CATEGORY BREAKDOWN: Dall’IMAX al bianco e nero – i primi frontrunner per l’Oscar 2027 alla Miglior fotografia

La corsa all’Oscar 2027 per la Miglior fotografia si preannuncia straordinariamente competitiva. In prima linea spicca Łukasz Żal con lo splendido bianco e nero di Fatherland, ma la sfida è apertissima. Grandi maestri della luce del calibro di Hoyte van Hoytema, Emmanuel Lubezki, Linus Sandgren, Greig Fraser e Jarin Blaschke sono pronti a contendersi la statuetta nei prossimi mesi

La corsa all’Oscar per la Miglior fotografia si preannuncia come una delle più affascinanti della stagione. Tra grandi ritorni, collaborazioni prestigiose e film già passati dai festival più importanti, il livello della competizione è altissimo. Sebbene siamo ancora nella fase antecedente all’inizio della Stagione dei premi, alcuni nomi stanno già emergendo con maggiore forza rispetto ad altri.

Tra questi, spicca sicuramente Łukasz Żal per Fatherland. Il direttore della fotografia polacco è ormai uno dei nomi più rispettati del cinema europeo. Dopo essersi imposto con Ida e aver ottenuto due candidature agli Oscar grazie a Cold War e The Zone of Interest, Żal è tornato a collaborare con Paweł Pawlikowski in Fatherland. Presentato in anteprima al Festival di Cannes, Fatherland ha ricevuto ottime reazioni, con la fotografia indicata fin da subito come uno degli elementi più impressionanti dell’opera. Lo stile di Żal, fatto di composizioni rigorose, uso magistrale della luce naturale e immagini estremamente evocative, sembra adattarsi perfettamente all’universo cinematografico di Pawlikowski. Se il film riuscirà a consolidare il proprio percorso durante la Stagione dei premi e verrà scelto dalla Polonia come rappresentante per l’Oscar internazionale, una candidatura per Żal appare assolutamente alla portata. Anzi, al momento rappresenta probabilmente il nome con il miglior equilibrio tra prestigio personale, qualità del lavoro e forza del film.

Łukasz Żal e la fotografia di Fatherland: verso una nuova nomination?

Ciò che rende il lavoro di Łukasz Żal così apprezzato a livello internazionale è la sua straordinaria capacità di trasformare la fotografia in un vero e proprio strumento narrativo, quasi fosse una sceneggiatura invisibile. Nei suoi film, la luce, le inquadrature e la composizione geometrica dell’immagine non assolvono mai a una funzione puramente estetica o decorativa; al contrario, ogni singola transizione cromatica e ogni scelta di contrasto contribuiscono a sviscerare lo stato emotivo dei personaggi e il sottotesto più profondo delle scene.

Il direttore della fotografia polacco, già celebrato dall’Academy per i virtuosismi statici di Ida, la disperazione monocromatica di Cold War e l’agghiacciante rigore formale de The Zone of Interest, sembra aver firmato con Fatherland un altro dei suoi capolavori visivi. Il sodalizio artistico con Paweł Pawlikowski si conferma uno dei più felici del cinema contemporaneo: la critica internazionale ha ampiamente lodato la fotografia del film, descrivendola come un’opera di straordinaria eleganza.

Żal riesce ad alternare squarci di grande impatto visivo e drammatico a un linguaggio cinematografico essenziale, quasi austero, perfettamente calato nell’atmosfera del dopoguerra tedesco. È proprio questo perfetto equilibrio tra un’estetica formale impeccabile e una devastante forza narrativa che potrebbe spingere l’Academy, storicamente sensibile al bianco e nero d’autore d’alto livello, a premiarlo con una nuova e meritatissima nomination agli Oscar.

Non solo Łukasz Żal: chi sono gli altri sfidanti per l’Oscar alla fotografia?

Linus Sandgren – Dune: Part Three
Dopo aver vinto l’Oscar per La La Land, Linus Sandgren torna con uno dei titoli più attesi dell’anno. Fotografare il capitolo conclusivo della trilogia di Denis Villeneuve significa raccogliere un’eredità importante, ma anche avere a disposizione una produzione destinata a brillare nelle categorie tecniche. Se Dune: Part Three manterrà il livello dei precedenti capitoli, Sandgren entrerà quasi automaticamente nella conversazione.

Hoyte van Hoytema – The Odyssey
È difficile immaginare una categoria della fotografia senza Hoyte van Hoytema quando esce un nuovo film di Christopher Nolan. Dopo l’Oscar per Oppenheimer, il direttore della fotografia olandese torna con The Odyssey, un progetto che promette grande spettacolarità visiva. L’Academy conosce già il suo valore e una terza candidatura sarebbe tutt’altro che sorprendente dopo la prima ottenuta con Dunkirk.

Emmanuel Lubezki – Digger
Parlare del messicano Emmanuel Lubezki significa parlare di una leggenda vivente della fotografia cinematografica. Tre premi Oscar consecutivi – Gravity, Birdman, Revenant su 8 nomination totali – testimoniano il suo impatto sul cinema contemporaneo. Il suo ritorno con Digger è uno degli eventi più attesi della stagione: è difficile immaginare che il lavoro di Lubezki passi inosservato.

Greig Fraser – Project Hail Mary
L’australiano Greig Fraser continua a essere uno dei punti di riferimento della fotografia contemporanea. Dopo l’Oscar per Dune – per un totale di 3 nomination tra cui Lion e Dune: Part Two – affronta una nuova sfida fantascientifica con Project Hail Mary. L’ambizione visiva del progetto e la sua capacità di unire spettacolo ed eleganza fotografica lo rendono uno dei candidati più credibili per una nuova nomination.

Jarin Blaschke – Werwulf
Collaboratore storico di Robert Eggers, Jarin Blaschke ha costruito uno stile immediatamente riconoscibile, caratterizzato da immagini ricercate e fortemente evocative. Werwulf potrebbe rappresentare un’altra occasione per mettere in mostra la sua cifra stilistica e, se il film dovesse conquistare la critica, una candidatura non sarebbe affatto da escludere.

La stagione è ancora all’inizio e molto dipenderà dai festival autunnali e dall’evoluzione della campagna Oscar. Tuttavia, osservando i primi pronostici e il profilo dei progetti in gara, la categoria della Miglior Fotografia si prospetta tra le più competitive dell’anno.
Ad oggi, Łukasz Żal per Fatherland è il nome che considero in leggero vantaggio rispetto alla concorrenza. Ma con autori del calibro di Hoyte van Hoytema, Emmanuel Lubezki, Linus Sandgren, Greig Fraser e Jarin Blaschke pronti a contendersi la statuetta, la corsa è tutt’altro che decisa e potrebbe cambiare sensibilmente nei prossimi mesi.

Sabrina Canzanella
Founder & Editor – Awards Season Blog

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