4 Chiacchiere tra cinefili: il cinema come ponte, passione e spazio di confronto – INTERVISTA con Sere Cinema e TV

In questa intervista per “4 Chiacchiere tra cinefili”, Serena di @serecinemaetv racconta la nascita del suo progetto tra TikTok e Instagram. Vivendo in Germania, la pagina è il suo legame con l’Italia. Con un approccio socio-culturale, Serena analizza i film dell’anno, i suoi cult “rifugio” e il valore della divulgazione digitale

Per la rubrica “4 Chiacchiere tra cinefili“, ho avuto il piacere di incontrare virtualmente Serena, la creatrice della pagina Instagram “Sere Cinema e TV”. In un panorama digitale sempre più affollato, il suo progetto si distingue come un’oasi di riflessione e autenticità, capace di trasformare la passione per il grande e piccolo schermo in un dialogo profondo, accessibile e privo di snobismi. Partita da TikTok nel 2023, Serena ha saputo esportare su Instagram una visione del cinema che è al tempo stesso intima e analitica. Per lei, che oggi vive in Germania, la pagina non rappresenta solo uno spazio di condivisione, ma anche un ponte culturale fondamentale: un modo per mantenere vivo il legame con l’Italia attraverso la bellezza della lingua e il confronto quotidiano con una community di appassionati in costante crescita.

Ciò che rende il punto di vista di Serena così magnetico è il suo approccio poliedrico. Lungi dal considerare i film come semplice intrattenimento o, al contrario, come algidi oggetti di studio, riesce a coniugare la sua solida formazione accademica con una spiccata sensibilità socio-culturale e politica. Nelle sue analisi, un occhio di riguardo è sempre riservato alle scelte narrative e alla complessità dei personaggi, in particolare quelli femminili. In questa ricca intervista, Serena ci accompagna in un viaggio attraverso le uscite più discusse e sorprendenti dell’anno, da Sinners e Bugonia fino alle gemme del cinema internazionale come Sentimental Value di Joachim Trier, senza dimenticare i titoli che hanno lasciato un pizzico di amaro in bocca e gli intramontabili “film rifugio” che curano l’anima. Ne emerge il ritratto di una divulgatrice appassionata e lucida, convinta che il ruolo dei social oggi sia soprattutto quello di aprire conversazioni e accorciare le distanze. Ecco cosa mi ha raccontato.

Come nasce la tua pagina Instagram?

Ho iniziato a pubblicare i miei primi video su TikTok nel 2023 e poi, naturalmente, ho portato questo progetto anche su Instagram. La passione per il cinema e per le serie TV mi accompagna fin da quando ero bambina, e a un certo punto ho sentito il desiderio di avere uno spazio tutto mio in cui condividerla con altre persone. Volevo raccontare le storie che mi hanno segnato di più, confrontarmi sulle mie visioni e condividere il mio punto di vista. In più, vivendo in Germania, per me questa pagina è diventata anche un modo per restare vicina all’Italia. Mi piaceva l’idea di avere uno spazio in cui parlare di cinema in italiano e mantenere un legame con il mio paese.

Come descriveresti oggi il tuo rapporto con il cinema?

Poliedrico. Per me il cinema è arte, tecnica, intrattenimento e anche uno strumento per leggere la società. Non penso che un film per essere riuscito o godibile debba necessariamente racchiudere tutto, però mi piace guardare i film da prospettive diverse e, anche per la mia formazione accademica, tendo spesso a leggerli soprattutto dal punto di vista socio culturale e politico. Nel tempo il mio modo di guardare e di parlarne è sicuramente cambiato. All’inizio ero soprattutto spettatrice e mi concentravo più sull’esperienza dell’intrattenimento. Oggi continuo a dare valore anche a quello, ma viene naturale osservare anche altri aspetti: le scelte narrative, i temi, i personaggi (soprattutto quelli femminili) e quello che un film racconta, in modo più o meno esplicito, del mondo in cui nasce. 

Sinners e Bugonia sono stati tra i film più divisivi dell’anno: che cosa ne pensi?

Ho apprezzato entrambi, anche se in modo diverso. Direi che Sinners mi ha coinvolto prima sul piano sensoriale, mentre Bugonia mi ha colpito soprattutto come idea. Di Sinners alla prima visione mi hanno convinto soprattutto la fotografia e la colonna sonora, che hanno un impatto molto immediato. Con un po’ di tempo, però, ho apprezzato la lettura stratificata che propone, in particolare su temi come l’appropriazione culturale.  Bugonia, invece, mi ha colpito soprattutto per lo spunto e per il tono. Apprezzo molto il lavoro di Yorgos Lanthimos e trovo che il trio con Emma Stone e Jesse Plemons funzioni davvero bene, quindi ci sono arrivata con aspettative alte. Qui ho trovato una riflessione più immediata, portata avanti con uno sguardo ironico e satirico che sento molto vicino anche al mio modo di leggere il cinema e il mondo. 

Qual è l’ultimo film che hai visto al cinema?

L’ultimo film che ho visto al cinema è I Swear, di Kirk Jones. È un film britannico che arriverà in Italia in autunno, mentre qui in Germania sta per uscire nelle sale. Ho avuto la possibilità di assistere alla première di Berlino, accompagnata da un Q&A con il regista, ed è stata un’esperienza che ha aggiunto molto alla visione. I Swear è uno dei film che ho amato di più negli ultimi mesi. Racconta la storia vera di John Davidson, che a quindici anni ha iniziato a sviluppare una forma molto vocale della sindrome di Tourette e che poi ha dedicato gran parte della sua vita a fare educazione e sensibilizzazione su questo tema. Mi ha colpito soprattutto il modo in cui il film lega la sua esperienza personale al contesto in cui è cresciuto, nella periferia scozzese tra gli anni ’80 e ’90, quando l’accesso a informazioni e strumenti di comprensione era molto più limitato.

Qual è il film non in lingua inglese che ti ha colpito di più quest’anno?

Sentimental Value, di Joachim Trier. Da grande fan de La persona peggiore del mondo, ho ritrovato l’eleganza e l’intimità del suo cinema. Mi ha anche colpito quella sensibilità puramente nordica che attraversa il film: l’essenzialità dei dialoghi, dei personaggi e del modo in cui vengono messe in scena le emozioni.  Ho amato l’interpretazione di Stellan Skarsgård, e mi ha molto commosso il rapporto tra le due sorelle. Anche se non è sempre al centro in modo esplicito, per me è la vera colonna portante della storia. È attraverso quel legame che il film racconta molto bene anche il modo in cui un trauma generazionale si sedimenta e prende forme diverse.

C’è un film che ti ha deluso particolarmente, nonostante le aspettative?

Se devo pensare a un film che, a fronte di aspettative alte, non mi ha convinta, direi Cime tempestose di Emerald Fennell. Premetto che non sono una detrattrice del film: dal punto di vista tecnico e della visione artistica l’ho apprezzato molto. La mia riserva riguarda più la scrittura e alcune scelte narrative, che personalmente ho trovato poco incisive e meno in linea con il mio gusto, soprattutto considerando quanto ami il lavoro della Fennell. 

Hai seguito gli Oscar di quest’anno? Ti hanno soddisfatto?

Sì, ho seguito gli Oscar di quest’anno così come negli anni precedenti e in generale l’intera stagione dei premi, quindi mi ero già fatta un’idea abbastanza precisa di dove sarebbero potuti andare. Nel complesso li ho trovati piuttosto prevedibili, nel senso che molte delle scelte erano già nell’aria. Detto questo, è stata comunque una serata che ho seguito con piacere. Uno dei momenti che mi ha fatto più piacere è stata sicuramente la vittoria di Sentimental Value.

Hai un film che consideri “rifugio”?

Se devo pensare a un film rifugio oggi direi Harry ti presento Sally.È un film che ho conosciuto fin da piccola, ma che ho davvero apprezzato nei miei vent’anni. Da allora è diventato una presenza costante: continuo a rivederlo perché ha una scrittura fresca, frizzante e un modo molto realistico di raccontare l’amore, che si costruisce nella quotidianità senza idealizzarlo. E poi, ovviamente, c’è quella dichiarazione d’amore iconica di Billy Crystal.  Accanto a questo, aggiungerei anche I Love Radio Rock, che è diventato un altro mio film comfort. Rappresenta molto bene il tipo di cinema britannico che amo: una commedia intelligente, con quello sguardo retro sul rock and roll e un cast eccellente. È uno di quei film che funzionano sempre, sia nei momenti più leggeri che in quelli più difficili, e che mi da un’energia incredibile. 

Che ruolo pensi abbia oggi una pagina Instagram nella divulgazione cinematografica?

Credo che oggi una pagina Instagram di divulgazione cinematografica abbia soprattutto il ruolo di aprire conversazioni. Da spettatrice, quello che apprezzo di più è trovare spunti, scoprire film che magari non conoscevo e soprattutto ascoltare punti di vista diversi, che mi portano a leggere un film in modo nuovo. Penso che il valore stia proprio qui: rendere il dialogo sul cinema più accessibile, immediato e quotidiano. Allo stesso tempo è anche uno spazio in cui serve un po’ di filtro, perché non sempre il confronto è costruttivo. Però, quando funziona, può diventare davvero un luogo di scoperta e confronto. 

C’è una pagina o un progetto su Instagram che consiglieresti di seguire? Perché?

Non posso che consigliare @frantz_movietalk. Francesco è un giornalista che scrive di cinema, in particolare di cinema queer, e quello che apprezzo di più è il suo modo di raccontare ciò che vede e di aprire prospettive interessanti.  C’è anche un legame personale, perché insieme abbiamo creato Lost in Kino, una newsletter e guida agli eventi cinematografici di Berlino, un progetto di cui andiamo molto fieri e che ha unito ancora di più il nostro amore per il cinema. Seguo il suo lavoro con particolare affetto — da veri e propri “partner in crime” — ma soprattutto apprezzo molto la qualità e la sensibilità con cui porta avanti il suo progetto.

Sabrina Canzanella
Founder & Editor – Awards Season Blog

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