della cultura europea. Il vantaggio competitivo rispetto agli altri candidati è la sua natura: non è soltanto un adattamento, ma un film che dialoga con letteratura, teatro e memoria collettiva. Se il film manterrà le aspettative artistiche, The Black Ball potrebbe diventare il titolo simbolo della categoria, unendo prestigio culturale e forza narrativa. La sfida principale sarà superare concorrenti come Nolan e Villeneuve, ma sulla carta possiede il profilo più vicino alla tradizione dell’Oscar per la sceneggiatura non originale. Il passaggio da Cannes al palcoscenico di Toronto e il consenso quasi unanime raccolto a livello internazionale rendono la pellicola la scelta del tutto naturale e scontata per rappresentare la Spagna nella corsa all’Oscar per il Miglior Film Internazionale. Con la selezione ufficiale da parte dell’Academia de Cine spagnola ormai ampiamente data per certa, il film potrà beneficiare del volano istituzionale per spingere la propria campagna promozionale anche verso le categorie principali dell’Academy.
Sabrina Canzanella
Founder & Editor – Awards Season Blog







