Per la rubrica“4 Chiacchiere tra cinefili“, ho avuto il piacere di incontrare virtualmente i creatori della pagina InstagramIl Trio Cinefilo. In questa intervista ci immergiamo nel cuore di una delle realtà più autentiche e appassionate del panorama social cinematografico italiano.
Attraverso le voci di Marco, Veronica e Gianluca, scopriamo la genesi di un progetto nato nella primavera del 2018 non solo per parlare di film, ma per rispondere a un’esigenza profonda di connessione umana. Quello che emerge è il racconto di un rapporto con la settima arte che si evolve insieme ai suoi protagonisti: dal rifugio dell’infanzia tra i western di papà, alla curiosità viscerale verso la realtà contemporanea, fino a quell’amore “critico” che oggi bilancia emozione e tecnica.
Il Trio non si sottrae al confronto sui titoli più caldi e divisivi delle ultime stagioni, come Sinners e Bugonia, offrendo riflessioni che spaziano dal cinema di genere alle opere autoriali di maestri come Lanthimos o Laxe. Oltre all’analisi dei film, l’intervista tocca temi cruciali come il ruolo della divulgazione su Instagram, la disillusione verso la prevedibilità degli Oscar e la riscoperta del grande schermo come esperienza collettiva insostituibile.
Il ritratto che ne deriva è quello di una comunità che, nonostante la saturazione dei social, rivendica il valore dell’identità e del dialogo autentico. Un invito a non restare spettatori passivi, ma a diventare parte attiva di un racconto in continua evoluzione. Buona lettura!

Come nasce la vostra pagina Instagram?
MARCO:La pagina nasce nella Primavera del 2018, al centro di un periodo particolarmente buio della mia vita. Fui spinto dall’esigenza di connettermi a nuove persone, prima che parlare di cinema. La pagina si chiamava semplicemente IlCinefilo. Successivamente, chiesi a Gian, che conosco dai tempi del liceo e appassionato di Serie TV, di entrare a far parte del progetto: nasce ildu0cinefilo. A dimostrazione che lo scopo iniziale per cui fondai il profilo non è mai venuto meno, in seguito entrerà nella pagina anche Veronica, ragazza conosciuta proprio su Instagram e quindi inizialmente follower, oggi co-amministratrice del profilo e amica per la vita.
VERONICA:Non sono una dei fondatori della pagina, io sono giunta a gennaio 2021 prima solo per parlare di libri e poi successivamente sono diventata una parte del trio “a tutto tondo”. La cosa simpatica è che io nasco come semplice follower dell’allora “duocinefilo”.
GIANLUCA:La pagina Instagram è nata per volontà di Marco. Io mi sono unito successivamente. Un giorno mi ha proposto di salire a bordo e dopo una breve riflessione ho accettato. Era necessario pensarci perché il progetto avrebbe preso tempo, ma sono ben felice di dedicarlo per qualcosa che amo. È uno spazio che mi permette di coltivare questa passione e condividerla con altre persone.
Come descriveresti oggi il tuo rapporto con il cinema?
MARCO:Il mio rapporto con il cinema è fluido. Quando ero piccino era il momento del week-end in cui vedevo film con mio padre. Fu lui ad “iniziarmi” ai western, ai polizieschi e ai buddy movie: io nasco con questi generi. Crescendo è diventato un momento di aggregazione con gli amici, senza mai vederlo con l’occhio critico che ho oggi. Questa voglia di conoscere e indagare il cinema nasce proprio nel 2018, quando apro il profilo. Lì mi si spalanca un mondo. Oggi sento di non avere un genere prediletto: cerco di farmi investire dalla volontà del regista. Sì, anche questo è cambiato con il tempo: non vedo più un film in base al trend, agli attori, ma soprattutto in base al regista. La mia ricerca, ad oggi, è rivolta ai film che siano la massima espressione dell’audiovisivo, cioè che parlino con le immagini, non solo con le parole.
VERONICA:Il cinema è diventata una passione seria relativamente di recente. Il mio rapporto con il cinema cambia esattamente di pari passo alla mia crescita. Da piccola significava, per lo più, un rifugio in mondi diversi, ma anche momenti di condivisione con la mia famiglia. Da adolescente il cinema è stato un divertimento con gli amici, risate in sala buia e chiacchiere. Ma è quando sono diventata grande – direi recentemente XD – che ha assunto un valore totalmente nuovo: più viscerale, emotivo, riflessivo. Importante. Adesso non è un mondo in cui rifugiarmi, ma un mezzo con cui leggere la realtà e com’è cambiata nel tempo. È aprirsi a costanti nuovi punti di vista, è una fiamma che alimenta la mia curiosità, mai sazia di storie.
GIANLUCA:Oggi il mio rapporto col cinema è di amore critico. Amore perché è viscerale, è qualcosa che ti attrae in modo irrazionale. Vederlo significa arricchirsi. Mi dà sempre emozioni. Critico, invece, perché ciò che guardo diventa motivo di riflessione, di analisi, di confronti. È l’aspetto più razionale. Infatti, il cinema è arte e nell’arte conta la tecnica e contano le emozioni. All’inizio, quando ero più piccolo, non la pensavo così. Ero più acerbo, mi soffermavo solamente a pensare “bello questo film”. L’età e il numero di visioni hanno determinato passo dopo passo il cambiamento. Serviva maturità ed esperienza.
Sinners e Bugonia sono stati tra i film più divisivi dell’anno: che cosa ne pensi?
MARCO:Sono entrambi titoli interessanti, peraltro accolti in maniera molto diversa da critica e opinione pubblica. Ritengo che Sinners sia tecnicamente pregevole, con un grande uso della fotografia e del sonoro. Ne ho apprezzato la capacità di attraversare i generi (western, horror, musical) mettendo in evidenza questo legame con le origini: l’Africa, i simbolismi, la stregoneria, il blues. Sono rimasto meno colpito da come questi elementi siano stati gestiti a livello narrativo: rimane tutto un po’ slegato. Inoltre, è un film che spiega fin troppo le sue intenzioni. Ho trovato anche poco strutturata e debole la narrazione vampiresca, con il personaggio di Jack O’Connell veramente mal sfruttato. Rimane un buon film, che non si dimentica, ma gli manca parecchio per entrare nel mio Olimpo. Per quanto riguarda Bugonia, l’ho apprezzato molto di più. Mi ha colpito l’estetica retrò e una sceneggiatura solidissima nel costruire dialoghi e situazioni surreali. Lanthimos dirige uno dei film meno commerciali della sua recente filmografia, ma tratta tematiche attuali con la naturale disinvoltura dei grandi. Inoltre, Emma Stone e Jesse Plemons si confermano qui i migliori interpreti della loro generazione. La piega fantascientifica che prende il film, poi, è per me la ciliegina sulla torta.
VERONICA:Bugonia avrebbe meritato un maggiore riconoscimento a tutto tondo, ci ha regalato una delle migliori interpretazioni maschili e anche uno spaccato realistico della nostra contemporaneità. Forse non abbastanza pop da entrare nell’immaginario collettivo, ma per me uno dei migliori film del 2025. Con Sinners ho avuto un rapporto conflittuale: il troppo hype arrivato da oltreoceano mi aveva fatto arrivare in sala con troppe aspettative. Maledette aspettative! Rivedendolo, ma soprattutto aprendomi anche al dialogo che ha acceso la comunità cinefila, il film mi ha acceso qualcosa dentro e sebbene abbia dei punti deboli, oggi lo reputo oggi un film importante e che resterà negli anni con dei momenti già iconici e parodizzati (vedi il nuovo Scary Movie in arrivo).
GIANLUCA:Bugonia è un film che mi è piaciuto. Lanthimos, a modo suo, è riuscito a portare in Occidente le linee seguite dal film coreano da cui è tratto. Parlare della società attraverso eccessi ed ironia non è cosa facile. Su Sinners, invece, sono molto più critico. È un film comunque affascinante, che punta sulla spettacolarizzazione, anche tecnica, e ha una colonna sonora che spacca. Tuttavia, lo trovo caotico, un calderone di temi e di generi, incontrollato e strabordante.
Qual è l’ultimo film che hai visto al cinema?
MARCO:L’ultimo film visto al cinema è Project Hail Mary, space opera diretta da Phil Lord e Christopher Miller, che ha ottenuto un successo trasversale. Vorrei poter scrivere di essere stato travolto da questo successo ma mentirei. Attenzione, in sala è stata un’esperienza visivamente ed emotivamente notevole: ho riso e anche pianto in un paio di occasioni. Non mi ha lasciato indifferente, anzi. Ma passata l’esperienza in sala, mi è rimasto poco addosso. Rimuginandoci sopra, la sceneggiatura si può considerare superficiale sotto molteplici aspetti. Da amante della fantascienza alta, questo per me è un difetto sul quale non riesco a soprassedere. Rimane un’opera di intrattenimento intelligente.
VERONICA:The Bride!
GIANLUCA:Ultimo film visto al cinema è Project Hail Mary. Questo è uno di quei film che va necessariamente visto in sala. A casa perderebbe troppo, a meno che non possiedi almeno una tv 100 pollici e un impianto audio eccellente.
Qual è il film non in lingua inglese che ti ha colpito di più quest’anno?
MARCO:Qui dovrò citarne più di uno. A bruciapelo ti dico Sirat, di Olivier Laxe. Ricordi quando parlavo di cinema e di “massima espressione dell’audiovisivo”? Sirat per me rappresenta quella definizione. Non è stato amore a prima vista, ma mi è cresciuto dentro con il passare delle settimane e tutt’oggi resta per me un pensiero fisso. Il road movie che diventa horror; la musica che diventa un rituale tellurico e atto di libertà; personaggi unici; colpi di scena; innumerevoli chiavi di lettura; nessun suggerimento allo spettatore. È il mio cinema. Ho amato anche No other choice di Park Chan-wook, una satira feroce che in sala mi ha travolto. Anche La grazia di Sorrentino e Un semplice incidente di Panahi mica male, ma Sentimental Value di Joachim Trier è il film che più ha toccato corde personali. Ricordi il “periodo buio” citato in occasione della creazione della pagina? Beh, il film di Trier racconta indirettamente quella mia piccola parte di storia e la coincidenza è che ogni singolo personaggio di quel film rappresenti alla perfezione le persone che mi hanno circondato in quel periodo. Non dico di più, mi sono dilungato.
VERONICA:Assolutamente, senza ombra di dubbio, Sirat.
GIANLUCA:Ti direi Sentimental Value e No Other Choice. È vero sono due ma volevo citare entrambi sia per il loro valore artistico sia per mettere in evidenza il fatto che sia il cinema europeo che quello orientale non hanno niente di meno rispetto a quello americano. Quando ero più piccolo vedevo solo film americani ma ora sono aperto a qualunque tipo di cinema. Negli ultimi anni mi sono immerso moltissimo, per esempio, nel cinema orientale. È un bel mondo, ci sanno fare.
C’è un film che ti ha deluso particolarmente, nonostante le aspettative?
MARCO:Finora è stato un 2026 molto positivo lato cinema. Se ti dovessi dire un film che mi ha deluso, non ti direi un film che reputo irricevibile o terribile, ma magari un titolo che rispetto al giudizio globale ritengo meno forte o meno “mio”: Marty Supreme. È indubbio che tecnicamente sia un film ben diretto, ben montato e, soprattutto, ben costruito sul suo protagonista. È altrettanto vero, tuttavia, che oltre al protagonista io abbia trovato poche “storie nelle storie” particolarmente interessanti. Gira tutto intorno a Chalamet e il resto viene meno, in un ripetersi di situazioni che per alcuni tratti ho trovato quasi frustranti. Per sintetizzare: lo trovo un film poco totalizzante.
VERONICA:A malincuore, Scream VII è il primo passo falso della saga. Non tutto da buttare, ma dovendo scegliere una delusione recente scelgo lui.
GIANLUCA:Ultimamente mi ha deluso moltissimo Weapons. Mi ha annoiato. Vabbè che ho un rapporto conflittuale con Zach Cregger, anche il suo precedente film Barbarian non mi aveva particolarmente entusiasmato. Può succedere, non può piacere tutto. L’importante, penso, è che l’entusiasmo o la delusione non nascano per pregiudizi o perché influenzati da idee di tizio o caio o perché si caricano troppo le aspettative. Vedere e poi giudicare.
Hai seguito gli Oscar di quest’anno? Ti hanno soddisfatto?
MARCO:Se parliamo dei film vincitori è uno dei pochi anni in cui posso ritenermi soddisfatto, per quanto non ritenga i premi la cartina tornasole del reale valore di un film. In tal senso, ritenevo Una battaglia dopo l’altra il miglior film in gara e ha vinto, perciò non posso definirmi deluso. Forse c’erano pochi film, ma effettivamente non ci sono stati titoli di grandissimo livello lo scorso anno: un nucleo di buoni/ottimi film che, più o meno, sono tutti entrati nelle varie categorie. Mi piace questa nuova attitudine di privilegiare pellicole internazionali e di genere (soprattutto horror). Tuttavia, ho sempre l’impressione che Hollywood arrivi in ritardo anche sulle tendenze. Deluso dalla non vittoria de La piccola Amelie, ma più in generale dalla prevedibilità dell’assegnazione delle statuette. Ormai basta seguire un minimo la stagione dei premi per fare en plein di prediction. Questo toglie completamente pathos alla cerimonia. A mio avviso andrebbe istituita una giuria indipendente, rivoluzionare il format, renderlo più appetibile ai giovani. Ma comprendo che sia di fatto un evento pubblicitario e che abbia a che fare più con le case di produzione che con la settima arte in sé.
VERONICA:Non li seguo assiduamente da un po’ di anni, e negli ultimi due ho perso totalmente interesse. Dò maggiormente peso a Cannes o Berlino, anche se anche in queste cerimonie lentamente ci si sta allontanando dal premiare film davvero dirompenti. Li uso come orientamento per attenzionare titoli in arrivo, ma non mi baso minimamente sulle vittorie.
GIANLUCA:Non ho seguito la cerimonia, ma come ogni anno ho seguito tutta la stagione dei premi. Non mi hanno deluso, però sono diventati scontati. Alla fine ha vinto chi doveva vincere o quasi. Mancano le sorprese.
Hai un film che consideri “rifugio”?
MARCO:Recentemente c’è stato un evento particolarmente stressante, ma anche felice, nella mia vita. Ebbene, poco prima di tale evento ho rivisto per la milionesima volta Balla coi lupi. Anche qui torna il western dell’infanzia visto con mio padre. Perciò ti direi proprio questo film, senza aggiungere altro.
VERONICA:Sempre e solo la trilogia de Il Signore degli Anelli.
GIANLUCA:Non ho un film rifugio. Sono una persona che non ama particolarmente rivedere film tranne rari casi. Mi piace guardare sempre pellicole diverse. Esploro.
Che ruolo pensi abbia oggi una pagina Instagram nella divulgazione cinematografica?
MARCO:Ahimè, ti direi che ha un ruolo molto marginale, se non consideriamo i grossi influencer del settore. È pur vero che ci capita spesso, in quanto trio, di far scoprire film o serie a molti nostri seguaci/amici, ma ho sempre più la percezione che i social tendano a premiare i profili grossi a scapito dei “piccoli”. O magari è semplicemente che la gente ha ormai identificato dei personaggi pubblici target e si affida a quelli. C’è poca voglia di scoprire volti nuovi. Questo è un lato che un po’ mi deprime in quanto content creator. D’altro canto è anche la cosa che mi sprona di più a continuare: lo scopo non è il traguardo ma la lotta, in ogni ambito.
VERONICA:Oggi viviamo una vera e propria saturazione di questo genere di profili – e lo dico inserendo anche la nostra pagina – da un lato è bello vedere che il cinema abbia una comunità così forte, però forse dovremmo tornare a parlare di cinema da semplici appassionati e appassionate e non da critici, cercando il dialogo e non la polarizzazione, ma soprattutto spingendo all’approfondimento. Tutto ciò non si sposa con la viralità e la velocità del social, infatti penso che stia stufando molte persone.
GIANLUCA:una pagina Instagram di divulgazione cinematografica ha il ruolo di rendere democratico il cinema. Tuttavia, in generale, penso che si siano standardizzati i modi di divulgazione. Si parla sempre delle stesse cose e nello stesso modo. In questo oceano di pagine chi vuole emergere o distinguersi deve dialogare con il pubblico in primis. È strano a dirsi ma un social è fatto per parlare e molto spesso non lo si fa. Si posta e basta e si contano i like e i commenti. Altra cosa è che si debba far conoscere al pubblico cinema diversi, film diversi. È bello poter scoprire qualcosa di nuovo. Infine credo che una pagina debba essere autentica e personale. Chi crea contenuti deve metterci sé stesso. In una recensione deve esserci il cuore di chi l’ha scritta.

C’è una pagina o un progetto su Instagram che consiglieresti di seguire?
MARCO:Seguo e collaboro con diverse realtà, soprattutto su YouTube, dove condividiamo retrospettive e approfondimenti. In generale faccio fatica a consigliare una singola pagina Instagram in senso assoluto, perché il panorama è molto saturo e spesso i contenuti tendono a somigliarsi. Detto questo, tra i progetti con cui ho un rapporto più diretto ci sono L’angolo del racoon e IlLuogoComuneOfficial, con cui condividiamo anche contenuti e confronti fuori da Instagram. Sono realtà che, al di là della piattaforma, portano avanti un lavoro di approfondimento e dialogo sul cinema che apprezzo molto. Più che una singola pagina, oggi mi interessa il modo in cui un progetto riesce a costruire una propria identità e un proprio spazio di confronto, ed è quello che cerchiamo di fare anche noi.
VERONICA:Ci sono tante pagine su Ig che amo leggere, soprattutto nella nicchia horror c’è un brulicare di voci molto interessanti per cui citerò sicuramente horroritalia24 e per uno sguardo più a tutto tondo, con video-pillole brevi ma ben fatte consiglio tnl_thenextline
GIANLUCA:Visto che, come detto in precedenza, sto seguendo in modo attivo il cinema e le serie tv orientali, sento di poter consigliare due pagine. La prima è strangerclubofseries. Con loro ci collaboro attivamente per la rubrica Ciak a Seoul. Sono due sorelle che amano l’oriente, portano contenuti di ogni tipo. Film, k-drama, musica, libri e pezzi di storia e cultura di quei luoghi. Hanno anche un blog con lo stesso nome. L’altra pagina che consiglio è korean_notes_. Gestita da una ragazza, anche lei tratta di cinema e serie tv asiatiche. Scrive sia in lingua italiana che inglese. Ama scrivere, tanto, e fa sempre analisi lucide.
Sabrina Canzanella
Founder & Editor – Awards Season Blog









