L’edizione 2026 dei David di Donatello delinea una delle cinquine per il Miglior Film più eterogenee e vibranti degli ultimi anni, capace di riflettere la vitalità di un cinema italiano sospeso tra il ritorno dei grandi maestri e l’affermazione di nuove, audaci voci autoriali. Al centro di questa sfida si staglia La grazia di Paolo Sorrentino: un’opera di straordinaria maturità che, con ben 14 nomination, guida la corsa ai premi. Attraverso una riflessione esistenziale sul potere e sul dubbio, Sorrentino sembra aver trovato un equilibrio inedito tra ambizione e controllo, posizionandosi come il favorito naturale della stagione.
A contendergli il primato è la vera rivelazione dell’anno, Le città di pianura di Francesco Sossai. Con il record di 16 candidature, questo “viaggio etilico” nella provincia veneta rappresenta l’alternativa più radicale e poetica, un manifesto di resistenza umana che trasforma il fallimento in epica. Sul fronte del grande cinema d’autore, Mario Martone con Fuori propone un’indagine frammentaria e coraggiosa sulla libertà di Goliarda Sapienza, un film che, nonostante la natura divisiva, ha conquistato l’Academy per la forza delle sue interpretazioni femminili.
La cinquina si completa con due opere che esplorano il trauma da prospettive opposte. Da un lato, Cinque secondi segna il ritorno di Paolo Virzì a una dimensione intima e dolente, dove il dolore privato di un padre diventa il fulcro di una fragile redenzione. Dall’altro, Silvio Soldini con Le assaggiatrici firma un solido dramma storico che analizza la coercizione e la sopravvivenza femminile all’ombra del nazismo. Tra ossessioni personali, cronache di provincia e dilemmi etici, questa selezione celebra un cinema italiano capace di rinnovare il proprio linguaggio, offrendo al pubblico storie universali radicate in un presente complesso e stratificato.
5. CINQUE SECONDI (Vision Distribution)
Con Cinque secondi – presentato in anteprima alla 20ª Festa del Cinema di Roma nella sezione “Grand Public” – Paolo Virzì torna a un cinema profondamente emotivo e personale, costruendo una narrazione che affonda le radici nel senso di colpa e nella possibilità – fragile e mai definitiva – della redenzione. Il film si sviluppa attorno a un evento minimo in termini temporali ma devastante nelle conseguenze: quei cinque secondi che hanno cambiato per sempre la vita del protagonista diventano il fulcro simbolico di un racconto sulla memoria e sull’impossibilità di riscrivere il passato.
Virzì sceglie una struttura apparentemente semplice, ma stratificata nella sua capacità di mettere in scena il dolore come condizione esistenziale. L’isolamento del protagonista non è solo fisico ma anche morale, e l’irruzione del gruppo di giovani rappresenta una frattura narrativa che introduce un elemento di vita, di caos e di confronto generazionale. Il film si muove così tra chiusura e apertura, tra immobilità e possibilità, senza mai cedere a una facile catarsi.
TRAMA:Distrutto dal senso di colpa, l’ex avvocato Adriano Sereni vive isolato nelle stalle di una villa in Toscana. La sua solitudine viene interrotta dall’arrivo di un gruppo di giovani idealisti guidati da Matilde, decisi a ripristinare i vigneti circostanti. L’iniziale ostilità di Adriano si trasforma gradualmente in una convivenza forzata che lo obbliga a confrontarsi con il trauma mai elaborato e con quei “cinque secondi” che gli hanno segnato la vita. Attraverso il legame con la comunità, Adriano riesce infine ad accettare le proprie responsabilità, aprendosi a una fragile ma necessaria possibilità di rinascita e riconnessione con gli altri
RICEZIONE CRITICA:La critica ha accolto il film come un ritorno alle origini per Virzì, riconoscendone la dimensione più intima e dolente. È stato particolarmente apprezzato il modo in cui la scrittura riesce a coniugare realismo e tensione emotiva, costruendo personaggi segnati ma mai ridotti a semplici funzioni narrative. Allo stesso tempo, sono emerse alcune riserve legate alla struttura, definita talvolta irregolare, ma proprio questa imperfezione è stata letta da molti come segno di vitalità. L’interpretazione centrale è stata considerata uno dei punti di forza, capace di restituire con autenticità il peso del trauma.

CHANCE DAVID:Cinque secondi gioca le sue carte sulla componente emotiva e sulla riconoscibilità del cinema di Virzì, molto amato dall’Academy italiana. Tuttavia, la sua natura più raccolta e meno ambiziosa rispetto ad altri titoli potrebbe limitarne la corsa al premio principale. Resta un candidato credibile, soprattutto se il voto dovesse orientarsi verso un’opera capace di parlare direttamente al pubblico attraverso sentimenti universali.
NOMINATION DAVID (4):miglior film, miglior attore, miglior attrice non protagonista, miglior sceneggiatura originale.
4. LE ASSAGGIATRICI (Vision Distribution)
Con Le assaggiatrici – tratto dall’omonimo romanzo di Rosella Postorino, a sua volta ispirato alla vera storia di Margot Wölk, che alla fine della sua vita ha confessato di essere stata da giovane un’assaggiatrice di Hitler – Silvio Soldini costruisce un racconto storico che si distingue per la sua prospettiva fortemente femminile e per la scelta di concentrare la tensione narrativa in uno spazio chiuso e ripetitivo. La quotidianità delle protagoniste, sospesa tra il bisogno di sopravvivere e la paura costante della morte, diventa il terreno su cui si sviluppa una riflessione più ampia sulla coercizione, sulla solidarietà e sul tradimento. Il film si muove con rigore formale, lavorando sui dettagli, sui corpi e sulle relazioni, evitando la spettacolarizzazione del contesto storico per privilegiare una dimensione più intima e psicologica. In questo senso, la guerra resta una presenza costante ma mai direttamente esibita, trasformandosi in una pressione invisibile che modella ogni gesto e ogni scelta.
TRAMA:Nel 1943, Rosa Sauer fugge da Berlino per rifugiarsi nella Prussia orientale, ma viene reclutata forzatamente dai nazisti. Insieme ad altre donne, è costretta a diventare un’assaggiatrice nella “Tana del Lupo”: il loro compito è consumare i pasti destinati a Hitler per sventare tentativi di avvelenamento. Tra terrore e fame, Rosa cercherà conforto in patti segreti e fragili alleanze con le compagne
RICEZIONE CRITICA:La ricezione è stata complessivamente positiva, con molti critici che hanno sottolineato il respiro internazionale dell’opera e la qualità della messa in scena. Particolare apprezzamento è stato riservato alla costruzione dello spazio filmico e alla capacità di dare identità a un gruppo di personaggi inizialmente indistinguibili. Non sono mancate però osservazioni critiche, soprattutto riguardo alla sceneggiatura, giudicata a tratti incerta, e alla gestione degli elementi melodrammatici, dove il film sembra talvolta trattenersi o non trovare piena espressione. Nonostante ciò, l’opera è stata riconosciuta come solida e coerente.

CHANCE DAVID:Le possibilità di vittoria si collocano in una zona intermedia. Il film, che gode di una certa autorevolezza, rafforzata dal Globo d’oro vinto per la Miglior sceneggiatura e il Premio Flaiano per il Miglior film, rappresenta un tipo di cinema che spesso trova spazio nel palmarès. Tuttavia, manca forse quell’elemento di urgenza o di unicità capace di imporsi nettamente sugli altri candidati, rendendolo più competitivo in categorie tecniche o di scrittura che non per il premio principale.
NOMINATION DAVID (2):miglior film, miglior regia
3. FUORI (01 Distribution)
Fuori – selezionato per il Festival di Cannes dello scorso anno e vincitore di 2 Nastri d’argento per la migliore attrice protagonista e le migliori attrici non protagoniste – è un film che rifiuta la forma tradizionale del racconto biografico per trasformarsi in un’indagine sulla libertà e sull’identità artistica. Liberamente tratto dai romanzi autobiografici L’università di Rebibbia e Le certezze del dubbio di Goliarda Sapienza, in Fuori Mario Martone costruisce una narrazione che si sviluppa per frammenti, privilegiando il non detto e il fuori campo, e mettendo in crisi ogni aspettativa di linearità. Il centro emotivo del film risiede nel rapporto tra Goliarda Sapienza e le altre detenute, ma soprattutto nella relazione con Roberta, che diventa specchio, proiezione e catalizzatore di trasformazione. La dimensione carceraria si riflette anche nella struttura del film, in un continuo gioco tra interno ed esterno che assume valore simbolico.
TRAMA:Nella Roma del 1980, la scrittrice Goliarda Sapienza viene arrestata per il furto di alcuni gioielli. Quella che sembra una caduta si trasforma in un’inaspettata occasione di rinascita grazie all’incontro con le giovani detenute. Una volta tornate in libertà, durante una torrida estate romana, Goliarda intreccia un legame viscerale con Roberta, attivista politica e delinquente abituale. Questo rapporto profondo, incomprensibile agli occhi del mondo esterno, restituirà alla scrittrice la gioia di vivere e la forza necessaria per ritrovare la sua voce letteraria
RICEZIONE CRITICA:La critica si è divisa, riconoscendo al film una forte ambizione ma evidenziandone anche le fragilità. Da un lato, sono stati lodati la regia, la qualità delle interpretazioni e la capacità di affrontare temi complessi con sensibilità e urgenza. Dall’altro, molti hanno sottolineato una certa difficoltà nel mantenere coerenza narrativa, con una struttura percepita come dispersiva e talvolta incompiuta. Il risultato è un’opera che affascina ma non convince pienamente, lasciando una sensazione di irrisolto.

CHANCE DAVID:Le possibilità di vittoria sono legate soprattutto al prestigio del regista e alla forza delle interpretazioni, già premiate in altri contesti. Tuttavia, la natura divisiva del film potrebbe rappresentare un ostacolo significativo. È più probabile che venga riconosciuto in categorie specifiche piuttosto che come miglior film.
NOMINATION DAVID (8):miglior film, miglior regia, miglior attrice, miglior attrice non protagonista, miglior sceneggiatura non originale, miglior acconciatura, miglior montaggio, miglior sonoro
2. LA GRAZIA (PiperFilm)
Con La grazia – candidato a 2 Oscar Europei e vincitore della Coppa Volpi per il Miglior attore al Festival di Venezia dello scorso anno – Paolo Sorrentino realizza un’opera di grande maturità, in cui il racconto politico si intreccia con una riflessione esistenziale sul dubbio e sulla responsabilità. Il protagonista diventa una figura simbolica, incarnazione di un potere incapace di decidere ma costretto, alla fine, a confrontarsi con la necessità della scelta. La struttura del film riflette la frammentazione interiore del protagonista e contribuisce a creare un senso di sospensione che attraversa l’intera narrazione. La “grazia” del titolo assume così un valore multiplo, giuridico e spirituale, diventando il centro tematico dell’opera.
TRAMA:Prossimo alla fine del mandato, il Presidente Mariano De Santis, detto “Cemento Armato”, è paralizzato da dilemmi morali e dal ricordo del tradimento della moglie. Diviso tra la concessione della grazia a due omicidi e una legge sull’eutanasia, il “giurista cattolico” esita fino all’ultimo. Solo dopo le dimissioni, liberatosi dal peso del ruolo e dai dubbi sul passato grazie alle rivelazioni dell’amica Coco, Mariano agisce: firma la legge e concede la grazia solo a chi ritiene sinceramente mosso dall’amore. Ritrovata la leggerezza interiore, si congeda dalla vita pubblica, influenzando infine l’elezione del suo successore
RICEZIONE CRITICA:Accolto con grande entusiasmo, il film è stato letto come un ritorno ai livelli più alti del cinema di Sorrentino. La critica ha sottolineato la capacità del regista di rinnovare il proprio linguaggio, abbandonando parte dei manierismi per approdare a una forma più essenziale e controllata. L’interpretazione di Servillo è stata unanimemente lodata, così come l’equilibrio tra ironia e profondità. Anche gli elementi più frammentari della narrazione sono stati spesso interpretati come una scelta consapevole e funzionale.

CHANCE DAVID: È il candidato con le maggiori probabilità di vittoria. Il prestigio del regista, unito a una ricezione critica molto forte e a un impianto tematico di grande rilevanza, lo rendono il titolo più solido della cinquina. La sua capacità di unire ambizione autoriale e accessibilità lo posiziona chiaramente in testa alla corsa.
NOMINATION DAVID (14):miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura originale, David Giovani, miglior attore, miglior attrice, miglior attrice non protagonista, miglior casting, miglior fotografia, miglior montaggio, migliori effetti visivi, miglior scenografia, migliori costumi, miglior trucco
1. LE CITTÀ DI PIANURA (Lucky Red)
Le città di pianura rappresenta una delle sorprese più significative della stagione, un film che riesce a trasformare una storia minima in un racconto universale sulla perdita e sulla ricerca di senso. Francesco Sossai costruisce un viaggio che è allo stesso tempo fisico ed esistenziale, in cui i protagonisti si muovono in uno spazio svuotato, riflesso di una condizione interiore altrettanto fragile. La forza del film risiede nella sua capacità di trovare poesia nella marginalità, di raccontare il fallimento senza giudicarlo e di restituire dignità a personaggi che vivono ai bordi della società. L’incontro con Giulio introduce una dinamica nuova, suggerendo la possibilità di un passaggio di testimone tra generazioni.
TRAMA:Carlobianchi e Doriano, due cinquantenni veneti dediti all’alcol e ai ricordi, vagano per la provincia in attesa dell’amico Genio, tornato dall’Argentina dopo una fuga legata a vecchi traffici illeciti. Al duo si unisce Giulio, un giovane studente di architettura inizialmente riluttante. Tra bevute infinite e incontri surreali, emerge il passato: una fortuna sepolta e perduta sotto un cantiere incompiuto. Nonostante il fallimento e l’indifferenza di Genio, il viaggio trasforma Giulio, che trova nei due spiantati un’inedita sintonia. Dopo un ultimo omaggio alla bellezza del Memoriale Brion, i tre si salutano, legati da una malinconica e resistente amicizia
RICEZIONE CRITICA:La critica ha accolto il film con grande entusiasmo, evidenziandone la freschezza e la coerenza stilistica. È stato descritto come un’opera capace di restituire vitalità a un certo tipo di cinema d’autore, grazie a uno sguardo lucido ma empatico. Particolarmente apprezzata è stata la capacità del cast di incarnare un disincanto mai disperato, così come la costruzione di un’atmosfera sospesa tra malinconia e ironia. Alcuni hanno rilevato una certa irregolarità narrativa, ma senza considerarla un limite sostanziale.

CHANCE DAVID:Pur partendo da una posizione meno favorita rispetto a La grazia, il film potrebbe rappresentare l’alternativa più radicale e autoriale. Le sue possibilità dipendono dalla volontà dell’Academy di premiare un’opera più rischiosa e meno convenzionale. Se il voto dovesse orientarsi verso un cinema nuovo, capace di rinnovare il linguaggio e lo sguardo sul reale, Le città di pianura potrebbe diventare il vincitore più sorprendente e significativo dell’edizione.
NOMINATION DAVID (16):miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura originale, miglior produttore, 2 miglior attore, 2 miglior attore non protagonista, miglior casting, miglior fotografia, miglior compositore, miglior canzone originale, miglior scenografia, miglior montaggio, miglior sonoro, David Giovani
Sabrina Canzanella
Founder & Editor – Awards Season Blog






