La corsa all’Oscar 2027 per il Miglior Attore si presenta come una delle categorie più affascinanti della prossima Awards Season, non soltanto per il livello dei nomi coinvolti, ma soprattutto per la varietà delle narrative che stanno prendendo forma. La stagione sembra delinearsi come un confronto tra grandi veterani alla ricerca della consacrazione definitiva, interpreti nel pieno della propria ascesa e attori chiamati a trasformare il consenso critico in una vera candidatura all’Academy. Uno dei temi dominanti della stagione è il ritorno dei grandi veterani alla ricerca della consacrazione definitiva. Tom Cruise con Digger rappresenta probabilmente la più potente Oscar overdue narrative dell’anno: una delle più grandi star della storia del cinema, quattro volte candidato ma ancora senza vittoria, sostenuto dal prestigio autoriale di Alejandro G. Iñárritu e dalla macchina promozionale di Warner Bros. Una dinamica simile accompagna John Malkovich con Wild Horse Nine, dove il supporto di Searchlight Pictures potrebbe trasformare una carriera già celebrata dall’industria in una nuova corsa alla nomination. Anche Matt Damon, grazie al prestigio epico di The Odyssey, entra nella conversazione attraverso una combinazione di esperienza, autorevolezza e potenziale visibilità globale del progetto.
Parallelamente, la categoria racconta il definitivo salto di qualità di interpreti che hanno costruito negli anni un forte capitale di credibilità. Sebastian Stan arriva con il vantaggio del post-nom momentum e il sostegno di NEON, studio ormai sinonimo di cinema d’autore internazionale e campagne Oscar aggressive. Robert Pattinson rappresenta invece il classico caso di attore ancora in attesa della prima candidatura nonostante una lunga trasformazione artistica, mentre Pedro Pascal potrebbe beneficiare del momento più favorevole della propria carriera, unendo popolarità globale e crescente rispetto da parte dell’industria.
Un altro elemento centrale della corsa sarà il ruolo degli studios, sempre più determinante nella costruzione del percorso verso gli Oscar. La distribuzione della categoria evidenzia il peso di due realtà ormai fondamentali: A24 e Searchlight Pictures guidano il gruppo con tre candidati ciascuno, confermando la loro capacità di valorizzare performance attoriali e trasformarle in campagne competitive. A24 punta ancora una volta su interpretazioni capaci di ridefinire la percezione pubblica degli interpreti, con Seth Rogen, Dominic Sessa e Robert Pattinson che rappresentano tre diverse forme di reinvenzione: dalla svolta drammatica di un attore comico al breakout di un giovane talento fino alla consacrazione di una star già rispettata dal cinema d’autore. Searchlight, invece, combina esperienza e prestigio con Sam Rockwell, John Malkovich e Pedro Pascal, affidandosi a narrative differenti ma tutte sostenute da una tradizione di campagne Oscar estremamente efficace.
Alle spalle dei due leader della categoria, anche gli altri distributori avranno un ruolo decisivo. NEON punta sulla forza festivaliera e internazionale di Fjord con Sebastian Stan; Netflix cerca un possibile breakout globale con Guitarricadelafuent e La bola negra; mentre Warner Bros., Universal Pictures, Amazon MGM Studios e Focus Features concentrano le proprie risorse su singoli grandi contendenti come Cruise, Damon, Ryan Gosling e Andrew Scott.
In una stagione in cui il festival buzz e i precursor awards possono modificare rapidamente gli equilibri, la capacità di uno studio di trasformare consenso critico e attenzione mediatica in vero awards momentum sarà un fattore fondamentale.
PREVISIONI LUGLIO 2025 VS OSCAR 2026
Lo scorso anno 4 performance su 5 che ho indicato nelle previsioni di luglio 2025 hanno ottenuto successivamente la nomination all’Oscar: Leonardo Di Caprio (One Battle After Another) (7°), Wagner Moura (The Secret Agent) (6°), Timothée Chalamet (Marty Supreme) (4°), Michael B. Jordan (Sinners) (2°) (WINNER).

Ecco di seguito una potenziale graduatoria sugli attori protagonisti che hanno più chance quest’anno di entrare nella prossima Stagione dei Premi.
Allora, occhio alla lista!
15. SETH ROGEN – The Invite (A24)
Seth Rogen entra ufficialmente nella Best Actor conversation con quello che potrebbe rappresentare il capitolo più ambizioso, spiazzante e trasformativo della sua intera carriera. Dopo oltre vent’anni trascorsi a consolidarsi come uno dei volti più iconici, redditizi e riconoscibili della commedia americana, l’attore canadese compie una radicale virata autoriale grazie a The Invite, teso progetto psicologico targato A24. Lo studio indipendente ha ormai costruito una reputazione d’acciaio nella Awards Season, dimostrando una capacità quasi scientifica nel trasformare interpretazioni drammatiche totalmente inattese in autentiche e vincenti campagne per gli Oscar. In questa spietata pellicola, Olivia Wilde rivitalizza con energia rabbiosa il classico dramma da camera, orchestrando una cena catastrofica tra due coppie che si tramuta rapidamente in un campo di battaglia emotivo. Nei panni di Joe, un uomo intrappolato in un matrimonio sull’orlo del collasso nervoso, Rogen si spoglia della sua iconica maschera comica per gettarsi in una performance viscerale. Muovendosi in un instabile equilibrio tra umorismo nero e realismo crudo, il film scoperchia codipendenze, nevrosi moderne e fallimenti coniugali, evocando la ferocia verbale e la claustrofobia psicologica di pietre miliari del genere come Carnage di Roman Polanski e Chi ha paura di Virginia Woolf? di Mike Nichols.

Per il momento Rogen si posiziona nella griglia di partenza come uno sleeper contender, una mina vagante che attende i festival chiave per tramutare il travolgente buzz del Sundance in un inarrestabile awards momentum. Proprio come accadde in passato per storici stravolgimenti di carriera — si pensi a Adam Sandler in Uncut Gems o a Jim Carrey in The Truman Show — l’Academy subisce da sempre il fascino del re della commedia che rivela un’inaspettata stanchezza esistenziale e una spietata maturità drammatica. Sfruttando i tempi comici millimetrici applicati a dialoghi di rara crudeltà, Rogen non si limita a interpretare Joe: offre la radiografia emotiva di un uomo che distrugge metodicamente il proprio partner davanti a testimoni. Se A24 riuscirà a capitalizzare questo shock culturale durante le tappe autunnali della corsa, The Invite cesserà di essere una semplice sorpresa festivaliera per trasformare Seth Rogen nel contendente più temibile, concreto e affascinante dell’intera Stagione dei premi.
PUNTI DI FORZA
- Primo possibile grande veicolo drammatico della carriera.
- A24 rappresenta uno degli studi più solidi nelle campagne Oscar.
- Potenziale narrativa di reinvenzione artistica.
- Possibile sleeper contender
14. SAM ROCKWELL – Wild Horse Nine (Searchlight Pictures)
Sam Rockwell conosce perfettamente il linguaggio dell’Academy. Vincitore dell’Oscar come miglior attore non protagonista per Three Billboards Outside Ebbing, Missouri e candidato anche per Vice, è uno degli interpreti più rispettati della sua generazione. Con Wild Horse Nine torna al centro della Awards Season grazie a una produzione Searchlight Pictures, studio che continua a rappresentare uno dei punti di riferimento assoluti nelle campagne dedicate agli Oscar. Rockwell poi ha spesso alternato produzioni commerciali e cinema d’autore, e la sua credibilità presso la critica costituisce un vantaggio importante qualora il film dovesse ottenere un’accoglienza positiva. La presenza di un altro interprete di alto profilo come John Malkovich nello stesso film potrebbe inoltre aumentare ulteriormente l’attenzione sul progetto o nel peggiore dei casi disperdere i voti. Per ora la sua candidatura appare meno solida rispetto a quella del collega, ma resta uno di quei nomi che nessuno sottovaluta quando la stagione entra nel vivo.

Ambientata nel Cile del 1973 a ridosso del colpo di stato, la pellicola trascina due agenti della CIA in un viaggio ad altissima tensione psicologica che si snoda da Santiago fino alla remota e claustrofobica Isola di Pasqua. Tra umorismo tagliente e crisi morali, la narrazione scardina la fedeltà dei protagonisti di fronte al fervore rivoluzionario locale, supportata da una crew da Oscar che vede il montaggio di Mikkel E.G. Nielsen e le musiche di Carter Burwell.
PUNTI DI FORZA
- Premio Oscar già conquistato e forte reputazione nell’industria.
- Searchlight Pictures eccelle storicamente nelle campagne Awards.
- Attore molto stimato da Academy e critica.
- Potenziale sostegno dei precursor awards.
- Possibile crescita del buzz dopo i festival.
13. GUITARRICADELAFUENTE – La bola negra (Netflix)
Il cantante e musicista spagnolo Guitarricadelafuente rappresenta uno dei profili più inusuali e affascinanti di questa prima classifica della Awards Season. Con La bola negra, ambizioso affresco queer diretto da Javier Ambrossi e Javier Calvo (I Los Javis) e distribuito da Netflix, l’artista potrebbe trasformarsi in un autentico breakout contender, soprattutto se il film riuscisse a imporsi nel circuito festivaliero autunnale conquistando il favore della critica americana. Al suo debutto assoluto sul grande schermo, Guitarricadelafuente veste i panni di Sebastián, un giovane figlio di contadini arruolato come trombettiere tra le fila dei nazionalisti nella linea temporale ambientata nel 1937, in piena guerra civile spagnola. Destinato a un ospedale militare con il compito di sorvegliare e ingannare il prigioniero di guerra repubblicano Rafael Rodríguez Rapún (interpretato da Miguel Bernardeau) – storico ultimo compagno di Federico García Lorca – Sebastián finirà per rimanerne profondamente e pericolosamente affascinato, regalando una performance ricca di tensioni trattenute e intimo lirismo.

La carta d’identità nella Awards Race:
- Il Personaggio:Sebastián, un trombettiere diviso tra il dovere militare e un’inedita attrazione ideale nella Spagna del 1937.
- La Narrativa:Il debutto folgorante del musicista prestato al cinema d’autore (pop-star to actor transition).
- Lo Studio:La potenza di fuoco globale di Netflix, specializzata nel capitalizzare i successi internazionali.
Trattandosi di un interprete alla sua prima grande esposizione cinematografica oltreoceano, gran parte della sua narrativa per gli Oscar dipenderà dalla qualità di questa complessa interpretazione e dalla capacità del film di generare conversation tra gli addetti ai lavori dell’Academy. Netflix continua a investire massicciamente in campagne di alto livello e dispone delle risorse strategiche necessarie per sostenere eventuali candidature nelle categorie principali e recitative. Per ora, quella di Guitarricadelafuente rimane una scommessa intrigante, ma con il potenziale per diventare la vera rivelazione della Stagione dei premi.
PUNTI DI FORZA
- Possibile rivelazione della stagione.
- Distribuzione Netflix con notevole capacità promozionale.
- Potenziale appeal internazionale.
- Eventuale sostegno della critica europea.
- Profilo da possibile dark horse.
12. DOMINIC SESSA – Tony (A24)
Dopo l’esordio che lo ha immediatamente portato sotto i riflettori con The Holdovers, Dominic Sessa affronta probabilmente il primo vero banco di prova della sua giovane carriera. Tony (noto in Italia come Tony – Diario di un giovane cuoco), prodotto da A24, rappresenta un’occasione importante per verificare se il talento mostrato agli inizi possa tradursi in una presenza stabile all’interno della Awards Season. La narrativa è particolarmente interessante: Sessa non è più una semplice promessa, ma un attore chiamato a confermare le aspettative generate dal suo debutto. Diretto da Matt Johnson, il film si distacca dai classici riassunti biografici per concentrarsi esclusivamente su un frammento specifico: l’estate del 1975 a Provincetown, quando un diciannovenne Anthony Bourdain, ribelle e aspirante scrittore, finisce per caso a lavorare nella cucina di un ristorante di basso rango. Qui trova la sua ancora di salvezza sotto la guida di un inflessibile proprietario e mentore, interpretato dal candidato all’Oscar Antonio Banderas, affiancato nel cast da Leo Woodall ed Emilia Jones. A24 continua a distinguersi nella valorizzazione di interpreti emergenti, e un ruolo sufficientemente complesso potrebbe inserirlo nella Best Actor conversation anche in una stagione particolarmente competitiva.

Il progetto viene osservato con attenzione proprio per la combinazione tra un giovane interprete in ascesa e uno studio dalla comprovata esperienza nelle campagne Oscar. Più che un frontrunner, complice anche la strategica finestra distributiva fissata ad agosto, Sessa appare oggi come uno dei possibili late breaker della stagione. Trattandosi del ritratto di un’icona culturale complessa come Bourdain, gran parte dell’awards momentum dipenderà dalla capacità di Sessa di restituire quel mix tra magnetismo distruttivo e urgenza espressiva che ha caratterizzato il leggendario chef. Se le ottime reazioni preliminari si tradurranno in un supporto compatto da parte dei critici di fine anno, il giovane attore potrebbe facilmente scalare le gerarchie della Awards Race.
PUNTI DI FORZA
- Giovane talento già molto apprezzato dall’industria.
- A24 offre una piattaforma ideale per una campagna Awards.
- Possibile narrativa di conferma dopo l’esordio.
- Margini di crescita durante la stagione.
- Profilo da possibile breakout contender.
11. RAMI MALEK – The Man I Love (da definire)
Presentato in concorso ufficiale al Festival di Cannes, The Man I Love si impone come uno dei titoli più potenti e intimi della stagione cinematografica, proiettando Rami Malek nella Best Actor conversation. Diretto da Ira Sachs, il film è un dramma intimista ambientato nella New York di fine anni Ottanta. Malek interpreta Jimmy George, un eclettico attore di teatro queer a cui viene diagnosticato l’AIDS: sospeso tra il peso della malattia e l’imminenza della morte, Jimmy si getta nella creazione di un ultimo, disperato spettacolo. Accolto sulla Croisette da una calorosa accoglienza, il film poggia su una straordinaria coralità drammatica grazie a un cast eccezionale che include Tom Sturridge, Rebecca Hall, Luther Ford ed Ebon Moss-Bachrach. Nella Awards Race, Rami Malek parte da una posizione diversa rispetto a molti altri contendenti. Vincitore dell’Oscar come miglior attore per Bohemian Rhapsody, conosce perfettamente le dinamiche della Awards Season e possiede già un rapporto consolidato con l’Academy. The Man I Love potrebbe segnare il suo ritorno nella corsa principale, anche se l’assenza di uno studio distributore ufficialmente annunciato rende ancora difficile valutarne le reali prospettive. La scelta del distributore sarà infatti determinante: una campagna orchestrata da uno studio con una comprovata esperienza negli Oscar potrebbe modificare sensibilmente il posizionamento del film durante la Stagione dei premi.

Malek resta un interprete capace di attirare l’attenzione grazie alla sua intensità e alla predisposizione verso personaggi psicologicamente complessi, qualità che in passato hanno trovato terreno fertile presso gli elettori dell’Academy. In questa fase il progetto rimane però circondato da diverse incognite, motivo per cui occupa una posizione appena fuori dalla top ten. Se il film dovesse emergere nei festival autunnali o conquistare rapidamente il favore della critica con una distribuzione forte, il suo status potrebbe cambiare in maniera significativa.
PUNTI DI FORZA
- Premio Oscar già conquistato.
- Attore riconosciuto e rispettato dall’Academy.
- Possibile ruolo ad alto potenziale drammatico.
- La scelta dello studio sarà decisiva per la campagna.
- Potenziale crescita come late breaker della stagione.
10. ROBERT PATTINSON – Primetime (A24)
Negli ultimi dieci anni Robert Pattinson ha costruito una delle trasformazioni artistiche più credibili e affascinanti di Hollywood. Superato lo straordinario successo commerciale della saga di Twilight, l’attore britannico ha deliberatamente scelto il cinema d’autore, collaborando con maestri del calibro di Claire Denis, Robert Eggers, i fratelli Safdie e Bong Joon Ho, fino a consolidare una solida reputazione come interprete trasformista e tra i più versatili della sua generazione. Con Primetime, teso thriller/crime drama targato A24 e diretto da Lance Oppenheim, Pattinson torna con decisione al centro della Awards Season per quello che potrebbe rivelarsi il vero punto di svolta della sua carriera, forte del sostegno di uno studio dalla comprovata capacità nel lanciare e trasformare interpretazioni audaci in campagne da Oscar. Ispirato a fatti reali e alla celebre quanto controversa trasmissione televisiva To Catch a Predator (costola di Dateline NBC nei primi anni 2000), il film segue la scalata del giornalista televisivo Chris Hansen (interpretato da Pattinson). La narrazione si concentra su un metodo d’indagine d’impatto e senza precedenti: l’uso di telecamere nascoste all’interno di “case-trappola” per adescare, smascherare e far arrestare in diretta nazionale uomini intenti a incontrare minori.

Nonostante un percorso di critica stellare negli ultimi anni, Pattinson non ha ancora ottenuto la sua prima candidatura all’Academy Award, figurando spesso tra i grandi esclusi della vigilia. Proprio per questo la sua narrative per gli Oscar 2027 appare particolarmente potente: l’Academy ama premiare le star di primo piano che compiono il definitivo passaggio a ruoli drammatici intensi, storici e moralmente ambigui. Affiancato da un cast di spessore che include Merritt Wever e Skyler Gisondo, e sostenuto da una campagna A24 pensata per la stagione autunnale, Pattinson non si presenta come un semplice nome di prestigio, ma come uno dei dark horse più credibili dell’intera categoria Best Actor. Se il film saprà conquistare la critica nei festival autunnali, quella candidatura a lungo rinviata potrebbe finalmente concretizzarsi, trasformando Primetime nella consacrazione definitiva della sua carriera.
PUNTI DI FORZA
- Tra gli attori più rispettati della nuova generazione.
- Nessuna candidatura agli Oscar, ma crescente prestigio autoriale.
- A24 rappresenta uno dei migliori studi nella Awards Season.
- Potenziale performance trasformativa.
- Possibile crescita attraverso il circuito dei festival.
- Candidato da tenere sotto osservazione nei precursor awards.
9. JAFAAR JACKSON – Michael (Lionsgate)
Pochi progetti della stagione hanno attirato un’attenzione mediatica paragonabile a Michael. Il biopic dedicato a Michael Jackson affida il ruolo principale a Jaafar Jackson, nipote del Re del Pop, una scelta che ha immediatamente alimentato curiosità sia nell’industria sia presso il pubblico. La responsabilità è considerevole: interpretare una delle figure più iconiche della musica contemporanea significa confrontarsi con aspettative enormi e con un inevitabile scrutinio critico. Storicamente l’Academy ha spesso premiato interpretazioni biografiche particolarmente immersive, soprattutto quando richiedono una significativa trasformazione fisica ed emotiva. Se Jaafar Jackson è riuscito a convincere sul piano interpretativo, lo deve a una combinazione di immedesimazione mimetica ed energia viscerale che ha subito conquistato gli addetti ai lavori, trasformandolo in un autentico breakout contender.

A sostenere con forza la sua candidatura nell’attuale Best Actor conversation ci sono due fattori chiave:
- Un successo commerciale senza precedenti: Il film si è rivelato un vero e proprio fenomeno al botteghino globale, superando perfino i numeri d’incasso di Bohemian Rhapsody e dimostrando la capacità di catalizzare il pubblico di ogni fascia d’età.
- Il riconoscimento della critica di metà stagione: Jaafar Jackson ha già conquistato il premio come Miglior Attore agli Astra Midseason Movie Awards (un riconoscimento di peso che lo scorso anno era andato a Michael B. Jordan che poi ha vinto l’Oscar), un segnale chiaro di come la sua performance stia andando oltre la semplice curiosità mediatica.
Allo stesso tempo, il film dovrà continuare a gestire le inevitabili discussioni che accompagnano una figura complessa e controversa come Michael Jackson. Lionsgate ha il compito di costruire una campagna Oscar efficace e calibrata, continuando a puntare sui meriti artistici e sulla qualità della performance piuttosto che solo sulla risonanza dell’evento cinematografico.
PUNTI DI FORZA
- Biopic musicale, genere storicamente apprezzato dall’Academy.
- Enorme visibilità mediatica.
- Possibile narrativa da rivelazione dell’anno.
- Performance destinata a essere uno dei temi della stagione.
- Potenziale crescita dopo le prime proiezioni.
8. ANDREW SCOTT – Elsinore (Focus Features)
Negli ultimi anni Andrew Scott si è imposto come uno degli interpreti più apprezzati della sua generazione, conquistando il favore della critica grazie a una serie di interpretazioni intense sia in teatro sia al cinema e in televisione. Dopo essere rimasto escluso dalla cinquina per All of Us Strangers nonostante un ampio consenso critico, molti osservatori ritengono che l’attore irlandese abbia ancora un conto aperto con l’Academy. Con Elsinore, diretto da Simon Stone, Andrew Scott affronta quello che potrebbe rivelarsi il vero e proprio banco di prova definitivo della sua carriera, posizionandosi tra i profili più intensi e promettenti della prossima Best Actor conversation.

Il film ripercorre la vita e lo straordinario coraggio di Ian Charleson, indimenticabile protagonista di Momenti di gloria. Nel 1986, all’apice del successo, all’attore fu diagnosticato l’HIV, un male all’epoca ancora avvolto da uno spietato stigma sociale. Nonostante il drastico e progressivo peggioramento della salute, Charleson scelse di non arrendersi, dedicando i suoi ultimi mesi di vita alla preparazione di Amleto al National Theatre di Londra. La sua fu un’interpretazione viscerale e memorabile, accolta da unanimi consensi di critica e pubblico e rimasta nella storia del teatro. Charleson si spense nel gennaio del 1990 ad appena 40 anni per complicanze legate all’AIDS, lasciando in eredità un messaggio artistico e umano di rara potenza. La nota reputazione di Scott come interprete capace di scavare nelle pieghe più complesse e fragili dell’animo umano costituisce il vero motore della sua campagna. Inquadrato da sempre nella narrativa dell’attore straordinariamente talentuoso ma ingiustamente snobbato, Scott trova in questo biopic il perfetto veicolo trasformativo che l’Academy ama premiare. Se Elsinore dovesse confermare l’alto interesse del circuito festivaliero autunnale e ottenere il favore compatto della critica, l’attore britannico potrebbe rapidamente trasformarsi da potenziale critical darling al candidato da battere nella corsa alla statuetta.
PUNTI DI FORZA
- Ampio rispetto da parte della critica internazionale.
- Narrativa da attore ancora in cerca della prima candidatura.
- Forte reputazione come interprete drammatico.
- Possibile sostegno dei critics’ awards.
- Potenziale crescita con una distribuzione prestigiosa.
- Profilo ideale per una campagna basata sul consenso critico.
7. JOHN TURTURRO – The Only Living Pickpocket in New York (Sony Pictures Classics)
Con The Only Living Pickpocket in New York, diretto da Noah Segan e distribuito da Sony Pictures Classics, John Turturro entra di diritto nella fascia alta della Best Actor conversation, vestendo i panni di un borseggiatore “analogico” che tenta di sopravvivere in una New York del tutto trasformata da algoritmi, criptovalute e sorveglianza digitale. Il film si inserisce nel solco del noir urbano crepuscolare mettendo in scena un dualismo spietato tra l’artigianalità del crimine tradizionale e la sterilità della tecnologia moderna, trasformando il gesto fisico e la manualità del protagonista nell’ultimo, malinconico residuo poetico di un mondo ormai scomparso. Ad affiancare Turturro in questo suggestivo affresco di resistenza urbana ci sono icone del calibro di Giancarlo Esposito e Steve Buscemi, che rafforzano l’identità di un’opera visceralmente legata all’immaginario crime della Grande Mela.

Per Turturro, veterano tra i più stimati del cinema americano con oltre quarant’anni di carriera alle spalle al servizio dei più grandi autori internazionali, questa interpretazione potrebbe rappresentare l’occasione perfetta per colmare uno dei ritardi storici più evidenti dell’Academy, che non lo ha ancora mai inserito in una cinquina finale. La sua campagna per gli Oscar poggia sulla classica e potente narrative del respected industry veteran, ovvero il riconoscimento a un interprete che vanta un enorme capitale di stima accumulato nel tempo presso i colleghi e gli addetti ai lavori. In una stagione spesso dominata da nomi più appariscenti o legati a grandi biopic, il fattore decisivo sarà la regia strategica di Sony Pictures Classics, studio storicamente maestro nel valorizzare le opere d’autore e nel guidare i grandi caratteristi verso la nomination. Se il film saprà imporsi nei festival autunnali conquistando il supporto compatto della critica, il ruolo di Harry potrebbe trasformarsi nella consacrazione definitiva per uno degli attori più amati della sua generazione.
PUNTI DI FORZA
- Uno dei veterani più rispettati dell’industria.
- Mai candidato agli Oscar nonostante una carriera prestigiosa.
- Sony Pictures Classics è uno specialista della Awards Season.
- Forte narrativa da career recognition.
- Possibile sostegno della critica.
- Profilo da passion pick tra gli elettori.
6. PEDRO PASCAL – Behemoth! (Searchlight Pictures)
Con Behemoth!, diretto da Tony Gilroy e distribuito da Searchlight Pictures, Pedro Pascal entra nella Best Actor conversation nel momento di massima popolarità e maturità artistica della sua carriera. Dopo aver conquistato il grande pubblico globale e la stima dell’industria grazie a produzioni televisive ed eclettici ruoli sul grande schermo, l’attore cileno affronta quello che ha tutte le carte in regola per diventare il suo primo, vero veicolo da Oscar. Il film segue le vicende di Alex Serian, un talentuoso compositore appartenente a una leggendaria dinastia di artisti che, dopo un lungo periodo di assenza, fa ritorno a Los Angeles per rituffarsi nel frenetico e spietato ecosistema delle colonne sonore hollywoodiane. Il suo è un percorso intimo e viscerale alla ricerca di un’identità creativa autonoma, affrancata dal peso ingombrante del nome di famiglia, sullo sfondo di una Città degli Angeli scandita dal ritmo degli studi di registrazione.

Esplorando il delicato equilibrio tra ambizione individuale ed eredità culturale, Gilroy trasforma la parabola di Serian in una riflessione meta-cinematografica sul sacrificio artistico e sulla tensione tra rigore classico e innovazione, mettendo a nudo le passioni e le ipocrisie del cinema d’oggi. Per Pascal, la candidatura poggia su una potente narrative di consacrazione: il consenso trasversale di cui gode tra colleghi e addetti ai lavori rappresenta un vantaggio competitivo enorme, ideale per trasformare l’affetto del pubblico in voti pesanti da parte dell’Academy. A guidare la campagna c’è Searchlight Pictures, studio dalla comprovata abilità nell’incanalare interpretazioni intense e sfaccettate verso le categorie principali della stagione dei premi. Posizionato oggi come uno dei contenders più credibili e affascinanti a ridosso della top five, Pedro Pascal ha tutti i numeri per far scalare a Behemoth! le gerarchie della Awards Race non appena i festival autunnali entreranno nel vivo.
PUNTI DI FORZA
- Momento di carriera estremamente favorevole.
- Searchlight Pictures è sinonimo di campagne Oscar efficaci.
- Possibile prima candidatura all’Academy.
- Grande popolarità unita a crescente credibilità artistica.
- Potenziale awards momentum dopo i festival.
- Contender molto competitivo nella fascia alta della classifica.
5. MATT DAMON – The Odyssey (Universal Pictures)
Matt Damon torna nella Best Actor conversation con quello che si preannuncia come uno dei progetti più prestigiosi dell’intera stagione: The Odyssey nei panni di Ulisse. L’attore premio Oscar per la sceneggiatura di Good Will Hunting e candidato tre volte come interprete attraversa una fase della carriera in cui alterna ruoli da protagonista e da caratterista con notevole disinvoltura, mantenendo intatto il rispetto dell’industria. Un ritorno in una grande produzione di respiro epico potrebbe offrirgli la migliore occasione degli ultimi anni per rientrare nella cinquina.

La combinazione tra una produzione Universal Pictures e un progetto destinato a catalizzare l’attenzione internazionale rende il film uno dei titoli più osservati dell’anno. Molto dipenderà naturalmente dalla strategia della campagna, ma la sua esperienza nelle competizioni Oscar rappresenta un vantaggio significativo. L’Academy ha spesso dimostrato di premiare interpretazioni autorevoli inserite in produzioni di grande prestigio, e Damon possiede il profilo ideale per beneficiare di un forte awards momentum qualora il film dovesse affermarsi anche nelle categorie principali. In questa fase parte leggermente dietro ai primi quattro, ma resta uno dei candidati più credibili dell’intera corsa.
PUNTI DI FORZA
- Tre candidature agli Oscar come attore e una vittoria per la sceneggiatura.
- Progetto tra i più prestigiosi della stagione.
- Universal Pictures dispone di una solida struttura per la campagna.
- Grande credibilità presso l’Academy.
- Possibile forte presenza del film nelle categorie principali.
- Profilo da contender estremamente competitivo.
4. RYAN GOSLING – Project Hail Mary (Amazon MGM Studios)
Ryan Gosling affronta questa Awards Season in una posizione di straordinario favore. Reduce dalla candidatura agli Oscar per Barbie nel 2024, l’attore canadese ha confermato ancora una volta la propria acclamata capacità di alternare intrattenimento commerciale e interpretazioni di altissimo profilo, rafforzando un legame con l’Academy che dura ormai da vent’anni. Con Project Hail Mary, ambizioso kolossal fantascientifico targato Amazon MGM Studios, Gosling si posiziona subito come uno dei frontrunner più solidi per la cinquina del Best Actor. Il film segue le vicende di Ryland Grace, un insegnante di scienze delle medie che si risveglia a bordo di un’astronave a miliardi di chilometri da casa. Affetto da amnesia e circondato dai cadaveri dei compagni di missione, Grace deve ricostruire il proprio passato attraverso frammentari flashback, scoprendo di essere l’ultima speranza dell’umanità contro il raffreddamento globale causato dagli Astrofagi. In una condizione di profondo isolamento cosmico — interrotta solo dall’incontro con Rocky, un misterioso alieno fatto di roccia — Grace dovrà ricorrere al suo ingegno scientifico per salvare due civiltà dall’estinzione, compiendo un percorso di redenzione e riscoperta della propria identità.

A confermare la forza del suo posizionamento nella corsa ai premi ci sono i primissimi riconoscimenti stagionali: Gosling ha infatti già ottenuto per questo ruolo la nomination sia ai Critics Choice Super Awards sia agli Astra Midseason Movie Awards. Sebbene la sci-fi sia un genere che raramente incorona i vincitori nelle categorie recitative principali, la versatilità, la carica empatica e il carisma dimostrati da Gosling — uniti a un supporto critico che si sta già concretizzando nei primi circuiti di voto — potrebbero permettergli di superare i tradizionali pregiudizi dell’Academy, regalandogli quella quarta candidatura attoriale che molti addetti ai lavori considerano ormai matura.
PUNTI DI FORZA
- Tre candidature agli Oscar come attore.
- Grande popolarità unita a forte credibilità artistica.
- Amazon MGM Studios punta sempre più sulle campagne Awards.
- Attore molto apprezzato dall’Academy.
- Possibile film di grande richiamo anche nelle categorie principali.
- Profilo da serio contendente alla vittoria.
3. SEBASTIAN STAN – Fjord (NEON)
Dopo aver conquistato la sua prima candidatura all’Oscar nei panni di Donald Trump in The Apprentice, Sebastian Stan si presenta alla nuova stagione in una posizione completamente diversa rispetto al passato. L’attore ha definitivamente superato l’etichetta di interprete legato ai blockbuster, imponendosi come uno dei nomi più interessanti del cinema d’autore contemporaneo. Fjord, intenso dramma familiare diretto da Cristian Mungiu e co-interpretato da Renate Reinsve, rappresenta la naturale prosecuzione di questo percorso. Il film racconta la complessa vicenda della famiglia Gheorghiu — composta dal padre rumeno Mihai (Stan) e dalla madre norvegese Lisbet (Reinsve) — che, trasferitasi in un isolato villaggio sui fiordi norvegesi, finisce al centro di un’indagine e di un giudizio collettivo da parte delle autorità locali per via dei loro metodi educativi e delle loro convinzioni culturali.

Il coinvolgimento di NEON rende il progetto straordinariamente forte in chiave Oscar. Negli ultimi anni lo studio si è distinto come il principale protagonista della Awards Season per le produzioni internazionali, dimostrando una capacità infallibile nel trasformare i successi d’autore in contendenti di primo piano. Avendo già conquistato la Palma d’Oro al Festival di Cannes, Fjord parte con un enorme festival buzz e una solida reputazione critica. La performance di Stan — sfaccettata, trattenuta e ricca di sfumature morali — gli permette di beneficiare della narrativa dell’attore definitivamente consacrato dall’Academy. In questa fase appare come uno dei contendenti più solidi della stagione, con concrete possibilità di restare stabilmente nella top five della corsa al Best Actor fino all’annuncio delle nomination.
PUNTI DI FORZA
- Reduce dalla prima candidatura all’Oscar.
- NEON è tra gli studi più efficaci nelle campagne Awards.
- Crescente prestigio artistico.
- Possibile forte sostegno della critica.
- Potenziale festival darling.
- Awards momentum già consolidato.
2. JOHN MALKOVICH – Wild Horse Nine (Searchlight Pictures)
John Malkovich arriva a questa Awards Season sostenuto da una delle narrative più affascinanti, potenti e attese dell’intero panorama cinematografico. Candidato due volte all’Oscar oltre trent’anni fa (per Le stagioni della vita e Nel centro del mirino), l’attore non è mai più riuscito a tornare nella cinquina finale nonostante una carriera straordinaria costruita tra cinema d’autore, teatro e televisione. Con Wild Horse Nine, la nuova commedia nera/drammatica firmata dal vincitore dell’Oscar Martin McDonagh e distribuita da Searchlight Pictures, Malkovich potrebbe finalmente trovare l’occasione perfetta per interrompere una delle assenze più sorprendenti nella storia recente dell’Academy. Ambientato nel Cile del 1973, a ridosso del drammatico colpo di Stato, il film segue Chris (John Malkovich) e Lee (Sam Rockwell), due agenti della CIA dai trascorsi complessi. Sotto gli ordini del loro superiore MJ (Steve Buscemi), i due intraprendono una missione che dalla capitale Santiago li conduce fino alla remota e suggestiva Isola di Pasqua. Tra le iconiche statue dei Moai, Chris — l’agente più anziano e mentore del gruppo — stringe un legame inaspettato con una coppia di studenti ribelli (Mariana di Girolamo e Ailín Salas). Questa nuova connessione rischia di compromettere la missione e l’incolumità dei protagonisti, costringendo i due partner a confrontarsi non solo con le cospirazioni del presente, ma anche con gli spettri oscuri del loro passato in quello che si rivela un paradiso tutt’altro che sereno.

Il sostegno di Searchlight Pictures rappresenta un elemento determinante in chiave Oscar. Lo studio vanta una reputazione impareggiabile nella gestione di campagne attoriali e sa valorizzare perfettamente le interpretazioni affidate ai grandi veterani del cinema americano. Con la scrittura affilata, tragica e brillante di McDonagh, il ruolo di Chris offre a Malkovich un personaggio ricco di sfumature emotive, tensione morale e spessore umano. Sebbene divida la scena con un altro gigante come Sam Rockwell, Malkovich si posiziona oggi come il profilo con il percorso più favorevole per conquistare il favore dei votanti. La sua career Oscar narrative risponde a una dinamica che l’Academy ha dimostrato di premiare con grande generosità negli ultimi anni. In questa fase della stagione, l’attore rappresenta uno dei principali inseguitori del primo posto e uno dei nomi più solidi dell’intera competizione
PUNTI DI FORZA
- Due candidature agli Oscar.
- Straordinario prestigio all’interno dell’industria.
- Forte narrativa da career recognition.
- Searchlight Pictures è tra i migliori studi nelle campagne Oscar.
- Possibile ruolo di grande richiamo per gli attori.
- Tra i principali favoriti della stagione.
1. TOM CRUISE – Digger (Warner Bros)
Dopo decenni trascorsi come una delle più grandi e iconiche star della storia del cinema, Tom Cruise si trova nuovamente e di diritto al centro della Best Actor conversation con Digger. Diretto dal pluripremiato premio Oscar Alejandro G. Iñárritu e distribuito globalmente da Warner Bros. Pictures, il film rappresenta per Cruise un punto di svolta radicale. Nonostante quattro candidature conquistate in carriera, l’attore non ha mai cinto la statuetta, un elemento che continua ad alimentare una delle narrative più potenti dell’intera Awards Season. Se la pellicola saprà mantenere le straordinarie premesse, questo progetto potrebbe trasformarsi nella sua occasione più concreta di vittoria dai tempi di Nato il quattro luglio, Jerry Maguire e Magnolia. La trama ruota attorno alle vicende di Digger Rockwell (interpretato da un irriconoscibile e trasformista Tom Cruise), magnate del petrolio considerato l’uomo più potente del mondo. Dopo che la sua azienda provoca inavvertitamente un catastrofico disastro ambientale di proporzioni globali, l’eccentrico e megalomane protagonista si lancia in una folle e disperata corsa contro il tempo per riparare ai propri errori.

La sua missione assume ben presto i contorni di un’ossessione sfrenata: dimostrare a tutti i costi all’umanità intera di essere il suo unico e assoluto salvatore, districandosi tra i cinici corridoi del potere di Washington in un confronto serrato con un bizzarro Presidente degli Stati Uniti (John Goodman) e un cast corale stellare che include Sandra Hüller, Riz Ahmed, Jesse Plemons e Michael Stuhlbarg. Warner Bros. dispone dell’esperienza, delle risorse e del peso politico necessari per sostenere una campagna Oscar di altissimo livello, specialmente puntando sulla combinazione vincente tra l’impronta autoriale di Iñárritu e l’immenso capitale di stima di cui Cruise gode nell’industria per il suo costante contributo alla salvaguardia dell’esperienza cinematografica in sala. Tra la promessa di una tour-de-force interpretativa moralmente complessa, il fascino della consacrazione tardiva per una leggenda vivente e il prestigio del team creativo coinvolto, Tom Cruise parte oggi nella primissima fila dei frontrunner per la statuetta al Miglior Attore Protagonista.
PUNTI DI FORZA
- Quattro candidature agli Oscar.
- Fortissima narrativa da Oscar atteso.
- Uno dei nomi più rispettati dell’industria cinematografica.
- Warner Bros. può costruire una campagna estremamente competitiva.
- Potenziale protagonista di una delle performance più discusse della stagione.
- Attuale frontrunner per il premio come Miglior Attore.
Sabrina Canzanella
Founder & Editor – Awards Season Blog





