Oscar 2027: le 12 migliori attrici non protagoniste da tenere d’occhio (previsioni settembre)

A settembre la corsa alla Miglior Attrice Non Protagonista per gli Oscar 2027 si mostra estremamente mobile. Anne Hathaway guida le previsioni grazie a Odissea, seguita da Penélope Cruz, divisa tra due progetti, mentre festival e strategie degli studios continuano a rimescolare le carte e la composizione della cinquina

La corsa alla Miglior Attrice Non Protagonista è, almeno in questa fase della stagione, una delle categorie più mobili della corsa agli Oscar 2027. Rispetto alle previsioni di luglio, la composizione della cinquina è cambiata sensibilmente: tre delle dodici posizioni attuali sono occupate da new entry, il che significa che altrettante candidate sono uscite dal quadro, mentre quasi tutti i nomi rimasti hanno modificato il proprio posizionamento.

È un movimento che racconta una categoria ancora fortemente condizionata dalle campagne degli studios: più che una gerarchia già cristallizzata, emerge un campo nel quale il posizionamento strategico delle interpreti, la ricezione dei film e la scelta della categoria da parte dei distributori possono modificare rapidamente gli equilibri. Le previsioni di luglio, del resto, fotografavano una situazione molto diversa, con Penélope Cruz al primo posto per La Bola Negra, Anne Hathaway seconda e Sandra Hüller presente con due possibili candidature, per Digger e Project Hail Mary.

In mezzo a questa fluidità, però, Anne Hathaway è diventata la certezza più evidente della corsa. Il suo passaggio dal terzo al primo posto nella classifica non è semplicemente un avanzamento numerico: è il risultato della definizione del suo posizionamento per Odissea, con Universal che la colloca nel Supporting Actress, eliminando l’incertezza che a luglio circondava la sua categoria. È una scelta particolarmente pesante perché Odissea porta con sé una campagna enorme e Hathaway dispone già del prestigio di una precedente vincitrice dell’Oscar. La sua principale concorrente interna è Samantha Morton, anch’essa in corsa per il film di Christopher Nolan: Morton passa dal decimo posto di luglio al terzo, trasformando Odissea in uno dei principali blocchi industriali della categoria. Il possibile doppio piazzamento Universal è quindi uno degli elementi destinati a caratterizzare la stagione. Anche le previsioni esterne più recenti convergono con forza su Hathaway come presenza centrale della corsa.

Il secondo grande polo è Penélope Cruz, che conserva una situazione quasi unica: la presenza simultanea con La Bola Negra e The Invite. Se a luglio La Bola Negra appariva chiaramente come il suo veicolo principale, il successo ottenuto dal film a Toronto — dove ha conquistato il People’s Choice Award — ha mantenuto intatta la sua candidatura, mentre The Invite ha progressivamente guadagnato terreno come possibile percorso più favorevole per la performance. Cruz scende dal primo al quarto posto con La Bola Negra, ma sale dal quinto al secondo con The Invite: non è dunque una perdita di centralità, bensì una redistribuzione della sua forza all’interno della categoria.

Sandra Hüller, invece, brucia una delle due possibilità che aveva a luglio con Digger, ma resta saldamente in corsa grazie a Project Hail Mary, mentre Mariana Di Girolamo, Olivia Colman, Esmé Creed-Miles e Tao Okamoto mostrano quanto la stagione festivaliera abbia modificato il quadro rispetto all’estate.

Il risultato è una categoria nella quale Universal, Netflix, A24, Amazon MGM, Focus Features, Searchlight e NEON si confrontano con strategie differenti: Universal può contare sulla dimensione-evento di Odissea e sul prestigio delle sue interpreti; Netflix sulla forza festivaliera e sul successo di La Bola Negra; A24 sulla ricezione critica e sulla possibilità di trasformare The Invite in una vera performance showcase per Cruz; mentre Amazon MGM, Focus, Searchlight e NEON puntano rispettivamente sul pedigree di Hüller, sul prestigio di Colman e Creed-Miles, sulla scoperta internazionale di Di Girolamo e sul riconoscimento festivaliero di Okamoto.

In questo scenario, le tre new entry — Olivia Wilde, Kate O’Flynn e Scarlett Johansson — sono forse il segnale più eloquente: la stagione non sta semplicemente confermando i nomi già attesi, sta ancora scegliendo quali performance meritino di occupare lo spazio lasciato dalle campagne concorrenti. E con Hathaway che parte ora davanti a tutte, Cruz divisa su due fronti, Universal che potrebbe sostenere due candidature e una seconda fascia ancora in piena evoluzione, la corsa è appena entrata nella fase in cui ogni nuovo premio, ogni precursors e ogni scelta di studio può ridisegnare la cinquina.

PREVISIONI SETTEMBRE 2025 VS OSCAR 2026

Lo scorso anno 5 performance su 5 che ho indicato nelle previsioni di settembre 2025 hanno ottenuto successivamente la nomination all’Oscar: Wunmi Mosaku (Sinners) (12°), Amy Madigan (Weapons) (7°) (WINNER), Teyana Taylor (One Battle After Another) (4°), Inga Ibsdotter Lilleas (Sentimental Value) (2°), Elle Fanning (Sentimental Value) (1°).

Ecco di seguito una potenziale graduatoria sulle supporter che hanno più chance di entrare nella prossima Stagione dei Premi.

Allora, occhio alla lista!

La presenza di Olivia Wilde in Behemoth! rappresenta una delle nuove scommesse della corsa alla Miglior Attrice Non Protagonista. Il film, scritto e diretto da Tony Gilroy per Searchlight Pictures, segue Alex Serian, un talentuoso violoncellista interpretato da Pedro Pascal, che torna a Los Angeles dopo vent’anni trascorsi in tournée e si ritrova coinvolto in un’avventura capace di mettere in discussione il rapporto tra musica, identità e vita personale. Searchlight presenta il progetto come un’opera fortemente legata alla musica, con un cast che comprende anche Eva Victor, Alexa Swinton, Kaya Ralls, JoBeth Williams, Margarita Levieva, Hank Azaria e Will Arnett. Per Wilde il valore della candidatura nasce soprattutto dal tipo di film nel quale è inserita. Behemoth! non è una commedia commerciale convenzionale né un semplice veicolo per il protagonista, ma un progetto autoriale associato a una tradizione di cinema sofisticato. Il ruolo di Wilde, Carol, arriva quindi all’interno di un ensemble costruito attorno alla dimensione emotiva del protagonista e alla sua difficile riconnessione con il mondo che aveva lasciato alle spalle. Il suo inserimento dopo le previsioni di luglio suggerisce che la sua performance abbia iniziato a essere considerata come un possibile elemento di richiamo del film, soprattutto in una categoria nella quale il riconoscimento di una presenza importante all’interno di un progetto prestigioso può diventare determinante. La sua candidatura beneficia inoltre di una caratteristica particolare: Wilde è già una figura riconoscibile nell’industria non soltanto come attrice, ma anche come regista. Dopo Booksmart, premiato con l’Independent Spirit Award per la miglior opera prima, e dopo il percorso più controverso di Don’t Worry Darling, The Invite ha contribuito a rilanciare la sua reputazione dietro e davanti alla macchina da presa. Behemoth! arriva dunque in un momento nel quale la sua attività cinematografica è nuovamente sotto osservazione.

NOTA DI PRESTIGIO: Il prestigio di Olivia Wilde non è ancora comparabile a quello delle veterane presenti nella parte alta della categoria, ma la sua carriera possiede una riconoscibilità industriale significativa. La lunga esperienza televisiva con Dr. House – Medical Division, che le valse anche una candidatura SAG come componente dell’ensemble, ha contribuito a costruirne il profilo presso il pubblico americano, mentre Booksmart ha rappresentato il vero passaggio verso una considerazione più autoriale. Il film le ha portato il riconoscimento dell’Online Film Critics Society per la miglior opera prima e il premio Directors to Watch al Palm Springs International Film Festival, oltre a diverse candidature nei circuiti della critica. Quello che manca a Wilde è una precedente esperienza significativa nella Awards Season cinematografica tradizionale come interprete. Proprio per questo, una performance riconosciuta in Behemoth! avrebbe un valore particolare: non sarebbe semplicemente un’altra candidatura nella carriera di un’attrice già stabilmente inserita nel circuito Oscar, ma il possibile ingresso di Wilde in una dimensione completamente nuova della sua carriera.

CHANCE NOMINATION OSCAR: La sua corsa parte inevitabilmente in salita, ma la new entry è significativa proprio perché Searchlight possiede l’esperienza e la struttura necessarie per sostenere campagne mirate nelle categorie attoriali. Il principale vantaggio competitivo di Wilde è dunque il contesto: un film di Tony Gilroy, con Pedro Pascal protagonista e un’impostazione adulta, musicale e fortemente character-driven, offre alla performance un framework prestigioso che si aggiunge al crescente interesse verso la sua prova da regista che potrebbe portarla alla sua prima nomination nella Best Director. Il limite è rappresentato dalla visibilità della parte come attrice. Per trasformare l’interesse iniziale in una vera candidatura sarà necessario che la campagna riesca a presentare Carol come una presenza indispensabile all’equilibrio emotivo del film, piuttosto che come una semplice componente dell’ensemble. La categoria Supporting Actress premia spesso performance che riescono a lasciare un’impronta precisa anche con un minutaggio limitato; Wilde avrebbe bisogno esattamente di questo tipo di performance nuance. Per ora il suo ingresso nella top 12 è soprattutto un segnale di attenzione: la candidatura non può ancora essere considerata consolidata, ma il progetto le offre un percorso awards potenzialmente significativo.

PREVISIONI PRECEDENTI: 10° posto

Esmé Creed-Miles scende al numero 11 dopo essere stata decima nella lista di luglio, dunque scivola di una posizione, ma la diminuzione numerica non equivale a una perdita di interesse. Al contrario, la sua candidatura ha ora un elemento concreto che a luglio non era ancora completamente verificabile: la sua performance ha iniziato a essere valutata nel contesto della ricezione critica. In questa nuova versione di Sense and Sensibility, diretta da Georgia Oakley, Creed-Miles interpreta Marianne Dashwood accanto a Daisy Edgar-Jones, interprete di Elinor. La scelta di Oakley è molto diversa dall’eleganza classica dell’adattamento di Ang Lee del 1995. Il nuovo film privilegia un’atmosfera più terrena, ruvida e introspettiva, concentrandosi sulla materialità della vita delle sorelle Dashwood dopo la perdita della loro posizione sociale. Marianne è il personaggio più apertamente emotivo: sente intensamente, desidera intensamente e fatica a nascondere ciò che prova. La dinamica con Elinor costituisce il cuore dell’adattamento, con Creed-Miles chiamata a incarnare la parte più impulsiva e vulnerabile di questa contrapposizione.La ricezione critica ha mantenuto Creed-Miles dentro il discorso, anche se il film sembra generare maggiore attenzione complessiva per la coppia protagonista. Il Guardian ha sottolineato il carattere più austero e riflessivo della nuova versione, mentre TheWrap ha evidenziato il lavoro congiunto delle due protagoniste.

NOTA DI PRESTIGIO: Creed-Miles arriva alla stagione Oscar con un profilo molto diverso rispetto alle veterane della categoria. La sua notorietà internazionale (figlia dell’attrice Samantha Morton), è legata soprattutto a Hanna, serie nella quale ha interpretato il personaggio protagonista, costruendo una reputazione fondata su una recitazione fisica, nervosa e poco convenzionale. Il passaggio a Jane Austen costituisce quindi una trasformazione interessante del suo registro. Il prestigio della candidatura deriva soprattutto dal materiale di partenza. Interpretare Marianne Dashwood significa confrontarsi con uno dei personaggi femminili più celebri della letteratura inglese e con una lunga tradizione di interpretazioni cinematografiche e televisive. In questo senso, il confronto con Kate Winslet, che ottenne una candidatura all’Oscar per l’adattamento del 1995, è inevitabile, anche se Creed-Miles affronta il personaggio secondo una sensibilità completamente diversa.

CHANCE NOMINATION OSCAR: La posizione numero 11 riflette una situazione ancora aperta. Il vantaggio principale è Focus Features: lo studio ha una lunga esperienza nelle campagne Oscar e Sense and Sensibility possiede un pedigree letterario immediatamente riconoscibile. La forza della candidatura dipende però dalla capacità di separare Marianne dalla semplice aura prestigiosa dell’adattamento e di trasformare la performance di Creed-Miles in uno degli elementi individualmente più celebrati del film. Il fatto che sia scesa soltanto di una posizione rispetto a luglio, nonostante l’ingresso di nuove contendenti, indica che la sua quotazione rimane resistente. La categoria potrebbe inoltre beneficiare della componente generazionale della performance: Creed-Miles porta nel personaggio di Marianne una vulnerabilità meno ornamentale e più contemporanea, coerente con il progetto di Oakley di rendere Austen accessibile a un pubblico nuovo. La campagna avrebbe quindi una possibile narrative strength nel presentarla come la scoperta attoriale di una nuova generazione all’interno di un film dall’enorme riconoscibilità culturale.

Kate O’Flynn è una delle new entry più interessanti della lista, perché il suo ingresso al numero 10 nasce direttamente dall’impatto avuto da Tender Loving Care dopo il passaggio festivaliero. Il film, diretto da Mike Leigh e presentato come possibile ultimo lungometraggio del regista britannico, appartiene a quella tradizione di cinema intimista nella quale Leigh ha costruito alcune delle più importanti interpretazioni femminili del cinema britannico contemporaneo. A Toronto, il film è stato incluso tra i titoli capaci di generare attenzione awards e la performance di O’Flynn è stata indicata insieme a quella di Marion Bailey tra gli elementi più forti dell’opera. Il ruolo della candidata acquista particolare importanza proprio per la natura del film. Leigh lavora abitualmente sulla quotidianità, sulle imperfezioni dei rapporti familiari e sulle contraddizioni psicologiche che emergono nei gesti apparentemente più banali. In questo contesto, la performance non può contare sulla spettacolarità del ruolo: la sua forza deve risiedere nella precisione, nell’osservazione e nella capacità di trasformare il comportamento quotidiano in dramma. È esattamente il tipo di recitazione che può crescere nel corso della stagione se sostenuta da un consenso critico forte.

NOTA DI PRESTIGIO: L’elemento che ha cambiato radicalmente il profilo di O’Flynn è il 2026 televisivo. La vittoria dell’Emmy come miglior attrice non protagonista in una comedy per Widow’s Bay ha trasformato una performer conosciuta soprattutto nel panorama britannico in una candidata con un riconoscimento americano di primissimo piano ottenuto appena prima dell’inizio della Awards Season cinematografica. Questo è particolarmente importante per una campagna Oscar: O’Flynn non arriva più come un nome completamente sconosciuto ai votanti statunitensi, ma come un’attrice che ha appena dimostrato di poter vincere un importante premio di settore. Il passaggio dalla comicità televisiva alla drammaticità di Mike Leigh aggiunge inoltre una narrativa professionale molto leggibile: la stagione può presentarla come una performer capace di cambiare registro e di trasformare un’improvvisa attenzione televisiva in una consacrazione cinematografica.

CHANCE NOMINATION OSCAR: La new entry al numero 10 è probabilmente una delle variazioni più significative rispetto alla lista di luglio. La combinazione tra Mike Leigh, la possibile aura di congedo del regista, il passaggio festivaliero e l’Emmy appena conquistato crea una traiettoria awards particolarmente leggibile. Il vero elemento da monitorare sarà la capacità di Bleecker Street di mantenere Tender Loving Care visibile durante tutta la stagione. Il film non dispone della macchina promozionale di una major, ma può compensare con una campagna basata sulla critica e sul prestigio autoriale. O’Flynn possiede inoltre un vantaggio narrativo molto preciso: è una candidata che arriva da un momento di forte crescita professionale e che può essere raccontata come una delle grandi scoperte interpretative dell’anno. Se la performance continuerà a essere citata nei gruppi della critica e riuscirà a entrare nei principali precursors, il salto da new entry a candidata effettiva potrebbe diventare rapidamente credibile. In questa fase, il suo posizionamento è sostenuto soprattutto dalla forza della critical narrative e dal tempismo perfetto del suo Emmy.

Scarlett Johansson entra per la prima volta nella lista al numero 9 con Paper Tiger, segnando una new entry che porta immediatamente nella categoria un nome di enorme peso industriale. Il film di James Gray, presentato in Concorso a Cannes, è ambientato nel Queens del 1986 e racconta una famiglia attraversata da criminalità, malattia, ambizioni sociali e conflitti morali. Gray costruisce ancora una volta un universo profondamente legato alla propria memoria personale e alla New York delle periferie, con una fotografia dai toni autunnali e una narrazione centrata sulla lealtà familiare e sul fallimento del sogno americano. Johansson interpreta un personaggio legato alla dimensione più intima della vicenda familiare, in un’opera dominata apparentemente dalle figure maschili interpretate da Miles Teller e Adam Driver. Proprio questa collocazione può rendere la sua performance particolarmente interessante per la categoria Supporting Actress: Gray utilizza la famiglia come nucleo morale del racconto e il personaggio di Johansson è direttamente connesso alla componente autobiografica del progetto. Il regista ha infatti spiegato come il film sia nato da una rielaborazione di elementi personali e come il personaggio di Johansson rifletta anche aspetti legati alla malattia della propria madre.

NOTA DI PRESTIGIO: Johansson è una delle interpreti più affermate della categoria. Ha ricevuto due candidature all’Oscar per Marriage Story (lead) e Jojo Rabbit (supporter) nello stesso anno, oltre a cinque candidature ai Golden Globe, tre candidature agli ex SAG e 4 candidature BAFTA, vincendo il BAFTA per Lost in Translation. Il suo percorso è inoltre particolarmente interessante perché alterna cinema d’autore e grande intrattenimento popolare. Dopo l’affermazione con Lost in Translation e Girl with a Pearl Earring, Johansson ha costruito una delle carriere commerciali più importanti della sua generazione attraverso il Marvel Cinematic Universe, senza però abbandonare il cinema d’autore. La sua candidatura per Paper Tiger arriverebbe quindi come ulteriore dimostrazione della capacità di rientrare nel circuito awards attraverso una performance inserita in un progetto fortemente personale.

CHANCE NOMINATION OSCAR:La new entry è sostenuta soprattutto dal peso combinato di Johansson, James Gray e Cannes. NEON ha inoltre dimostrato di saper costruire campagne aggressive per il cinema d’autore e può utilizzare il passaggio festivaliero come punto di partenza per una stagione lunga. Il principale vantaggio competitivo di Johansson è la sua capacità di generare una narrativa molto semplice: attrice già due volte candidata all’Oscar, inserita in un dramma familiare di un autore rispettato e presentato in Concorso a Cannes. La performance, tuttavia, dovrà distinguersi in un film corale dominato da una forte componente maschile. Se la critica continuerà a sottolineare la sua dimensione emotiva e il legame autobiografico con il materiale, la candidatura potrebbe acquisire rapidamente profondità. Il suo ingresso al numero 9 non appare quindi come una semplice conseguenza del nome, ma come il risultato dell’incontro tra festival positioning, pedigree dell’attrice e specificità autobiografica del progetto. Il percorso awards è ancora da costruire, ma il punto di partenza è particolarmente solido.

PREVISIONI PRECEDENTI: 11° posto

Olivia Colman sale dall’undicesimo posto di luglio all’ottavo, guadagnando tre posizioni grazie alla crescente attenzione per Elsinore. Il film di Simon Stone racconta gli ultimi anni dell’attore Ian Charleson, interpretato da Andrew Scott, e il rapporto tra la sua carriera teatrale, la malattia e l’ultima grande interpretazione sul palcoscenico del National Theatre. Colman fa parte di un cast che comprende anche Billie Piper e Johnny Flynn, in un film prodotto da STUDIOCANAL e distribuito in Nord America da Focus Features. La funzione di Colman all’interno del progetto è particolarmente interessante perché Elsinore è un film costruito attorno al rapporto tra arte, mortalità e memoria. Il personaggio interpretato da Colman appartiene dunque a quell’insieme di figure che permettono al film di trasformare la storia personale di Charleson in una riflessione più ampia sul mondo teatrale e sui rapporti umani che circondano un artista alla fine della propria vita. Il passaggio al TIFF ha dato al film una piattaforma importante e Elsinore è comparso nelle selezioni critiche dei titoli più interessanti del festival. Vogue ha incluso il film tra i propri titoli favoriti di Toronto, sottolineando in particolare l’interpretazione di Andrew Scott e la dimensione emotiva dell’opera.

NOTA DI PRESTIGIO: Colman possiede uno dei curriculum più solidi dell’intera categoria. Ha vinto l’Oscar per The Favourite, interpretazione che le ha inoltre portato il Golden Globe e il BAFTA, e ha consolidato una reputazione internazionale con altre 2 nomination all’Oscar con The Father (supporter) e The Lost Daughter (lead). Il suo percorso televisivo comprende inoltre Broadchurch e The Crown, per la quale ha vinto l’Emmy e il Golden Globe interpretando la regina Elisabetta II. Complessivamente, il suo palmarès comprende un Oscar, quattro BAFTA (3 televisivi), 1 Emmy, tre Golden Globe e la Coppa Volpi di Venezia. Questa combinazione di autorevolezza britannica e riconoscimento americano rende Colman una presenza estremamente familiare ai votanti. Inoltre, la sua reputazione di interprete capace di passare dalla commedia al dramma con naturalezza è particolarmente adatta a un film teatrale come Elsinore.

CHANCE NOMINATION OSCAR: Il salto dall’11 all’8 è significativo perché Colman dispone di un vantaggio che molte rivali non possiedono: non ha bisogno di essere introdotta all’Academy. La sua candidatura può essere costruita interamente intorno alla qualità della performance e al prestigio del progetto. Focus Features dispone inoltre di un calendario ideale, con Elsinore previsto in sala dal 20 novembre e un’espansione nel periodo Thanksgiving e dicembre, collocazione tradizionalmente favorevole alle campagne awards. Il principale interrogativo riguarda la visibilità individuale del ruolo. Il film è inevitabilmente dominato dalla trasformazione di Andrew Scott in Ian Charleson e questo potrebbe rendere più difficile per Colman emergere nell’ensemble. Tuttavia, proprio la presenza di un’attrice del suo calibro può diventare un elemento strategico della campagna: Focus può vendere Elsinore come prestigioso film britannico d’attori, con Colman come una delle sue figure di riferimento. Il movimento verso l’alto nella classifica riflette quindi un rafforzamento reale del suo posizionamento dopo il TIFF.

PREVISIONI PRECEDENTI: 2° posto

Mariana Di Girolamo compie uno dei movimenti più netti della classifica: dal secondo posto di luglio scivola al settimo, perdendo cinque posizioni ma rimanendo comunque saldamente nella top ten. Il ridimensionamento non cancella la forza della sua candidatura, ma riflette quanto la corsa sia diventata più affollata dopo l’arrivo delle nuove contendenti. In Wild Horse Nine, Martin McDonagh ambienta la storia poco prima del golpe cileno del 1973. Gli agenti della CIA Chris e Lee, interpretati da John Malkovich e Sam Rockwell, vengono inviati da Santiago all’Isola di Pasqua. Qui Chris sviluppa un rapporto con due giovani studentesse ribelli, interpretate da Mariana Di Girolamo e Ailín Salas, e il loro legame contribuisce a destabilizzare gli equilibri politici e personali del gruppo. La parte di Di Girolamo possiede quindi una funzione narrativa precisa: rappresenta una forza giovane e ribelle che rompe l’equilibrio degli agenti americani e introduce nel racconto una prospettiva locale, adolescenziale e politica. La sua presenza è particolarmente interessante perché McDonagh costruisce il film attraverso l’attrito fra il cinismo dei protagonisti adulti e l’energia dei personaggi più giovani.

NOTA DI PRESTIGIO: Di Girolamo ha costruito la propria reputazione soprattutto nel cinema e nella televisione cilena, maEmadi Pablo Larraín ha rappresentato il passaggio decisivo verso il circuito internazionale. La performance le ha portato il Sant Jordi Award come miglior attrice in un film straniero, mentre il suo lavoro inElectrophiliaha ottenuto nel 2024 il Cheval Noir per la miglior interpretazione al Fantasia Film Festival. Il suo curriculum non possiede ancora la profondità di quello di Colman, Johansson o Cruz, ma proprio questa relativa freschezza rappresenta una parte della sua attrattiva awards. Searchlight la inserisce in un film diretto da uno degli autori britannici contemporanei più riconoscibili e circondato da interpreti di grande prestigio.

CHANCE NOMINATION OSCAR:la discesa dal secondo al settimo posto deve essere letta con attenzione. Non è una bocciatura del progetto, ma la conseguenza di una stagione che ha introdotto nuove performance forti. Wild Horse Nine conserva infatti un festival positioning di enorme peso: è stato presentato in Concorso alla Mostra di Venezia, con McDonagh alla regia, Malkovich, Rockwell e Buscemi nel cast e Searchlight alla distribuzione. Il vantaggio di Di Girolamo è proprio l’originalità del suo percorso. In una categoria composta da attrici già pluripremiate, può essere la candidata internazionale che beneficia maggiormente dell’esposizione di un film americano di alto profilo. Il problema è il minutaggio e la struttura corale: il film dispone di molti personaggi forti e la sua performance potrebbe essere percepita come parte di un ensemble più che come una vera supporting showcase. La sua permanenza al settimo posto, nonostante la forte concorrenza, suggerisce però che la candidatura continua ad avere fondamenta solide. Searchlight possiede l’infrastruttura per sostenere una campagna e la componente politica e cilena del film offre una narrativa più ampia che potrebbe favorire la sua visibilità durante la stagione.

PREVISIONI PRECEDENTI: 7° posto

Sandra Hüller sale dal settimo al sesto posto, guadagnando una posizione e consolidando una candidatura che combina prestigio personale e forza del personaggio. In Project Hail Mary, Hüller interpreta Stratt, la figura che mantiene ancorata alla realtà la missione di Ryland Grace, interpretato da Ryan Gosling. In un film di fantascienza costruito attorno alla sopravvivenza dell’umanità, Stratt rappresenta il contrappeso razionale e istituzionale al carattere più impulsivo e ironico del protagonista. E’ proprio questo contrasto a rendere la performance particolarmente interessante. La critica ha sottolineato come Hüller utilizzi un registro asciutto e controllato per creare una figura capace di riportare il film sulla Terra ogni volta che la componente spettacolare prende il sopravvento. The New Yorker ha evidenziato il suo rapporto con Grace e una scena musicale nella quale la sua consueta durezza lascia spazio a una vulnerabilità inattesa.

NOTA DI PRESTIGIO: Hüller arriva alla stagione con un curriculum ormai eccezionale. È stata candidata all’Oscar come miglior attrice per Anatomy of a Fall e ai BAFTA nello stesso anno sia come protagonista per il film di Justine Triet sia come non protagonista per The Zone of Interest. Il suo prestigio nasce anche dalla continuità. Ha vinto l’Orso d’Argento a Berlino per Requiem, l’European Film Award per Toni Erdmann e quello per Anatomy of a Fall, dimostrando una capacità rara di muoversi tra cinema europeo d’autore e produzioni internazionali. Quest’anno ha inoltre conquistato un ulteriore Orso d’Argento per Rose, film scelto dall’Austria per la competizione internazionale che potrebbe portarla ad ottenere la candidatura anche nella categoria Miglior Attrice.

CHANCE NOMINATION OSCAR: il passaggio al sesto posto è sostenuto soprattutto dalla forza del nome. Hüller non deve più dimostrare di essere una performer da Oscar: la candidatura del 2024 ha già stabilito la sua posizione nell’Academy. La questione è se Project Hail Mary possa trasformare un ruolo relativamente secondario in una vera candidatura Supporting Actress. Il vantaggio è la performance nuance. Stratt è una figura molto controllata e Hüller costruisce il personaggio attraverso minime variazioni, senza ricorrere a grandi scene melodrammatiche. Questo tipo di interpretazione può distinguersi in una categoria nella quale la precisione tecnica spesso conta quanto il minutaggio. Il limite è invece rappresentato dal genere. La fantascienza mainstream può trovare una certa resistenza nelle categorie attoriali, anche se il precedente recente di produzioni di grande scala riconosciute dall’Academy rende questa barriera meno assoluta. Amazon/MGM dispone comunque di una piattaforma promozionale molto forte e il film offre a Hüller un elemento narrativo particolarmente spendibile. È infatti molto probabile che i votanti si concentreranno su questa candidatura: l’altro film per cui poteva essere candidata nella stessa categoria, Digger, ha infatti diviso la critica e finito per mettere in ombra la sua performance, rendendo chiaro che l’attenzione generale si focalizzerà unicamente su questo titolo.

PREVISIONI PRECEDENTI: 9° posto

Tao Okamoto sale dal nono al quinto posto, guadagnando quattro posizioni e diventando una delle principali ascese di questa classifica. Il cambiamento non dipende dal premio di Cannes, già acquisito al momento delle precedenti previsioni, ma dalla crescente attenzione che All of a Sudden ha continuato a raccogliere nel circuito festivaliero internazionale e, soprattutto, dalla sua designazione come rappresentante del Giappone nella corsa all’Oscar per il Miglior Film Internazionale. Dopo la première in Concorso a Cannes, dove Okamoto ha condiviso il premio per la miglior attrice con Virginie Efira, il film di Ryūsuke Hamaguchi ha proseguito il proprio percorso attraverso importanti appuntamenti internazionali, arrivando anche a Toronto e al New York Film Festival.

NOTA DI PRESTIGIO: Il percorso di Okamoto è atipico rispetto a quello della maggior parte delle concorrenti. Prima di affermarsi come attrice, ha avuto una lunga carriera internazionale come modella, lavorando con maison come Chanel, Louis Vuitton, Ralph Lauren, Fendi e Yves Saint Laurent. Nel cinema è arrivata con The Wolverine, prima di partecipare a produzioni come Batman v Superman, Hannibal e Westworld. Il premio ottenuto a Cannes cambia radicalmente il peso del suo curriculum. La vittoria come miglior attrice per All of a Sudden rappresenta il primo grande riconoscimento cinematografico internazionale individuale della sua carriera. Il fatto che sia arrivato in uno dei festival più importanti al mondo rende la sua candidatura immediatamente spendibile nella stagione americana.

CHANCE NOMINATION OSCAR:La salita dal nono al quinto posto è quindi perfettamente coerente con il salto qualitativo compiuto dal suo profilo. NEON è particolarmente adatta a campagne costruite sulla critica, sui festival e sulla scoperta di interpreti internazionali, mentre il premio di Cannes offre un argomento promozionale potentissimo. La candidatura avrebbe anche una chiara narrative strength: una performer asiatica con una lunga carriera internazionale alle spalle, precedentemente associata anche al mondo della moda e al cinema commerciale, che riceve il riconoscimento per la migliore interpretazione a Cannes grazie a un film d’autore di Hamaguchi. È una storia awards estremamente facile da comunicare. Il principale ostacolo è la visibilità americana di All of a Sudden. I festival possono generare consenso critico, ma la performance dovrà restare presente durante l’autunno e l’inverno, evitando che il film venga percepito come una delle grandi scoperte della primavera ormai superata. Se NEON riuscirà a mantenere viva quella narrativa, Okamoto possiede uno dei casi più interessanti di crescita nella categoria.

PREVISIONI PRECEDENTI: 1° posto

Penélope Cruz scivola dal primo al quarto posto, perdendo tre posizioni rispetto alla lista di luglio ma rimanendo pienamente inserita nella fascia alta della categoria. In questo caso, tuttavia, la discesa non coincide con un indebolimento sostanziale della candidatura. Al contrario, La Bola Negra ha appena ottenuto uno dei risultati festivalieri più importanti della stagione: il People’s Choice Award al Toronto International Film Festival, rafforzando sensibilmente il percorso awards del film. L’opera di Javier Ambrossi e Javier Calvo è un dramma storico che attraversa 3 periodi della storia spagnola e collega desiderio, dolore, memoria e eredità. Netflix descrive il film come un’epopea che mette in relazione le vite di tre uomini dalla Spagna degli anni Trenta fino al presente, con una forte componente queer e storica. Nel cast, oltre a Cruz, figurano Guitarricadelafuente, Miguel Bernardeau, Carlos González, Lola Dueñas e Glenn Close. Cruz è inserita in un’opera nella quale la memoria culturale e l’eredità di Federico García Lorca costituiscono una parte essenziale del discorso. È proprio questa componente storica a dare alla sua presenza un peso che supera quello della singola performance: la campagna può infatti presentare il film come un’opera sulla repressione, sull’identità e sulla memoria queer spagnola.

NOTA DI PRESTIGIO: Il curriculum di Cruz è uno dei più importanti dell’intera categoria. È stata candidata all’Oscar per Volver come miglior attrice, ha vinto la statuetta come supporter per Vicky Cristina Barcelona, è stata nuovamente candidata come non protagonista per Nine e ha ottenuto una quarta candidatura ma come protagonista per Madres paralelas. La vittoria per Vicky Cristina Barcelona rimane particolarmente importante perché ha trasformato Cruz nella prima attrice spagnola a vincere un Oscar. Il suo rapporto con il cinema europeo, con Pedro Almodóvar e con autori internazionali le conferisce inoltre una reputazione artistica consolidata, mentre la candidatura per Madres paralelas ha dimostrato che il suo status awards rimane vivo anche a distanza di molti anni dalla vittoria.

CHANCE NOMINATION OSCAR:Il quarto posto nasce dunque da una situazione particolare: Cruz possiede uno dei curriculum più forti della categoria, ma la concorrenza è diventata molto più affollata. La vittoria del People’s Choice Award a Toronto rappresenta tuttavia un importante contrappeso e può offrire a Netflix una piattaforma promozionale estremamente efficace. Il film ha inoltre ricevuto a Toronto un riconoscimento personale per Cruz, che ha conquistato uno Special Tribute Award ai TIFF Tribute Awards. La candidatura può essere sostenuta da tre elementi: il prestigio personale dell’attrice, il peso culturale del film e la forza della distribuzione Netflix. Il rischio principale riguarda invece la natura corale e la durata del film, che potrebbe rendere meno immediata la distinzione della sua performance. La discesa dal primo al quarto posto va quindi interpretata soprattutto come un riequilibrio della categoria. Cruz non ha perso il suo status di candidata seria; semplicemente, altre performance hanno acquisito maggiore visibilità nel momento in cui la stagione è entrata nella fase festivaliera autunnale, come la sua altra prova nel film The Invite. Il suo percorso rimane comunque uno dei più solidi della categoria.

PREVISIONI PRECEDENTI: 6° posto

Samantha Morton compie un movimento particolarmente importante: dal sesto posto di luglio sale al terzo, entrando per la prima volta nella zona del podio. Il motivo è soprattutto il contesto straordinario di Odissea, il kolossal di Christopher Nolan prodotto da Universal Pictures e tratto dal poema di Omero. Il film porta sul grande schermo il viaggio di ritorno di Ulisse verso Itaca attraverso una produzione internazionale girata in IMAX e costruita attorno a un cast che comprende Matt Damon, Anne Hathaway, Tom Holland, Zendaya, Robert Pattinson, Lupita Nyong’o, Charlize Theron e Samantha Morton.Morton interpreta Circe, una delle figure mitologiche più celebri dell’Odissea. La collocazione del personaggio è particolarmente interessante perché Circe rappresenta uno dei momenti più enigmatici e simbolicamente ricchi del viaggio di Ulisse: è una figura di potere, seduzione, conoscenza e trasformazione. In un film costruito su scala epica, il ruolo offre quindi la possibilità di una performance molto caratterizzata, capace di emergere anche attraverso un minutaggio potenzialmente limitato.

NOTA DI PRESTIGIO: Morton possiede un curriculum straordinariamente rispettato, anche se non accompagnato da vittorie Oscar. Ha ricevuto due candidature all’Academy: come miglior attrice non protagonista per Sweet and Lowdown e come miglior attrice protagonista per In America. Ha inoltre vinto il Golden Globe per Longford e ottenuto una seconda candidatura ai Golden Globe per Sweet and Lowdown. La sua reputazione nasce soprattutto dalla collaborazione con alcuni dei più importanti autori del cinema internazionale: Woody Allen, Jim Sheridan, Lynne Ramsay, Steven Spielberg, Anton Corbijn e Darren Aronofsky sono soltanto alcuni dei registi con cui ha lavorato. Il BIFA la definisce una delle attrici più importanti della sua generazione, sottolineando proprio la varietà delle sue scelte e il riconoscimento ottenuto per ruoli complessi.

CHANCE NOMINATION OSCAR: Il terzo posto è sostenuto soprattutto dalla combinazione tra attrice e progetto. Morton non deve essere l’elemento commerciale principale della campagna: Universal può sfruttare il prestigio di Nolan e la natura monumentale dell’adattamento per presentare Circe come una delle grandi interpretazioni femminili dell’epopea. La candidatura avrebbe inoltre una narrativa awards particolarmente forte: Morton è stata candidata all’Oscar due volte senza vincere e torna nella conversazione Academy attraverso uno dei film più ambiziosi della stagione, interpretando un personaggio mitologico iconico. È una situazione che può generare una potente career narrative, senza dipendere esclusivamente dal concetto di “premio alla carriera”. Il principale elemento da verificare resta la ricezione della performance all’interno dell’ensemble. Odissea possiede un cast enorme e molte potenziali contendenti interne come la sua rivale Anne Hathaway, ma Circe è uno dei personaggi femminili più riconoscibili e stratificati del poema.

PREVISIONI PRECEDENTI: 5° posto

Penélope Cruz occupa il secondo posto con The Invite, salendo dalla quinta posizione di luglio e guadagnando tre posizioni. La crescita è particolarmente interessante perché riguarda un film completamente diverso da La Bola Negra: qui Cruz interpreta Piña, una psicoterapeuta e sessuologa che, insieme al compagno Hawk, irrompe nella vita di una coppia borghese di San Francisco trasformando una cena apparentemente innocua in un confronto sempre più destabilizzante. Diretto da Olivia Wilde e interpretato da Seth Rogen, Wilde, Edward Norton e Cruz, The Invite è un adattamento di The People Upstairs di Cesc Gay. La critica ha individuato proprio nella presenza di Cruz uno degli elementi che permettono al film di funzionare. The New Yorker ha sottolineato la sua capacità di evitare che Piña scivoli nella caricatura della seduttrice cosmopolita, conferendole invece una sicurezza e una consapevolezza capaci di destabilizzare la protagonista interpretata da Wilde. Il film ha inoltre beneficiato di una forte esposizione festivaliera e critica. Il Los Angeles Times lo ha definito un’opera capace di esaminare con sicurezza le relazioni della contemporaneità, mentre il Guardian ha sottolineato la chimica dell’ensemble e la capacità di Cruz di dare al personaggio un’energia immediatamente riconoscibile.

NOTA DI PRESTIGIO: Il suo prestigio è particolarmente utile in una commedia sofisticata, perché permette alla campagna di A24 di presentare la performance non come una semplice interpretazione comica, ma come un lavoro di controllo tonale. Piña deve essere seducente, divertente, destabilizzante e contemporaneamente umana, senza perdere credibilità quando il film passa dalla farsa al dramma. Per questo ruolo ha già vinto il Midseason Movie Award.

CHANCE NOMINATION OSCAR: La salita dal quinto al secondo posto riflette la forza specifica della performance. A differenza di La Bola Negra, dove Cruz beneficia soprattutto del prestigio storico e culturale del film, in The Invite la sua candidatura può essere costruita quasi interamente sulla performance showcase. Il vantaggio di A24 è inoltre quello di poter sfruttare la ricezione critica già maturata durante l’anno. Il film ha ottenuto reazioni molto positive da diverse testate, con particolare attenzione alla chimica del quartetto e alla performance di Cruz. The Invite offre inoltre un’occasione rara: una grande attrice premiata dall’Academy in un ruolo comico, sensuale e fortemente caratterizzato, all’interno di un film adulto e contemporaneo. Il rischio è che l’Academy percepisca la performance come troppo legata alla commedia o all’ensemble. Ma proprio la capacità di Cruz di trasformare Piña da potenziale caricatura a personaggio pienamente tridimensionale costituisce il principale argomento della campagna. In questo momento della stagione, The Invite le offre quindi una traiettoria più immediata verso Supporting Actress rispetto alla più complessa corsa di La Bola Negra.

PREVISIONI PRECEDENTI: 3°posto

Anne Hathaway mantiene la prima posizione, dopo essere stata terza nella lista di luglio, realizzando quindi una salita di due posizioni e diventando la candidata attualmente collocata al vertice delle previsioni. Il film è Odissea, l’adattamento di Christopher Nolan del poema omerico prodotto da Universal Pictures, una delle produzioni cinematografiche più ambiziose dell’anno. Hathaway interpreta Penelope, moglie di Ulisse e figura centrale della dimensione domestica e affettiva dell’epopea. La posizione di Penelope è particolarmente favorevole per una candidatura Supporting Actress perché il personaggio rappresenta il contrappunto umano al viaggio dell’eroe. Mentre Ulisse attraversa il Mediterraneo affrontando creature, guerre, divinità e tentazioni, Penelope incarna la dimensione dell’attesa, della fedeltà e della sopravvivenza quotidiana. Nel progetto di Nolan, questo può tradursi in una performance costruita meno sulla spettacolarità e più sulla tensione emotiva. Il film è inoltre un evento cinematografico in senso pieno: Nolan ha scritto e diretto il progetto, Emma Thomas lo ha prodotto insieme a lui e la produzione è stata concepita attorno all’utilizzo della tecnologia IMAX. Il cast riunisce alcuni degli interpreti più importanti della generazione contemporanea, tra cui Matt Damon, Tom Holland, Zendaya, Robert Pattinson, Lupita Nyong’o, Charlize Theron e Samantha Morton.

NOTA DI PRESTIGIO:Hathaway arriva alla stagione con un curriculum particolarmente adatto a una campagna Oscar. Ha vinto l’Oscar, il Golden Globe e il BAFTA per Les Misérables, oltre al Critics’ Choice Award, dopo essere stata candidata all’Oscar per Rachel Getting Married. Il Golden Globe conferma inoltre il suo successo nella categoria Supporting Actress per Les Misérables. La sua carriera comprende inoltre ruoli in The Devil Wears Prada, The Dark Knight Rises, Brokeback Mountain, The Intern e Armageddon Time, mostrando una capacità di muoversi tra blockbuster, commedia, cinema d’autore e grandi produzioni prestigiose. La collaborazione con Nolan non è inoltre completamente nuova: Hathaway aveva già interpretato Selina Kyle in The Dark Knight Rises, uno dei film che hanno consolidato il rapporto professionale tra i due.

CHANCE NOMINATION OSCAR: La salita dal terzo al primo posto è sostenuta da una combinazione particolarmente difficile da replicare. Hathaway possiede il prestigio individuale di una vincitrice dell’Oscar, interpreta uno dei personaggi femminili più iconici della letteratura occidentale e lo fa all’interno di un film diretto da uno degli autori più importanti della contemporaneità e distribuito da Universal. La campagna può inoltre costruire una narrativa molto precisa attorno al contrasto tra la scala monumentale dell’epopea e l’intimità del personaggio. Penelope non deve competere con Ulisse sul terreno dello spettacolo: la sua forza può risiedere nella dimensione emotiva e nel peso dell’attesa. Questo offre a Hathaway la possibilità di trasformare un ruolo potenzialmente secondario in una delle ancore umane del film. Il vero elemento competitivo è però la combinazione fra career narrative e event-film positioning. Hathaway è una precedente vincitrice che torna in un film di Christopher Nolan dopo una lunga carriera, mentre Universal ha tutti gli strumenti per garantire a Odissea una presenza massiccia durante la Awards Season. La presenza di Samantha Morton nello stesso film crea inevitabilmente una competizione interna, ma allo stesso tempo permette allo studio di presentare il reparto femminile del film come uno dei suoi punti di forza. Per questo la salita dal terzo al primo posto appare coerente con la traiettoria della stagione: Hathaway non è soltanto sostenuta dal nome, ma da un personaggio iconico, da un regista premiato, da una produzione-evento e da una precedente vittoria dell’Academy nella stessa categoria. La sua candidatura può quindi essere costruita attorno a una combinazione di prestige, performance narrative e studio support particolarmente favorevole.

Sabrina Canzanella
Founder & Editor – Awards Season Blog

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