L’ultimo turno trionfa agli “Oscar svizzeri”: Heldin è il miglior film dell’anno e campione d’incassi

L’ultimo turno (Heldin) di Petra Volpe trionfa agli Swiss Film Awards 2026 come Miglior Film e campione d’incassi. Il dramma, interpretato da Leonie Benesch e già shortlist agli Oscar 2026, racconta con realismo l’estenuante notte di un’infermiera, celebrando l’eroismo quotidiano e denunciando le fragilità del sistema sanitario moderno

Late Shift(Heldin) – in Italia è stato distribuito con il titoloL’ultimo turno– è stato il protagonista assoluto degliSwiss Film Awards 2026. L’opera della registaPetra Volpeha dominato la cerimonia di Zurigo aggiudicandosi quattro premi, tra cui Miglior Lungometraggio e Miglior Sceneggiatura. Il film ha inoltre segnato un primato storico vincendo il “Box Office Quartz”, riconoscimento per il miglior incasso dell’anno con oltre 207.000 spettatori. Già presentato in anteprima alla Berlinale dello scorso anno, il dramma è stato scelto per rappresentare laSvizzeraagliOscar 2026, riuscendo a conquistare un posto nella prestigiosa shortlist dei semifinalisti.

TRAMA:Il film è un omaggio viscerale e realistico al personale infermieristico, troppo spesso invisibile nonostante il ruolo cruciale nella società. La narrazione segue l’intenso turno di notte di un’infermiera ospedaliera (Leonie Benesch), costretta a muoversi in un ambiente dove la pressione del tempo e la scarsità di risorse mettono costantemente alla prova la sua resistenza fisica ed emotiva. Attraverso una regia intima e serrata, Heldin trasforma un singolo turno lavorativo in un’odissea urbana, mostrando i sacrifici silenziosi che si consumano dietro le porte delle corsie ospedaliere.

L’ultimo turno: L’eroismo dell’ordinario

Petra Volpe, già autrice del celebreThe Divine Order, torna a esplorare ildramma socialeconcentrandosi sulla dignità del lavoro e sulla crisi del sistema sanitario. Il tema centrale è l’eroismo quotidiano: il titolo stesso,Heldin(Eroina), non si riferisce a gesta epiche, ma alla resilienza necessaria per restare umani in condizioni lavorative alienanti. Il film analizza la contrapposizione tra la vocazione alla cura e la rigidità burocratica, offrendo una riflessione acuta sul valore che la società attribuisce alla vita e a chi la protegge. Un’opera cinica ma profondamente empatica che interroga lo spettatore sull’etica della nostra assistenza collettiva.

Sabrina Canzanella
Founder & Editor – Awards Season Blog

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