Oscar 2027: chi rappresenterà i Paesi nella corsa al Miglior Film Internazionale?

La corsa agli Oscar 2027 introduce un nuovo regolamento che qualifica direttamente i vincitori dei festival cinematografici più importanti (tra cui Fjord e Yellow Letters). Per gli altri titoli, si delineano le previsioni su quali film potrebbero essere scelti dai singoli Paesi per la competizione internazionale con la Spagna in testa

La corsa all’Oscar 2027 per il Miglior film internazionale parte con una novità destinata a cambiare gli equilibri della categoria. Da quest’anno, infatti, l’Academy ha introdotto una nuova regola che consente ai vincitori dei principali festival cinematografici internazionali – la Palma d’Oro di Cannes, il Leone d’Oro di Venezia, l’Orso d’Oro di Berlino, il People’s Choice Award del Toronto International Film Festival e gli altri premi previsti dal nuovo regolamento – di qualificarsi automaticamente alla categoria internazionale, purché rispettino i requisiti linguistici richiesti. Una modifica che riduce il peso delle selezioni nazionali e che, già in questa stagione, potrebbe avere un impatto significativo.

Il primo film a beneficiare della nuova norma è Fjord di Cristian Mungiu. Vincitore della Palma d’Oro al Festival di Cannes, il film è già idoneo alla senza dover essere selezionato da un Paese, grazie al fatto che la maggior parte dei dialoghi è in una lingua diversa dall’inglese. Anche Yellow Letters di İlker Çatak, vincitore dell’Orso d’Oro al Festival di Berlino, e Shame and Money di Visar Morina, premiato al Sundance Film Festival, sono già qualificati attraverso il nuovo regolamento. Bisognerà invece attendere l’esito della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e del Toronto International Film Festival per conoscere gli altri eventuali titoli che accederanno automaticamente alla competizione.

Nonostante questa importante novità, la maggior parte dei film dovrà comunque passare attraverso le tradizionali selezioni nazionali, da sempre uno dei passaggi più imprevedibili dell’intera stagione degli Oscar. La storia recente dimostra come la scelta del candidato non coincida necessariamente con il film più acclamato. Nel 2024, ad esempio, la Francia rinunciò a candidare Anatomia di una caduta, una decisione che molti interpretarono anche alla luce delle polemiche seguite alle dichiarazioni della regista Justine Triet contro il governo francese. Il film avrebbe poi ottenuto cinque candidature agli Oscar, conquistando la statuetta per la migliore sceneggiatura originale.

In altri casi sono invece le vicende politiche a determinare il destino di un film. Il seme del fico sacro di Mohammad Rasoulof e Un semplice incidente di Jafar Panahi, entrambi diretti da registi dissidenti iraniani, non hanno potuto rappresentare il loro Paese ma sono entrati nella corsa all’Oscar grazie alle coproduzioni internazionali, venendo candidati rispettivamente dalla Germania e dalla Francia. Esistono poi esempi di segno opposto, come RRR, escluso dalla candidatura dell’India ma comunque capace di conquistare l’Oscar per la migliore canzone originale con “Naatu Naatu”, dimostrando come le scelte delle commissioni nazionali non sempre coincidano con il reale potenziale internazionale di un’opera.

È proprio tra nuove regole dell’Academy, selezioni nazionali, coproduzioni internazionali e strategie politiche che prende forma la corsa verso l’Oscar 2027. Ecco un’analisi sui dieci film che, per prestigio, riconoscimenti e contesto produttivo, sembrano non solo ad oggi i candidati più credibili a rappresentare il proprio Paese ma anche più forti nella categoria del Miglior film internazionale.

La bola negra (Spagna)

Dopo aver conquistato il Prix de la mise en scène allo scorso Festival di Cannes, La bola negra si è immediatamente imposto come il principale candidato a rappresentare la Spagna nella corsa all’Oscar per il Miglior film internazionale. Diretto dal duo Javier Calvo e Javier Ambrossi, il film intreccia tre linee temporali – dal 1932 ai giorni nostri – per affrontare temi come l’identità, la memoria e la repressione, ispirandosi sia all’opera teatrale La piedra oscura di Alberto Conejero sia all’omonimo romanzo incompiuto di Federico García Lorca.

L’opera racconta il peso dell’omofobia nella Spagna del Novecento e il legame con la figura di Lorca, costruendo un racconto ambizioso che unisce memoria storica e dramma personale. A rafforzarne il prestigio contribuisce anche un cast di primo piano, composto, tra gli altri, da Penélope Cruz, Lola Dueñas, Miguel Bernardeau e dal cantante Guitarricadelafuente al suo debutto come attore.

Dopo l’ottima accoglienza a Cannes e le recensioni estremamente positive ricevute dalla critica internazionale, La bola negra appare oggi come il titolo con le maggiori probabilità di essere selezionato dall’Academia de Cine spagnola. La concorrenza interna potrebbe non mancare, ma il riconoscimento ottenuto sulla Croisette, unito al forte valore artistico e al respiro internazionale del progetto, lo rende il candidato naturale per rappresentare la Spagna agli Oscar. Qualora venisse confermato come candidatura ufficiale, il film avrebbe concrete possibilità di ritagliarsi un ruolo da protagonista anche in altre categorie tra cui Miglior film, Miglior regia e Miglior attrice non protagonista (Penélope Cruz).

Fjord (Qualificazione diretta)

Il vincitore della Palma d’Oro al Festival di Cannes di quest’anno è uno dei primi esempi concreti dell’impatto della nuova normativa introdotta dall’Academy. Grazie al massimo riconoscimento conquistato sulla Croisette e alla prevalenza di dialoghi in rumeno e norvegese, il film può infatti accedere direttamente alla corsa per il Miglior film internazionale, senza dipendere dalla selezione ufficiale di un singolo Paese. Si tratta di una novità destinata a cambiare profondamente la categoria. Essendo una coproduzione tra Romania, Francia e diversi Paesi scandinavi, Fjord avrebbe potuto incontrare ostacoli nella scelta della candidatura nazionale. Il nuovo regolamento elimina invece questo rischio, garantendo al film la possibilità di competere direttamente con gli altri contendenti.

Interpretato da Sebastian Stan e Renate Reinsve, Fjord affronta il tema dello scontro tra valori conservatori e società liberale attraverso la vicenda di una famiglia rumeno-norvegese che si trasferisce nei fiordi della Norvegia e finisce al centro di una complessa battaglia con i servizi sociali. Mungiu, già vincitore della Palma d’Oro nel 2007 con 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni, torna così a confrontarsi con questioni morali e sociali di grande attualità, confermando il suo status di uno dei più autorevoli autori del cinema europeo.

Oltre a essere uno dei candidati più solidi per il premio al Miglior Film Internazionale, Fjord viene già indicato come un possibile protagonista dell’intera stagione degli Oscar. La distribuzione americana curata da Neon e il prestigio acquisito a Cannes potrebbero infatti favorire una campagna capace di spingersi anche oltre la categoria internazionale, rendendolo uno dei titoli da seguire con maggiore attenzione nei prossimi mesi.

All of a Sudden (Giappone)

Dopo il trionfo di Drive My Car agli Oscar 2022, Ryūsuke Hamaguchi è diventato uno dei registi internazionali più apprezzati dall’Academy. Per questo motivo, il suo nuovo film All of a Sudden (Kyū ni guai ga waruku naru) parte già con i favori del pronostico per rappresentare il Giappone nella corsa all’Oscar per il Miglior iilm Internazionale.

Presentato in concorso al Festival di Cannes, il film ha conquistato il Prix d’interprétation féminine assegnato ex aequo a Virginie Efira e Tao Okamoto, confermando ancora una volta la straordinaria sensibilità di Hamaguchi nel dirigere i suoi interpreti. Ispirato al carteggio tra la filosofa Makiko Miyano e l’antropologa Maho Isono, il racconto affronta con delicatezza temi come la malattia, la cura e il significato delle relazioni umane, elementi che da sempre caratterizzano il cinema del regista giapponese.

Pur trattandosi di una coproduzione internazionale ambientata tra Parigi e Kyoto, il film conserva una forte identità autoriale e rappresenta una naturale prosecuzione del percorso artistico di Hamaguchi. La presenza di una protagonista francese e il respiro internazionale del progetto potrebbero inoltre favorirne la diffusione presso i votanti dell’Academy.

Salvo sorprese dell’ultima ora, All of a Sudden appare oggi come il candidato più credibile per essere scelto dal Giappone. L’autore gode di un prestigio ormai consolidato nel circuito festivaliero e all’interno dell’Academy, mentre il riconoscimento ottenuto a Cannes rappresenta un ulteriore biglietto da visita per una pellicola che potrebbe ambire non solo alla candidatura nella categoria internazionale, ma anche a ritagliarsi uno spazio nelle principali conversazioni della Stagione dei premi.

Minotaur (Lettonia)

Tra i titoli che potrebbero ritagliarsi un ruolo importante figura anche Minotaur, il nuovo film di Andrej Zvjagincev. Presentato in concorso al Festival di Cannes 2026, il regista russo ha conquistato il Grand Prix Speciale della Giuria, confermando ancora una volta il suo prestigio nel panorama del cinema d’autore internazionale.

Liberamente ispirato a Stéphane, una moglie infedele di Claude Chabrol, il film racconta la crisi personale di un dirigente d’azienda nella Russia contemporanea, intrecciando il dramma familiare con il contesto dell’invasione dell’Ucraina. Come già accaduto in opere quali Leviathan e Loveless, Zvjagincev utilizza una vicenda privata per riflettere sul clima politico e morale del proprio Paese, offrendo uno sguardo critico sulla società russa.

Sebbene il film sia ambientato in Russia e recitato interamente in lingua russa, la sua produzione coinvolge Francia, Lettonia e Germania. Considerato che la Russia non presenta un candidato agli Oscar da diversi anni, la Lettonia appare oggi il Paese con le maggiori probabilità di candidare ufficialmente Minotaur nella categoria internazionale. Sarebbe una soluzione coerente con la struttura produttiva del progetto e consentirebbe a uno dei principali autori europei di tornare nella competizione dell’Academy.

Il prestigio di Zvjagincev, il riconoscimento ottenuto a Cannes e il forte profilo autoriale del film ne fanno già uno dei titoli più accreditati della stagione. Qualora la candidatura lettone dovesse concretizzarsi, Minotaur avrebbe tutte le carte in regola per inserirsi tra i principali contendenti alla nomination, riportando il cinema del regista russo al centro della corsa agli Oscar dopo il successo internazionale di Loveless.

La Gradiva (Francia)

Tra i titoli che potrebbero rappresentare la Francia agli Oscar trovimo La Gradiva, sorprendente esordio nel lungometraggio di Marine Atlan. Presentato alla Semaine de la Critique del Festival di Cannes, il film ha conquistato il Grand Prix della sezione, imponendosi come una delle rivelazioni dell’intera manifestazione e attirando immediatamente l’attenzione della critica internazionale.

Ambientato durante una gita scolastica tra Napoli e Pompei, La Gradiva segue un gruppo di adolescenti alle prese con le inquietudini della crescita, dell’identità e della scoperta di sé. Ispirandosi al romanzo Gradiva di Wilhelm Jensen, Atlan costruisce un racconto di formazione che mette in dialogo il presente dei suoi protagonisti con la dimensione senza tempo delle rovine pompeiane, evitando i cliché del genere e privilegiando uno sguardo intimo e profondamente umano.

Accolto con entusiasmo dalla stampa internazionale, il film è stato definito una delle migliori opere prime dell’anno, ricevendo elogi per la regia, la scrittura e l’autenticità delle interpretazioni del giovane cast. Le candidature alla Caméra d’Or e alla Queer Palm hanno ulteriormente consolidato il prestigio dell’opera all’interno del circuito festivaliero.

In attesa di conoscere la decisione della commissione francese, La Gradiva appare oggi come uno dei candidati più credibili a rappresentare il Paese agli Oscar. La Francia dispone tradizionalmente di numerose alternative, ma il forte consenso raccolto a Cannes e il profilo internazionale già acquisito dall’opera potrebbero fare la differenza. Se confermata, la scelta segnerebbe una scommessa su una nuova voce del cinema francese, capace di coniugare sensibilità autoriale e respiro universale.

Fatherland (Polonia)

Tra i titoli destinati a occupare un posto di primo piano nella corsa all’Oscar per il Miglior Film Internazionale c’è anche Fatherland, il nuovo film di Paweł Pawlikowski, uno degli autori europei più apprezzati dall’Academy. Dopo il trionfo di Ida, vincitore dell’Oscar nel 2015, e le tre candidature ottenute da Cold War nel 2019, il regista polacco torna con un’opera storica che affronta uno dei momenti più delicati del dopoguerra tedesco.

Presentato in concorso al Festival di Cannes 2026, Fatherland ha conquistato il Prix de la mise en scène, confermando ancora una volta il talento visivo di Pawlikowski. Girato in un elegante bianco e nero, il film segue Thomas Mann e la figlia Erika nel loro viaggio attraverso una Germania ancora profondamente segnata dalla Seconda guerra mondiale, trasformando un episodio storico in una riflessione sull’identità, la memoria e le ferite lasciate dal Novecento.

Pur essendo una coproduzione tra Polonia, Germania, Italia e Francia, il film appare il candidato naturale della Polonia. Il prestigio internazionale del regista, il riconoscimento ottenuto a Cannes e una filmografia già fortemente legata all’Academy rappresentano elementi difficilmente ignorabili dalla commissione nazionale.

Se verrà scelto come rappresentante polacco, Fatherland partirà con credenziali estremamente solide nella corsa alla nomination. Il sostegno di MUBI sul mercato internazionale e il profilo autoriale di Pawlikowski potrebbero inoltre consentire al film di ritagliarsi uno spazio anche nelle categorie principali.

Coward (Belgio)

Dopo la candidatura all’Oscar ottenuta con Close, Lukas Dhont torna sulla Croisette con Coward, un dramma storico che potrebbe riportare il Belgio nella corsa al Miglior film internazionale. Presentato in concorso al Festival di Cannes, il film ha conquistato il Prix d’interprétation masculine per le interpretazioni di Emmanuel Macchia e Valentin Campagne, confermando ancora una volta la capacità del regista belga di dirigere con straordinaria sensibilità i suoi interpreti.

Ambientato durante la Prima guerra mondiale, Coward racconta la storia di un giovane soldato che si innamora di un commilitone appartenente a una compagnia di intrattenimento che si esibisce nelle retrovie con spettacoli en travesti. Partendo da una fotografia d’epoca conservata all’Imperial War Museum, Dhont costruisce un racconto che intreccia amore, identità e guerra, affrontando temi universali con lo stile intimo e delicato che caratterizza tutta la sua filmografia.

Alla luce dell’accoglienza ottenuta a Cannes e del prestigio ormai consolidato del regista, Coward appare oggi il candidato più credibile per rappresentare il Belgio agli Oscar. Il film unisce infatti un forte impianto autoriale a un’emotività capace di raggiungere anche un pubblico internazionale, una combinazione che negli ultimi anni si è spesso rivelata vincente nella categoria del Miglior film internazionale.

Se il Belgio dovesse confermare questa scelta, Coward partirebbe con ottime possibilità di conquistare una nomination. Il precedente rapporto privilegiato tra Dhont e l’Academy, unito al riconoscimento ottenuto sulla Croisette e alla distribuzione internazionale affidata a MUBI, lo rende uno dei contendenti più solidi dell’intera stagione.

Yellow Letters (Qualificazione diretta)

Tra i primi film ad aver già conquistato un posto nella corsa all’Oscar 2027 c’è Yellow Letters (Gelbe Briefe), il nuovo lavoro di İlker Çatak. Vincitore dell’Orso d’Oro al Festival di Berlino, il film rientra infatti tra le opere che possono accedere direttamente alla competizione per il Miglior film internazionale grazie al nuovo regolamento introdotto dall’Academy, senza dover necessariamente passare attraverso la selezione di un singolo Paese.

Ambientato in Turchia, il film racconta la storia di una famiglia travolta dalle conseguenze del proprio impegno politico contro il governo di Recep Tayyip Erdoğan. Attraverso il progressivo sgretolarsi dell’equilibrio familiare, Çatak affronta temi come la libertà d’espressione, la repressione politica e il prezzo delle proprie convinzioni, costruendo un dramma intenso e profondamente contemporaneo.

Dopo il successo internazionale di La sala professori, candidato all’Oscar per la Germania nel 2024, İlker Çatak conferma il proprio talento con un’opera che ha convinto la giuria della Berlinale e raccolto numerose nomination anche ai Deutscher Filmpreis.

Shame and Money(Qualificazione diretta)

Tra le sorprese più interessanti della stagione figura Shame and Money, il nuovo film del regista kosovaro Visar Morina. Presentato in anteprima al Sundance Film Festival, il dramma familiare ha conquistato il Gran Premio della Giuria nella sezione World Cinema Dramatic Competition, uno dei riconoscimenti che, secondo il nuovo regolamento dell’Academy, garantiscono l’accesso diretto alla corsa per l’Oscar al Miglior film internazionale.

Il film racconta la storia di Shaban, un padre di famiglia che, travolto dalle difficoltà economiche, si trova a scegliere tra il proprio orgoglio e la necessità di accettare l’aiuto dei familiari. Attraverso un racconto intimo e profondamente realistico, Morina affronta temi universali come la dignità, la povertà e il peso delle responsabilità familiari, offrendo uno spaccato della società balcanica contemporanea.

Grazie al prestigio ottenuto al Sundance e al forte consenso della critica, Shame and Money si candida così a essere uno dei possibili outsider nella corsa alla nomination, confermando la crescente attenzione internazionale verso il cinema proveniente dal Kosovo.

Possible Love (Corea del Sud)

Possible Love è il nuovo film di Lee Chang-dong, autore considerato uno dei più grandi registi del cinema asiatico contemporaneo. A otto anni da Burning – L’amore brucia, il regista torna dietro la macchina da presa con un dramma sentimentale che, sulla carta, possiede tutte le caratteristiche del cinema che lo ha reso celebre: una profonda analisi dei rapporti umani, personaggi complessi e una riflessione sulle contraddizioni della società contemporanea.

La storia segue quattro sconosciuti le cui vite si intrecciano casualmente, dando origine a una serie di relazioni che mettono in discussione i loro legami sentimentali e li costringono ad affrontare verità scomode sull’amore, sul desiderio e sul senso dell’impegno. Un intreccio corale che richiama i temi ricorrenti della filmografia di Lee Chang-dong, da sempre interessato alle fragilità emotive e morali dei suoi protagonisti.

Il regista è una presenza abituale nei grandi festival internazionali: Oasis gli è valso il Leone d’Argento per la regia alla Mostra di Venezia, Secret Sunshine ha conquistato il premio per la migliore attrice a Cannes, Poetry quello per la migliore sceneggiatura, mentre Burning è stato uno dei film più acclamati del 2018, diventando anche il primo titolo coreano inserito nella shortlist dell’Oscar al Miglior film internazionale.

Netflix distribuirà Possible Love nell’ultimo quadrimestre del 2026, garantendogli una visibilità mondiale. Proprio la combinazione tra il prestigio del regista, il forte richiamo autoriale e una distribuzione internazionale rende il film il candidato più naturale a rappresentare la Corea del Sud nella corsa all’Oscar per il Miglior film internazionale. Se le aspettative saranno confermate, potrebbe diventare uno dei titoli più competitivi dell’intera stagione dei premi e riportare Lee Chang-dong al centro della corsa agli Academy Awards.

Sabrina Canzanella
Founder & Editor – Awards Season Blog

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