Con la conclusione del Festival di Cannes e l’avvicinarsi delle grandi rassegne autunnali, la corsa agli Oscar 2027 entra nella sua prima fase strategica. È il momento in cui studios, distributori e piattaforme iniziano a definire le campagne che accompagneranno i rispettivi film fino alle nomination, scegliendo con attenzione categorie, posizionamenti degli interpreti e percorsi promozionali. Più che una semplice competizione artistica, la Stagione dei Premi è una complessa partita a scacchi in cui ogni decisione può influenzare il destino di un film.
In questo scenario emergono già alcuni protagonisti assoluti. Warner Bros. punta su produzioni ad alto budget come Digger e Dune: Messiah, Universal affida molte delle proprie ambizioni a The Odyssey di Christopher Nolan, mentre Amazon MGM Studios scommette sul potenziale di Project Hail Mary. Sul fronte del cinema d’autore, NEON prova a trasformare il prestigio festivaliero di Fjord in un successo agli Academy Awards, mentre Netflix prepara la tradizionale offensiva autunnale con La bola negra, forte del trionfo ottenuto sulla Croisette.
Anche la gestione delle categorie attoriali sarà determinante. I cosiddetti “category placements” tornano al centro della strategia degli studios, con campagne costruite per evitare la dispersione dei voti e massimizzare il numero di candidature, mentre la recente riforma dell’Academy sui doppi posizionamenti apre scenari inediti nelle categorie interpretative.
Tra blockbuster, biopic, adattamenti letterari e opere premiate nei festival internazionali, il quadro resta ancora in evoluzione. Le prossime tappe di Venezia, Telluride e Toronto potrebbero ridefinire gli equilibri, ma le grandi manovre verso gli Oscar 2027 sono già iniziate e delineano una delle stagioni più competitive degli ultimi anni.

MIGLIOR ATTRICE
La corsa all’Oscar per la Miglior Attrice si preannuncia come un sofisticato gioco di equilibri tra il prestigio dei festival europei e il marketing strategico dei distributori. Se storicamente la Palma d’Oro a Cannes non è sinonimo di una nomination automatica agli Academy Awards, NEON punta a ribaltare questa tradizione: forte del trionfo di Fjord, lo Studio ha posizionato Renate Reinsve in cima ai pronostici, capitalizzando anche sul momento d’oro dell’attrice, reduce dallo storico record d’incassi nel weekend di apertura registrato dall’horror originale The Backrooms.

La sfida strategica più complessa per NEON riguarda però la gestione del dramma All of a Sudden. Per evitare lo scenario (raro dai tempi di Thelma & Louise) di una frammentazione dei voti nella stessa categoria, la scuderia ha deciso di blindare Virginie Efira come attrice protagonista, dirottando la co-star Tao Okamoto nella corsa come Miglior Attrice Non Protagonista. Sul fronte della concorrenza, le rivali non restano a guardare: MUBI consolida lo status e il prestigio internazionale di Sandra Hüller con Fatherland; Netflix pianifica una campagna aggressiva per Léa Seydoux in Gentle Monster, scommettendo su una provocazione intellettuale capace di scardinare lo scetticismo dell’Academy verso il cinema di genere meno convenzionale; Focus Features presidia la cinquina con la performance di Daisy Edgar-Jones nel classico Sense and Sensibility.

I dati storici confermano che il Prix d’interprétation féminine sulla Croisette non è un indicatore affidabile per la Notte degli Oscar, come lo è invece la Coppa Volpi al Festival di Venezia. Negli ultimi vent’anni, solo due vincitrici a Cannes hanno poi strappato la nomination come Miglior Attrice agli Academy Awards ed entrambe, curiosamente, facevano parte di un premio al cast corale: Penélope Cruz per Volver (2006) e Karla Sofía Gascón per Emilia Pérez (2024). Esistono poi le eccezioni legate al “category fraud” o ai riposizionamenti strategici: Rooney Mara vinse a Cannes per Carol (2015) ma venne candidata all’Oscar come non protagonista; lo stesso percorso intrapreso da Zoe Saldaña (Emilia Pérez), capace poi di trasformare quella transizione nella conquista della statuetta.
- Renate Reinsve – Fjord (NEON)
- Virginie Efira – All of a Sudden (NEON)
- Sandra Hüller – Fatherland (MUBI)
- Daisy Edgar-Jones – Sense and Sensibility (Focus Features)
- Léa Seydoux – Gentle Monster (Netflix)
MIGLIOR ATTORE
La corsa all’Oscar per il Miglior Attore Protagonista si preannuncia come una delle più avvincenti degli ultimi anni, dominata da una cinquina di frontrunner solidissimi che guidano i blocchi di partenza commerciali e strategici di questa Stagione dei Premi.

Al comando troviamo Tom Cruise per Digger (Warner Bros.) e Ryan Gosling per Project Hail Mary (Amazon MGM Studios), posizionati dalle rispettive major come i veri e propri colossi commerciali dell’anno. Accanto a loro, la Lionsgate sta spingendo con convinzione Jaafar Jackson per il biopic Michael, una mossa volta a capitalizzare sul potenziale record di incassi di una pellicola che punta a superare il primato storico di Bohemian Rhapsody per un film biografico. Sul fronte del cinema d’autore e indipendente, NEON punta a convertire il grande peso critico internazionale in una nomination d’impatto per Sebastian Stan nel dramma Fjord, mentre Netflix si prepara a testare il terreno per l’attesissimo debutto cinematografico della pop star Guitarricadelafuente (Álvaro Lafuente) nella pellicola La bola negra (The Black Ball) che dovrebbe attestarsi come uno dei film internazionali più promettenti in chiave premi.

Dietro questo quintetto, il resto della competizione affronta una strada decisamente più in salita, a partire dai trionfatori dell’ultimo Festival di Cannes, Emmanuel Macchia e Valentin Campagne. I due attori, acclamati per il dramma sulla Prima Guerra Mondiale Coward (distribuito da MUBI), si scontrano con un tabù storico dell’Academy, che tradizionalmente fatica a nominare due attori protagonisti per lo stesso film. Un vuoto statistico che persiste addirittura dal 1984, quando F. Murray Abraham e Tom Hulce vennero candidati insieme per Amadeus. Sebbene la pellicola di Lukas Dhont abbia ottime chance di rappresentare il Belgio nella categoria per il Miglior Film Internazionale, la storia dimostra che il palmarès di Cannes non ha una correlazione automatica con gli Oscar. Dal 1990 a oggi, infatti, solo sei attori sono riusciti a trasformare la vittoria sulla Croisette in una candidatura dell’Academy: Gérard Depardieu (Cyrano de Bergerac), Javier Bardem (Biutiful), Jean Dujardin (The Artist, l’unico a vincere anche l’Oscar), Bruce Dern (Nebraska), Antonio Banderas (Dolor y gloria) e, nella scorsa stagione, Wagner Moura per The Secret Agent.
- Tom Cruise – Digger (Warner Bros)
- Ryan Gosling – Project Hail Mary (Amazon MGM Studios)
- Sebastian Stan – Fjord (NEON)
- Jaafar Jackson – Michael (Lionsgate)
- Guitarricadelafuente (Álvaro Lafeunte) – La bola negra (The Black Ball)
MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA
La corsa all’Oscar per la Miglior Attrice Non Protagonista entra nel vivo grazie a una cinquina di frontrunner straordinarie, le cui prospettive di nomination ridefiniscono gli equilibri della Stagione dei Premi e beneficiano direttamente della recente riforma dell’Academy sui doppi posizionamenti della stessa categoria.

In cima a questo quintetto d’élite si posiziona Penélope Cruz per The Invite (A24), un’opera diretta da Olivia Wilde e distribuita il 26 giugno in cui l’attrice spagnola, già premio Oscar per Vicky Cristina Barcelona, regala un personaggio a tutto tondo, drammatico e divertente al tempo stesso. Accanto a lei si schierano Esmé Creed-Miles per l’atteso dramma in costume Ragione e sentimento (Focus Features), la solida Sandra Hüller per lo sci-fi Digger (Warner Bros.), l’intensa Mariana Di Girolamo nel dramma Wild Horse Nine (Searchlight Pictures) e la talentuosa Tao Okamoto in All of a Sudden (NEON). Proprio Okamoto rappresenta una mossa strategica fondamentale da parte di NEON, che punta a blindare un posto nella cinquina finale sfruttando una sapiente conversione di categoria dal circuito principale a quella di supporto.

Il vero elemento di svolta di questa stagione risiede tuttavia nella possibilità per una singola interprete di ottenere una storica doppia candidatura nella medesima categoria. Penélope Cruz si trova in una posizione ideale per realizzare questo record: oltre al ruolo in The Invite, l’attrice è tra le grandi protagoniste di La bola negra (Netflix), pellicola diretta da Javier Ambrossi e Javier Calvo (Los Javis), freschi vincitori del premio per la miglior regia a Cannes. In questo titolo targato Netflix, Cruz brilla in due straordinari numeri musicali e in un’incisiva scena chiave che unisce i tre segmenti narrativi del film. La macchina promozionale di Netflix, storicamente imbattibile nell’autunno inoltrato rispetto alle release estive, sosterrà a pieno regime questa performance, superando probabilmente gli sforzi di A24, che potrebbe a quel punto diversificare le proprie risorse concentrandosi su Havana Rose Liu per la commedia musicale The Debut. Sullo sfondo rimane una terza potenziale interpretazione di Cruz nel film Bunker al fianco del marito Javier Bardem, la quale tuttavia resta congelata in attesa di una distribuzione ufficiale.

Questo scenario di doppi posizionamenti incrociati senza precedenti vede protagonista anche Sandra Hüller. L’attrice tedesca sarà infatti promossa simultaneamente da Warner Bros. per Digger e da Amazon per Project Hail Mary, configurando un altro potenziale e clamoroso double-up che promette di infiammare i prossimi mesi della Stagione dei Premi.
- Penélope Cruz – The Invite (A24)
- Esmé Creed-Miles – Sense and Sensibility (Focus Features)
- Sandra Hüller – Project Hail Mary (Amazon)
- Penélope Cruz – La bola negra (Netflix)
- Tao Okamoto – All of a Sudden (NEON)
MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
A guidare il plotone dei favoriti dei supporter troviamo John Goodman per Digger (Warner Bros.) e Sam Rockwell per Wild Horse Nine (Searchlight Pictures). Entrambi i veterani beneficiano di una forte narrazione industriale e del supporto di due major che sanno come consolidare una campagna promozionale da Oscar. Accanto a loro si posiziona il camaleontico Jeremy Strong per The Social Reckoning (Sony Pictures/Columbia), la cui interpretazione nei panni di Mark Zuckerberg ha letteralmente catalizzato l’attenzione dei media dopo l’uscita del primo, acclamato trailer.

Strong raccoglie l’eredità di Jesse Eisenberg (che interpretò il miliardario nel cult The Social Network del 2010), proponendo un ritratto magnetico e spietato che ricorda da vicino il suo Roy Cohn in The Apprentice, ruolo che gli è valso la sua prima nomination all’Oscar proprio in questa categoria. Anche se il film difficilmente replicherà il percorso del suo predecessore, Strong si conferma l’elemento di punta della pellicola.

Dietro questo quintetto, la competizione attende i posizionamenti dei festival autunnali, dove diversi progetti di alto profilo cercano la svolta definitiva. Resta l’incognita legata a Cry to Heaven, l’attesissimo ritorno dietro la macchina da presa di Tom Ford dopo A Single Man e Nocturnal Animals. Il misterioso dramma d’epoca attende la vetrina della Mostra del Cinema di Venezia per trovare un distributore americano e lanciare i propri interpreti nella mischia. Nel frattempo, l’attenzione si sposta anche su The Debut (A24), la commedia musicale diretta proprio da Jesse Eisenberg che può contare su un cast di comprimari di lusso del calibro di Paul Giamatti, pronti a inserirsi come outsider di lusso in una corsa all’oro che si preannuncia infuocata.
1. John Goodman – Digger (Warner Bros)
2. Sam Rockwell – Wild Horse Nine (Searchlight Pictures)
3. Jeremy Strong – The Social Reckoning (Sony Pictures/Columbia)
4. Paul Giamatti – The Debut (A24)
5. Edward Norton – The Invite (A24)
MIGLIOR REGIA
Anche la competizione per la statuetta alla Miglior regia sta delineando una mappa strategica chiarissima, configurando un testa a testa spettacolare tra veterani da Oscar, maestri della visione e il dirompente estro del circuito festivaliero internazionale.

In prima linea si posiziona il pluripremiato Alejandro G. Iñárritu, che con l’attesissimo Digger (Warner Bros.) è pronto a orchestrare un’opera complessa che mescola azione e commedia nera. Il regista messicano punta a riconquistare l’Academy sfruttando una narrazione industriale consolidata e una forte spinta produttiva. Al suo fianco, la Universal Pictures schiera il suo asso nella manica: Christopher Nolan, reduce dal debutto estivo del suo colossale e mitico action-epic The Odyssey, un’opera monumentale girata in IMAX che lo riconferma come il re indiscusso dei blockbuster d’autore e un favorito naturale per la cinquina finale.

Sul fronte del cinema d’essai e indipendente, la sfida si fa ancora più raffinata grazie a NEON, che sostiene a pieno regime la visione del regista rumeno Cristian Mungiu per il dramma Fjord, capitalizzando sul grande peso critico internazionale della pellicola. Searchlight Pictures risponde calando un pezzo da novanta: il graffiante Martin McDonagh, dietro la macchina da presa dell’attesissimo black comedy Wild Horse Nine. McDonagh, diventato nell’ultimo decennio un vero e proprio beniamino dei votanti dell’Academy, punta a blindare un posto nella cinquina finale grazie alla sua inconfondibile commistione di cinismo e umanità.

A chiudere questo eccezionale quintetto di testa è la dirompente ascesa dei registi spagnoli Javier Ambrossi e Javier Calvo (Los Javis), che con l’ambizioso affresco storico La bola negra (Netflix) hanno conquistato il premio per la miglior regia al Festival di Cannes. Sostenuti dalla formidabile e collaudata macchina promozionale autunnale di Netflix, i due cineasti rappresentano la vera e propria forza della natura di questa stagione, pronti a scardinare i pronostici tradizionali e a trasformare il loro trionfo europeo in una storica nomination agli Oscar.
1. Alejandro G. Iñarrítu – Digger (Warner Bros)
2. Christopher Nolan – The Odyssey (Universal Pictures)
3. Cristian Mungiu – Fjord (NEON)
4. Martin McDonagh – Wild Horse Nine (Searchlight Pictures)
5. Javier Ambrossi and Javier Calvo – La bola negra (Netflix)
MIGLIOR FILM
La prossima Notte degli Oscar si sta delineando con una mappa geografica e industriale ben definita, in cui gli equilibri tra i grandi blockbuster commerciali, i colossi delle major e i favoriti dei circuiti festivalieri internazionali si stanno stabilizzando in modo sorprendente. La prima metà dell’anno solare ha gettato le basi per una competizione agguerritissima, posizionando ai blocchi di partenza una serie di titoli destinati a dominare i prossimi mesi della Stagione dei premi.
A guidare i giochi in questa prima fase sono i grandi film di studio che hanno scelto di saltare il circuito delle kermesse tradizionali per puntare direttamente all’impatto sul grande pubblico. Tra questi, le produzioni fantascientifiche e d’avventura su larga scala si presentano con una forza promozionale dirompente. La Warner Bros. si attesta come una delle grandi protagoniste grazie a una doppietta strategica guidata dall’attesissimo Dune: Messiah e dal misterioso Digger, un titolo che al momento si muove quasi nell’ombra dei radar industriali ma che molti analisti indicano già come il potenziale asso nella manica dell’anno, capace di trasformarsi in un successo a sorpresa sia di critica che di botteghino. Sulla stessa scia commerciale si muovono la Universal Pictures con l’epico The Odyssey e gli Amazon MGM Studios con Project Hail Mary, entrambi pronti a far valere il proprio peso produttivo nelle categorie principali. Sul fronte dei biopic, invece, la Lionsgate ha deciso di puntare l’intera posta su Michael, scommettendo sulla forza monumentale di un’opera ad altissimo budget concepita per dominare le conversazioni globali e infrangere i record d’incasso storici del genere.

Se i colossi hollywoodiani promettono uno spettacolo visivo imbattibile, i circuiti dei festival internazionali hanno già iniziato a incoronare i primi veri contendenti d’autore, offrendo una sponda fondamentale al cinema indipendente. Al momento, la critica concorda nel considerare le proposte di NEON e Netflix come le uniche scommesse davvero blindate in chiave Academy Awards. NEON sta investendo massicciamente sul peso critico conquistato da Fjord, mentre Netflix si prepara a schierare la sua formidabile e collaudata macchina promozionale d’autunno a sostegno del fenomeno La bola negra. Entrambi gli Studios hanno dimostrato negli ultimi anni una tale abilità nel plasmare campagne da Oscar da non lasciare quasi spazio a dubbi sulla loro tenuta. Una strada decisamente più complessa e tutta da decifrare attende invece la scuderia MUBI, che quest’anno tenta il grande salto schierando due pellicole d’impatto come Fatherland e Minotaur. Per la piattaforma d’essai si tratta di una prova del nove cruciale; pur avendo dimostrato di saper gestire l’exploit globale di titoli divisivi e cult, la sua esperienza storica nella gestione dei flussi di voto dell’Academy rimane limitata rispetto ai giganti del settore.

Il quadro definitivo e gli ultimi decisivi ingressi nella rosa dei favoriti si delineeranno inevitabilmente con l’inizio dei festival autunnali, storiche rampe di lancio per i drammi più prestigiosi. In questo scenario, la Searchlight Pictures si prepara a sferrare un attacco frontale attraverso due progetti di altissimo profilo. Il primo è Wild Horse Nine, firmato da Martin McDonagh, un regista che nell’ultimo decennio si è trasformato in un vero e proprio beniamino dell’Academy grazie alla sua scrittura graffiante. Il secondo è Behemoth!, l’ultima fatica del candidato all’Oscar Tony Gilroy, un autore che gode di un enorme rispetto nell’industria. Accanto a loro, c’è grande curiosità per il lavoro della regista indipendente Georgia Oakley, che compie il grande salto verso il cinema mainstream misurandosi con un classico della letteratura nel nuovo, elegante adattamento di Sense and Sensibility targato Focus Features.

Il panorama di fine anno sarà tuttavia affollato da outsider di lusso capaci di rimescolare le carte fino all’ultimo giorno di votazioni. A24 lancerà la commedia musicale The Debut, che segna il debutto alla regia di Jesse Eisenberg e che sembra custodire nel cast le interpretazioni magistrali di Julianne Moore e Paul Giamatti, entrambi accreditati per una corsa fino in fondo nelle rispettive categorie attoriali. Molta attenzione attira anche Being Heumann, il film che segna il ritorno dietro la macchina da presa di Sian Heder dopo il clamoroso trionfo di Coda; la regista torna a dirigere un dramma biografico ad alto tasso emotivo supportato dalla presenza magnetica di Mark Ruffalo. Infine, il progetto più discusso, enigmatico e potenzialmente dirompente dell’intera stagione rimane The Social Reckoning, scritto da Aaron Sorkin. Si tratta di una scommessa industriale audace e rischiosa che potrebbe spingere la pellicola verso direzioni narrative e promozionali del tutto inedite, polarizzando l’attenzione dei media e scardinando le previsioni finora accumulate.
1. The Odyssey (Universal Pictures)
2. Digger (Warner Bros)
3. Fjord (NEON)
4. Project Hail Mary (Amazon MGM Studios)
5. Wild Horse Nine (Searchlight Pictures)
6. La bola negra (Netflix)
7. Sense and Sensibility (Focus Features)
8. Dune: Messiah (Warner Bros)
9.The Debut (A24)
10. Michael (Lionsgate)
Sabrina Canzanella
Founder & Editor – Awards Season Blog






