Per la rubrica “4 Chiacchiere tra cinefili” ho incontrato virtualmente il creatore di Cinema Coder, una pagina che unisce in modo originale la passione per il cinema con uno sguardo fresco e contemporaneo. Con i suoi contenuti riesce a raccontare film e serie TV andando oltre la semplice recensione, offrendo spunti, collegamenti e riflessioni che coinvolgono davvero chi legge.
Nata circa due anni fa dall’esigenza di condividere un interesse profondo con un pubblico più vasto, la pagina riflette l’identità del suo autore sin dal nome: un connubio tra l’analisi cinematografica e il suo percorso universitario in informatica, dove l’atto di “codificare” diventa una metafora per decriptare il linguaggio delle immagini. Gestita in totale autonomia per preservare una libertà espressiva che mette al primo posto la qualità e la soddisfazione personale, Cinema Coder si è evoluta in un progetto dove l’approccio alla visione non è solo un hobby, ma un’esperienza “totalizzante”.
Il suo autore, che ha affinato il proprio spirito critico anche attraverso la selezione di cortometraggi per il Fernando Di Leo Short Film Festival, propone una visione del cinema che non teme il confronto con i grandi titoli della stagione, mantenendo però un’onestà intellettuale rara. Dalle riflessioni sui remake di Lanthimos alle analisi strutturali di opere come Sinners, emerge un profilo capace di bilanciare la competenza tecnica con la passione viscerale. Nonostante le cocenti delusioni per attesissimi blockbuster d’autore, il suo sguardo resta orientato verso la scoperta di nuove perle, specialmente nel panorama italiano, come dimostra il suo apprezzamento per l’equilibrio di Le città di pianura. In questa intervista esploreremo il suo legame indissolubile con i classici “rifugio”, la sua opinione sugli ultimi Oscar e la sua visione sul ruolo cruciale, seppur accessibile, che i social media ricoprono oggi nella divulgazione culturale e cinematografica.

Come nasce la tua pagina Instagram?
Ho iniziato circa 2 anni fa e l’idea è partita semplicemente dal voler condividere la mia passione ad un pubblico più ampio, senza troppe pretese, dato che non avevo nessuno con cui parlarne e mi è sempre piaciuto riflettere e analizzare i film che guardavo, anche solo individualmente. Il nome deriva sia da questo concetto che dal fatto che studio informatica all’università, quindi sono abituato a “codificare”. Inoltre, la scelta di gestire la pagina da solo, per quanto possa ridurre la produttività e la velocità di pubblicazione, mi permette una certa libertà di decidere di cosa parlare e di come farlo, in modo che io stesso sia soddisfatto del risultato.
Come descriveresti oggi il tuo rapporto con il cinema?
Credo che lo definerei “totalizzante”. Questo perché, nel tempo, ho avuto sempre più la sensazione di volerlo approfondire e conoscere, sia per poterlo comprendere e analizzare nel miglior modo possibile, sia perché sentivo crescere la mia passione giorno dopo giorno, in maniera quasi esponenziale. Il fatto di aver iniziato a selezionare i cortometraggi per il Fernando Di Leo Short Film Festival, il festival che si tiene nel mio paese, mi ha permesso anche di scoprire lati del cinema da me poco frequentati in precedenza. Certamente negli ultimi anni ho cambiato il mio modo di approcciarmi alla visione e alla recensione di film, non tanto per predisposizione o interesse ma per esperienza, ottenendo perciò maggiore confidenza nelle mie parole e nel mio spirito critico.

Sinners e Bugonia sono stati tra i film più divisivi dell’anno: che cosa ne pensi?
Posso riassumere dicendo che il mio giudizio è positivo, ma con molte riserve, anche perché poco ispirato (essendo un remake), soprattutto in base alla filmografia di Lanthimos, che ho sempre apprezzato molto.
Riguardo Sinners, ne riconosco la grandezza cinematografica, in particolare dal punto di vista sonoro, ma l’ho trovato troppo divisivo non mediaticamente parlando, ma strutturalmente, con una prima parte di ottima qualità e che promette dinamiche molto interessanti ed una seconda parte che le tradisce, cadendo nei cliché del genere horror vampiresco, le cui motivazioni per quanto siano elevate socialmente e politicamente, non risollevano un film di fatto castrato del suo potenziale.
Qual è l’ultimo film che hai visto al cinema?
L’ultimo film che ho visto al cinema è stato Lo straniero di Francois Ozon. Ero curioso di vedere la versione del romanzo di Camus adattata da Ozon, che è uno dei registi/autori francesi più interessanti degli ultimi tempi, dopo aver già visto quella di Luchino Visconti con Mastroianni (buona ma inferiore a gran parte dei suoi film) e devo dire che il risultato è stato un po’ una via di mezzo. Lo ritengo un film molto riuscito a livello tecnico e “intellettuale”, ma che richiede una sana dose di pazienza, perché fa molta fatica ad ingranare e rischia di annoiare molti.
Qual è il film non in lingua inglese che ti ha colpito di più quest’anno?
Credo che sia proprio un film italiano ad avermi colpito di più, cioè Le città di pianura. Il film di Francesco Sossai è una boccata d’aria fresca nel marasma di produzioni italiani scadenti, perché ricercato autorialmente, ma girato con passione, senza presunzione o grandi pretese, riuscendo a trovare un equilibrio perfetto nella sua intelligente ironia capace di attrarre sia il pubblico generalista che cinefilo. È, secondo me, la direzione che il cinema italiano dovrebbe prendere per ristabilirsi e risorgere.
C’è un film che ti ha deluso particolarmente, nonostante le aspettative?
Tra i film che mi hanno deluso particolarmente di recente citerei indubbiamente Mickey 17 di Bong Joon-ho, che ho trovato davvero sbilanciato nei toni, pretenzioso e narrativamente e tematicamente confuso, a differenza di altri film del regista coreano decisamente più riusciti e impattanti. Ma anche il Nosferatu di Robert Eggers è stata una cocente delusione, dato il mio grande apprezzamento per la filmografia precendente del regista e il rispetto che ho nei confronti delle versioni di Murnau ed Herzog.
Hai seguito gli Oscar di quest’anno? Ti hanno soddisfatto?
Si, li ho seguiti, come faccio ogni anno, senza troppe aspettative ed anche in questo caso, consiglierei di leggere il mio post sugli Oscar di quest’anno, ma per farla breve, sono rimasto soddisfatto per le vittorie di Una battaglia dopo l’altra, il film che ho preferito della stagione. Per quanto riguarda gli altri premi, non ho apprezzato la vittoria di Amy Madigan, dettata palesemente dai media (allo stesso modo di Kpop Demon Hunters), come anche alcune vittorie di Sinners (attore protagonista e soprattutto sceneggiatura), in base a quello che ho detto in precedenza sul film.

Hai un film che consideri “rifugio”?
Me ne vengono in mente molti, però certamente tra i primi ci sarebbe la trilogia di Ritorno al futuro, che amavo sin da bambino, la guardavo a ripetizione, così come Il re leone, il quale è stato molto importante nel mio periodo infantile. Non posso non citare anche uno dei miei film preferiti (se non il mio preferito) Il buono, il brutto e il cattivo, il capolavoro western di Sergio Leone, che mi mette sempre in pace con l’arte cinematografica, sia a livello puramente tecnico che di intrattenimento.
Che ruolo pensi abbia oggi una pagina Instagram nella divulgazione cinematografica?
Credo che una pagina Instagram di cinema possa avere un ruolo nel consigliare e orientare il pubblico meno informato o specializzato verso la visione di film di qualità ed anche nella divulgazione cinematografica tanto quanto quello di un canale YouTube o di una rivista di cinema, se ovviamente gestita con competenza, esperienza e professionalità. Credo sia inevitabile, perché il mondo è cambiato, lo sviluppo tecnologico avanza e, quindi, anche il modo di comunicare e divulgare la cultura è cambiato. Non credo possa ambire al livello di enciclopedie di cinema o di approfondimenti accademici di critici professionisti, ma non è quello il suo obiettivo e a gran parte del pubblico quel livello non interessa.

C’è una pagina o un progetto su Instagram che consiglieresti di seguire? Perché?
La prima pagina che mi viene in mente è ilfilodelcinema, con cui mi trovo molto d’accordo sia nel modo di gestire la pagina che nel modo con cui recensisce e analizza i film. Inoltre, consiglierei anche aprogrammerwholovescinema, di cui apprezzo molto l’impaginazione dei post, che gioca proprio sul fatto di scrivere una recensione attraverso il codice e, per questo, non posso che trovarci una certa connessione.
Sabrina Canzanella
Founder & Editor – Awards Season Blog







