Awards Season Story 1996/1997: MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA

La Stagione dei premi 1996/1997 registrò il clamoroso trionfo all’Oscar di Juliette Binoche contro la favorita Lauren Bacall. L’analisi evidenzia l’inedito potere politico dei “Big Four” della critica nel blindare Barbara Hershey, lo snub di Courtney Love e le aggressive strategie Miramax che consacrarono il successo de Il paziente inglese

Nella Stagione dei premi 1996/1997, la corsa all’Oscar per la Miglior Attrice non protagonista regalò uno dei colpi di scena più memorabili dell’Awards Season. A trionfare fu infatti Juliette Binoche per Il paziente inglese, forte del solo supporto del BAFTA britannico, che riuscì a sconfiggere la favorita assoluta della vigilia, la leggendaria Lauren Bacall, la quale si era presentata alla notte degli Oscar blindata dalle vittorie cruciali ai SAG Awards (assegnati dal sindacato degli attori) e ai Golden Globes (assegnati dalla stampa estera).

Questo insolito verdetto ha inaugurato una vera e propria anomalia statistica per la categoria delle supporter, un singolare schema di ribaltamento che si ripeterà quasi identico solo altre 3 volte nella storia dell’Academy. Negli anni successivi, infatti, a sollevare la statuetta pur avendo conquistato soltanto il BAFTA nella categoria Miglior attrice non protagonista— e superando le rispettive favorite della stagione — saranno Judi Dench per Shakespeare in Love, Tilda Swinton per Michael Clayton e Penélope Cruz per Vicky Cristina Barcelona.

NOMINATIONS OSCAR 1997

La cinquina degli Academy Awards del 1997 per la categoria di Miglior Attrice non protagonista resta una delle più affascinanti e geometricamente perfette nella storia recente dell’Awards Season, poiché rifletteva in modo quasi speculare la selezione operata pochi mesi prima dai Golden Globes. L’unica, parziale eccezione a questo perfetto allineamento fu l’esclusione da parte dell’Academy di Marion Ross per I conflitti del cuore; per il resto, l’ossatura della cinquina che avrebbe gareggiato nella notte delle stelle condivideva in toto la prestigiosa validazione preliminare della Hollywood Foreign Press Association. In cima a questa piramide di consensi si stagliava un dualismo di ferro guidato da Lauren Bacall e Juliette Binoche. Entrambe si presentarono ai nastri di partenza forte dell’ambitissima triade di nomination ai precursori chiave della stagione: i Golden Globes, i SAG Awards e i BAFTA. Dietro di loro, la competizione era accesa da altre due performance di altissimo profilo istituzionale.

Da un lato Joan Allen, la cui prova in La seduzione del male era stata blindata dalle candidature ai Globes e dalla vittoria ai Critics Choice Awards; dall’altro la rivelazione britannica Marianne Jean-Baptiste per il cult di Mike Leigh Segreti e bugie, capace di imporsi tra le nominate dei Globes che dei BAFTA. In questo scenario così rigidamente delineato dai giochi dei precursori, la vera e propria sorpresa della cinquina dell’Academy fu l’inclusione di Barbara Hershey per Ritratto di signora anche se aveva vinto i principali premi della critica specializzata. La sua straordinaria interpretazione nel film di Jane Campion sembrava infatti aver perso terreno durante la corsa invernale, essendo riuscita a strappare fino a quel momento soltanto la nomination ai Golden Globes. L’Academy scelse invece di premiare la raffinatezza della sua performance, preferendola alla Ross e completando così un quintetto di attrici straordinario, destinato a culminare in uno dei ribaltamenti più clamorosi e discussi della storia del cinema.

ESCLUSIONI

Se la cinquina dell’Academy trovò una sua quasi perfetta stabilità istituzionale ricalcando i Golden Globes, l’analisi di quella corsa alla statuetta non può prescindere dall’unico, vero “snub” che infiammò i dibattiti dei cinefili dell’epoca: la clamorosa esclusione di Courtney Love per la sua viscerale e acclamata interpretazione in Larry Flynt – Oltre lo scandalo. La rockstar, prestata al cinema sotto la sapiente guida di Miloš Forman, aveva infatti disputato una prima parte di Awards Season da assoluta protagonista, raccogliendo i favori della critica più esigente e qualificata. La Love si era presentata alle votazioni dell’Academy forte di un biglietto da visita pesantissimo: la vittoria come Miglior Attrice non protagonista ai prestigiosi New York Film Critics Circle Awards (NYFCC), storicamente uno dei precursori intellettuali più influenti dell’intera stagione.

A consolidare il suo status di sfidante di prima fascia si erano aggiunti il secondo posto ai Los Angeles Film Critics Association Awards (LAFCA) e, non meno importante, la nomination ai Critics’ Choice Movie Awards. Nonostante questo straordinario palmarès e il massiccio sostegno della critica della East e della West Coast, il profilo rock e indubbiamente provocatorio del personaggio — unito forse alle resistenze dell’ala più conservatrice dell’Academy — sbarrò a Courtney Love la strada verso la cinquina finale degli Oscar. Un’esclusione eccellente che, col senno di poi, lasciò campo libero al memorabile duello tra la tradizione hollywoodiana di Lauren Bacall e l’outsider europea Juliette Binoche

BIG FOUR

L’analisi storica dei verdetti emessi dai cosiddetti “Big Four” — i quattro pilastri storici e più autorevoli della critica cinematografica statunitense, composti dal New York Film Critics Circle (NYFCC), dalla Los Angeles Film Critics Association (LAFCA), dalla National Society of Film Critics (NSFC) e dal National Board of Review (NBR) — rivela come la Stagione dei premi 1996/1997 abbia rappresentato un cruciale punto di svolta. Fu proprio in quell’annata, infatti, che il potere politico di queste storiche associazioni di critici si dimostrò determinante nel plasmare e reindirizzare le nomination dell’Academy, scardinando i pronostici dei precursori industriali più commerciali.

Il caso più emblematico di questa spinta intellettuale fu senza dubbio quello di Barbara Hershey per Ritratto di signora. Nonostante l’attrice si fosse presentata alla vigilia delle votazioni dell’Academy con il solo supporto della nomination ai Golden Globes — venendo di fatto ignorata dalle nomination del sindacato degli attori (SAG) — fu proprio il plebiscito dei “Big Four” a blindare la sua corsa verso l’Oscar. La Hershey compì una vera e propria impresa statistica conquistando il premio come Miglior Attrice non protagonista sia alla LAFCA che alla NSFC, impreziosendo il suo palmarès con un pesante secondo posto ai NYFCC. Questo clamoroso triplo riconoscimento impose la sua performance all’attenzione dei giurati dell’Academy, trasformando una candidatura fortemente a rischio in una nomination praticamente inevitabile.

Parallelamente, la corsa di quell’anno fu segnata dal bizzarro e affascinante percorso di Kristin Scott Thomas, la cui gestione strategica offre uno spaccato perfetto dei machiavellismi dell’Awards Season. Per la sua straordinaria interpretazione ne Il paziente inglese, l’attrice fu considerata dai critici come attrice non protagonista. In questa veste, la Scott Thomas arrivò terza nelle preferenze della NSFC e riuscì persino a vincere l’ambitissimo premio del National Board of Review (NBR) in un clamoroso ex aequo proprio con la collega di set Juliette Binoche.

Fu a quel punto che la Miramax della Weinstein Company, celebre per le sue aggressive e matematiche campagne promozionali, decise di scendere in campo per evitare un catastrofico cannibalismo interno. Consapevoli che la coesistenza di due attrici dello stesso film nella categoria “Non protagonista” avrebbe fatalmente disperso i voti dell’Academy — penalizzando sia la Binoche che la Scott Thomas —, i fratelli Weinstein scelsero di riposizionare strategicamente quest’ultima. La macchina promozionale della Miramax spinse con forza il nome di Kristin Scott Thomas nella categoria di Miglior Attrice Protagonista, riuscendo nell’intento di farle ottenere la nomination principale e spianando, di fatto, la strada al successivo, storico trionfo di Juliette Binoche tra le non protagoniste

New York Film Critics Circle Award (1996)

  • Courtney Love – The People vs. Larry Flynt
  • Runner-up: Barbara Hershey – The Portrait of a Lady

National Board of Review (1996)

Juliette Binoche, Kristin Scott Thomas – The English Patient

National Society of Film Critics Award (1996)

1. Barbara Hershey – The Portrait of a Lady
2. Renée Zellweger – Jerry Maguire
3. Kristin Scott Thomas – The English Patient

Los Angeles Film Critics Association Award (1996)

  • Barbara Hershey – The Portrait of a Lady
  • Runner-up: Courtney Love – The People vs. Larry Flynt

WINNER

Il dirompente trionfo di Juliette Binoche tra l’audacia dell’Academy e i machiavellismi della Miramax

La vittoria di Juliette Binoche agli Oscar del 1997 rimane uno dei momenti più dirompenti nella storia dell’Academy, un verdetto che ha ridefinito i confini tra la nostalgia industriale e il puro merito artistico. Alla vigilia, la narrazione dominante sembrava già scritta: Hollywood era pronta a celebrare Lauren Bacall, un’icona dell’Età d’Oro del cinema che non aveva mai stretto a sé la statuetta. Il verdetto finale, tuttavia, ha dimostrato come la giuria abbia saputo spogliarsi del sentimentalismo per premiare l’essenza stessa della modernità cinematografica.

L’Academy scelse la Binoche perché la sua interpretazione ne Il paziente inglese incarnava una recitazione sussurrata, carnale e priva di filtri, capace di reggere l’impatto emotivo di un melodramma epico attraverso la sottrazione e la vulnerabilità. Se la Bacall rappresentava il tributo a una gloriosa carriera, l’attrice francese simboleggiava il nuovo baricentro di un cinema globale ed europeo che stava conquistando definitivamente il pubblico americano.

A determinare questo storico ribaltamento fu anche l’influenza della Miramax guidata dalla Weinstein Company. Nota per le sue campagne promozionali aggressive e matematiche, la major orchestrò una strategia di posizionamento spietata per blindare il film — che infatti dominò l’edizione vincendo ben nove statuette, tra cui Miglior Film — imponendo la Binoche all’attenzione dei giurati ed erodendo il consenso della rivale. Questo trionfo, nato dall’incontro tra un talento straordinario e una macchina politica imbattibile, ha sancito l’apertura degli Oscar verso una sensibilità internazionale, dove la freschezza espressiva ha saputo sconfiggere persino il mito intangibile della vecchia Hollywood.

AWARDS SEASON 1996/1997:

Nominations SAG Awards 1997

  • Lauren Bacall – L’amore ha due facce (The Mirror Has Two Faces)
  • Juliette Binoche – Il paziente inglese(The English Patient)
  • Marisa Tomei – Una donna molto speciale
  • Gwen Verdon – La stanza di Marvin
  • Renée Zellweger – Jerry Maguire

Nominations Golden Globe 1997

  • Lauren Bacall – L’amore ha due facce (The Mirror Has Two Faces)
  • Joan Allen – La seduzione del male (The Crucible)
  • Juliette Binoche – Il paziente inglese (The English Patient)
  • Marion Ross – Conflitti del cuore (The Evening Star)
  • Barbara Hershey – Ritratto di signora (The Portrait of a Lady)
  • Marianne Jean-Baptiste – Segreti e bugie (Secrets and Lies)

Critics Choice Awards 1996

  • Joan AllenLa seduzione del male (The Crucible)
  • Courtney Love – The People vs. Larry Flynt

Nominations BAFTA 1997

  • Juliette Binoche – Il paziente inglese (The English Patient)
  • Lauren Bacall – L’amore ha due facce (The Mirror Has Two Faces)
  • Marianne Jean-Baptiste – Segreti e bugie (Secrets and Lies)
  • Lynn Redgrave – Shine

Sabrina Canzanella
Founder & Editor – Awards Season Blog

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